Intervento del Presidente Conte all'84ª edizione della Fiera del Levante

Venerdì, 2 Ottobre 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla cerimonia di inaugurazione dell'84ª edizione della Campionaria Generale Internazionale della Fiera del Levante.

Signor Sindaco, Presidente Emiliano, la saluto e in particolare a lei faccio i migliori auguri per questo nuovo impegno, rinnovato impegno. La Comunità pugliese ha creduto in lei e questo ovviamente accresce ancor più la responsabilità perché si tratta di una conferma di un lavoro fatto, si apre una nuova prospettiva, può contare senz'altro sul Governo, come posso dire, avendo conosciuto il suo operato, che il Governo potrà contare sulla sua leale collaborazione.

Gentili Ministri, saluto la Ministra Bellanova, il Ministro Patuanelli, Presidenti, Presidente Casillo, Presidente Ambrosi, grazie, grazie per questo invito per me è un onore e un piacere ritornare e inaugurare con voi per questa 84esima edizione della Fiera del Levante.
Quest’anno, permettetemi, più che mai avverto il desiderio di ringraziare gli organizzatori per le oggettive difficoltà con cui hanno dovuto lavorare e per le regole ovviamente del distanziamento personale che hanno imposto le accortezze, delle precauzioni fuori dal comune, straordinarie, ciononostante siete riusciti a rinnovare un evento di assoluta rilevanza non solo per il Sud, ma per l’Italia intera, per il Mediterraneo intero.

E anche questo è un significativo segnale di ripresa, di fiducia, con particolare riguardo poi alle produzioni di eccellenza di cui tutto un Paese deve andare orgoglioso. Come sapete sono appena rientrato, qualche ora fa ero a Bruxelles, dove si è svolta un'importante sessione del Consiglio europeo straordinario.

È stato un momento anche per riflettere sulle varie crisi geopolitiche e anche, in particolare questa mattina, abbiamo riflettuto a lungo sulle rispettive esperienze nazionali e su quello che è l'andamento delle rispettive curve epidemiologiche. Abbiamo condiviso le preoccupazioni, ci sono alcuni Paesi che sono in maggiori difficoltà, e in questo momento l'Italia, per i grandi sacrifici fatti, è in una condizione migliore rispetto ad altri Paesi ma dobbiamo continuare a mantenere alta la soglia di attenzione, massima concentrazione, perché basta una distrazione protratta per un breve arco temporale perché la curva epidemiologica sfugga di nuovo al controllo. E sarebbe terribile, non ce lo possiamo permettere anche in virtù dei grandi sacrifici fatti, anche in virtù di tutte quelle persone che hanno sofferto e stanno soffrendo e anche delle persone care che sono decedute.

Venendo pensavo anche un po', raccoglievo gli appunti, le idee, pensavo a come articolare anche il messaggio che oggi vi rivolgo, pensavo anche chissà quanti impegni roboanti, promesse solenni per il rilancio del Sud sono state lanciate da questo palco nel corso dei decenni. Per un attimo mi sono messo anche nei panni di una famiglia pugliese, di lavoratori calabresi o di professionisti siciliani che ci stanno peraltro ascoltando in streaming e che se mai penseranno: adesso arriveranno le solite parole per il Sud, quante volte avremo ascoltato le frasi che adesso verranno pronunciate.

Molte lodevoli intenzioni, molti apprezzabili propositi, pronunciate da persone che mi hanno preceduto particolarmente anche valenti, che però si sono scontrati questi propositi, queste intenzioni con la dura realtà del Sud. Una dura realtà che ha visto addirittura il Sud allontanarsi ancor più dalla parte più produttiva, più vitale del Paese.

Ecco allora perché oggi dovrebbe esser cambiato qualcosa, perché un disoccupato del Sud oppure un imprenditore, un'imprenditrice di Bari, Napoli, Reggio Calabria, Palermo dovrebbero pensare che oggi possa cambiare qualcosa? Beh, oggi ci sono nuove condizioni. Questa volta ci sono le condizioni per realizzare finalmente una svolta e il motivo è semplice: non è mai successo che si sia offerta a noi un'occasione unica, irripetibile non solo di poter incidere sul divario storico, economico che separa il Nord e il Sud del Paese, ma anche per fare proprio del Sud l’avamposto del rilancio dell’Italia intera.

