Intervento del Presidente Conte agli Stati generali della transizione energetica italiana

Giovedì, 17 Ottobre 2019

Buongiorno a tutti, saluto le Autorità, saluto i gentili ospiti,

e spero di non aver alterato l’agenda dei vostri lavori visto che il mio intervento era previsto per ieri ma come avrete visto anche dalla cronaca ieri è stata una giornata intensissima e non mi è stato possibile intervenire però ci tenevo a recuperare perché il titolo di questo incontro Stati generali della transizione energetica è un titolo che evoca la forte sensibilità del governo su questo tema che è un pilastro per la nostra azione di governo. 

Quindi io ringrazio Cassa Depositi e Prestiti, Snam e Terna per aver ideato questo incotro _ me ne avevano parlato per tempo ed ero stato subito entusiasta di questo evento – e so che c’è anche la collaborazione di The European House - Ambrosetti, e ringrazio anche loro.

È significativo anche il fatto che questo evento si svolga proprio presso il Palazzo che è la sede storica della Cancelleria Apostolica e allora colgo questo collegamento spaziale per richiamare anche la sensibilità di papa Francesco per questo tema, per il tema del contrasto dei cambiamenti climatici e le sue parole e la sua sensibilità sono un monito per tutti noi. Se tutti noi recuperiamo alcuni passaggi della sua enciclica Laudato si noi ricaviamo le ragioni profonde che sollecitano le nostre coscienze a un dovere di attenzione e di cura nei confronti dell’ambiente. C’è un passaggio che recita: “il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora”. Ecco allora che preservare e curare il capitale naturale, partirei da questo assunto, è la condizione irrinunciabile per lo sviluppo armonico di qualsiasi attività che si dilati e si espandi in qualsiasi settore di vita.

Proteggere l’ambiente quindi significa proteggere noi stessi e tutti quelli che verranno dopo di noi.

Questo evento mi consente di ragionare su quella che è la prospettiva di governo, la strategia, la visione che è stata fondamentale anche per me stesso quando mi sono seduto a un tavolo e mi sono confrontato con i rappresentanti delle varie forze politiche che sostengono questa esperienza di governo e abbiamo deciso, lavorando insieme confrontandoci, di dare un indirizzo, nella consapevolezza che il futuro è una conquista, il futuro è un progetto che va elaborato e vissuto quotidianamente con perseveranza.
Vogliamo un’Italia più verde, più inclusiva e più equa. Questo obiettivo rappresenta la stella polare della nostra azione di Governo; e non rappresenta nella nostra concezione, non rappresenta affatto come tradizionalmente invece si è soliti fare un costo, un impedimento, un vincolo, ma un’imperdibile occasione di crescita, di sviluppo e di innovazione per il nostro Paese.

E’ una scommessa importante, una scommessa che ci indice a fare sistema ed è la ragione per cui io oggi sono qui per comunicare tutta la sensibilità, tutto l’appoggio e tutta la disponibilità del governo e delle forze che mi sostengono in questa direzione. 

Sappiamo che l’intero continente europeo peraltro sta attraversando una congiuntura economica particolarmente critica. Sulla crescita europea, in particolare, pesano fattori di incertezza come il rallentamento dell’economia globale, il rallentamento di alcune attività, in particolare nel settore delle automobili e l’incertezza anche rispetto alla prosecuzione della guerra dei dazi.

Ecco a questi fattori che possiamo anche definire congiunturali si aggiunge una consapevolezza sempre più diffusa: il modello di sviluppo sin qui imperante, che è stato sin qui applicato non sembra più offrire risposte adeguate ai bisogni e ai problemi più urgenti del nostro tempo. Gli intellettuali, gli studiosi lo hanno classificato come un “tempo di passaggi”, Habermas. Qualcuno ragiona di un sistema ormai frammentato, chi ragiona di un tempo sospeso. Sta di fatto che solo un coraggioso cambio di passo può contrastare il sentimento di sfiducia che attraversa le nostre società, che affigge in qualche modo la nostra comunità. In questa prospettiva, decisivo è, a mio avviso, il percorso di sostenibilità, e sostenibilità è un concetto amplissimo, evoca una sostenibilità sociale, ambientale ed economica, e quindi la politica, l’economia devono assolutamente indirizzarsi con determinazione.

