Intervento del Presidente Conte al “Premio nazionale per l’innovazione” di Confagricultura

Mercoledì, 17 Luglio 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla cerimonia di assegnazione del “Premio nazionale per l’innovazione” di Confagricoltura.

Grazie per il premio e mi sembrava questo un doveroso omaggio per tutti i premiati, per tutti gli imprenditori, i coltivatori, operatori, agricoltori, che – come dire –

sono partecipi di questa grande intrapresa che è l’attività agricola. Io sono molto lieto di questo invito, Presidente Giansanti, grazie, grazie a tutti gli amici di Confagricoltura, Ministro, sono contento e lieto di vederti, ti saluto, Sottosegretario Pesce, cari ospiti e soprattutto cari premiati.

Vedete, in realtà, oggi possiamo parlare di “buon governo” ma non perché ci sia il Presidente o perché ci sia qui il Ministro, quindi ci sia una rappresentanza del governo in carica perché se voi – qualcuno di voi lo ricorderà, se è stato a Siena – al Palazzo Pubblico, nella Sala della pace, v’è un ciclo pittorico meraviglioso, vedo che lei mi fa cenno col capo, Ambrogio Lorenzetti, “L’allegoria e gli effetti del buono e del cattivo Governo” è un ciclo pittorico meraviglioso se lo analizzate con attenzione il buon Governo è dedicato alle attività agricole, ed è stupenda quella raffigurazione pittorica perché non solo ci sono le città, comunità pulsanti, operose di cittadini organizzate in tutte le loro declinazioni sociali, politiche, economiche, ma perché c’è anche sulla campagna, rappresentata, secondo una sequela straordinaria di contadini che seminano, arano; contadini che sono vicini ai filari di viti, agli olivi nelle colline; uomini intenti alla mietitura, alla battitura, alla trebbiatura del grano, così come all’allevamento degli animali. Ecco quello è il simbolo del buon governo, ecco quindi noi oggi omaggiamo i premiati e omaggiamo tutto il mondo dell’agricoltura, perché voi siete il buon governo. E mi piace esordire con questo richiamo perché è un valore esortativo, pedagogico di quell’affresco, perché quella è l’Italia che amiamo, quella l’Italia che ci piace. Io ho adesso anche gustato un meraviglioso pomodoro, che è un po’ il segno iconografico dell’identità direi culturale dell’Italia, no? Qualcosa di più che un semplice prodotto della terra. E sono davvero lieto di questa iniziativa, infatti, il Presidente potrà confermare che, appena ricevuto l’invito, ho subito confermato la mia adesione, ho subito aderito a questa iniziativa da voi ideata nel dicembre scorso per premiare, promuovere l’eccellenza nell’offerta di soluzioni tecnologiche, di prodotto, organizzative e di processo, in quest’ambito decisivo della nostra economia che è l’agricoltura.

Ogni innovazione, tanto più nel settore agricolo, trascende la mera implementazione dei processi, in quanto incide, sotto molteplici aspetti anche della vita delle persone. Basti riflettere proprio alla relazione tra aree rurali e aree urbane – e il vostro progetto anche, c’è quella sezione che abbiamo appena diciamo… ci è stata appena rappresentata “Smart land and smart city” è esempio eloquente – ecco ad queste contaminazioni, da queste attività che si dispiegano nelle aree rurali e in pare anche urbane possono originare iniziative, anche audaci, di interazione tra arte, turismo e cultura.

E l’agricoltura, forse anche per questo, è un settore al quale, negli ultimi anni, molti giovani si stanno avvicinando, questo è un dato che come responsabile di Governo mi allieta molto, mi fa ben sperare di poter recuperare anche dei buoni livelli di occupazione tramite l’agricoltura.

Secondo alcune stime, l’Italia è il primo Paese in Europa per giovani impiegati nell’agricoltura. Alcuni dubitano delle stime ma direi che sono nel complesso abbastanza attendibili. E proprio le aziende guidate da imprenditori under 35 stanno sfruttando –

direi con la massima efficacia – le innovazioni della tecnica per alleggerire quella che è la fatica dei campi, la tradizionale fatica che si misura nei campi.

Eccellenti sono stati i risultati ottenuti in alcuni specifici comparti. Penso, ad esempio, al settore della produzione vinicola: io stesso ne sono stato un partecipe testimone quando sono intervenuto a Verona, al Vinitaly, che è stata una scorribanda molto gradevole e molto gradita.

L’impresa agricola si sta rinnovando profondamente in chiave di sostenibilità ambientale, economica, sociale. Si tratta di un percorso da cogliere, da valorizzare, certamente per le significative ricadute occupazionali, l’ho già detto, come anche dimostra il fatto che ormai abbiamo in agricoltura già punte molto avanzate di attività, manodopera digitalizzata; le ricerche più recenti ci attestano come la manodopera digitalizzata non soppianterà la manodopera manuale, anzi, contribuisce a incrementare il livello delle attività e quindi anche i livelli di occupazione.

In questo rinnovato ritorno alla terra intravedo anche un significativo riflesso etico, in primo luogo per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, ormai valore primario per qualsiasi prospettiva di sviluppo, uno sviluppo che sia evidentemente inteso in termini di cura, custodia del territorio, rispetto delle risorse – che sappiamo non illimitate – esperienza, uso consapevole della tecnica.