Abbiamo 209 miliardi del Recovery Fund, sono risorse già di per sé senza precedenti nella storia repubblicana, a queste poi aggiungiamo gli ulteriori fondi del Programma europeo React Eu, i fondi strutturali, che abbiamo rimodulato, che ci è stato consentito di rimodulare e fondi di sviluppo e coesione. Mai nella nostra storia repubblicana abbiamo potuto giovarci di un'occasione così irripetibile. Abbiamo davvero l'opportunità di mettere il Mezzogiorno al centro dell’agenda politica, italiana e anche europea.

Allo stesso tempo, il Sud ha la possibilità di scrollarsi di dosso gli stereotipi che lo dipingono come terra di rassegnazione, di sfiducia, priva di futuro,incapace di realizzare progetti e di spendere finanche i fondi europei: in sostanza una "causa persa".

Il momento del riscatto del Sud è un momento che può realizzarsi adesso, ci sono le condizioni perché il Sud non sia più vittima del suo passato, ma padrone del proprio futuro. Sud, peraltro, significa Italia, io lo sottolineo sempre, l'Italia intera può recuperare la visione e lo status di potenza economica e industriale che pure aveva raggiunto in passato se si riparte soprattutto dalle regioni del Sud. Nessuno può pensare di poter esportare più efficacemente le proprie produzioni, i propri servizi se non riesce neppure a esportarli al Sud. Se non riesce neppure a offrire queste opportunità economiche al Sud. Il Sud se cresce consentirà la crescita anche del Centro e del Nord.

Qualche settimana fa, di fronte ad alcuni studenti, ho detto loro che se perdiamo la sfida del Recovery Fund dobbiamo andare tutti a casa. Dobbiamo andare noi come Governo a casa ma in effetti è un fallimento dell'intera Nazione, dell'intera Comunità. Ecco non ce lo possiamo permettere, non abbiamo alternative, questa partita la dobbiamo vincere tutti insieme.

Il nostro grande Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, a cui stiamo lavorando, che stiamo condividendo, com'è stato anche ricordato dal Presidente Decaro, che come Presidente dell'Anci collabora attivamente alla sua definizione e che poi ovviamente si gioverà anche dell'apporto e del confronto con il Parlamento, dovrà essere quindi presentato a Bruxelles e strutturato in sei missioni strategiche.

In breve: digitalizzazione della Pubblica amministrazione; transizione ecologica; connessione dell’Italia intera con le infrastrutture di trasporto e la logistica; la coesione e l’inclusione sociale e la tutela della salute.

Abbiamo le idee, stiamo affinando i progetti, stanno per arrivare le risorse, di alcune già disponiamo. In questi giorni peraltro, è cronaca di queste ore, si sta discutendo sì su alcune previsioni regolamentari del Recovery Fund ma, l'ho detto anche oggi a Bruxelles, nessuno può permettersi di mettere in dubbio un impegno politico solennemente assunto lo scorso 21 luglio da tutti e 27 i Paesi. Quindi ben vengano le previsioni attuative ma è chiaro che dobbiamo rapidamente e con tempi certi adesso procedere alla fase attuativa di questo piano.

Cosa manca allora? Quello che è quasi sempre mancato in questi decenni: saper dare piena attuazione ai progetti, riuscire a esprimere una capacità amministrativa di spesa e di realizzare gli investimenti, le opere annunciate. Questo ci è sempre mancato.

Io sono un uomo del Sud, anche io ho sentito evocare tante volte in passato risorse ingenti, decine di miliardi, senza però che si traducessero in opere, progetti concreti. Ecco, noi dobbiamo evitare gli errori del passato e dobbiamo concentrare soprattutto qui la nostra attenzione. Non possiamo permetterci che anche questa volta tutto possa finire nel nulla a dispetto di queste ingenti risorse. E io posso garantire che i progetti del nostro Piano di Rilancio non rimarranno solo dei titoli. Questa non è una frase di circostanza, non è un auspicio ma è un impegno preciso che con una forte squadra, la squadra di Governo con cui collaboriamo quotidianamente e tenacemente, è un impegno che possiamo prendere davanti a tutta la Comunità nazionale. Realizzeremo i progetti nei tempi con i finanziamenti stabiliti. Ho già annunciato che dovremo dotarci ovviamente di uno strumento normativo dedicato per assicurare un canale preferenziale a questi progetti, per predisporre tutti quei meccanismi che ci consentiranno di monitorare efficacemente e di realizzare nei tempi certi i progetti programmati. 

