Intervento del Presidente Conte all’Assemblea nazionale di Confcooperative

Martedì, 6 Ottobre 2020

Presidente Gardini, Ministri, autorità e gentili ospiti,
io vi ringrazio, ritorno tra voi molto lieto e onorato, per questo invito a partecipare alla vostra Assemblea, che costituisce sicuramente uno degli appuntamenti più significativi del movimento cooperativo italiano.

Ricordo che in occasione delle celebrazioni per 100 anni di Confcooperative, lo scorso anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato come il movimento cooperativo italiano, nel corso della sua storia, abbia svolto una straordinaria funzione di tutela del lavoro, della salute e della coesione, contribuendo in modo significativo alla crescita economica ma anche allo sviluppo sociale del Paese.

Ecco, ancora oggi, vi dimostrate silenziosi tessitori di fitte trame nella nostra società, avendo cura che nessun filo si spezzi e, anzi, che i legami al suo interno diventino ancora più solidi, ancora duraturi.

E vorrei cogliere questa occasione per ringraziare anch'io, l'ha fatto anche il Presidente Gardini, tutte le donne, tutti gli uomini della cooperazione per l’impegno profuso in particolare nelle settimane più difficili della pandemia. Davvero grazie, il Paese vi è grato.

Perché è stato anche grazie ed è anche grazie adesso alla vostra azione quotidiana che, in sinergia con il sistema sanitario nazionale, il Paese riesce ad affrontare, ha saputo superare la fase più difficile e riesce ad affrontare questa complessa emergenza sanitaria ed è diventato, sin qui, simbolo in tutto il mondo di una resistenza forte e solida al Covid-19.

Si tratta, peraltro, di una battaglia che non è stata ancora vinta, lo stiamo ripetendo in questi giorni, perché nessuno abbia la tentazione di abbassare la guardia, la soglia di attenziona che deve rimanere massima anche nelle settimane e nei mesi a venire.

Rispetto alle sfide però che stiamo affrontando, dobbiamo anche... - e nella relazione del Presidente Gardini le ho colte tutte - dobbiamo anche cogliere le opportunità, sono opportunità inedite, che ci vengono offerte.

Abbiamo il diritto di guardare al futuro con la stessa speranza e la stessa fiducia che ha caratterizzato l'atteggiamento dei i nostri padri, dei nostri nonni all'indomani della Seconda guerra mondiale.

Io vi indicherò, dal mio punto di vista, quelle che ritengo tre grandi opportunità, tre grandi impegni perché è vero che ci diciamo tutti che questa crisi deve tramutarsi in opportunità ma dobbiamo afferrare bene la direzione e l'impostazione da seguire perché questo scenario si realizzi.

Allora il primo impegno, la prima occasione è molto sfidante: dobbiamo riscrivere insieme le regole dell’economia, pensate un po' che compito. Dobbiamo esser consapevoli che l'arrivo della pandemia ci ha costretto a fare i conti con un modello imperante di crescita economica. Ci ha mostrato che la crescita economica non è di per sé fonte di benessere, fonte di benessere per l’uomo e anche per la comunità. Anche perché considerate, la crescita economica - pensiamo alla globalizzazione - di per sé può anche sviluppare una grande rendita, una grande ricchezza ma concentrata nelle mani di pochi, creando grandissime diseguaglianze sociali, oltre che di genere, territoriali.

Ancora, la crescita economica può essere incredibile ma può anche prendere una deriva finanziaria con la conseguenza che non comporta un reale sviluppo del tessuto industriale e produttivo reale. 

Ecco, allora, dicevo, l'arrivo della pandemia ci ha anche insegnato che non vi potrà essere nessuna reale crescita, nessun reale sviluppo se non ci prendiamo e non ci prenderemo cura della salute, se non guarderemo anche alle povertà, tantissime povertà diffuse, all’ambiente, ai beni comuni.

Non possiamo quindi più permetterci un’economia autoreferenziale, che pretende di plasmare la società a sua immagine e somiglianza. Al contrario, dobbiamo costruire un’economia integrale, al servizio della società, delle persone.

