Intervento del Presidente Conte alla presentazione del progetto "ISWEC"

Lunedì, 28 Ottobre 2019

Il Presidente del è intervenuto a Marina di Ravenna alla presentazione del progetto Eni "ISWEC", un dispositivo innovativo per la produzione di energia dalle onde del mare.

Due parole le spendo volentieri, Sindaco De Pascale, Prefetto Caterino, saluto tutte le autorità presenti, vedo anche il Senatore Errani, vedo il Magnifico Rettore del Politecnico di Torino (ci siamo visti l’altro giorno a Torino), ma permettetemi di salutare tutti i gentili ospiti presenti, ma soprattutto di ringraziare i Vertici di Eni, la Presidente Marcegaglia, il Dottor Descalzi, il Dottor Palermo per Cassa Depositi e Prestiti, il Dottor Ferraris per Terna, il Dottor Bono per Fincantieri.

Quando, qualche tempo fa, la prima volta, mi è stata rappresentata questa iniziativa, mi è stato descritto questo progetto, permettetemi di sottolineare immodestamente la mia entusiasta adesione. Ho detto subito sì, assolutamente; voglio esserci, ci sarò volentieri alla presentazione, perché è un progetto, come avete visto, fortemente innovativo, ideato e realizzato da una filiera completamente italiana; lo rimarchiamo.

La piattaforma tecnologica sviluppata da Eni qui a Ravenna, e in prospettiva anche in Sicilia, è stata felicemente definita la “culla dell’energia”, non soltanto per richiamare l’oscillazione dei giroscopi (almeno due, mi pare di capire che saranno ospitati su questa piattaforma) che convertono l’energia delle onde in elettricità, ma anche per ricordarci che l’acqua è la culla materna dell’evoluzione, quella che ci ha portato sin qui.

Le prime forme di vita nascono dall’acqua, come gli organismi pluricellulari, ed oggi assistiamo alla nascita di un progetto, un progetto pilota che io considero particolarmente significativo per il nostro sistema Italia.

Il mare, infatti, è la più grande fonte di energia rinnovabile in potenza (ovviamente qui ci sono i tecnici, se dico, se declamo qualche betise, per cortesia, correggetemi): secondo alcune stime, le onde, le maree, le correnti e le differenze di densità delle acque racchiudono un contenuto energetico di 2 Terawatt, che dovrebbe corrispondere circa quasi al consumo annuo di elettricità dell’intero pianeta.

Le stime più recenti sostengono che, entro il 2050, potremo installare in Europa, in tutta l’Europa, circa 100 Gigawatt di potenza con tecnologie che traggono energia dalle onde e dalle maree. Si tratta di una capacità produttiva in grado di soddisfare fino al 10% della domanda energetica europea annua.

Insomma, il “pianeta blu” è una fonte incredibile di energia, una fonte di energia pulita, fonte di energia rinnovabile, dobbiamo volgerci al “pianeta blu” per soddisfare le istanze della nostra comunità di uomini, di persone che vogliono una penisola più pulita, un mondo migliore, un mondo dove trionfano le energie rinnovabili.

Il progetto pilota, qui, è un progetto che come è stato riassunto si realizza in soli tre anni, mentre invece fin qui altri progetti, mi è stato detto, hanno impiegato anche 10 anni; si sono sviluppati in un arco temporale molto più consistente.

E’ un progetto fortemente innovativo, grazie alla combinazione tra fotovoltaico e sfruttamento del moto ondoso, riesce a superare tutti quei vincoli, anche tecnici, che avevano sinora limitato la diffusione di questa tecnologia. È un progetto che come abbiamo visto è in grado di generare elettricità a zero emissioni inquinanti, a zero emissioni di CO2, con un basso impatto paesaggistico. Ecco perché cercheremo di orientarlo, e qui se mi permettete c’è la raccomandazione dell’autorità di governo, come avete già progettato verso le isole, quelle più piccole, che vengono attualmente alimentate da energia che non è affatto pulita, un’energia molto più costosa peraltro sulle isole, per lo più, come è stato ricordato, gasolio.

Ecco, questo è un progetto, lo posso dire, che mi rende orgoglioso di essere il Presidente del Consiglio dell’Italia e mi piace condividere con voi questo legittimo motivo di orgoglio, anche di fronte non solo a tutti i cittadini italiani, ma anche di fronte al mondo.

L’Italia ancora una volta si conferma un paese in grado di sprigionare competenze e risorse incredibili, di metterle a sistema, a beneficio del benessere del nostro pianeta, delle generazioni attuali, ma anche di quelle future.

