Intervento del Presidente alla cerimonia conclusiva del progetto “Legalità e Merito"

Lunedì, 3 Giugno 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla cerimonia conclusiva del progetto “Legalità e Merito”, a Roma, nell'Aula Magna dell'Università LUISS Guido Carli.

Presidente Marcegaglia, Magnifico Rettore, Professoressa Severino, Direttore generale, Ministro Bonafede, Procuratore Cafiero De Raho, Presidente Cantone, Autorità tutte qui presenti e soprattutto carissime studentesse, carissimi studenti, io ovviamente mi emoziono quando sono in un ambiente a me consono, che è quello con cui ho tanta consuetudine di rapporti: l'università, poi questa università in particolare dove ho anche insegnato, dove sono stato di recente, ci torno sempre volentieri. Peraltro ci torno oggi per questo progetto, per questa cerimonia conclusiva della seconda edizione del progetto “Legalità”, quando la Professoressa Severino me ne ha parlato la prima volta, mi ero perso un po’ l'appuntamento della prima edizione, potrà testimoniare, ho accettato subito, abbiam chiamato subito la segreteria, abbiam fissato la data per appunto mantenere poi l’impegno.

È un progetto molto interessante e comprendete che quando si ragiona di legalità con un giurista, come dire, è una riflessione, lo costringete diciamo a… lo solleticate a formulare una serie di considerazioni. Il tempo è breve, faccio qualche considerazione un po’ da assieme, tenendo anche conto che nel l'uditorio semmai ci sono anche dei giovani che non hanno una appropriata educazione giuridica, probabilmente qualcuno di loro sceglierà un percorso di studi giuridico ma al momento, diciamo, non siete forse così provveduti.

Diciamo che quando si ragiona di legalità la mente corre si coagula, diciamo, con meccaniche a resistibilità il concetto di legge, leggi e regolamenti, ebbene vi sorprenderà sapere che anche la legge come fonte primaria dell'ordine momento giuridico è un concetto un po’ che entrato in crisi nel corso dei decenni, per tanto tempo si è affermata come il baluardo di un sistema più civile, di un sistema più democratico. Venivamo da secoli in cui la fonte primaria del delitto era l'ordine il principe, l'ordine sovrano, al più alcune regole consuetudinarie ma è chiaro che la legge intesa come strumento normativo, che si forma nei parlamenti e stata una conquista di civiltà. Una conquista di civiltà. poi ovviamente ai Parlamenti all'origine erano non pienamente democratici, erano di fonte censitaria ma nel momento in cui poi c'è stata la rappresentanza democratica piena, la legge è diventato lo strumento normativo per eccellenza.

Perché allora entra in crisi? Perché, vedete, il diritto è una realtà molto complessa, è una realtà molto complessa, a un certo punto è entrato in crisi la concezione della norma giuridica come norma imperativa, come comando, riassumere quindi il diritto di una serie di comandi è sembrato troppo asfissiante. Ancora, entrata in crisi la nozione di legge perché? perché a un certo punto si è ragionato: “Ma questa certezza del diritto non funziona più”; non funziona più perché pensare che l'ordinamento giuridico sia un sistema organizzato, secondo una gerarchia precisa di fonti, non corrisponde più alla realtà, se voi pensate oggi, io faccio questo esempio, se oggi venisse in questo momento qui in Italia un marziano col compito di raccogliere e restituire quali sono le regole del nostro ordinamento giuridico come lo indirizzeremo in questa ricerca? Gli daremo un database con tutte le norme e regolamenti? Sì, benissimo, lo restituiamo lì dov'è avvenuto ma probabilmente non li restituiremmo la complessità dal fenomeno giuridico. Non è importante solo ritrovare recuperare le regole che sono nelle leggi nei regolamenti, e importante anche vedere come il diritto è applicato, gli americani, che sono molto bravi, usano questa espressione “law in action”, cioè la dimensione di effettività del diritto. Se noi gli diciamo:  “Guarda, queste sono le regole e quella regola nessuno la applica… è più importante vedere come le regole vengono applicate per conoscere il nostro ordinamento giuridico.

Ancora, ci sono tante altre norme, fonti sovraordinate alle leggi, le Costituzioni; c'è un’architettura istituzionale che ormai e sovranazionale e internazionale, addirittura siamo ormai convinti, noi giuristi, che anche negli ordinamenti giuridici che non sono dotati della Costituzione, ci siano regole che hanno un fondamento Costituzionale, che si applicano a dispetto di quello che si vuole affermare semmai dal sovrano dittatore di turno. E quindi il mondo dell'ordinamento giuridico non può essere più colto solo nella sua dimensione logico-formale ma nella sua prospettiva funzionale, nella sua dimensione di effettività.

