Intervento del Presidente Conte al Secondo Forum Internazionale del Gran Sasso

Sabato, 22 Giugno 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto presso l’Università degli Studi di Teramo al Secondo Forum Internazionale del Gran Sasso sul tema “La prevenzione, via per un nuovo sviluppo”.

Grazie a tutti. Presidente Mirabelli grazie a lei per avermi introdotto e per aver presieduto questo consesso. Se mi permettete, ho un po’ di esperienza per i forum scientifici e l’esperienza qui mi induce subito a valutare una bellissima atmosfera, quindi immagino abbiate passato dei momenti di confronto veramente molto stimolanti.

Saluto il Sindaco D’Alberto, il Presidente della Provincia Di Bonaventura, il Presidente della Regione Marsilio. Ovviamente ringrazio il Magnifico Rettore Mastrocola per questa ospitalità e per aver avuto la magna pars nell’organizzazione di questo evento. Saluto il Monsignor Lorenzo Leuzzi, di cui conosco bene la generosa sapiente disponibilità e sensibilità sia per la cultura sia per iniziative concrete. 

Saluto tutti i Magnifici Rettori italiani presenti e dò veramente un caloroso benvenuto come Presidente del Consiglio dei Ministri a tutti i Magnifici Rettori degli Atenei africani. Devo confessare che forse è la prima volta che vedo così tanti rappresentanti Atenei africani in un unico consesso, in una singola occasione, quindi vi ringrazio anche per questo e tengo veramente a sottolineare questa circostanza. Complimenti davvero.

Rivolgo infine un caloroso e affettuoso saluto a tutti gli accademici presenti, molti dei quali sono colleghi e anche amici (vedo l’amico Vincenzo Cerulli Irelli qui in prima fila), e saluto ovviamente tutti gli studenti e tutti i gentili ospiti.

Sono davvero lieto che questa mia presenza qui coincida con questa iniziativa scientifica, il secondo Forum Internazionale del Gran Sasso sul tema de “La Prevenzione, via per un nuovo sviluppo”.

È un evento che è stato organizzato dalla Università e dai centri di ricerca dell’Abruzzo, dalla diocesi di Teramo-Atri, e ha permesso di realizzare un fecondo dialogo tra mondi apparentemente distanti, se non, quantomeno a un primo sguardo, eterogenei. In realtà, se osservati in una prospettiva di più ampio respiro e, soprattutto una prospettiva di più lungo periodo, sono mondi che intercettano traiettorie culturali affini, in quanto radicati tutti in una dimensione profondamente antropologica.

Il tema della prevenzione, con riferimento alla cultura del territorio, alla “custodia” della “nostra casa comune” – così si esprime Papa Francesco nella Laudato si’ – è un tema che esalta, nella misura più intensa, la dialettica tra homo sapiens e homo faber.

I poli di questa dialettica afferrano due dimensioni entrambe qualificanti dell’azione umana, entrambe essenziali.

L’essere umano è infatti, da una parte, naturalmente orientato alla conoscenza, alla ricerca e dall’altra, è proiettato verso la realizzazione di opere e progetti, è mosso – in virtù di un’insopprimibile pulsione “originaria” - a trasformare il mondo, partecipando così a un’opera di creazione continua, incessante, segno del dominio che egli esercita sulle cose.

Nell’opera di prevenzione, queste due dimensioni (dell’homo sapiens e dell’homo faber) si fondono: studio e progetto, teoria-dottrina e iniziativa concreta si mostrano necessari e imprescindibili.

Senza la sapiente combinazione di questi elementi si perderebbe prospettiva e si finirebbe - anche se animati dalle migliori intenzioni - per soccombere davanti alla forza straordinaria e per certi versi terrificante della natura.  

Le Università e i centri di ricerca sono dunque chiamati a collaborare con i tecnici e con gli organismi preposti al controllo del territorio, in un sistema integrato che sappia coniugare la dimensione più teoretica con l’attuazione pratica delle analisi compiute, tale da poter offrire una visione di prospettiva.

