Intervento del Presidente Conte al giuramento dei neoassunti del Dis

Martedì, 8 Ottobre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto alla cerimonia di giuramento dei neoassunti del Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica.

Cari Direttori degli Organi informativi, 
Cari Giurandi, 

nell’indirizzare il mio augurio più caloroso a voi che, giurando fedeltà alla Costituzione della Repubblica ed alle sue Istituzioni democratiche, vi accingete ad avviare formalmente il vostro percorso professionale nel DIS, nell’AISE e nell’AISI, vorrei avvalermi di questa occasione per svolgere alcune considerazioni sulle sfide che attendono gli operatori dell’Intelligence e sono lieto di esporle nella cornice, molto bella, molto prestigiosa di questa nuova sede unitaria di Piazza Dante. 

Mi fa, in particolare, piacere revocare alla memoria il sentimento che ci animò qualche mese fa, allorché questo edificio venne inaugurato alla presenza autorevolissima del Presidente della Repubblica. Io ho avvertito, ma credo tutti i presenti, un vivo sentimento di orgoglio per il traguardo raggiunto. 
E mi è altrettanto gradito sottolineare come sia la seconda volta che presenzio a questa solenne cerimonia. Lo scorso anno avevo da poco assunto la responsabilità del Governo e mi dissi fiducioso che l’eccellenza sarebbe stata la cifra caratteristica dell’operato quotidiano dell’Intelligence. 
Ho tenuto molto ad essere con voi oggi, in questo passaggio che riveste un significato speciale per chi lo vive ma anche per tutti gli appartenenti a questa Istituzione, poiché nel frattempo ho constatato che l’Intelligence è effettivamente un patrimonio della Nazione intera, è una comunità di valorosi professionisti che, garantendo la sicurezza del Paese, protegge quella sfera di interessi nazionali che unisce e non divide, nella quale tutti i cittadini italiani si riconoscono e debbono potersi riconoscere. 

Alla luce della mia esperienza di responsabile dell’alta direzione e della responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, ritengo  di poter tratteggiare, sia pure brevemente, una sorta di profilo ottimale del professionista intelligence e di quelle che oggi vengono definite accedendo a un linguaggio estero, le sue “skill”. 

Desidero anzitutto ricordare che se è, da un lato, il Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica a stabilire il fabbisogno informativo, dunque ad individuare le direttrici d’intervento e le priorità lungo le quali gli Organismi d’intelligence devono poi muoversi, d’altro canto l’Autorità di Governo che si attende di venire a sua volta sollecitata, da un’Intelligence integrata nei suoi meccanismi e nelle istanze decisionali, in ordine a problemi nuovi e ad orizzonti inediti, con particolare attenzione alle cosiddette “tematiche orizzontali” che determineranno su scala globale i maggiori trend evolutivi. Tali esigenze attengono entrambe alla funzione, alle funzioni, dei Servizi Segreti quale presidio della democrazia. 

La prima funzione in particolare è quella più naturale, non essendo concepibile un’Intelligence che si muova al di fuori del controllo parlamentare e dei compiti che il Governo le assegna. 

La seconda funzione forse è meno scontata, ma non meno importante, essenziale, perché rimanda alla natura dell’interesse nazionale, la cui individuazione, protezione e anche promozione si collocano al cuore dell’esercizio delle prerogative sovrane del nostro Stato.  

Ciò rileva oggi assai più che in passato, tenuto conto che i processi di globalizzazione paiono attenuare la loro spinta di progresso, sia perché sono più accidentati che in passato, sia perché i loro costi tendono ad essere sempre più avvertiti dei loro benefici, e non solo nelle economie più mature. La conseguenza è che ciascun attore del sistema delle relazioni internazionali è indotto a fare del proprio interesse nazionale il perno intorno al quale ruotano le sue linee d’azione.   

Rimango persuaso che questi sviluppi non implichino affatto che siamo destinati a vivere in un’epoca di generalizzati conflitti, conflitti senza fine e permanenti. Credo, al contrario, che l’ancoraggio alla comunità euroatlantica e ad un multilateralismo avveduto, aggiornato, realmente efficiente, rappresentino per il nostro Paese, il punto di riferimento imprescindibile della sua proiezione internazionale, come pure lo strumento migliore per far sì che le logiche cooperative si impongano e prevalgano su quelle competitive.    

Tuttavia, un contesto caratterizzato dal perseguimento di interessi nazionali spesso divergenti non è privo di conseguenze suscettibili di incidere sulla tenuta complessiva del Sistema Paese e conferisce un’importanza cruciale al sostegno che l’Intelligence è chiamata a fornire all’azione del Governo, nella forma di un contributo efficace affinché l’interesse nazionale venga riempito di contenuti concreti e circostanziati. 

