Intervento al Presidente Conte al Villaggio Coldiretti

Sabato, 28 Settembre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Bologna è intervenuto al "Villaggio Coldiretti".

Un saluto tutti a tutti i soci della Coldiretti, vedo tanti ragazzi, tanti giovani oltre a persone più anziane e ovviamente un saluto a tutte le autorità presenti. Faccio un saluto collettivo caro Presidente Prandini, caro Segretario generale Gesmundo.

Mi avete sollecitato anche provocato come hai sottolineato tu e quindi alle provocazioni bisogna rispondere, però permettetemi di condividere con voi qualche pensiero più ampio.

Innanzitutto è un'iniziativa molto bella questa del Villaggio Coldiretti perché ho colto lo spirito, portare la cultura della campagna nel cuore delle città. È veramente bello perché io poi personalmente ho avuto nonni siamo paterni che materni che avevano la terra e quindi sono stato a contatto con la terra e da piccolo era sempre una gioia scorazzare in campagna. So che lì c'è molto di più che un'attività economica, un'attività agricola, ci sono le nostre radici, ci sono i nostri sapori, c'è anche la nostra identità culturale. Quindi davvero complimenti per questa iniziativa. Il settore agroalimentare è un settore poi che mi affascina e ci deve affascinare tutti perché, come è stato anche detto, il modello dell'impresa è quello familiare ed è lì forse la forza direi del settore. Di questo settore di attività economiche ed è stato anche ricordato che qui non si va in pensione perché quando c'è passione non ci si ritira mai dall'impegno diretto.

È un settore però che non coinvolge solo pensionati ancora in attività: noi abbiamo, credo lo sappiate tutti, il primato in Europa degli under 35 in questo settore. È un bel primato, significa che i giovani sono vicini a questo mondo, significa che i giovani vedono un futuro in questo settore, e io come decisore politico non posso essere insensibile a questo grande segnale che ci arriva dai giovani.

Nel programma di Governo c'è un impegno preciso di adottare iniziative e incentivi per incrementare l'imprenditoria femminile. Permettetemi di ritornare un attimo alla giornata di ieri dove c'è stata una straordinaria partecipazione dei nostri giovani: pensate, mio figlio di 12 anni ha fatto il primo sciopero della sua vita e gliel'ho concesso.

Abbiamo dei giovani che hanno riempito le piazze, sono sensibili al problema dei cambiamenti climatici e questo deve farci ben sperare. Io registro anche a livello internazionale europeo, vengo adesso dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, c'è un'attenzione nuova, rinnovata, che mi fa ben sperare per questo tema, perché è un tema importante.

Abbiamo l'Agenzia europea dell'ambiente che ha lanciato un allarme molto chiaro che vi riguarda, ci riguarda tutti, e le ondate di caldo, di siccità, le alluvioni, rischiano di impoverire i terreni, di alterare cicli biologici, di compromettere l'attività agricola. Quindi questo è un problema serio. Dobbiamo lavorare, come hai detto Presidente, con visione, con strategia, se oggi noi non ci poniamo i problemi e non adottiamo oggi le contromisure, tutto il nostro mondo cambierà, il vostro settore in particolare ne soffrirà per primo.

E allora qual è la direzione? Io  lancio una provocazione adesso, io voglio Coldiretti alleata del Governo in questo progetto di "Green new deal". Io voglio che Coldiretti lavori con il Governo per realizzare un’Italia più verde.

Questo cosa significa? Innanzitutto un principio cardine che voi avete a cuore, ce l'avete nel DNA: la cura dell'ambiente, del terreno, la protezione delle biodiversità. Pensate io ho chiesto l'inserimento in Costituzione di questo principio: è nel nostro programma di Governo, oltre alla tutela dell'ambiente, oltre allo sviluppo sostenibile, dobbiamo lavorare per una cultura del riciclo dismettendo definitivamente la cultura del rifiuto. Dobbiamo lavorare per una transizione ecologica in prospettiva. Non va fatta domani mattina, ma dobbiamo lavorare e riorientare tutti i sistemi produttivi progressivamente, senza penalizzare nessuno - apro parentesi: non vogliamo quindi compromettere nessuno sul gasolio agricolo -. Quindi sono consapevole il Governo non vi vuole mettere in difficoltà, il Governo richiede però, da oggi, di iniziare a pensare al domani. E al domani cosa significa? Iniziare a pensare al domani significa iniziare ad adottare le buone pratiche, quelle pratiche socialmente responsabili, significa incrementare l'agricoltura biologica. Ma perché l'agricoltura biologica incrementa le quantità, la qualità delle sostanze organiche trattenute dai suoli quindi consente maggiore assorbimento di Co2, e quindi in prospettiva trattiene più acqua.