Ho ribadito in diverse occasioni che dobbiamo assolutamente adesso lavorare per potenziare il sistema della ricerca (ricerca teorica e ricerca applicata) e l’intero sistema dell’innovazione. La ricerca rappresenta – è una promessa che ho fatto ma è una promessa per la cui realizzazione stiamo già lavorando da diversi mesi -  uno dei pilastri di questa nuova fase di governo, la quale ha avuto inizio dopo l’approvazione dei provvedimenti a più rilevante impatto sociale ed è una fase che adesso è orientata alla crescita.

Ho già avviato alcune iniziative in questo senso, ma ritengo che sia giunto il momento di imprimere un decisivo impulso al progetto.

Non solo. Credo che, sul modello di alcuni istituti di eccellenza già esistenti – il nostro Paese dispone di un strutturato e articolato panorama di centri di ricerca, anche qui abbiamo i laboratori del Gran Sasso di eccellenza, abbiamo anche dei nuovi modelli di istituti di ricerca che sono molto stimolanti, penso all’Istituto italiano di tecnologia di Genova e il centro di ricerca sul genoma che ha sede a Milano – noi dobbiamo potenziare queste strutture di ricerca  valorizzati e adeguatamente finanziati con piani straordinari i centri di ricerca che orientano le loro attività, per rimanere qui in tema, alla scienza della terra, allo studio del territorio e dei fenomeni atmosferici.

In questo modo è possibile far convergere sinergicamente – perché si possa far sistema, quindi si possa potenziare lo sforzo compiuto- le migliori risorse umane verso indirizzi utili al benessere e allo sviluppo integrale della persona. Perché non bisogna poi perdere di vista il fatto che tutti i nostri sforzi sono sempre e devono essere finalizzati orientati alla tutela della persona a rispetto della persona, se noi perdiamo questo obiettivo finale e ci concentreremo ad esempio sulla crescita e sui dati economici, che vanno assolutamente tenuto in conto, ci concentreremo quando ragioneremo di economia sulla finanza, perderemo di vista che tutti i nostri sforzi, tutte le nostre iniziative e anche l'azione di governo non può che mirare a offrire benessere alla tutela della realizzazione, della promozione della realizzazione della persona.

Come massimo responsabile dell’azione di governo, mi impegnerò nella realizzazione di questo ambizioso obiettivo che, ne sono certo, è alla nostra portata.

Nello stesso tempo, però, chiedo l’aiuto leale e responsabile di tutti i soggetti coinvolti. È impensabile che pure io dall'alto delle mie responsabilità e il governo dall'alto delle sue responsabilità possa perseguire questo obiettivo se non si dimostrerà capace e se non avrà l'ausilio e la cooperazione di tutti i soggetti coinvolti. Cooperazione e dialogo sono essenziali in quanto leve motrice di una progettualità non puramente astratta, ma concretamente orientata a una dimensione pratica.

Confesso un profondo senso di disagio nel parlare di temi fortemente connessi alla prevenzione del territorio in una Regione così gravemente colpita, negli ultimi anni, da eventi sismici particolarmente cruenti, che ne hanno segnato in profondità il paesaggio, alterandone l’originaria conformazione; che hanno deformato, fino a sfigurarlo, il tessuto antropico di queste terre e il loro patrimonio storico e artistico; che, soprattutto, hanno sedimentato, nelle coscienze dei suoi abitanti, oltre al dolore per vite violentemente spezzate, un senso di precarietà, di sfiducia, e a volte di disperazione, sentimenti e sensazioni che ancora oggi non sono affatto dissolte. 

L’opera di ricostruzione, dopo i mesi dell’emergenza, è certamente lunga e si prospetta complessa, ma non è più tollerabile procedere a ritmi che risultano oggettivamente incompatibili con l’esigenza, ormai indifferibile, di offrire a coloro che oggi - non domani ma oggi - abitano questi splendidi territori la possibilità - il pieno diritto - di recuperare un’esistenza normale, quanto più simile a quella che è stata loro ingiustamente sottratta.

Non possiamo permetterci di attendere oltre, di indugiare oltre.

