Intervento all'Assemblea Generale di Confindustria 2019

Mercoledì, 22 Maggio 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto all'Assemblea Generale di Confindustria.

Signora Presidente del Senato, signor Presidente della Camera, signori Ministri, Presidente Boccia, Autorità, gentili ospiti,

è un onore per me partecipare a questa vostra Assemblea, che coinvolge i rappresentanti di molte tra le migliori realtà produttive del nostro Paese. Vi ringrazio per questo invito e colgo anche l’occasione per ringraziare tutti voi imprenditori per l’impegno, per la dedizione che riponete, con la quale contribuite ogni giorno al progresso e alla crescita dell’Italia.

Se io siedo nel G7, se l’Italia è partecipe del G7 è anche grazie al vostro impegno quotidiano.

Ho ascoltato con molta attenzione Presidente Boccia le sue parole, che hanno introdotto i lavori.

Sono parole che mi rammentano che il compito di un uomo politico non è quello di amministrare e governare il consenso. Il compito di un uomo politico, come rimarcava De Gasperi, è quello di “realizzare”: fare politica significa rendere concreti i progetti, i sogni e le speranze che nascono dalla realtà con cui ogni cittadino, ogni lavoratore, ogni imprenditore, ogni giorno si misura. Tanto più questa affermazione è vera oggi, nella consapevolezza di quanto la politica – nel corso degli anni, degli ultimi anni - si sia allontanata, sia stata percepita come distante dalle istanze concreta delle persone, sia stata percepita come incapace di intercettare i bisogni, di intercettare anche le paure delle persone.

Anche il mio Governo, presidente Boccia, crede - come lei - che occorra coniugare concetti come fattori - come ho sentito dalle sue parole - strategia, visione, coraggio, per invertire il declino al quale sembravamo avviati e al quale, invece, con il contributo di tutti, stiamo ponendo un argine.

A tal fine, occorre un decisivo mutamento di prospettiva, e qui per cogliere questo mutamento di prospettiva partirei da una parola chiave che viene spesso evocata “crescita”. Cosa intendiamo con crescita. Per noi, per il mio Governo, crescita non è il “fine” da perseguire, ma il “mezzo”, un mezzo attenzione imprescindibile che, insieme agli altri, deve contribuire all’incremento della qualità della vita di ciascuno, in una dimensione di sviluppo integrale della persona.

Crediamo fortemente nella capacità innovativa delle imprese, lo dimostrate quotidianamente, crediamo fortemente nella vostra capacità di resilienza. La dimostrate soprattutto nei periodi più avversi del ciclo economico, Crediamo ed attestiamo, apprezziamo la vostra abilità di competere, puntando sulla qualità dei prodotti, sulla sostenibilità dei processi.

Siamo tuttavia consapevoli che ogni prospettiva di crescita presuppone, da parte di tutti gli attori del processo produttivo, un ben determinato approccio.

E in particolare, è un approccio che io ho sintetizzato con una formula “impresa responsabile”. L’ho mutuata, Lei ho visto che ha citato il filosofo Popper io ne cito un altro Lévinas, Manuel Lévinas da cui ho mutuato il concetto del “doppio movimento” della responsabilità.

In questa prospettiva, l’imprenditore risponde della sua impresa ma, al contempo, risponde alla sua impresa, intesa come comunità di persone che essa racchiude, lavoratori, soci anche di minoranza, ai clienti, ai fornitori, tutti quelli che sono portatori di legittimi interessi e che partecipano di questa complessa realtà.

L’obiettivo della massimizzazione del profitto è un obiettivo sacrosanto. Se fosse perso di vista non avremmo la capacità di essere sul mercato, non avremmo la capacità di remunerare il capitale, non avremmo la capacità di gestire secondo criteri di economicità un’azienda ma deve essere inserito questo obiettivo in una cornice più lungimirante e, se mi permettete, anche più sapiente.

Le imprese che non producono solo valore economico, ma sono attente anche ai valori della persona e al benessere dei lavoratori sono proprio quelle che reggono meglio la sfida della competizione anche internazionale.

Peraltro, in un quadro economico incerto, sul quale si proietta l’ombra come sappiamo del protezionismo, delle crescenti tensioni commerciali tra attori globali, le imprese che presentano queste caratteristiche sono anche quelle più resilienti, quelle più innovativi, sono anche quelle mostrano maggior attitudine a “fare sistema”, a dialogare, a condividere anche con noi decisori politici gli obiettivi di sviluppo auspicati.

In questa prospettiva, nella consapevolezza che nessuna istituzione è autosufficiente, sin dallo scorso ottobre abbiamo avviato una interlocuzione, nel caso specifico con le principali aziende partecipate, che ha portato, per il prossimo triennio, ed io stesso mi sono meravigliato, a un cospicuo incremento degli investimenti nei piani industriali già approvati.

