Intervento del Presidente Conte ad Assisi

Venerdì, 4 Ottobre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alle celebrazioni per la Festa di San Francesco Patrono d'Italia, ad Assisi. 

Care amiche, cari amici qui presenti, ma anche che ci seguite da casa, a distanza, e permettetemi di salutare con particolare affetto anche la comunità toscana, qui rappresentata dai primi cittadini, prima cittadini tra pari. Ogni anno, è stato detto, una diversa Regione d’Italia è protagonista del dono dell’olio, olio che alimenterà per i prossimi dodici mesi, la lampada votiva di San Francesco. Quest’anno tocca a voi, alla Toscana e ricorda questa celebrazione il primo gesto di amore, quello che fu compiuto da San Francesco che offri denaro a un sacerdote perché comprasse dell’olio per far ardere la lampada difronte al crocifisso in San Damiano, come riferiscono le fonti, l’intenzione di Francesco era che la sacra immagine non rimanesse priva, neppure per un istante, dell’onore doveroso di un lume. Ecco, la lampada votiva sulla tomba di San Francesco è tuttora quindi segno dell’affetti, della devozione che lega gli italiani di tutte le regioni, quindi di tutte le comunità territoriali a questo luogo, e ci consegna un’immagine viva, via della molteplicità che si racchiude nell’unità, in una fiamma sola che arde incessantemente sono rappresentati tutti i comuni della nostra Patria e quindi tutti i cittadini italiani. Il dono dell’olio esprime anche un altro significato, come italiani noi riconosciamo il profondo valore della proposta di San Francesco, la riteniamo attuale, la riteniamo capace di parlarci ancora oggi, di interrogare le nostre coscienze, nonostante viviamo una rapida, una disordinata trasformazione, un’epoca segnata da contraddizioni profonde e talvolta anche lacerata nel suo tessuto quotidiano.

San Francesco rimane un punto di riferimento per noi italiani, anche oggi e non solo per italiani. Dante nell’undicesimo canto del Paradiso ricorda San Francesco, scrivendo che nacque al mondo un sole, ecco ancora oggi abbiamo bisogno di questo sole, della santità sorprendete di Francesco, che ha saputo superare ogni limite confessionale, ogni barriera religiosa, per aprirsi all’umanità intera. Francesco, è questa la sua attualità, parla a tutti, con un linguaggio semplice, con il linguaggio dell’uomo, dell’uomo che ritrova se stesso. L’esperienza di vita di Francesco, la sua personale testimonianza, esprime, se mi consentite, l’assoluta radicalità dell’amore, dell’amore che comincia a provare lui per Gesù, infatti da qui nasce la sua fortissima passione per l’uomo, per la natura, che si traduce in cura, in custodia di tutte le creature dell’universo nel segno di quella universale fraternità che ha ispirato anche il Cantico delle creature, uno dei gioielli, delle più alte testimonianze della letteratura italiana delle origini.

Questi sentimenti, oggi più che mai, interrogano la nostra coscienza, ci spronano a guidare le nostre azioni verso uno sviluppo che rispetti la creazione, che non danneggi l’ambiente, che sia realmente sostenibile, che sia autenticamente umano. Sento questo impegno come cittadino, come padre, come primo responsabile dell’azione di Governo. La tutela dell’ambiente, di questo inestimabile patrimonio, è un impegno che insieme ai Ministri abbiamo preso e abbiamo considerato e consideriamo prioritario nella nostra esperienza di Governo, abbiamo anche utilizzato una formula, una formula straniera: green new deal, per stare a significare un cambiamento di paradigma culturale, un’autentica – uso un’espressione religiosa, la voglio usare in termini laici – un’autentica conversione che muova da una promozione integrale della persona in coerenza della nostra Costituzione, che andremo a rafforzare, perché inseriremo nella nostra Costituzione anche la protezione dell’ambiente, della biodiversità, la promozione dello sviluppo sostenibile.

Dobbiamo impegnarci con la massima determinazione a realizzare un Paese più giusto, un Paese più solidale, più solidale significa ad esempio un Paese in cui chi ha meno possa aver diritto ad asili nido gratuiti, un’Italia in cui chi lavora deve poter avere qualcosa di più in busta paga per dare un senso a quell’abbraccio che la nostra Costituzione prevede tra i principi di dignità e del lavoro.

Un Paese più giusto è un Paese in cui i contribuenti onesti pagano di meno, grazie anche alle risorse recuperate dall’evasione fiscale, ma un Paese più giusto, un Paese più solidale è quello in cui non si tagliano risorse né alla scuola, né alla ricerca, né alla sanità, anzi, si cerca di potenziare questi servizi, sulla scuola abbiamo a cuore, anzi, ho a cuore personalmente il problema dei nostri ragazzi, delle nostre ragazze con disabilità. Li dobbiamo seguire con sempre maggiore attenzione.