E questo un primo passaggio, allora quando ragioniamo di cultura della legalità, che cosa intendiamo? Oggi non possiamo più intendere – non vorrei, come dire, lasciarvi disorientati – ma non possiamo più limitare il concetto di legalità, quello di legalismo, addirittura di legolatria. Avete detto molto bene, io sono rimasto molto colpito dalle vostre ricerche, ho segnato una serie di appunti e nei concetti che avete evocato poi giustamente cosa ci restituite? Legalità non legalismo ma cultura delle regole, legalità come cultura delle regole – attenzione – giuridiche, che non è solo il rispetto delle forme giuridiche, dei comandi, ma evidentemente anche della sostanza dei percorsi, dove si incrociano principi fondamentali del vivere comune, innanzitutto – lo avete detto – il rispetto, il principio del rispetto dell'altro, rispetto della dignità della persona, della persona e quindi dell'essere umano in quanto tale, a prescindere da qualsiasi specificazione che possa valere a caratterizzarlo, il principio di uguaglianza. Cittadinanza responsabile, è emerso anche questo concetto, dimensione di libertà però coniugata anche alla dimensione della responsabilità. E allora la cultura delle regole significa, molti di voi conosceranno, ricorderanno, avranno letto delle pagine di Ennio Flaiano – che aveva un'arguzia incredibile e poi era eccellente negli aforismi – ricordo che un aforisma recitava: “In Italia la linea più breve tra due punti e il ghirigoro”; ecco, allora, cultura della legalità, evitare di vivere di espedienti, evitare di aggirare le forme giuridiche per cogliere la sostanza del fenomeno giuridico, e da questo punto di vista legalità ci rimette alla dimensione più effettiva del diritto, che è quella non evidente di un tecnicismo affidato ai legulei, di una vuota forma priva di sostanza ma è quella di un tessuto connettivo che innerva di sé la stessa società, un sistema sociale, che è basato evidentemente sulla pacifica convivenza. Io vi riassumo un po’ dei concetti ma ovviamente qui c'è filosofia del diritto, c'è tanto, ma credo che diciamo questi aspetti, questo rispetto delle regole, questa cultura delle regole significa quindi rispetto delle istituzioni, rispetto alle istituzioni significa avere anche fiducia però nelle istituzioni, e da questo punto di vista i rappresentanti delle istituzioni devono operare per meritare la fiducia, perché è una relazione biunivoca e non può essere intensa soltanto in senso unidirezionale.

Mi piace molto questa iniziativa, perché in questa iniziativa ovviamente c'è anche la scuola, la scuola e sullo sfondo c'è anche la Costituzione – è stata anche richiamata la Costituzione – è pensate che la nostra Costituzione, a differenza dello Statuto Albertino, menziona espressamente, fa un pilastro della scuola, un pilastro dei valori costituzionali. Anche qui, vedete, quando ragioniamo di Costituzione noi non ragioniamo di leggi, non ragioniamo di regolamenti, ragioniamo di principi, ragioniamo di valori e proprio, diciamo, Costantino Mortati, un costituente, uno studioso, un grande studioso costituzionalista, nel 1940 scrisse un contributo sul concetto di Costituzione materiale e recitava così: “La Costituzione è anche una compagine sociale che si esprime in una particolare visione politica, cioè in un certo modo di intendere e di avvertire il bene comune, dunque un fatto normativo fondante e condizionante, la Costituzione formale”. Ecco, ancora una volta, vedete, non c'è solo l'aspetto formale, non ci sono solo le forme giuridiche ma la sostanza del fenomeno giuridico. La scuola da Calamandrei era addirittura definita – un grande studioso, anche lui ha avuto un grande ruolo nell'Assemblea Costituente – addirittura era definita un organo costituzionale e dicevo, nello Statuto Albertino, la scuola non è menzionata, la ritroviamo invece come un pilastro nell'Articolo 34 della nostra Costituzione, al primo comma un'espressione bellissima: “La scuola è aperta a tutti, a tutti, e nel secondo e terzo comma si specifica meglio l'obbligatorietà la gratuità dell'istruzione inferiore e il diritto dei capaci, dei meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i più alti gradi d'istruzione, per essere pienamente se partecipi del consorzio umano sociale e culturale e quindi della democrazia. E da questo punto di vista quindi avete colto, in questa ricerca, questi poli, questi concetti fondamentali. Riassumo quindi, e concludo, i vari diciamo poli concettuali che sono stati evocati: scuola formazione, legalità, cultura delle regole, coscienza critica, merito, libertà, responsabilità, uguaglianza; un’interazione virtuosa in definitiva, se ci pensate, è suscettibile di alimentare con sempre nuova linfa la nostra democrazia. Grazie davvero.