Le imprese agricole devono poter disporre di adeguate infrastrutture (materiali e immateriali) e di tecnologie avanzate, sempre più determinanti per la competitività. E sapete voi meglio di me quali sono le sfide del settore: innovazione digitale, big data, agricoltura di precisione, blockchain.

Per questo, anche, in vista della prossima legge di bilancio, con il Ministro Centinaio stiamo lavorando come Governo – il Ministro è già intervenuto, quindi ha già rappresentato – stiamo intervenendo significativamente – e ne avete parlato, ho sentito, orecchiato di grandi promesse – Ministro speriamo che ce la faremo con le risorse, non vorrei che ti fossi sbilanciato troppo, ma prevediamo, ecco, significativi investimenti in questo settore agricolo, agroalimentare, anche perché, ripeto, ci aspettiamo investimenti soprattutto nel segno di grandi innovazioni tecnologiche.

La ricerca e la tecnologia devono essere incentivate e sfruttate come strumento cardine nei più diversi ambiti, che sono: ideazione di materiali alternativi alle plastiche, che sono ancora largamente utilizzate; individuazione degli strumenti migliori per impedire l’inquinamento delle acque e il loro spreco, attraverso l’implementazione di forme di irrigazione che assicurino risparmio, efficienza; e infine correzione delle criticità e delle debolezze del suolo, anche in forte sofferenza a causa, come sappiamo, dei cambiamenti climatici.

In sostanza dobbiamo cercare tutti di lavorare nella direzione giusta e la direzione giusta non è il modello dissipativo, che giungendo a degenerazioni allarmanti, costringe a uno sfruttamento sempre più massiccio e irrazionale delle risorse disponibili.

Dobbiamo promuovere quindi modelli di economia che disarticolino il binomio tra sviluppo e consumo e, conseguentemente, riescano a indirizzare la crescita sulla base di un reinserimento delle risorse nel ciclo produttivo, tale da contribuire, in maniera significativa, alla decarbonizzazione del territorio.

È importante quindi sottolineare, rimarcare che uno sviluppo ecosostenibile non solo è più giusto, ma contribuisce, in misura significativa, alla competitività delle nostre filiere produttive. È necessaria quindi una visione di assieme, una prospettiva strategica di azione, un piano di lungo periodo che coinvolga i diversi livelli di governo e i cittadini, i protagonisti diretti del cambiamento. Sono necessarie anche campagne di informazione, operazioni di sensibilizzazione, ecco la vostra è molto significativa da questo punto di vista perché contribuisce, come dire, a segnare un’asticella sempre più in alto e a indicare la direzione giusta.

Oggi la questione dell’eredità ambientale è impellente.

Come ho più volte ricordato in diverse sedi, in Italia e all’estero, e non mi stancherò mai di fare, siamo custodi, semplicemente custodi del nostro pianeta. Lo abbiamo ereditato dalle generazioni che ci hanno lasciato e lo trasmetteremo alle generazioni che verranno, abbiamo una grande responsabilità.

L’agricoltura è il settore di attività elettivo per perseguire direi un nuovo umanesimo, non vi spaventi, non vi meravigli se parlo di nuovo umanesimo in relazione ad attività economiche.

Ogni umanesimo nasce sempre dopo periodi di crisi e prelude a nuove fioriture, a rinascenze di cui forse riusciremo a intravedere solo l’aurora. Dobbiamo far di tutto per rimettere l’uomo, l’unicità del suo essere, la sua dignità al centro delle nostre iniziative, anche economiche.

Nel campo, in particolare, dell’agricoltura, cosa può significare “nuovo umanesimo”? Rapporto fecondo con la propria terra; condivisione delle competenze; dialogo e integrazione tra aree urbane e rurali; percorsi e contaminazioni culturali di ampio respiro, scoperta artistica, enogastronomica di luoghi meravigliosi, spesso nascosti, disseminati in un territorio che si caratterizza, da secoli, per una multiforme varietà, tratti peculiari e inconfondibili, che hanno definito per sempre il paesaggio storico e artistico e che ci rendono unici nel mondo.

In un mondo sempre più globalizzato, ordinato secondo logiche che tendono a sopprimere, a oscurare la particolarità, ecco, occorre ricordare che ogni realtà richiede una tipologia di cura specifica, che ne esalti e ne tuteli le caratteristiche. Ed è questa, poi –

se ci pensate – in fondo l’essenza di una bioeconomia autenticamente umana.

Concludo. Molte delle nostre eccellenze agroalimentari sono imitate in tutto il mondo, senza rispetto degli impareggiabili standard qualitativi che ci caratterizzano. Tutto ciò penalizza i nostri produttori, il nostro export, quindi dobbiamo rafforzare come Governo – e col Ministro Centinaio siamo determinati a farlo – il nostro impegno nel difendere voi, le nostre aziende agricole italiane da questo genere di contraffazione.

In questo modo, oltre a essere custodi del pianeta, nel senso che prima ho anticipato, diventiamo anche custodi delle primizie della terra, anch’esse da lasciare in eredità ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Voi imprenditori agricoli siete il motore essenziale dello sviluppo, la spina dorsale della nostra economia, siete ambasciatori del made in Italy nel mondo.

Permettetemi, dunque, a conclusione di questo mio intervento, di ringraziare tutti voi operatori del settore, per il vostro impegno, per il lavoro che svolgete spesso in condizioni di particolare difficoltà, con grande sacrificio personale, e soprattutto permettetemi di ringraziarvi per l’amore che dimostrate per la terra, per il nostro territorio.

Grazie davvero.