E’ una sfida difficile, è una sfida difficile perché ci sono tante constituencies, componenti delle nostre comunità che vanno riorientate, vanno coinvolte in questa sfida. Non è facile far lavorare tutte queste constituencies nella medesima direzione però non possiamo limitarci ad una tattica di breve respiro. 

Dobbiamo quindi rispondere con uno sforzo di sistema, che coinvolga non solo i decisori politici ma tutte le istituzioni pubbliche, le imprese, il mondo del lavoro, che si presenta sempre più articolato e complesso, il mondo finanziario e bancario, gli enti di ricerca, i centri universitari.

Quando ragiono “Green New Deal” io quindi sollecito tutte queste componenti, tutti voi qui presenti a un patto per l’uso sostenibile delle risorse naturali, per favorire una transizione verso fonti di energia rinnovabili, per l’efficientamento energetico, per la digitalizzazione, per l’integrazione di tutti i sistemi.

Ecco questa nostra strategia per un’Italia “verde”, per un pianeta verde si articola su tre pilastri.

Innanzitutto, intendiamo riorientare tutto il sistema produttivo verso pratiche virtuose sul piano ambientale e sociale. Le principali istituzioni economiche internazionali ci ricordano da anni che i sussidi alle fonti fossili, per loro natura dannosi, rappresentano una delle ragioni che impediscono un efficace contrasto ai cambiamenti climatici.

Ecco perché vogliamo procedere a una graduale trasformazione di questi sussidi in incentivi amici dell’ambiente, per far sì tutto il sistema produttivo possa adattarsi all’utilizzo di processi e di input a minore impatto ambientale. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, che vogliamo realizzare in tempi congrui, ha obiettivi ancora più ambiziosi rispetto a quelli posti dall’Unione europea per il 2030, in coerenza con la strategia per la neutralità climatica al 2050.

Secondo pilastro, vogliamo premere sull’acceleratore degli investimenti pubblici nella conversione ecologica, con particolare attenzione alla transizione energetica.

Secondo la Commissione europea, infatti, soltanto il 2% del PIL europeo è investito nel sistema energetico e nelle relative infrastrutture, mentre - per realizzare un’economia a zero emissioni nette di gas serra entro il 2050 - dovremmo arrivare al 2,8%, ovvero a oltre 500 miliardi di euro annui. Anche gli esperti delle Nazioni Unite sostengono che, per raggiungere l’obiettivo di un’economia a zero emissioni nette, sia necessario investire risorse pari a circa il 2,5% del PIL mondiale fino al 2035.

Ecco noi già in questa manovra che abbiamo deliberato e messo appunto l’altro giorno, abbiamo costituito ad esempio un Fondo che parte con una dotazione di 2,5 miliardi, per contribuire - con garanzia, debito o capitale di rischio - alla realizzazione di investimenti privati sostenibili anche economicamente, che favoriscano l’aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, la rigenerazione urbana e la mobilità sostenibile. Si tratta di una prima concreta misura nell’ambito del Green New Deal.

L'Italia ovviamente non può affrontare da sola questa sfida epocale ed è per questo che il Governo sta promuovendo in sede europea la possibilità di scorporare dal calcolo del deficit pubblico gli investimenti verdi finanziati con green bonds. 

Ecco una “regola verde” per favorire l'occupazione, per ridurne le emissioni, trasformare radicalmente il nostro sistema produttivo, che rappresenta un'occasione unica questa per dare nuova linfa non solo al nostro progetto politico nazionale, ma al progetto politico europeo.

Si tratterebbe di una risposta autenticamente europea al rallentamento economico che ci affligge, che è in atto, nonché un’opportunità senza precedenti per favorire la crescita potenziale, la crescita effettiva, in un momento in cui la politica monetaria sembra aver esaurito il suo spazio di manovra, la dinamica dell'inflazione si mantiene stagnante ed è lo stesso Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi a ricordarci l'importanza di una politica, di un'impostazione espansiva della politica di bilancio. Dobbiamo approfittarne tutti con una visione strategica.

Terzo pilastro della nostra azione è il sostegno agli investimenti privati nella sostenibilità ambientale, un settore rispetto al quale possiamo vantare numerose eccellenze, ecco vogliamo continuare a coltivare.
Al riguardo sempre con la legge di bilancio sono state stanziate insieme alle risorse necessarie per proseguire anzi rafforzare il progetto di industria 4.0, sono state stanziate anche risorse per sostenere gli investimenti privati e favorire la transizione sostenibile ed eco compatibile.