Quindi si tratta di far ricorso ad energie rinnovabili, sempre di più, ogni volta che se presenti l'occasione. Significa iniziare a progettare il futuro e bisogna farlo già oggi, tutti insieme, noi vi aiuteremo con incentivi, non con penalizzazioni, ma con incentivi, per cercare di riorientare tutti i processi produttivi rispetto a obiettivi che nei prossimi lustri dovremo raggiungere. Ci siete? Un problema che ci sta molto a cuore come Governo è quello della competitività di questo comparto: lo avete affrontato nei vostri interventi. Qui non c'è una singola ricetta, c'è una strategia multi-livello da perseguire a livello nazionale, europeo, e internazionale. Bisogna avere le idee chiare e obiettivi ben precisi. Se ci disperdiamo non riusciamo a raggiungere neanche un obiettivo. Allora, sicuramente il negoziato Pac (Politica agricola comune) a livello europeo è un primo obiettivo che il Governo ha ben chiaro. Non ci soddisfa, io l'ho detto in vari Consigli europei, ho già annunciato che all’Italia questo negoziato sulla Pac non sta bene. Dobbiamo lavorare, non ci soddisfa il criterio della superficie, dobbiamo introdurre altri di altri criteri correttivi, compensativi.. chiamateli come volete.

Dobbiamo guardare all'occupazione, al numero degli occupati, ci sono tanti altri criteri che andranno sicuramente combinati con quello della superficie che sicuramente è un criterio da tener conto. Poi ancora, dobbiamo tener conto che la produzione alimentare è destinata, secondo le stime anche scientifiche ,quindi molto accreditate, a raddoppiare nel 2050. Questo significa che dobbiamo incentivare la vostra sfida. Il Governo deve capire che questa è una direzione di sviluppo strategica per l'intero Paese, non solo per voi singoli o per voi come associazioni di categoria. Quindi dobbiamo innovare nell'agricoltura, continuare a sostenere progetti di innovazione, anche tecnologica, agricoltura di qualità, di precisione, le pratiche sostenibi, il metodo biologico biodinamico integrato, dobbiamo lavorare in questa direzione.

E poi c'è il tema degli accordi di libero scambio: un tema molto insidioso, perché quando si sottoscrivono accordi di libero scambio è chiaro che su alcuni fronti ci si avvantaggia, su altri ci si svantaggia. È una coperta, e innanzitutto non sono accordi che l'Italia sottoscrive direttamente, quindi siamo già nell'ambito di un sistema integrato europeo e quindi non possiamo noi decidere in esclusiva ciò che conviene all'Italia, ciò che non conviene, e orientare la decisione collettiva. Se anche potessimo farlo, ci sono dei settori su cui andiamo a perdere e altri su cui ci avvantaggiano. Quindi comunque è un discorso complesso.

Ora per riassumere abbiamo un Mercosur, che nei prossimi mesi il Consiglio europeo, il Parlamento europeo, il parlamento nazionale saranno chiamati a vagliare, e quindi ci confronteremo, valuteremo con attenzione, perché ci sono luci e ombre come possiamo immaginare. C'è un accordo Ceta che io so, mi sono arrivate le vostre segnalazioni, non vi trascuro affatto.

Anche il ministro Bellanova ha compreso che ci sono alcune criticità, quindi nella valutazione che andremo a fare terremo sicuramente conto delle molteplici criticità da voi in segnalate. Quello su cui bisogna lavorare a livello di scambi, di accordi internazionali, è di ottenere il rispetto di tre principi fondamentali, sempre parità di condizioni efficacia dei controlli, e reciprocità delle norme che riguardano l'impatto ambientale economico e sociale. L'esportazione in questo settore valgono più di 40 miliardi e solo il 20% del prodotto agroalimentare mondiale entra attualmente negli scambi internazionali.

Quindi questo significa che abbiamo delle autostrade davanti a noi, bisogna solo approfittarne insieme con una strategia comune. Tutela del Made in Italy. Quando io leggo che abbiamo incrementato la l'esportazione del parmigiano, del grana, più 16 per cento nel primo semestre 2019. È una notizia bellissima, però quando leggo che il Parmesan o il Grana pompeano.. quelle cose lì.. hanno addirittura incrementato ancor di più le loro produzioni è una notizia che mi preoccupa fortemente. Qual è la strada? La strada è battersi in tutte le sedi interne, europee e internazionali per garantire qualità, sicurezza e tracciabilità, è molto chiaro. Quindi la strada è quella della legge nel febbraio di quest'anno sulla etichettatura, sulla obbligatorietà dell'indicazione dell'origine nell'etichetta. Adesso dobbiamo subito varare il decreto attuativo e poi c'è il problema complesso, delicato, del codice doganale.

Sicuramente è una normativa vecchia, è una normativa che assume a criterio di riferimento il principio dell'ultima trasformazione e non risponde a quella trasparenza, tracciabilità sicurezza, a quelle garanzie che ho detto prima. Sono d'accordo con voi, quindi dobbiamo lavorare, adesso in sede di delega credo che siamo al Senato non abbiamo gli spazi per modificare questo criterio, però dobbiamo batterci a livello europeo perchè sia introdotta la massima trasparenza e la massima garanzia per tutti i consumatori. Ci sarà anche il luogo di ultima trasformazione ma mettiamo anche l'indicazione della provenienza del prodotto.