Eni si è avvalsa del supporto di Enea e del CNR, ci è stato detto anche del Politecnico di Torino e ha creato un’incredibile sinergia con Cassa Depositi e Prestiti, Terna e Fincantieri. Voi siete i campioni nazionali. Quando riuscite a dialogare tra di voi, quando riuscite a coordinarvi negli sforzi, riuscite a fare delle cose incredibili che il mondo ci invidia, vi prego di continuare così. Abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno del vostro coraggio, della vostra capacità anche visionaria, delle vostre competenze.

 “Fare sistema”, ancora una volta ci dimostra che è l’unica strada, perché condividere le rispettive competenze, riuscire, come dire, a coordinarle tra di loro, ci consente di essere  sempre più vicini, sempre più prossimi alla frontiera dell’innovazione. E questo, ripeto, non è un discorso solo italiano.

Io tengo in modo particolare a sottolineare che, anche se riflettiamo sulla complessa relazione tra stato e mercato, che è da decenni al centro del dibattito pubblico in materia di economia, noi vediamo che in Italia, i modelli prevalenti di politica industriale hanno oscillato, a seconda del periodo, fra un’estensione ipertrofica della proprietà pubblica e una corsa alla privatizzazione degli asset industriali detenuti dallo Stato. Al prevalere dell’una o dell’altra visione, a seconda dei momenti storici, hanno concorso non soltanto il clima culturale ed ideologico del momento, ma anche il grado di rigidità dei vincoli di bilancio pubblico.

Progetti come la “culla dell’energia”, questo progetto, possono costituire il prodotto di un nuovo modello di politica industriale. Quindi mi piace guardare oltre, e trarre da questa iniziativa lo spunto per riflettere più ampiamente, perché lo Stato può esprimere una capacità di indirizzo, per orientare i modelli produttivi in funzione di obiettivi di rilevanza sociale e strategica per il Paese.

Dall’altra parte, alle aziende partecipate si richiede di seguire un modello di governance ispirato a criteri di massima efficienza, all’insegna del level playing field. E queste aziende, d’altra parte, voi, non potreste agire diversamente, in quanto operate su un terreno di gioco adeguatamente regolamentato per tutelare la concorrenza, nella quale gli attori economici hanno piena parità di condizioni.

Il compito della politica quale può essere in questa prospettiva? Non può essere certo quello di effettuare un’impossibile pianificazione dell’intera attività economica; ritornare a forme di dirigismo economico, di epoca ormai superata, non è pensabile. Né d’altro canto questo indirizzo della politica può tradursi in un completo disinteresse rispetto alla traiettoria di sviluppo del Paese.

Alcuni studiosi hanno sostenuto che le più fortunate stagioni di politica industriale sono nate sull’onda di una forte urgenza avvertita simultaneamente dalla società civile e dai governi. Ne è un chiaro esempio anche la complessa e articolata agenda di ricerca e sviluppo intrapresa dai governi nel secondo dopoguerra, soprattutto per ragioni di sicurezza, se ricordiamo, connesse all’assetto geopolitico.

Sono stati quelli anni di intensa innovazione, che hanno portato alla rivoluzione informatica che si è sviluppata a partire dagli anni Settanta, con la diffusione di tecnologie avanzate, la geolocalizzazione, il riconoscimento vocale e molte altre tecnologie; strumenti che grazie anche alle intuizioni di imprenditori visionari, sono stati poi resi fruibili a tutti i cittadini.

Se l’urgenza di quello specifico periodo storico era rappresentata da un’esigenza di difesa, l’urgenza del nostro tempo è quella di difenderci da un fenomeno rispetto al quale i popoli non devono affatto dividersi fra loro, ma devono marciare uniti in uno sforzo pacifico, in uno sforzo globale.

Sto parlando del fenomeno del cambiamento climatico, che - a causa del riscaldamento globale - rischia di compromettere la qualità della vita oltre ogni latitudine, a prescindere dal reddito, a prescindere dalla residenza. Noi come la maggior parte dei Paesi abbiamo sottoscritto degli accordi – penso a quello di Parigi, in primis - che puntano a contenere l’entità dell’aumento delle temperature al di sotto dei 2 gradi centigradi, attraverso l’azzeramento delle emissioni nette di gas serra.

L’Italia ha sottoscritto questi impegni, l’Italia è promotrice dell’attuazione di questi impegni e della loro implementazione, ha quindi una posizione assolutamente di primato in questo; vuole essere protagonista della transizione ecologica. Io l’ho affermato nei contesti autorevoli, nei contesti globali, l’ho detto a settembre scorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’ho detto più recentemente in occasione del World Food Day. Alle Nazioni Unite, parlando a nome dell’Italia, ho voluto esprimere la massima determinazione del nostro Sistema Paese a impegnarci con interventi efficaci e concreti, nella lotta ai cambiamenti climatici, nella protezione dell’ambiente, nella protezione della biodiversità.