Il 3 giugno scorso ho incontrato i Vescovi delle aree terremotate del Centro Italia - era presente anche Monsignor Leuzzi - i quali mi hanno rappresentato, anche dal loro punto di vista, svariate esigenze specifiche, tra cui la necessità di emanare l’ordinanza attuativa per il secondo piano di ristrutturazione dei beni culturali delle zone terremotate.

Ho avuto rassicurazioni che lo schema di ordinanza, che ora mi risulta alla vostra attenzione in attesa di un vostro per un parere, dovrebbe essere approvato, in via definitiva, nella cabina di coordinamento che il commissario straordinario convocherà la prossima settimana.
I vescovi, però, manifestando una profonda sensibilità pastorale, mi hanno anche restituito la condizione di disagio vissuta dalla popolazione, che ancora non vede all’orizzonte alcuna autentica prospettiva di ritorno alle loro case, in borghi che siano finalmente restituiti alla loro vita civile, sociale, familiare e culturale. 

Nel decreto-legge cosiddetto “sblocca cantieri” - lo abbiamo appena convertito ed ora è legge dello Stato - e nel decreto-legge cosiddetto “crescita”, che adesso è stato approvato da un ramo del Parlamento (la Camera) e dovrebbe a breve essere approvato anche dall'altro ramo (il Senato), sono state inserite misure urgenti che intercettano le richieste delle popolazioni, come segnalati anche dai rappresentanti deli enti locali e delle Regioni coinvolte.

Abbiamo introdotto un articolato corpus di norme di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali, di sostegno all’opera della ricostruzione, benefici fiscali e incentivi vari; i comuni interessati sono stati autorizzati ad assumere personale, con contratto di lavoro a tempo determinato, per accelerare anche le tante pratiche burocratiche che consentiranno una più celere ricostruzione; siamo intervenuti per assicurare la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture di emergenza (le cosiddette “casette”).

Mi sono personalmente impegnato affinché, pur in un quadro di finanza pubblica complesso e delicato, fossero implementate, in sede di conversione, alcune misure.  

Molti interventi sono stati definiti in modo coerente e compiuto; qualcuno in modo parziale; altri ancora non hanno trovato ingresso all’esito della discussione parlamentare in questi decreti-legge.

Occorre fare di più, ma soprattutto, al di là delle ulteriori misure che potremo adottare in successivi provvedimenti, è necessario procedere con determinazione all’opera di ricostruzione che - fino ad oggi - ha conosciuto ritmi troppo rallentati.

Mi appello dunque a tutte le autorità preposte, affinché si possa dare il massimo impulso all’attività di ricostruzione, cercando quanto più possibile di ascoltare le popolazioni locali, le comunità locali, di intercettare le loro esigenze e di rispondere prontamente alle richieste da loro avanzate.

Il tema della prevenzione, però, declinato in questa dimensione di “cura” e di “attenzione”, evoca un altro tema a me molto caro, quello della “responsabilità”, che è una prospettiva che dischiude una dimensione etica molto profonda, molto spesso colpevolmente trascurata.

In epoca moderna, nella nostra vita culturale, il diritto, l’economa, la politica si sono venute definendo e sviluppando separandosi dall’etica; la mia personale convinzione è che l’abbiano fatto per rivendicare non solo una sorta di gelosia e di orgoglio dei confini, ma anche per – nel caso soprattutto del diritto e dell’economia – rivendicare, con una maggiore ambizione, pretese di scientificità. Occorre invece recuperare – lo penso e l’ho anche scritto - la dimensione dell’etica. Mi ha fatto piacere che Monsignor Leuzzi abbia oggi ricordato la figura di Tommaso Moro, perché Tommaso Moro è un pensatore molto interessante; martire della riforma protestante, si è caratterizzato – ma qui non parlo solo delle sue opere ma parlo proprio del suo vissuto – per il primato della coscienza morale.  Di fronte alle responsabilità della politica, alle responsabilità che la conoscenza e le scelte cognitive a cui ci espongono, lui ha afferrato e rivendicato il primato della coscienza morale.