Quindi la vera svolta per l’Italia non è soltanto, vedete, disporre di questi ingenti risorse mai avute prima, ma riuscire a saperle spendere, saperle spendere bene rispettando il cronoprogramma che anticiperemo a Bruxelles. 

Devono questi fondi trasformarsi rapidamente in cambiamenti concreti per la vita di tutti noi, cambiamenti tangibili, e quindi un vero miglioramento della qualità della vita. Noi dobbiamo fare in modo che ci sia realmente un nuovo collegamento veloce, ad esempio per i pendolari che ogni giorno si trasferiscono con le linee ferroviarie, che ci siano delle scuole che non cadono a pezzi ma siano dei pezzi importanti su cui costruire percorsi formativi digitalizzati, un'offerta quindi con strumenti assolutamente innovativi per i nostri figli; nuove case "green", nuove apparecchiature, macchine, attrezzature caratterizzate da sofisticate tecnologie, facendo aumentare le occasioni di lavoro e salvaguardando la salubrità dell’aria, la bellezza e l’integrità degli splendidi scorci, dei nostri splendidi paesaggi del Sud.

E, vedete, cade proprio in questi giorni, per la precisione domani, un evento storico che si realizzò proprio qui al Sud. Il 3 ottobre del 1839 quando venne inaugurata la Napoli-Portici, la prima linea ferroviaria italiana. Una vera rivoluzione. Perché non possiamo realizzare delle nuove rivoluzioni? Ecco il Sud ha saputo aprirsi al progresso e deve ancora riscoprire questa sua vocazione.

Oggi ci sono già programmati, e li rinforzeremo con il Piano, investimenti importantissimi per l’alta capacità e l’alta velocità al Sud, a partire dalla tratta Salerno-Reggio Calabria, proseguendo per la Messina-Catania-Palermo, la Napoli-Bari, la Lecce-Taranto, dobbiamo mettere in comunicazione il Sud Italia con le più importanti regioni del Centro Nord non d'Italia, dell’Europa.

Ci sono opere infrastrutturali che riteniamo prioritarie e per le quali nelle prossime ore firmerò il decreto con cui andremo a individuare i cantieri oggetto del decreto Semplificazioni, che abbiamo già approvato, e con cui ovviamente provvederemo anche, nominando dei commissari, ad accelerare i tempi.

Io lo dico da cittadino del Sud: le infrastrutture e i trasporti sono tutto, o comunque la gran parte dell'innovazione. Uno Stato che voglia dirsi civile deve garantire il diritto alla mobilità su tutto il suo territorio nazionale e per tutti i suoi cittadini. Ci sono le condizioni, abbiamo l’opportunità per ricucire il Paese. Facciamolo insieme. Sappiamo bene che il contesto in cui ci apprestiamo a presentare il nostro Piano di Ripresa e Resilienza è molto complesso. 

Però vi porto anche delle notizie confortanti, ci siamo confrontati con la Presidente Ursula von der Leyen, e con la Commissione, l'Italia, devo dire, ha lavorato anche in questa direzione in prima linea, ed è stata un avamposto, tra i Paesi in prima fila, e oggi possiamo dire che con l'Unione europea stiamo finanziando, pensate, sette gruppi farmaceutici che stanno producendo, triplicando, moltiplicando le linee di produzione dei vaccini. Noi stiamo finanziando queste linee, stiamo consentendo il loro ampliamento a prescindere da chi arriverà per primo. Questo ci consentirà laddove arriverà il primo vaccino di poter già predisporre, abbiamo già i contratti sottoscritti, da subito, in poco tempo all'incirca 200-300 milioni di dosi, che riguarderanno non solo i cittadini italiani, i cittadini europei ma li metteremo anche a disposizione, attenzione, per quei Paesi che sono a reddito medio e basso perché l'Europa ha un cuore grande, e lo dimostrerà ancora una volta.

Ecco, allora, abbiamo mesi difficili davanti a noi ma siamo fiduciosi e questa fiducia nasce da tanta forza, tanto coraggio, dalla visione del Paese che abbiamo ben presente. Alcune parti della visione che vogliamo mettere in atto per il Sud e per tutto il Paese, su cui stiamo lavorando ormai da tempo, anche con il Ministro Provenzano, sono già rappresentate già nel Piano Sud 2030, che abbiamo già presentato e lo richiameremo, è già richiamato nelle linee guida del Recovery Plan italiano. L’iniziativa per lo sviluppo del Mezzogiorno più ambiziosa, e al tempo stesso rigorosa, degli ultimi decenni questo Piano Sud 2030.