Economia ed ecologia nella nostra impostazione di Governo devono marciare all’unisono, non sono mondi che non dialogano ma devono essere corresponsabili di un comune destino, il nostro destino, il destino dei nostri figli e dei nostri nipoti.

La tutela dell’ambiente non deve essere vista come un limite allo sviluppo economico, ma deve essere vista come un’opportunità di crescita, anche occupazionale, come accreditano stime molto autorevoli.

L’Istat, d’altra parte, ci ricorda che le imprese più orientate alla sostenibilità mostrano “la presenza di un premio in termini di competitività che viene calcolato sino al 15 %”.

Quindi dottor Palermo quando investiamo, ricordiamoci del premio produttività.

In questo senso, è meritorio l’impegno di Eni nell’orientare l’intera strategia di investimento aziendale verso il rispetto dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che sono contenuti nell’Agenda 2030 dell’Onu, che anche l’Italia come sapete ha sottoscritto. L’azienda si è impegnata infatti ad investire oltre 3 miliardi di euro fino al 2022 in un percorso di decarbonizzazione, ha adottato un’ambiziosa strategia di promozione dell’economia circolare e sta investendo risorse significative nella ricerca e nello sviluppo per ridefinire tutti i suoi processi produttivi in chiave di sostenibilità.

Ecco, l’Italia e l’Europa hanno il dovere morale di assumere una posizione di leadership in questa sfida.

I giovani, d’altra parte, sono scesi nelle piazze di tutto il mondo e continuano a manifestare: ci richiamano all’attenzione, ci richiamano alla sensibilità su questa prospettiva di sviluppo. 

Non dobbiamo pregiudicare il loro futuro, dobbiamo realizzare investimenti significativi nella transizione verso fonti di energia rinnovabile, l’economia circolare, la protezione dell’ambiente e della biodiversità. In questa prospettiva, il progetto che oggi presentiamo risulta pienamente in linea con la nostra azione di Governo. Abbiamo spesso parlato di un Green New Deal: lo scopo di questa formula è quello di ri-orientare l’intero nostro sistema produttivo – progressivamente ma con determinazione - verso uno sviluppo sostenibile in modo da incentivare comportamenti socialmente responsabili da parte di tutti i protagonisti della scena economica. 

Percorrendo questa via, perseguendo questi risultati, garantiremo la migliore qualità dell’aria, della terra e dei mari, ma anche la crescita, l’occupazione, l’innovazione tecnologica e la competitività.

Questo è il modo migliore per progettare il nostro futuro.

Nella manovra economica abbiamo programmato 8 miliardi di euro per investimenti pubblici aggiuntivi nel prossimo triennio, destinati proprio alla promozione della sostenibilità ambientale e sociale, all’economia circolare, all’efficientamento energetico e alle energie rinnovabili. Queste risorse, che in una prospettiva di tempo più ampia cresceranno fino a diventare oltre 55 miliardi nell’arco dei prossimi 15 anni, si coniugano anche agli investimenti privati, dove pensiamo di erogare contributi e incentivi per circa 6 miliardi nel prossimo triennio.

Abbiamo come obiettivo – e mi avvio a conclusione - la realizzazione di un Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, con l’obiettivo di conseguire traguardi sempre più ambiziosi rispetto a quelli già prefigurati, nell’ambito dell’Unione europea, per il 2030, in linea con la strategia di lungo periodo per la neutralità climatica al 2050.

L’impegno del Governo, peraltro, è rimarcato anche dall’avere istituito presso la residenza del Consiglio, alle mie dirette dipendenze, una Cabina di Regia: “Benessere Italia”. Noi vogliamo che ogni iniziativa del Governo sia declinata, sia conformata, sia monitorata alla luce dei criteri di benessere eco-sostenibile che sono anche accreditati scientificamente.

A questi strumenti si affiancherà un’interlocuzione costante e continua con le aziende partecipate di Stato, con cui vogliamo lavorare fianco a fianco alla costruzione di un’Italia più verde, di un’Italia più innovativa.

Ecco perché è importante la sinergia di oggi. Per continuare a lavorare con ampio respiro, con visione strategica lungo questo percorso e, dobbiamo cercare assolutamente di declinare questi progetti pilota in termini da realizzarli subito su piano industriale, in modo da accelerare la decarbonizzazione in Italia e nel mondo.

A partire dalla “culla dell’energia”, vogliamo una nuova politica industriale votata alla sostenibilità ambientale. L’Italia deve diventare la “culla dell’innovazione”, in grado di trascinare avanti la frontiera tecnologica europea e mondiale. Noi ci siamo e ci impegnamo in questa direzione

Grazie davvero a tutti.
 


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