La dimensione dell’etica presuppone, soprattutto per chi ha responsabilità di governo, il dovere di orientare la propria azione al perseguimento del bene comune delle generazioni presenti e di quelle future, nella consapevolezza, come ho più volte ricordato, che non noi siamo “proprietari” di questo pianeta. Dobbiamo solo custodirlo per lasciarlo, non peggiore ma se possibile migliore, a coloro che lo verranno dopo di noi, che non sono delle persone astratte che non ci riguardano, sono i nostri figli, i nostri nipoti.

L’attenzione a una prospettiva quindi di crescita equa e sostenibile, inclusiva e quanto più possibile diffusa, rappresenta l’orizzonte ideale al quale tendere.

Il tema dei cambiamenti climatici, che è solo una delle molteplici questioni riconducibili alla dimensione di una crescita “a misura d’uomo”, è ormai all’attenzione delle istituzioni nazionali, delle istituzioni europee e sovranazionali. Giovedì, ne abbiamo parlato proprio al Consiglio europeo, abbiamo affrontato proprio il tema dei cambiamenti climatici anche con riguardo all’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050.

Sicuramente ci sono delle diverse sensibilità che sono emerse nella discussione,  perché, vedete, quando si afferra un obiettivo, l'obiettivo può essere chiaro, ma per seguire poi quell'obiettivo e affermare il primato del raggiungimento di quell'obiettivo, richiedete dei  costi, significa operare delle scelte; quando si ragiona di un obiettivo come quello della neutralità climatica entro il 2050, significa per molti Paesi, che ad esempio sono un attimo rimasti indietro, elaborare delle strategie di politica industriale molto precise, che hanno un costo economico e quindi anche sociale non indifferente; in contesti sovranazionali, in sistemi integrati come quello dell'Unione Europea, possiamo anche lavorare alla cosiddetta burden sharing,  alla condivisione di questi costi, ma ci dev'essere consapevolezza che obiettivi di questo genere non possono essere raggiunti in una visione isolata, nessuno Stato può farsi monade, lavorare per se stesso. Se lo sforzo non è integrato chiaramente non avremo nessun effetto nell'ambito dei cambiamenti climatici e dovremo confrontarci con attori globali perché siano tutti i più importanti attori globali sensibilizzati verso questa medesima prospettiva. 

La crescita economica, quindi, non può più essere considerata sufficiente per favorire una vita felice. Occorre guardare ad altri indicatori: la sostenibilità; la protezione dei beni comuni; la qualità dell’esistenza; la tutela del paesaggio; l’accesso alla cultura e al godimento della bellezza, naturale e artistica, di cui l’Italia è così ricca; il diritto allo studio e alla salute.     

È anche per questa ragione che ho appena costituito una Cabina di regia sul benessere che affiancherà, non come consulenti che ogni tanto verranno coinvolti laddove ci sia qualche decisione particolare da prendere, ma per integrare le loro riflessioni, per mettere a disposizione le loro competenze e le loro sensibilità costantemente nell'azione di governo. Quindi da una prospettiva, se mi permettete, sembra la solita cabina di regia, invece è una prospettiva rivoluzionaria perché significa che io come decisore politico e i miei ministri, che ovviamente fanno parte del gabinetto e che contribuiscono a realizzare quotidianamente l'azione di governo, saremo costantemente chiamati a confrontarci con le ricadute sul piano sociale e sul piano personale delle nostre azioni di governo.

La prospettiva di uno sviluppo autenticamente umano muove dal riconoscimento che la persona umana è titolare, fin dalla nascita, di diritti imprescrittibili, inviolabili e indisponibili, che lo Stato riconosce e tutela.
Al riguardo, considero di grande valore, non solo simbolico, la firma in questo Forum della “Carta di intenti” tra la Conferenza dei rettori delle università italiane e la Conferenza dei rettori delle università africane.