I nostri interessi, infatti, non possono più essere cristallizzati in termini immutabili nel tempo. Fatto salvo un nucleo permanente che include, fra gli altri, la tutela degli assetti strategici e delle infrastrutture essenziali per il mantenimento delle funzioni vitali del Paese, l’interesse nazionale è destinato a declinarsi, nel tempo, in numerose sfaccettature, mutevoli ed articolate. 

Ciò chiama i Servizi Segreti a svolgere una missione, se mi permettete più ambiziosa rispetto al passato, anche recente. 
Non basta più il semplice adattamento “ex post” ai cambiamenti del panorama della minaccia. 
Anzitutto, è imprescindibile essere in grado di scorgere tali mutamenti “ex ante”, bisogna individuare in tempo utile l’evoluzione dei diversi fenomeni. 
Non solo: a fronte di minacce non sempre palesi, spesso ibride e per ciò stesso mimetizzate sul fronte interno, nel contesto internazionale e nel tessuto produttivo, persino la bravura nel giocare d’anticipo potrebbe rivelarsi insufficiente. Quella che davvero serve allora è un’intelligence che potremmo definire caratterizzata da una “visione olistica”, ossia capace di ridisegnarsi e di reinventarsi continuamente nei suoi obiettivi, nella sua pianificazione informativa, nelle metodologie adoperate per accostarsi ai diversi profili di rischio per la sicurezza nazionale. 

Dal punto di vista del decisore politico, che oggigiorno necessita - oltre che di informazioni vagliate e tempestive - di chiavi di lettura che ricompongano in un quadro organico scenari geopolitici ed economici sovente fluidi e frammentati, la prova più significativa che vi attende è, dunque, quella della versatilità, strettamente collegata all’abilità nel mostrare sempre, nel vostro lavoro, un’attitudine strategica. 

Per l’Intelligence nessuna questione può venire derubricata a routine, e nessun’attività può essere disgiunta da una visione d’insieme. E’ bene che la pur doverosa applicazione del principio della “necessità di conoscere” non comporti un approccio eccessivamente angusto e settoriale ai diversi dossier, poiché, in tale eventualità, a risentirne negativamente sarebbe la fruibilità del prodotto intelligence da parte dell’Autorità politica.
Si tratta, oltretutto, più che di un auspicio di una scelta obbligata, in ragione dell’impatto profondo esercitato dalla rivoluzione digitale su tutti gli aspetti della vita umana e dunque anche sull’orizzonte nel quale questa Istituzione è chiamata a muoversi, che le impone di attrezzarsi adeguatamente per cogliere tutti i vantaggi di questa rivoluzione digitale schivandone le insidie. 
Dicevo che uno scenario internazionale dove la mediazione e la convergenza degli interessi sono ormai divenuti faticosa conquista quotidiana non è per forza di cose sinonimo di instabilità permanente. 

Parimenti, un’arena digitale che ha abbattuto le frontiere fisiche, le frontiere materiali, tra gli attori statuali e ha dissolto i confini concettuali tra le tradizionali categorie di guerra e pace, amico e nemico, pubblico e privato, non ci porta automaticamente a incamminarci in un territorio incognito e ostile, tanto più che alla perdurante mancanza di una cornice giuridica internazionale del settore cyber fa da contraltare come ben sapete, almeno nell’aspetto decisivo della protezione dei dati, un impianto regolatorio europeo e quindi anche nazionale molto avanzato.

Nondimeno, per mettere la Nazione in sicurezza occorre ottemperare ad una precondizione essenziale, che chiama in causa direttamente l’Intelligence e proprio voi che ne siete le nuove leve, anche al di là dei compiti tradizionali in materia di prevenzione e contrasto della minaccia e delle competenze recentemente acquisite nel quadro dell’architettura nazionale cibernetica. 
È fondamentale, in particolare, che l’operatore dei Servizi Segreti rimanga sempre incline a rimodellare il suo abito mentale sulla base delle evoluzioni incessanti delle tecniche di gestione, trasmissione ed elaborazione delle informazioni e dei dati. 

In altre parole, è indispensabile che ogni strumento di raccolta informativa cui ricorrete venga calibrato ed affinato alla luce di quella stretta interdipendenza fra i diversi attori e fattori di rischio che sarà tipica di un mondo dove gli uomini, e fra breve anche le cose, rimarranno connessi in permanenza da sconfinate reti virtuali. 