L’impegno assunto da queste importanti aziende è stato un impegno virtuoso e anche il vostro impegno e il dialogo con voi si sta rivelando molto fruttuoso. E’ stato ancora di recente confermato in fase di elaborazione del decreto-legge “Crescita”, con cui abbiamo avviata quella che io ho definita la “fase 2” dell’azione di Governo, incentrata sugli investimenti, incentrata sullo sviluppo.

A pochi giorni di distanza dall’appuntamento delle elezioni europee, è stato detto giustamente che l’Italia si trova di fronte ad una fase storica di cambiamento, di transizione per l’Unione europea, che impone scelte decisive e ci prospetta sfide cruciali all’orizzonte.

Dall’incertezza derivante dalla guerra dei dazi all’emergenza del cambiamento climatico, alla necessità di rendere l’architettura istituzionale dell’Eurozona più adatta a sostenere la crescita e lo sviluppo sostenibile, le sfide sono molteplici, presenti e future, chiamano i Paesi europei ad una risposta comune, coraggiosa e condivisa.

È tempo di dare attuazione agli obiettivi che sono chiari, sono già scritti, basta riprendere l’articolo 3 del Trattato: piena occupazione, sviluppo sostenibile, lotta all’esclusione sociale, innovazione tecnologica e competitività. Sono i presupposti, non tanto per la crescita, sono i presupposti per crescere “bene”; sono anche i criteri che devono orientare la nostra azione per una profonda riforma dell’Unione europea.

Presidente Boccia io raccolgo il suo invito, non mi è sfuggito, l’invito affinché l’Italia sia protagonista di questa grande stagione che si annuncia riformatrice.

L’ho affermato in varie sedi in diverse occasioni, noi siamo “europeisti”. Noi siamo ben consapevoli di vivere in un sistema ormai pienamente integrato, ma il nostro europeismo non è acritico e non è neppure superficiale. L'Europa non ha bisogno in questo momento di apologeti né tantomeno di sostenitori fideistici. L’Europa, al contrario, ha bisogno, di contributi lucidi, critici, che sappiano rilanciare la grande capacità visionaria che si è sviluppata dai grandi statisti del secondo dopoguerra. Attenzione. Quella grande capacità però va adattata alla realtà contemporanea.

Siamo consapevoli che la sfiducia dei cittadini nelle Istituzioni europee e nella loro capacità di offrire un benessere futuro è la più grave insidia con cui dobbiamo confrontarci. Abbiamo imparato a caro prezzo che una crescita che genera benefici solo per alcuni non può essere sostenibile per tutti.

Ho già definito questo approccio - in varie sedi – “nuovo umanesimo”. E mi ha colpito molto dalle sue parole che lei abbia evocato questa formula, nuovo umanesimo.

Per me, edificare un nuovo umanesimo significa dare priorità assoluta, in tutte le sue dimensioni e declinazioni, al valore della dignità umana, dignità anche sociale evidentemente, che significa dignità del lavoratore nell’impresa, dignità della donna e dei bambini nella famiglia, dignità di tutti i cittadini davanti allo Stato.

In questa prospettiva, occorre invertire con urgenza gli indirizzi della governance europea che, negli ultimi trenta anni, ha sostenuto politiche di rigore, anche a fronte di una fortissima contrazione dei consumi, con effetti devastanti sul piano sociale.

L’europeismo quindi del XXI secolo – noi dobbiamo avere una visione, una strategia - presuppone inevitabilmente un ripensamento radicale delle forme e degli istituti che hanno caratterizzato, negli ultimi trenta anni, il processo di integrazione; richiede, urgentemente, direi una autentica “conversione”.

Il “nuovo umanesimo”, di cui vado ragionando da tempo, è un progetto che pone al centro dell’azione la persona, i suoi inalienabili diritti, ma anche i suoi sogni e le sue paure, un progetto integrale che vada incontro all'uomo nella concretezza della sua esistenza.

Tra le numerose dimensioni che necessitano di una riflessione, di un profondo ripensamento, permettetemi di citarne una che mi sta particolarmente a cuore e che riguarda da vicino l’Italia, che in qualche modo è stata evocata in un video molto suggestivo all’inizio dei lavori.

Mi riferisco a tutti quei giovani che non riescono a trovare un impiego né ad essere inseriti in un percorso di istruzione o formazione, li chiamiamo con un acronimo che deriva dalla lingua inglese NEET.

Nell’Eurozona la quota di giovani tra i 15 e i 34 anni che si trova in questa condizione è pari al 14,6%, un valore peraltro che è diminuito negli anni della crisi economica, ma che in Italia – e questo è un dato che ci ferisce particolarmente – i giovani NEET sono il 24,8% della popolazione attiva, un valore – per carità - in diminuzione rispetto agli anni della crisi, ma ancora superiore rispetto ai livelli pre-crisi.

Ecco, noi dobbiamo lavorare per migliorare il nostro sistema di istruzione e formazione, ma abbiamo anche l’obiettivo di lavorare per restituire a tutti i nostri giovani, che completano poi questo percorso di formazione, la libertà di poter viaggiare, di andare all’estero, di fare esperienze di vita, di studio, ma la libertà ancora più importante di poter ritornare nella propria terre e di poter lavorare per arricchire la propria terra.

