Intervento del Presidente Conte alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2020

Martedì, 27 Ottobre 2020

Grazie, grazie per questo invito e saluto il Presidente Monsignor Di Tora, ho ascoltato sua Eminenza il cardinal Bassetti per buona parte, nell’ultima frazione dell’intervento - purtroppo c’è stato un guasto tecnico - saluto tutte le relatrici, e relatori, e tutto coloro che sono videocollegati.

Dicevo, è una giornata questa importante di presentazione del “Rapporto Italiani nel Mondo”, pubblicato, con grande e posso anche permettermi di dire crescente successo, ormai per il quindicesimo anno consecutivo, dalla Fondazione Migrantes-CEI.

E’ un Rapporto questo che fornisce, da anni, una bussola, uno strumento molto prezioso ,insostituibile di studio, e ricerca per chiunque desideri approfondire ragioni e implicazioni della mobilità italiana nel mondo.

Durante ogni fase di cambiamento sociale, economico e culturale del nostro Paese, abbiamo assistito a flussi di emigrazione dall’Italia verso l’estero ed è ancora oggi fondamentale, per le istituzioni, per il Governo, riflettere sulle motivazioni che hanno portato e ancora spingono tanti italiani, giovani e meno giovani, a scegliere la via dell'espatrio.

Al tempo stesso, il “Rapporto Italiani nel Mondo” - come già ricordato dal cardinale Bassetti - descrive gli andamenti demografici di quanti già si trovano da tempo all'estero, discendenti dalle correnti migratorie del passato, ma spesso ancora saldamente legati alla propria Patria, come per altro ho potuto personalmente constatare in numerosi viaggi all’estero. Il Rapporto fornisce dunque un'indagine a trecentosessanta gradi e rappresenta una sorta di “vocabolario” per tradurre le cifre della mobilità italiana in indirizzi politici da perseguire, sia nel tessuto sociale italiano che per i connazionali all'estero.

E ha sempre mostrato, nelle sue edizioni, la capacità di sottolineare le motivazioni profonde che spingono gli individui a emigrare, dimostrando una spiccata sensibilità di lettura rispetto ai dati raccolti.

La “persona migrante” - uso un’espressione cara a Papa Francesco - è al centro di questo lavoro certosino ed è un  Rapporto che consente di anno in anno di studiare il fenomeno da tante prospettive. Ecco di queste varie prospettive attraverso cui poter approfondire e leggere il fenomeno, e leggere quindi anche il volume, io vorrei riferirmi in particolare a due punti di vista particolarmente significativi, almeno a mio avviso, per la storia della diaspora italiana: da un lato, il successo nella ricerca di un futuro migliore personale e anche familiare; dall'altro, la ricchezza delle collettività all'estero quale stimolo anche al rinnovamento e al rilancio, anche economico, del nostro Paese.

Considerando non solo gli italiani che espatriano oggi, ma anche oriundi e italo-discendenti, partirei da un dato la Comunità italiana nel mondo è composta da circa ottanta milioni di persone. Si tratta di un unicum, se pensiamo, per fare esempio, che può essere abbastanza significativo che la diaspora cinese conta quaranta milioni di espatriati contro in nostri ottanta, però come sappiamo ha una popolazione residente di quasi un miliardo e mezzo di persone.

La nostra storia è ricca di vicende legate a italiani che hanno percorso nei secoli strade e rotte, che hanno “esportato” la tradizione, la cultura e i tratti caratteristici del nostro Paese. La loro presenza è ancora oggi riconoscibile nello stile delle città d’Europa, del Mediterraneo e delle Americhe.

Mi è capitato di visitare dei paesi africani delle residenze dei miei omologhi e di cogliere lo stile italiano, anche architettonico.

Quell’emigrazione fornì anche un contributo importante alla crescita dell'Italia, alleviando il peso della disoccupazione, favorendo commerci e collegamenti, nutrendo i tessuti sociali ed economici nazionali attraverso le rimesse o le esperienze di vita e di lavoro di quanti poi rimpatriavano.

L’emigrazione italiana si è sempre accompagnata a storie di successo, sin dalle prime generazioni di emigranti. Le difficoltà incontrate sono state vinte e - pur con un carico di sofferenze, di ingiustizie e a volte anche di fallimenti - alla fine gli italiani hanno saputo inserirsi e integrarsi nei Paesi di destinazione, contribuendo al loro sviluppo e alla loro prosperità. 

Io stesso, dicevo, in numerosi viaggi all’estero, ho avuto occasione di incontrare le nostre collettività, lo faccio puntualmente ogni volta che mi è offerta la possibilità. Perché sono loro che hanno reso anche grande il nome dell’Italia all’estero e hanno conservato, lo posso testimoniare personalmente, con onore, con orgoglio, le loro tradizioni e il senso anche di una comune appartenenza. Ci sono Musei Nazionali dell’Emigrazione Italiana, sono stati creati proprio per evitare di disperdere questa memoria storica. Così come dobbiamo anche ricordare la grande varietà regionale di provenienza dei nostri emigrati: la Sezione Speciale, peraltro, del “Rapporto Italiani nel Mondo 2020” che tratta proprio qui il tema delle province di partenza è molto interessante.

