Intervento ai “100 anni di Confagricoltura”

Lunedì, 28 Settembre 2020

Signor Presidente della Repubblica, signori ministri, signora Sindaco, autorità e gentili ospiti,

sono ben felice di essere qui a celebrare il centenario di Confagricoltura.
Ringrazio, per il gentile invito, il presidente Giansanti e rinnovo, a lui e a tutti gli associati, a tutti gli agricoltori che sono presenti in sala ma anche in video collegamento, il mio più sentito augurio affinché - anche nel futuro, come accade già da un secolo - possiate contribuire, con impegno e passione, alla crescita e al benessere del Paese.

Cento anni sono un pezzo importante, significativo della nostra agricoltura, ne abbiamo già parlato, ricordo la mia partecipazione all’evento dello scorso gennaio, intitolato “Identità e futuro”, che si svolgeva proprio alcune settimana prima di quel 21 febbraio, una data che ha impresso una svolta alla storia della nostra comunità nazionale. Una data che non potremo dimenticare perché pandemia non ha alterato solo le nostre abitudini di vita ma ha anche rivoluzionato i nostri progetti, ci costretto a ridefinire le priorità, alterato le agende di tutti i governi mondiali, da un lato mostrando l’importanza della cooperazione internazionale e del multilateralismo e, dall’altro, rivelando quanto sia importante - e vitale - poter fare affidamento, soprattutto per alcune produzioni strategiche, su fonti di approvvigionamento sicure e quanto più prossime alle persone.

A tal proposito, colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta tutti i protagonisti, tutti gli attori, e quindi gli agricoltori di quell'intera e complessa filiera agricola e agroalimentare, per quello che avete fatto a tutti i livelli, con dedizione, con passione, con responsabilità nei confronti della comunità intera nazionale, nei confronti dei cittadini, in tutti questi mesi difficili. Grazie al vostro impegno, grazie ai vostri sacrifici - lo ricordava il presidente Giansanti nella sua relazione - i generi alimentari non sono mai mancato sugli scaffali dei negozi e dei supermercati, né sulle tavole di tutti gli italiani.     

Adesso, con il progressivo ritorno alla piena operatività delle attività economiche, stiamo imparando a convivere con il Covid-19 e - pur senza abbassare la guardia - ma abbiamo l’opportunità di progettare con fiducia e determinazione il “rilancio” dell’Italia, intercettando quel desiderio di riscatto, di rinascita, di rigenerazione, così fortemente avvertito dal nostro popolo durante la durissima prova del lockdown nazionale.     Siamo consapevoli che la “normalità” precedente al Covid-19 non ci restituirebbe affatto il quadro di un’Italia in crescita: perché sin dalla metà degli anni Novanta il Paese ha vissuto una fase di stagnazione, dalla quale - dobbiamo uscire in modo definitivo.     

Fra le ombre intravediamo anche molte luci, una delle quali è senz’altro rappresentata dall’agricoltura italiana. I dati lo confermano: fra il 1996 e il 2019, periodo nel quale la produttività del lavoro complessiva in Italia è rimasta sostanzialmente confinata a una crescita media annua dello 0,3%, il solo settore agricolo, in controtendenza, ha registrato un incremento medio annuo dell’1,5%, confermandosi come uno fra i comparti più dinamici. I primati del nostro settore agroalimentare non si limitano alla sola dimensione economica. Come certamente saprete, la Commissione europea, già prima della pandemia, ha lanciato - all’interno del progetto del Green Deal - la strategia “From Farm to Fork”, con l’obiettivo di preservare la sostenibilità, la biodiversità e la sicurezza all’interno delle produzioni agricole. A tal proposito, una recente indagine condotta da Nomisma ci dimostra che l’agricoltura italiana si posiziona a livelli estremamente performanti rispetto agli obiettivi e al paradigma del Green Deal: secondo i controlli dell’autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), infatti, in Italia si registra una fra le percentuali più alte d’Europa di prodotti assolutamente privi di residui, superando in questo i nostri più diretti competitori, come Francia, Spagna e Germania. L’indagine attesta anche che i rifiuti alimentari pro-capite sono inferiori del 16% rispetto alla media europea così come in forte calo negli ultimi dieci anni è l’impiego di agrofarmaci e di fertilizzanti. Non solo. Il nostro Paese detiene il record europeo di superficie e di incidenza del biologico per seminativi e colture permanenti e ha fatto registrare, negli ultimi vent’anni, un netto calo, pari al 12,3%, delle emissioni di gas serra. Si tratta di primati non trascurabili, che raccontano molto delle nostre premure e delle nostre sensibilità di cui dobbiamo essere orgogliosi. Ma adesso possiamo essere ancora più ambiziosi.