È una rivoluzione, questa, dei paradigmi correnti. Ci sono tutte le condizioni però per realizzarla, anche perché - vedete - è una rivoluzione pacifica, gentile ancorché non meno radicale di quelle meno invece gentili che si sono realizzate nel corso della storia. E potrà compiersi - il Governo ne è pienamente consapevole - se a cambiare saranno dapprima le istituzioni e il loro rapporto con la società e il mercato.

Lo abbiamo compreso proprio in questi mesi così critici. Pensateci, senza una rete di protezione efficace da parte pubblica, con una mobilitazione senza precedenti di risorse finanziarie, con ampi, ampissimi interventi a favore dell’impiego, dell'occupazione, il sistema produttivo stesso non avrebbe potuto reggere a questa recessione mondiale.

Quindi assicurare la stabilità dei redditi, dell’occupazione, diventa precondizione essenziale -  ne dobbiamo essere tutti consapevoli e convinti - per pensare a qualsiasi progetto di ripresa, in Italia, come nel resto del mondo, e i governi devono avere a disposizione e ricorrere a tutti gli strumenti utili.

Pensateci un attimo, la vera svolta in Europa è questa, è ovvio che c'è un segno concreto, tangibile, 209 miliardi, una somma ingentissima, messa a disposizione di un singolo Paese in difficoltà, l'Italia. Però, se noi consideriamo l'entità della somma, potremmo pensare, tutto sommato, a un prestito, per lo più prestiti ma anche sussidi molto convenienti che un sistema bancario potrebbe mettere a disposizione di fronte a un debitore in difficoltà. Qui la svolta qual è? La svolta è che l'Europa per la prima volta ha abbandonato una prospettiva di austerità che aveva sempre negli ultimi lustri coltivato.

L’Europa si è orientata verso un modello di sviluppo verde, sostenibile e digitale, e ha consentito ai Paesi membri, in particolare ai Paesi più in difficoltà come l’Italia, di poter pianificare proprio adesso, nel momento di massima difficoltà,  investimenti e riforme strutturali.

Quindi c’è un segno concreto importantissimo, ci sono risorse cospicue a portata di mano, ma ancora più significativo la svolta ideale nella prospettiva di affrontare una sfida economica che riguarda tutta l’Europa  e deve riguardare il mondo intero.
Secondo impegno, seconda opportunità. Dobbiamo riscrivere le regole delle politiche pubbliche nel nostro Paese. 

Dobbiamo lasciare ai nostri figli scuole più sicure, una Pubblica Amministrazione più efficiente che ci semplifichi la vita, ci accompagni,  accompagni le imprese, i cittadini, nelle attività quotidiane di tutti i giorni, un territorio sempre più resiliente rispetto a eventi, a catastrofi naturali, a alluvioni, pensate in questi giorni i paesi del nord, i territori martoriati, in particolare Piemonte, Liguria, martoriati dal maltempo.
Ecco scrivere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, significa scrivere una nuova pagina di storia della nostra programmazione pubblica. Una svolta anche in questa direzione.

Gli investimenti da realizzare devono avere non soltanto un impatto propulsivo rispetto alla domanda, ma devono soprattutto contribuire ad accompagnare la trasformazione della nostra struttura produttiva e accompagnare quindi questa struttura insieme con riforme come quelle della giustizia, della sanità, del welfare, delle politiche per il lavoro.

Mi fa piacere che il Presidente Gardini abbia sottolineato l’importanza e anche l’utilità di quegli interventi che abbiamo programmato proprio in questi mesi per quanto riguarda la patrimonializzazione, il consolidamento degli organismi produttivi, in particolare le piccole e medie imprese ovviamente cooperative, imprese sociali,  è uno strumento fortissimo quello, sono incentivi veramente potenti per permettere una maggior resilienza anche in prospettiva futura del nostro tessuto produttivo.