Vogliamo che i nostri giovani possano scegliere liberamente di contribuire alla crescita del nostro Paese, creando sempre più opportunità di formazione e lavoro in Italia.

Per far questo occorre riaffermare, ancora una volta, il primato della politica – ne sono consapevole – di una politica responsabile che sappia ricostruire innanzitutto un rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni.

Senza questa necessaria fiducia, le persone non hanno incentivi sufficienti a compiere gli sforzi necessari per migliorare le proprie competenze e voi medesimi imprenditori non riuscite a trovare l’ambiente adatto a realizzare gli investimenti.

Ecco, questa ricostruzione di questo legame sfilacciato di fiducia è stato al centro dell’azione del Governo nella “fase 1”. Le misure a carattere sociale, che sono state richiamate anche dal Ministro Di Maio, che abbiamo approvato nella manovra economica, ci hanno appunto confermato – ce lo dice anche l’Ocse, proprio adesso - che avranno un significativo impatto di riduzione degli inaccettabili livelli di povertà presenti nel nostro Paese. Come sottolinea la maggior parte delle istituzioni economiche internazionali, le disuguaglianze infatti sono un ostacolo alla crescita, un ostacolo allo sviluppo. Per questo dobbiamo combatterle, continuare a combatterle con il massimo impegno.

Ma sia all’interno della manovra che con i decreti-legge, che ora sono all’esame del Parlamento, abbiamo conciliato un’attenzione profonda ai temi sociali con la determinazione, con la sinergia di voi imprenditori, a lavorare per la crescita.

Questa determinazione l’abbiamo già espressa, ad esempio sullo scenario internazionale, aderendo al progetto della Via della Seta, che apre nuove opportunità di investimento grazie alla connettività euro-asiatica, e rispetto ai quali l’Italia ha giocato un ruolo di avanguardia e anche – questo ci rende orgogliosi – di presidio delle garanzie dei valori europei.

Lo abbiamo fatto anche sul piano interno. Con il decreto-legge “Sblocca-cantieri” affrontiamo gran parte dei nodi strutturali, normativi e burocratici che negli anni hanno bloccato centinaia di opere diffuse sul territorio, e che faremo ripartire.

Ma lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo anche sul piano interno: i vari decreti-legge che sono stati già evocati, già adottati e anche le varie misure in cantiere - noi abbiamo tanti progetti di legge delega - ci consentiranno di contribuire a semplificare il quadro regolatorio, ci consentiranno di superare i mille nodi burocratici che rallentano le vostre iniziative, le iniziative imprenditoriali, e disorientano i cittadini, sfiduciano i cittadini, e consentiranno quindi una più spedita, una più razionale crescita e valorizzazione degli investimenti.

Abbiamo, con l’ultimo decreto “Crescita”, realizzato le premesse per il potenziamento delle PMI favorendone la crescita.

È solo l’inizio di una intensa fase di riforme strutturali, che ci vedrà impegnati da qui alla fine dell’anno con la manovra economica e poi – stiam parlando di progetti di legge delega – con i decreti legislativi delegati. Una fase in cui il Governo intende lavorare al vostro fianco, al fianco delle categorie produttive e delle parti sociali, per realizzare anche in vista della manovra economica che ci aspetta, un’oculata azione di spending review, un’oculata ridefinizione di tax expenditures; ma poi ci aspetta anche una oculata azione per  dare impulso agli investimenti privati e pubblici, per potenziare e ricondurre a sistema la nostra ricerca, l’innovazione tecnologica, per rilanciare l’occupazione e per diminuire, per quanto possibile, il carico fiscale su famiglie e sulle imprese.

Il primo trimestre del 2019 si è avviato nel segno di una crescita economica pari allo 0,2%, più favorevole rispetto a quanto previsto degli analisti; la produzione industriale ha registrato una dinamica positiva; anche gli istituti internazionali diciamo più severi con noi, come proprio l’Ocse, hanno dovuto rivedere le stime al rialzo.

Nel nostro Documento di Economia e Finanza, a fini prudenziali, abbiamo registrato e stimato una crescita pari allo 0,2%, ma noi siamo ferocemente determinati a superare questo livello, siamo fiduciosi che i nuovi provvedimenti adottati e quelli in cantiere, in preparazione, consentiranno alla nostra economia, con l’aiuto di tutti, di poter crescere e siamo fermamente convinti che l’Italia possa farcela, tutti noi possiamo farcela.

Continuando sulla strada di un franco virtuoso dialogo, di una discussione condivisa creando sinergie di sistema per riportare il nostro Paese nell’orizzonte che gli spetta, di crescita e di sviluppo sostenibile, in grado quindi di liberare ed impiegare le migliori energie di cui il Paese dispone.

Grazie


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