Al tempo stesso, pur provenendo da diverse realtà provinciali, rurali, una volta all’estero gli emigranti si riscoprono prima di tutto italiani: la dura esperienza dell'emigrazione ha quindi contribuito anch'essa a forgiare quell’italianità operosa , generosa che il resto del mondo ha imparato a guardare con ammirazione e rispetto, direi quel "vivere all'italiana" che è un po’ il carattere vincente della nostra identità nazionale.

La vicenda degli emigrati italiani del passato è idealmente collegata a quella dei molti giovani che scelgono, ancor oggi, di partire per l'estero.

Ancora oggi è nostro dovere costruire le condizioni per garantire a questi connazionali la possibilità di tornare in Italia nel medio periodo, arricchiti dal bagaglio di esperienze umane, professionali, culturali e linguistiche maturate fuori dal nostro Paese. Esperienze che contribuiscono a formare la persona.

Il termine "mobilità", utilizzato dal “Rapporto Italiani nel Mondo” al posto di "emigrazione", racchiude questa idea di circolarità e abbraccia anche questa prospettiva di un ritorno.

Al di là delle attuali limitazioni agli spostamenti internazionali per l'emergenza sanitaria, la “nuova mobilità” verso l'estero, per motivi di studio e di lavoro, è una strada dunque che vorremmo non a senso unico, ma percorribile in entrambe le direzioni: in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo, segnato dalla pandemia, l’Italia ha bisogno di chiamare a raccolta le proprie energie migliori e, tra queste, ci sono senz’altro le energie di tanti giovani che sono in questo momento all’estero. A loro dobbiamo offrire delle opportunità, assistenza, servizi, attraverso Ambasciate e Consolati, e quindi anche però incentivi a rientrare nel nostro Paese.

Il Governo sta lavorando per prevedere nuove opportunità in questo senso, nonché per aggregare i migliori "talenti" e sollecitarne la collaborazione per il rilancio delle imprese nazionali, in particolare nel Mezzogiorno.

Un ruolo molto importante può essere svolto, senz’altro, dalle nostre associazioni di connazionali, potenziali partner strategici nella promozione del Sistema Italia e risorsa indispensabile per la creazione di reti, network, punti di riferimento per chi arriva e deve integrarsi in un paese straniero. Le associazioni di italiani nel mondo possono essere riferimenti indispensabili anche per le varie istituzioni, per gli enti italiani pubblici, privati, per le grandi imprese italiane che hanno bisogno, in questo periodo specialmente, di interlocutori affidabili nei Paesi stranieri: l’associazionismo, da questo punto di vista, in particolare quello italiano all’estero può vivere una nuova stagione di centralità, quale punto cruciale di legame e di contatto tra l’Italia e gli italiani nel mondo.

Vari esempi virtuosi ci insegnano infatti una lezione fondamentale: investire sugli italiani all’estero, accompagnarli nel loro percorso umano e professionale fuori dai confini italiani è il percorso migliore per incentivarne il rientro, facendo loro percepire la presenza di una "rete italiana", che sappia guidarli e sia pronta a favorirne il ritorno in Patria. È così che le diverse collettività italiane all'estero possono confermare il proprio enorme valore aggiunto e riscoprire il significato di costituire un'unica "comunità italiana" nel mondo.

Lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo scrisse che “l’emigrazione è il cammino delle civiltà e tutte le grandi civiltà si sono formate attraverso le emigrazioni”, ecco, allora, se tutto questo è vero e credo che sia indiscutibile che sia proprio così, desidero ringraziare la Fondazione Migrantes per il valore racchiuso ogni anno nella pubblicazione del Rapporto Italiani nel Mondo, che tiene traccia del cammino compiuto, anche all'estero, dal popolo italiano, nella costruzione dei valori fondanti della propria civiltà.

E voglio cogliere anche questa occasione anche per salutare tutti gli italiani che soggiornano, vivono, lavorano nei cinque continenti, i quali in particolare in questi tempi, resi molto difficili da questa sfida che tutti stiamo affrontando della pandemia da Covid-19, non hanno mancato di far sentire la loro vicinanza e di contribuire - anche finanziariamente - alla risposta pronta e decisa dell’Italia.

Quindi a tutti loro in particolare, al Consiglio Generale degli Italiani all'estero, ai Comitati Italiani nel mondo, a tutti quanti operano per il bene dei nostri connazionali in altri Paesi e, naturalmente, alla Fondazione Migrantes il mio più caloroso ringraziamento. Grazie.


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