Possiamo lavorare ancor di più per combattere la lotta contro i reati agroalimentari, e questa è una pagina che si collega alla pagina che ho appena aperto perché è chiaro che se rafforziamo la disciplina di contrasto ai reati agroalimentari, rafforziamo anche il Made in Italy, il prodotto di qualità. Tuteliamo i vostri sforzi quotidiani. Da questo punto di vista il Progetto Caselli è molto interessante, mi piace soprattutto nella misura in cui consente una modifica di di estendere le maglie del contrasto al caporalato. Perché è chiaro che il caporalato può anche sfuggire nella misura in cui non coinvolgiamo nelle previsioni di tutela anche le attività di trasformazione.

Quindi allora dobbiamo concentrare l'attenzione anche sulle attività di trasformazione perché quelle potrebbero essere un meccanismo elusivo delle norme sul caporalato. Tema spinosissimo, di massima attualità: i dazi. Adesso noi aspettiamo credo ormai si tratti di qualche giorno, il responso dell'arbitrato del WTO sulla decisione degli Stati Uniti di applicare i dazi ai prodotti europei. Quella è una decisione che ci farebbe molto male, per cui vi posso assicurare che avete la massima attenzione del Governo, mia personale, avete ricordato gli incontri che ci saranno al vertice con l'amministrazione americana.

Non è facile perché nonostante gli ottimi rapporti anche personali e gli ottimi rapporti tra i due Paesi, siamo in un quadro ovviamente di negoziato in cui gli Stati Uniti difendono i loro interessi nazionali, come sempre anch'io, anche noi difendiamo i nostri interessi nazionali, e quindi non è facile intervenire a far pesare specifiche considerazioni. Ma ce la metterò tutta.

Vi devo ringraziare perché mi sostenete in un'attività che al Governo sta molto a cuore, quella dei progetti, degli investimenti e del contrasto ai flussi migratori illegali. Avete ricordato quel progetto in Africa, mi ha molto colpito. Siete coinvolti voi come Coldiretti, le Bonifiche ferraresi, la più grande azienda agricola Italiana e poi consorzi agrari d'Italia ed Eni.

È un progetto che quando mi è stato presentato mi ha subito affascinato, lo considero strategico per il Paese ed è strategico anche per voi, come avete intuito. L'agricoltura, questo comparto, riesce a esprimere un'incidenza nel quadro dei rapporti geopolitici, riusciamo a realizzare un progetto agricolo di filiera nel continente africano, dove c'è il nostro futuro, perché, come ha ricordato il Segretario generale Gesmundo, oggi abbiamo 1,2 miliardi di abitanti ma raddoppieranno entro il 2050. Quindi quella stima è molto verosimile e abbiamo la possibilità di lavorare per loro. Io ragiono sempre nei miei interventi per quanto riguarda la politica estera, in particolare con il continente africano, di un modello nuovo europeo, di partenariato fra pari: ecco, questo è un progetto concreto che mi consente di tradurre il modello che astrattamente noi perseguiamo.

Avete identificato un bacino potenziale di circa 100.000 ettari e realizzerete distretti dedicati alle filiere agroindustriali in modo da garantire ampie ricadute occupazionali. I giovani africani rimarranno lì, ma rimarranno lì non perché diamo dei sussidi, rimarranno lì a lavorare, a coltivare la loro terra, a sfamare il loro villaggio a sfamare le loro famiglie.

Da questo punto di vista quindi avranno la massima gratificazione anche occupazionale. Ricordiamoci sempre che la dignità dell'Uomo passa anche attraverso la dignità del lavoro. Quindi qui abbiamo crescita economica, sviluppo sociale, e affrontato in modo multilivello il fenomeno dell'immigrazione. Il Presidente del Consiglio è con voi.

Vi ho trattenuto tanto, troppo, concludo facendo un'osservazione: c'è un sociologo tedesco, Ulrich Beck, che ha parlato del nostro tempo come un tempo non più di cambiamenti, rivoluzioni, ma di metamorfosi. Cioè di cambiamenti ancora più radicali e sicuramente la sfida dei cambiamenti climatici ci dà la prospettiva di una vera e propria metamorfosi del nostro essere qui su questa Terra.

Noi, voi, dovete, dobbiamo raccogliere insieme questa sfida. L'agricoltura può offrire un contributo grande, grandissimo, anche a quel neo Umanesimo che predico molto spesso. E vedete quel neo Umanesimo qualcuno ne fraintende il significato: è chiaro che al centro c'è l'Uomo, la tutela della persona umana, dell'essere umano, ma non l'esaltazione dell'Uomo. L'Uomo non rispetta se stesso se non rispetta la Natura, la Terra che gli dà sostentamento e frutti, se non rispetta il Pianeta.


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