Dobbiamo guardare con particolare attenzione al settore della bioeconomia che include ampi settori della chimica verde, del tessile, della pesca, agricoltura, silvicoltura e proprio lunedì incontrerò il Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie e le Scienze della vita, il quale proprio in questo periodo sta promuovendo il coordinamento della strategia europea in questo ampio, articolato settore, fondamentale per lo sviluppo economico del Paese, anche considerando che la bioeconomia italiana, a cui, correggetemi perché ci sono gli esperti, è la terza in Europa, quella italiana, in Europa dopo quella tedesca e francese con un fatturato di tutto rispetto parliamo di 330 miliardi di euro.

Massima sensibilità poi occorre riservare anche all'economia circolare rispetto alla quale l'Italia, e qui mi affido agli studi del Circular economy network, mantiene un consolidato primato europeo che dobbiamo difendere.

Noi vogliamo la leadership in questo campo in Europa e non solo, mantenendo quindi alta l'attenzione sulla ricerca, sull'innovazione e sulle infrastrutture. In questa prospettiva il lavoro svolto dai due gestori della rete delle reti di elettricità e gas sul territorio può essere rafforzato dall’opera di Cassa Depositi e Prestiti, ho letto anche con piacere nella nuova sede di Cassa Depositi e Prestiti a Torino e immagino anche la ragione della graditissima presenza del sindaco di Torino Appendino, e ho letto anche dell'accordo siglato da Cassa Depositi e Presiti e Terna con la regione Sicilia per interventi di messa in sicurezza del sistema elettrico e di sviluppo del territorio regionale.
Ecco questi sono esempi virtuosi di come la sinergia di una strategia integrata e una politica energetica adeguata non vengano a confinarsi, non si ritrovino confinate solo nelle sedi centrali, ma debbano essere quanto più possibile diffuse affinché tutti possano contribuire con le proprie idee con i propri progetti e tutte le comunità territoriali locali ne possano beneficiare.

Da questo punto di vista il Governo può creare la giusta cornice, anche regolatoria, affinché voi attori di questa transizione energetica possiate operare, accrescendo la qualità, lo snellimento degli iter burocratici e l’incentivazione del partenariato pubblico privato.

In questi giorni non se ne parla molto, ma vi assicuro, si parla molto di piano antievasione di Green New Deal, ma vi assicuro che un altro pilastro della nostra azione, adesso ci stavano lavorando sotto traccia, ma è la riforma, la riduzione della burocrazia la riforma di tutti i procedimenti amministrativi e la semplificazione del quadro regolatorio.

È una riforma che va a sedimentarsi, richiede un’attività sotto traccia incredibile, vi assicuro che la stiamo facendo e fra un pò torneremo a confrontarci con tutti voi con dei risultati concreti.
Il contributo delle imprese energetiche nei confronti delle politiche pubbliche è fondamentale anche nel rapporto con l'approvvigionamento estero, perché nessun paese può essere considerato, come ci insegnano gli esperti, un'isola energetica; la gestione ottimale delle risorse richiede la pratica quindi di un efficace multilateralismo, deve essere coordinata orientata a promuovere la massima energia tra i vari stakeholders non soltanto in Italia, ma in Europa con i paesi limitrofi dei Balcani, del Mediterraneo.

Se gli investimenti in infrastrutture risultano cruciali, la ricerca, l'innovazione rivestono quindi un ruolo primario per il nostro paese, sempre più vicino alla frontiera tecnologica globale.
Molto è stato fatto in campo energetico con la digitalizzazione delle reti, molto resta ancora da fare in vista degli ambiziosi progetti e obiettivi posti dalla Commissione europea circa la quota di fonti rinnovabili ed efficienza energetica, che l'Italia ha appunto recepito con il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima di cui ho già parlato.

Il sostegno all'innovazione, la formazione di nuove competenze, la specializzazione in tecnologie distintive sono le leve essenziali per rendere sostenibile questa transizione energetica, per offrire ai nostri giovani la possibilità di costruire un futuro qui nella loro terra, senza dover necessariamente andare all'estero per cercare una soddisfazione e gratificazione professionale che qui non hanno.
Quindi vi auguro buon proseguo dei lavori e sono sicuro che questo Forum degli Stati generali della transizione energetica costituirà un prezioso laboratorio di idee, di progetti, di suggerimenti che poi ben felicemente raccoglierò.

Grazie.
 

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