Tutti i metodi di acquisizione delle informazioni sono egualmente necessari e di pari importanza, ma a garantirne la resa migliore sarà il loro utilizzo combinato, il loro utilizzo armonioso. Il che risulterà tanto più facile quanto più il campo visuale della comunità di coloro che, ai diversi livelli, esercitano responsabilità in materia di Sicurezza Nazionale verrà sgomberato da un possibile equivoco e da un’illusione ricorrente. 

L’equivoco è che un valore fondamentale quale è la sicurezza possa venire a trovarsi in contraddizione con altri valori altrettanto fondamentali come la tutela dei diritti della persona, dei cittadini e il rispetto delle regole della concorrenza e del libero mercato. È un contrasto che non può e non deve esistere. I principi su cui si fonda la produzione legislativa italiana ed europea indicano – anche alla luce della dottrina e della prassi applicativa - che quei valori non soltanto non sono antitetici, ma sono perfettamente compatibili, sono perfettamente  conciliabili. Ciò è evidenziato, fra l’altro, dalla centralità crescente attribuita ai diversi profili della privacy e dagli sforzi in atto per definire il perimetro entro il quale vanno garantiti i necessari parametri di Sicurezza Nazionale. 

L’illusione, di cui parlavo prima, è invece che le forme più avanzate della rivoluzione tecnologica possano trasformarsi da utili strumenti che avvantaggiano, anche in chiave predittiva, l’attività operativa, analitica dell’Intelligence in scorciatoie sostitutive delle capacità uniche ed irriproducibili del cervello umano. Il connubio fra uomo e tecnologia è un moltiplicatore di efficienza, ma la qualità del Comparto informativo dipenderà sempre e comunque dal vostro spessore professionale e, aggiungo, dal vostro spessore etico. 

Ho voluto sin qui evocare, a grandi linee, la possibile fisionomia di un operatore di intelligence al passo con la realtà contemporanea, non perché dubiti della competenza, della preparazione e del rigore morale delle donne e degli uomini del DIS, dell’AISE e dell’AISI, bensì perché sono molto fiducioso che sono state compiute le migliori scelte di reclutamento possibili e che voi, le nuove risorse che arricchiranno il Comparto, porterete sano entusiasmo e anche, se mi permettete, quella freschezza necessaria per rinnovare e potenziare ulteriormente l’intero comparto.
Sono certo che tutti voi, che dedicherete le vostre energie alla tutela ed alla promozione della sicurezza del Paese, che siete determinati a mettere il vostro spirito di servizio a disposizione di un’Istituzione peculiare quanto a missione, mandato e quadro normativo di riferimento, avete compiuto tale scelta in virtù di un’adesione piena e convinta ai Valori dell’Intelligence e siete mossi, al tempo stesso, dal forte desiderio di essere utili alla patria.
È con questo spirito che mi accingo a consegnare a tre rappresentanti di DIS, AISE e AISI la Carta dei Valori dell’Intelligence. 

Tanto i rigorosi criteri di selezione seguiti nel reclutarvi, quanto l’alto senso dello Stato e della dedizione al lavoro dimostrato dai vostri colleghi, con i quali da oggi lavorerete fianco a fianco in una feconda fusione di prospettive, competenze e capacità, garantiscono ampiamente che questo testo per voi non rimanga un semplice monito ma sia un prezioso viatico nel quale saprete costantemente specchiarvi e che vi accompagnerà lungo l’intero percorso al servizio della Nazione di cui dovete sempre essere fieri.   

Quindi cari Giurandi, vi auguro di potervi sempre sentire da oggi in poi nell’ambiente professionale adeguato alle vostre aspirazioni. Vi auguro di sentire sempre ogni giorno, d’ora in poi, tutte le vostre colleghe, i vostri colleghi come prezioso compagni di viaggio di cui fidarvi incondizionatamente. Vi auguro di poter andare ogni sera, sempre, giorno dopo giorno, a letto convinti di aver rispettato la Costituzione e i valori democratici della nostra comunità nazionale. E vi auguro ogni giorno, ogni mattina all’alba, di potervi svegliare più determinati che mai, con piena coscienza, con piena competenza, a onorare la nostra Patria, i nostri interessi nazionali. E permettetemi di cogliere anche questa occasione per esprimere il mio più sentito apprezzamento e ringraziamento per l’operato dei vertici del Comparto e per ringraziare tutti le donne e gli uomini che già sono ormai avanti nella professione per l’attività quotidiana che svolgono al servizio della nazione.
Grazie
 


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