Penso anche all'intervento sul piano tassazione. Non vi è sfuggito, ieri, da ieri qui al Sud è entrata in vigore la "fiscalità di vantaggio", ovvero il taglio del 30% dei contributi a carico dell’impresa per tutti i dipendenti solo per il fatto che si trovino a operare in una regione del Sud. È una misura concreta, è una misura importante, di cui siamo orgogliosi, che trae origine non da una concessione, da un incentivo, da un favore ma dalla constatazione che fare attività di impresa al Sud è molto più complicato, proprio perché è più onoroso, proprio perché bisogna scontare la carenza di infrastrutture e anche alla difficoltà di accedere ai mercati di sbocco.

Ecco, con la riduzione del costo del lavoro, lo chiariamo, che non intaccherà il potere d’acquisto dei lavoratori, noi creiamo la premessa perché le imprese del Sud possano avere, recuperare quel gap competitivo che fino ad adesso hanno sempre avvertito. E attenzione, questa è una misura che ci siamo già predisposti a negoziare con la Commissione europea. Questa misura deve essere stabile, duratura. Per noi l’orizzonte è decennale. Per noi l’orizzonte sarà una misura progressiva che potrà ridursi solo quando quel gap infrastrutturale-strutturale di cui abbiamo parlato, man mano ovviamente, si ridurrà.

E questa agevolazione si aggiunge agli incentivi per l'innovazione delle imprese previsti dal programma Transizione 4.0 - che è nelle amorevoli cure del Ministro Patuanelli - e ai crediti d’imposta già esistenti e che renderemo strutturali.

Attenzione, due settimane fa è stato emanato un decreto interministeriale - il Mise e il Mef, il Ministro Patuanelli e il Ministro Gualtieri -: quella è una misura che riteniamo anche molto importante per tutte le imprese perché favorirà la capitalizzazione delle piccole e medie imprese, una carenza strutturale del nostro sistema. E abbiamo già predisposto - e a breve verrà anche emanato - un ulteriore decreto che invece andrà a sostenere le difficoltà di capitalizzazione delle grandi imprese anche con strumenti obbligazionari. Lo Stato c'è.

È stato detto anche nei precedenti interventi e ci sono state delle difficoltà e criticità, noi non ce le nascondiamo. Noi siamo qui per lavorare per superarle per migliorarle. Sicuramente la crisi di liquidità non è stata tempestivamente ed efficacemente sopperita con i nostri interventi, anche perché al di là dei contributi a fondo perduto delle varie misure di sostegno diretto, è chiaro poi che c'è un problema di finanziamento che non può non chiedere l'intermediazione delle imprese bancarie e quindi chiaramente i tempi si sono allungati, rallentati. Ma noi continueremo a operare perché tutto il tessuto produttivo possa essere preservato in queste condizioni difficili durante la pandemia.

 Altre misure importanti sono già state adottate, come il rafforzamento e il recupero sul ritardo della clausola che prevede che al Mezzogiorno sia destinata una quota della spesa per investimenti pubblici, finanziata da risorse ordinarie, almeno pari al 34%, quindi proporzionale alla popolazione di riferimento.

Anche questa è una misura storica che abbiamo scritto nei testi di legge; rimarrà e dovrà essere rispettata anche da chi verrà dopo di noi.

Per realizzare tutto questo dobbiamo partire dal nostro capitale più importante, i nostri ragazzi - ed è stato anche detto -, e dalla nostra istituzione più importante. La nostra infrastruttura più strategica qual è? La scuola.

Stiamo mettendo in campo investimenti su tutta la filiera dell’istruzione, a partire dalla lotta alla povertà educativa minorile, per rafforzare il capitale umano, ridurre le disuguaglianze e riattivare la mobilità sociale. Dobbiamo  rimettere l’istruzione al centro di tutte le strategie di rilancio del .

Proprio questa è una delle 6 strategiche missioni sulle quali si fonda il Recovery plan italiano. E sappiamo quanto sia fondamentale per la crescita e il futuro dei nostri giovani, in particolare al Sud, dove paghiamo purtroppo il costo ancora troppo alto della ‘fuga dei cervelli’. È questa l’unica esportazione che il nostro Paese e il nostro Sud devono assolutamente evitare.