Sulla sanità dobbiamo continuare a migliorare il nostro modello, un modello che tutto il mondo ci invidia, perché noi abbiamo il modello della copertura universale e quindi della possibilità a tutti i cittadini di potere usufruire di un servizio efficiente dal punto di vista sanitario. 

Lavoriamo in silenzio, ma lavoriamo in silenzio per produrre un cambiamento che deve fare rumore, un rumore che deve arrivare fino alle prossime generazioni; dobbiamo aspirare a rendere la qualità della vita dei nostri figli migliore della nostra, altrimenti avremmo abdicato al nostro ruolo, e ci saremmo confinati nel nostro egoismo. Non siamo qui per guardarci allo specchio con spirito autoreferenziale, siamo qui per lavorare, per vincere queste sfide, e possiamo farlo solo con un patto, tutti insieme, che unisca chi lavora, chi produce, le imprese, gli agricoltori, ma anche chi stenta a trovare un lavoro, che unisca gli anziani, ma anche le donne e i giovani. Le nostre porte sono aperte alla fiducia, al coraggio; sono chiuse solo per la rassegnazione.

E non è la povertà, vedete, a bussare alle porte del governo, ma sono le istituzioni che devono intercettare i bisogni dei cittadini e contrastare la povertà assoluta sul campo.

L’anno scorso, come sapete, abbiamo avviato una riforma, il reddito di cittadinanza; faremo ancora di più. Affiancandoci l’Istituto nazionale per la previdenza sociale, abbiamo elaborato un progetto, andremo in sei città, lo avvieremo in sei città dove ci sono 50.000 persone senza tetto che non usufruiscono, pur avendone diritto, del reddito di cittadinanza.

Sono persone invisibili e vogliamo renderle visibili, perché rischiano di aver perso anche i più elementari diritti.

Sento poi tutta la consapevolezza di parlare oggi di questi temi di così forte impatto sociale in una regione, l’Umbria, drammaticamente segnata da eventi simici di particolare gravità; purtroppo bisogna riconoscerlo, e io lo voglio riconoscere pubblicamente: l’opera di ricostruzione procede con troppa intollerabile lentezza, dobbiamo imprimere una svolta decisiva.

Ho girato molto in questi territori martoriati e sono consapevole che dobbiamo affrontare un rischio maggiore di quello originariamente calcolato. Vi è il rischio che questi luoghi straordinari modellati nei secoli dall’opera dell’uomo vengano abbandonati per sempre, e quand’anche restituiti alla loro bellezza, non abbiano poi una comunità disposta ad abitarli.

Ecco, dobbiamo contrastare questo, ed è per questo che la cura, la responsabilità ci impongono di agire nell’opera di ricostruzione senza nessun ulteriore indugio.

Un cenno finale, ad Assisi, questa città di incomparabile fascino, che l’anno scorso dicevo è una sintesi mirabile di natura e storia, di spiritualità e arte; sono due, forse, a mio avviso, gli accadimenti che rendono questa città singolare, incomparabile nel mondo: il primo è senza dubbio la conversione del giovane Francesco. Pensate che storia affascinante, dopo 25 anni di assoluta dissolutezza, una radicale profonda conversione. Va Francesco, ripara la mia casa, questo gli venne detto dal crocifisso di San Damiano; ecco, sento questo come una mia missione quotidiana, al servizio dell’Italia, l’impegno a occuparmi di ciò che è nostro, della nostra casa, dell’Italia, per consegnarla migliore alle generazioni che verranno. Con molta umiltà però vorrei rivolgere queste parole a tutti i giovani che sono qui presenti e che ci ascoltano anche a distanza: dovete partecipare attivamente a questo progetto, dovete essere protagonisti, dovete lasciare la vostra traccia; rimboccatevi le maniche, dovete essere pienamente partecipi e consapevoli di questo progetto. La seconda ragione per cui Assisi per me è importantissima, è che la città è diventata, da quel profetico incontro tra i rappresentanti di tutte le regioni del mondo voluto da Giovanni Paolo II nel 1986, il luogo dal quale e in cui pregare e invocare la pace.

Ecco, la pace non è un’espressione vuota, non è un’espressione retorica, è un messaggio rivoluzionario, come lo è stato quello di San Francesco, sottende una specifica visione del mondo, sottende una specifica modalità di azione, uno specifico atteggiamento. Ecco, io quello che vi prometto dal mio cuore, è di essere umile ma autentico strumento di pace; e nella mia azione di governo, nella mia azione quotidiana, farò di tutto perché possa contribuire a diffondere questa cultura che relega via il gesto violento, perché il gesto violento, se pure appare risolutivo, non è mai quello che assicura la composizione di un conflitto.

Grazie


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