Come pure sono investimenti strategici in questa direzione tutte le misure di sostegno alle filiere che andiamo a individuare come strategiche, da voi quasi tutte quasi tutte presidiate e anche lì dovremo e sono d’accordo rendere strutturali questi incentivi, perché la programmazione di impresa richiede appunto dei tempi certi e tempi lunghi non un incentivo annuale, ed è per questo che c’è la massima attenzione e il massimo impegno del Governo affinchè ad esempio, lei ha anche citato Presidente Gardini la riduzione del costo del lavoro e il 30% di sgravi per le imprese che operano al Sud, quella deve diventare strutturale, io lo ho anticipato, noi combatteremo, non è una bella espressione, però per descrivere la nostra determinazione è molto utile, in Europa, affinchè quella misura sia decennale.

Noi la vogliamo che sia degradante rispetto al gap infrastruttuarle che man mano andremo a colmare tra sud, centro e nord del paese, così come devono assolutamente essere strutturali gli interventi e gli incentivi ricompresi in tutti quei programmi che favoriranno le imprese, la svolta digitale, transizione 4.0 poi ovviamente non entro nei dettagli, ma i Ministri qui presenti poi declineranno più precisamente queste nostre misure e anche le prospettive temporali.

In un ampio spettro di interventi troveranno spazio anche numerosi capitoli che coinvolgono direttamente il mondo della cooperazione. Penso, ad esempio, alle politiche di sostegno all’innovazione in tutta la filiera agroalimentare, su cui la ministra Bellonova sicuramente si soffermerà. Penso ai numerosi programmi di riqualificazione urbana, ai progetti per contrastare lo spopolamento nelle aree interne, certo, dobbiamo preservare i nostri borghi, dobbiamo cablare il territorio in modo che tutti si sentano partecipi, indipendentemente dal luogo in cui operano e vivono, di questa Comunità nazionale a pieno titolo.
Penso al complesso di interventi per favorire la competitività, per tutelare il Made in Italy, contenuti ad esempio nel patto per l'export. Penso al potenziamento del servizio civile universale, certo, che Lei ha menzionato, sia per quanto riguarda le attività di assistenza alla persona, sia nell'ottica di creazione di rete di facilitazione digitale che puntino a diffondere le competenze digitali di base, almeno quelle di base presso tutta la popolazione a prescindere dall'età, a prescindere dal luogo in cui si vive.

Ecco, per progettare un Piano così ambizioso non possiamo limitarci, come è stato fatto in passato o come ci viene chiesto delle volte... ma una lista di priorità da parte del Governo... magari, non basta affatto. Noi dobbiamo... non possiamo limitarci a una lista di priorità e a stanziare risorse sufficienti senza curarci anche dei passi successivi.

Siamo perfettamente consapevoli che le liste, in Italia, di priorità son state fatte, son stati anche fatti stanziamenti. Dobbiamo... abbiamo l'esperienza per esempio però dei fondi strutturali europei, così lentamente spesi nei precedenti cicli di programmazione, lo Stato non può pensare quindi di innovare il Paese se prima non innoverà se stesso. Ne siamo perfettamente consapevoli.

Abbiamo quindi identificato alcune grandi aree di intervento per ogni missione, con scadenze e obiettivi chiaramente monitorabili per ogni singola iniziativa progettuale. E istituiremo una struttura ad hoc per l'attuazione del Piano, che abbia chiari e definiti poteri di intervento, incisivi per assicurare la realizzazione, nei tempi previsti, dei progetti.

Tutto il Governo, peraltro, non ha intenzione di operare in solitudine, e se noi oggi siamo qui non è soltanto per l'occasione celebrativa dell'Assemblea annuale ma è anche perché intendiamo lavorare con voi. Noi vogliamo tutte le migliori energie del Paese coinvolte in questo Piano. Le porte mie e di tutti i Ministri saranno sempre aperte al vostro mondo per poterci confrontare poi specificamente sui progetti presentati e sulle direzioni da intraprendere.