È per me motivo di grande onore e orgoglio ricevere questa “Carta”, la custodirò preziosamente, perché conferma la naturale vocazione di apertura dell’Italia, nazione proiettata sul Mediterraneo, nei confronti del Continente africano; e questa apertura al Mediterraneo significa apertura a un crocevia plurisecolare, ultra millenario di civiltà e   cultura, è un luogo di confronto, è un luogo di dialogo. Ho sempre guardato a questa prospettiva con estremo interesse e al quale ho riservato un’attenzione particolare, favorendo il rafforzamento di un proficuo partenariato, ormai un pilastro della nostra politica estera.

È un partenariato tra uguali però, perché si è partner se si è su una posizione paritaria, si è partner se si superano i modelli di cooperazione del passato, si è partner se c'è una parità di chance, di opportunità a tutti coloro che sono partecipi, a tutti i soggetti che sono partecipi di questa iniziativa.D’altra parte, nelle sfide che si presentano nello scenario globale, l’Africa costituisce un’assoluta priorità per l’Italia, sotto molteplici profili, non solo geostrategici ed economici, ma direi proprio culturali.

Ecco perché è importante la vostra presenza.

Viaggiando - ormai ho collezionato in un anno di governo all'incirca 38/39 missioni all'estero, ho girato il mondo si può dire, non è una formula di stile: molte di queste sono state missioni di sistema, quindi ci sono stati forum economici, ci sono stati incontri con centinaia di imprenditori in alcune di queste occasioni - ho sempre rivendicato il primato delle relazioni culturali; anche laddove gli scambi commerciali sono intensi o laddove vanno intensificati perché sono insoddisfacenti,  ho sempre rimarcato l'importanza degli scambi culturali a livello di Università di centri di ricerca. Ad esempio, io mi emoziono quando posso visitare scuole italiane o sapere che in qualche Paese si studia la lingua italiana, e reciprocamente ovviamente, perché questo significa che si pongono le premesse, si pongono le basi, un humus che porterà tantissimi frutti perché consentirà di conoscere meglio reciprocamente le rispettive culture, di rispettare le rispettive identità culturali. Sono convinto che queste sono le migliori premesse per intensificare, rendere ancora più produttivi anche gli scambi poi sociali ed economici in particolare.

Il futuro dell'Africa, ne sono convinto è anche il futuro dell’Europa. Per questa ragione, occorre investire sul suo sviluppo socio-economico, che è anche la via per combattere le cause, che spesso riguardano anche noi europei, delle migrazioni irregolari.

Non dobbiamo trascurare però, anche in questa prospettiva, appunto, l’attenzione alla cultura, primo e più potente fattore di emancipazione e di abbattimento delle diseguaglianze.

La Cooperazione italiana da sempre – e sarò stato anche sicuramente ricordato nelle sessioni di questo Forum - sostiene istituzioni ed enti nella programmazione e attuazione di adeguate politiche di formazione, avvalendosi di collaborazioni con le più importanti università italiane.

La “Carta di intenti” che è stata sottoscritta riconosce che educazione, dialogo e ricerca rivestono un ruolo primario nella salvaguardia e nel rispetto del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo e che l’educazione è essenziale per la promozione della persona, per promuovere uno sviluppo sostenibile.

Proprio nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile, le due Conferenze dei rettori ritengono infatti essenziale lo scambio di esperienze e visioni, reputano prioritario investire nei giovani, impegnandosi in un loro maggiore coinvolgimento in tutti i settori e, soprattutto, nella partecipazione ai processi decisionali. Sia le istituzioni italiane sia quelle africane sono dunque invitate ad adottare le misure necessarie per facilitare lo sviluppo di curricula legati alla salvaguardia del patrimonio culturale e naturale, al fine di assicurare il riconoscimento dei titoli sia in Africa che in Italia.

Io posso assicurare - questo posso farlo senz’altro - il supporto mio personale e quello dell’intero Governo alla dichiarazione e garantisco che mi attiverò, in ogni sede possibile, per il raggiungimento degli obiettivi di uno sviluppo integrato e sostenibile, al servizio della persona, colta nella concretezza della sua esistenza, in qualunque parte del pianeta si trovi a radicare le proprie abitudini di vita. 

Grazie a tutti.
 


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