E poi ancora varie misure che abbiamo già varato, ed altre ne vareremo, per le donne. Fare impresa al Sud difficile, ancor di più per le donne, per le diseguaglianze di genere. Dobbiamo favorire l'imprenditoria femminile.

Mi consentirete peraltro, parlando di scuola, anche un abbraccio virtuale a tutti i nostri ragazzi che da pochi giorni sono tornati a scuola, a tutti i docenti, il personale ATA, i dirigenti scolastici. Sono stato già in varie scuole, l'ultima è stata in provincia di Caserta a San Felice a Cancello, in una terra davvero disagiata. C'è tantissimo disagio sociale, economico, criminalità. Le scuole erano state oggetto di atti vandalici. Siamo tornati per dare il senso di una presenza dello Stato costante. Abbiamo accompagnato con la nostra visita –anche se che erano stati consegnati il giorno prima - ulteriori arredi scolastici. Mi ha aperto il cuore vedere in queste classi, dove il disagio sociale è così forte, delle lavagne Lim, le lavagne che consentono l'interattività - le lavagne digitali - quindi vedere attrezzature all'avanguardia.

Dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione. La possibilità di vincere le sfide che abbiamo davanti si regge sulle nostre teste, su tutte le nostre teste, su tutti i nostri cuori.

E la scuola è stato uno dei luoghi peraltro, in cui durante il periodo di lockdown abbiamo sperimentato sulla pelle dei nostri ragazzi e delle nostre famiglie, come sia penalizzante il divario digitale, che è ancora più marcato nelle regioni del Sud. Ed è per questo che abbiamo dichiarato prioritario per il Paese l'infrastruttura digitale, la rete unica. Dobbiamo raggiungere tutte le aree bianche, dobbiamo cablare il Paese perché solo così potremmo ridurre le diseguaglianze. Oggi la diseguaglianza - una delle diseguaglianze – più inaccettabili parte proprio dalla impossibilità per molte fasce della popolazione di accedere, di avere una buona qualità o addirittura di avere il completamento precluso l'accesso a internet. Dobbiamo assolutamente colmare anche questo divario.

Un altro settore che è prioritario, perché si è rivelato anche strategico e importantissimo in questo periodo è quello della sanità.

Il miglior modo per ringraziare il nostro eccezionale personale sanitario, grazie al quale abbiamo fatto fronte alla fase più dura dell’emergenza è quello di progettare e realizzare il più grande investimento in salute mai realizzato nella storia della Repubblica. E devo dire a riguardo che noi viviamo in un paese ben strano: sono mesi che sono costretto a rispondere alle medesime domande sulle modalità con cui finanzieremo il piano di investimenti nella sanità. Concentriamo la discussione pubblica sui contenuti di questo piano, sulle sue priorità: dobbiamo rafforzare la medicina di prossimità; dobbiamo rafforzare la rete sanitaria territoriale; dobbiamo investire nella telemedicina; dobbiamo potenziare tutti gli strumenti di prevenzione e di diagnostica; dobbiamo far circolare tutte le migliori pratiche ed elevare gli standard nazionali – si è parlato dei LEP correttamente - nel campo del settore sanitario che sono fondamentali.

E qua anche il Sud vive una diseguaglianza sul piano sanitario che costringe tanti italiani - come è stato sottolineato - a spostarsi in altre regioni per avere cure e terapie adeguate.

Stiamo lavorando anche - in particolare con la Ministra Bellanova - per realizzare progetti per rafforzare un nostro comparto d'eccellenza - e lo dico qui in Puglia -, la filiera agricola agro-industriale. Ci sono tanti progetti già acquisiti che stiamo affinando e vagliando.  E so che l'agricoltura sarà protagonista di questa Fiera e cruciale per la vita economica e sociale della Puglia e dell'intero Mezzogiorno. Intendiamo addirittura anche, tra i tanti progetti, da realizzare, intendiamo realizzare una piattaforma digitale per l’agricoltura di precisione - anche qui dobbiamo usare le nuove tecnologie, alimentandola con un sistema di sensoristica in grado di coprire il 10% della superficie agricola coltivata del Mezzogiorno pari a circa 470.000 ettari con il coinvolgimento di circa 5000 aziende agricole.

Noi vogliamo un’Italia che crede in se stessa e che si ponga l’orizzonte di aumentare gli investimenti pubblici ma soprattutto che sappia realizzarli finalmente in tempi certi, in tempi rapidi.