 Il Piano non è affatto una proprietà del Governo: il piano è un bene comune, appartiene alla nazione, è lo strumento, la ricchezza che noi offriamo per un futuro migliore dei nostri figli, dei nostri nipoti. Quindi è giusto che possiate partecipare, possiate confrontarvi con noi integralmente.
Vengo al terzo impegno, alla terza opportunità da sfruttare; dobbiamo ripensare il rapporto fra Stato, mercato e mondo della cooperazione.
Il dibattito pubblico si è concentrato molto sui primi termini,  troppo raramente sul terzo, mentre il mondo cooperativo rappresenta il motore di sviluppo, un vero e proprio laboratorio di crescita, crescita sostenibile, con particolare attenzione all’inclusione sociale, è anche un luogo di cospicua e buona, voglio aggiungere, occupazione.
Peraltro la nostra Costituzione, all’articolo 45, non si limita a “riconoscere” la funzione sociale della cooperazione, incita a promuoverla, a svilupparla, e il governo intende tutelare la specificità del modello cooperativo, tanto più in un mondo in continua evoluzione, che la pandemia sta rendendo ancora più complesso.
Ecco, promuovere, tutelare il principio e il modello mutualistico significa anche proteggerlo verso declinazioni similari.
Voi parlate di cooperazione falsa, chiamiamola similcooperazione, fasulla, ma l’importante è intenderci in questa direzione.
E vedete, anche per questa ragione che nell’ultima riunione della Cabina di regia sul Terzo Settore, abbiamo preso l’impegno di estendere a tutti gli enti non profit le misure straordinarie di sostegno finanziario già previste per le imprese, nonché di accelerare le erogazioni del 5 per mille e lo sblocco dei pagamenti per i progetti in corso.
In quella sede, i testimoni lo ricorderanno, ho ribadito anche l’impegno del Governo a completare l’iter della riforma del Terzo Settore.
Un obiettivo dell’anno in corso, prima che ovviamente si sviluppasse la pandemia, era quello di fornire una decisa accelerazione a questo processo, con particolare riguardo alla normazione secondaria, come ad esempio la richiesta di autorizzazione alla Commissione europea per le disposizioni fiscali. Ebbene abbiamo avuto un rallentamento, ma siamo ancora in tempo a mantenere l’impegno entro la fine di quest’anno.
Non lo abbiamo dimenticato, e siamo determinati quindi a procedere in questo percorso.
Allo stesso modo, non ci lasciano indifferenti le numerose segnalazioni che ci erano già arrivate e che ci sono arrivate nel video dei vostri amici cooperatori e anche nella relazione del Presidente Gardini, sono state sottolineate le criticità, le difficoltà di assolvere al meglio la funzione di “banche del territorio”. Il mondo cooperativo bancario sta evidentemente soffrendo; i segnali sono molto evidenti, rispetto a un quadro normativo di riforma che era stato progettato nel 2016.
Quella riforma, lo ricordiamo, era nata per rafforzare le banche di credito cooperativo dal punto di vista patrimoniale e aumentarne la resilienza; però dobbiamo prenderne atto, rischia di portare a un’eccessiva omologazione regolamentare del modello bancario, con vincoli pensati per le banche cosiddette “sistemiche” che rischiano però concretamente, adesso ne siamo consapevoli, di frenare l’erogazione di liquidità sul territorio; il che significa sostenere finanziariamente, offrire polmoni finanziari alle piccole e medie imprese, le cooperative del territorio; che invece è la principale missione di questi istituti.
 Ecco perché su questo tema dobbiamo avviare e condurre un’appropriata riflessione.
Io non posso promettere l’esito di questa riflessione; però c’è senz’altro l’impegno del governo, per lavorare insieme, mettere a punto le criticità e lavorare anche in sede europea, perché queste criticità possano essere superate.
E un contributo utile potrà venire anche dal lavoro del comitato di esperti sulla Terza economia del Sottosegretario Di Piazza, che intende promuovere in tutto il Paese la cultura dell’impresa ad alto impatto sociale e far emergere le realtà più preziose per la vitalità delle nostre aree interne, come le imprese di comunità.
Mai come oggi, in uno scenario che ha ridefinito le priorità dei cittadini, del mondo produttivo e della politica, la cooperazione può trovare nel nostro Paese un terreno fertile perché ha profonde radici.
Mai come oggi, la cooperazione può affermare la sua centralità per uno sviluppo integrale della persona.
Grazie.

 

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