Tutto questo però - attenzione - deve avvenire nel rispetto rigoroso degli standard ambientali. Non faremo più gli errori del passato: dobbiamo crescere molto, dobbiamo crescere tanto, ma dobbiamo anche crescere bene. Un’Italia in salute quindi passa da questo impegno: ce lo chiedono le nuove generazioni che hanno questa vocazione, che esprimono questa maggiore sensibilità rispetto alle nostre. Ecco noi come Governo prendiamo anche questo impegno, come rappresentanti di tutti gli italiani. Non è più possibile tornare indietro.

Rafforzeremo il principio di tutela dell'ambiente in Costituzione; vogliamo introdurre anche il riferimento alla protezione della biodiversità; vogliamo introdurre anche il riferimento alla promozione dello sviluppo sostenibile. Anche qui faremo in modo che chi verrà dopo di noi non potrà più sottrarsi, in questo caso, al rispetto di vincoli costituzionali. La crescita dovrà comunque sempre essere a misura d’uomo.

E la sostenibilità, in particolare, è un parametro che ha anche un valore sociale: passa da una Pubblica Amministrazione più efficiente, una giustizia più rapida, ma anche un fisco e un sistema fiscale più equo, più efficiente, anche più trasparente, deve essere di facile comprensione. Quindi non è solo il problema di rivedere la pressione fiscale, che è ovviamente un nostro obiettivo, ma di offrire una riforma organica che completi il processo di digitalizzazione attraverso un accorto sistema di incentivi e vincoli stringenti, spinga progressivamente tutte le transazioni in chiaro recuperando completamente l'economia sommersa.

L'economia sommersa ci fa male, ecco perché vogliamo un fisco amico delle imprese e dei cittadini, un fisco che ci consenta di pagare tutti in modo chiaro e trasparente, di pagare tutti meno.

Ed è anche per questo che un'altra delle novità è questo Piano Cashless, che abbiamo già anticipato. Entrerà in vigore il primo dicembre ed è una chiara modalità della nostra azione di governo, delle nostre politiche fiscali. Noi non vogliamo penalizzare chi utilizza il contante, ma vogliamo incentivare chi ricorre ai pagamenti digitali con grandi incentivi, con significativi meccanismi di rimborso delle spese effettuate.

Con il Recovery Fund abbiamo una occasione irripetibile per rafforzare la vocazione internazionale dell’economia e della società meridionale, per tornare a esprimere una leadership nel bacino del Mediterraneo, per un Mezzogiorno capace di attrarre forza lavoro ed investimenti. Noi abbiamo la forza per farlo, dobbiamo lavorare molto con tenacia, dobbiamo lavorare bene.

Dobbiamo decidere se schierarci con quella parte di mondo che mira la conservazione dell'esistente o addirittura si limita a voler soltanto ripristinare quel che era la vecchia normalità e si arrende all’evidenza di un modello di sviluppo che produce diseguaglianze, rabbia sociale e distruzione delle basi materiali della vita, vogliamo lavorare per un modello in un modello diverso, fondato sul progresso, sulla sostenibilità ambientale e sull’inclusione sociale.

Dobbiamo decidere da che parte vogliamo stare. Noi abbiamo le idee chiare, ma dobbiamo farlo tutti insieme.

E concludo. Venni un'altra volta, qui a Bari, e ricordo che, ospite del Politecnico di Bari, mi colpì molto il motto del Politecnico “Dei Remi Facemmo Ali”. È un'espressione dantesca, peraltro siamo alla vigilia del settecentenario della morte di Dante – 2021, 700 anni dalla morte. L'espressione dantesca, il motto completo è “de remi facemmo ali al folle volo “. Direi che fotografa bene quelle che sono la nostra tradizione culturale di grande raffinatezza come valore universale, c'è tutto: il rispetto dell'uomo; il rispetto della libertà di espressione, della capacità di espressione artistica. Dall'altro però c'è anche il riferimento evidente all'esperienza di Ulisse: coraggio, tenacia e caparbietà, sfidare l'ignoto, affrontare il futuro con determinazione e coraggio.

Ecco questi sono il patrimonio, il nostro DNA, sono i pilastri su cui si regge il nostro Piano per fronteggiare la sfida che abbiamo davanti. Solo insieme la possiamo vincere.

Grazie.


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