Il Governo è pronto ad avviare le azioni più strategiche per aiutare il comparto a crescere, per rafforzarne la competitività, tanto più a fronte delle difficili sfide poste dallo scenario globale dopo l’arrivo della pandemia. Questo programma europeo Next Generation EU, ci consente di poter disporre di risorse finanziarie aggiuntive rispetto a quelle del nuovo quadro finanziario pluriennale. Siamo nella condizione quindi di programmare con un'attenta strategia il superamento delle tante criticità che ancora registriamo. Il nostro Piano di Ripresa e Resilienza, che anche il presidente Giansanti ha invocato per superare queste criticità, dovrà quindi costituire il motore della crescita, per accrescere, in particolare nel Mezzogiorno, la dotazione di infrastrutture di trasporto, incrementare le attività di ricerca e sviluppo e di innovazione tecnologica a beneficio del settore agricolo e a tutela del nostro territorio, ridurre il divario digitale che, purtroppo, colpisce soprattutto le aree interne.

Ricordo, apro una digressione, che con il dPCM dello scorso 15 settembre, il Governo ha autorizzato l’erogazione di 210 milioni a sostegno delle piccole e medie imprese situate nelle aree interne. Grazie a questo strumento sarà possibile concedere contributi a fondo perduto per la gestione, la ristrutturazione o l’ammodernamento delle attività, proprio in quelle zone dei Comuni periferici o a bassa intensità demografica che, più di altri, stanno subendo i contraccolpi dell’emergenza che stiamo vivendo.
Ma più in generale, il nostro Piano di Ripresa e Resilienza sarà dedicato a costruire un mosaico coerente di interventi, ai quali stiamo già lavorando, anche per aiutare filiere strategiche del Paese ad essere quindi protagoniste di questa straordinaria stagione di rilancio.
Il dibattito che in questi giorni si sta sviluppando sugli organi di stampa, ancora offre un dato un po’ fuorviante che dobbiamo correggere. Non siamo affatto in ritardo rispetto alla tabella di marcia.
Una preoccupazione in questo senso è assolutamente infondata: il Piano sarà presentato nei tempi indicati dalla stessa Commissione europea, e ricordo che a metà ottobre potremo presentare le linee guida, e i progetti andranno elaborati e poi presentati solo con l’inizio del nuovo anno. 
 E’ questo il cronoprogramma che si è dato la Commissione europea.
Ma il Governo sta già lavorando con gruppi coerenti di progetti.
Con particolare riguardo al settore agroalimentare, sono molte le linee di intervento, che vi anticipo, saranno incluse nel Piano, il quale, conviene sottolinearlo, dovrà dedicare almeno il 37% del volume delle risorse disponibili, a progetti green.
Ne approfitteremo, ne approfitteremo per potenziare gli interventi per la prevenzione e il contrasto al dissesto idrogeologico e contrastare quei fenomeni di consumo del suolo, come l’erosione da acqua, che nel nostro Paese caratterizzano soprattutto i territori più marginali.
Ricordava proprio qualche giorno fa Piero Bevilacqua, citando il grande storico francese Fernand Braudel, che l’agricoltura italiana si è sviluppata storicamente a seguito di processi di disboscamento, e grazie anche alle bonifiche, e - per questa ragione - non possiamo abbassare la guardia rispetto alla resilienza delle nostre terre.
Per affrontare queste sfide, il Piano conterrà interventi volti a migliorare funzionalità e resistenza delle foreste, a beneficio del sistema irriguo e allo scopo di incrementare la diffusione delle reti di impresa forestali.
Ancora particolare attenzione dedicheremo all’utilizzo delle nuove tecnologie in agricoltura, prevedendo - ad esempio - la creazione di una piattaforma digitale alimentata da un sistema di sensoristica da campo e da remoto, in grado di coprire almeno il 10% della superficie agricola coltivata del Mezzogiorno.
Ancora vogliamo incentivare l’adozione di tecniche di agricoltura di precisione a controllo digitale, attraverso contratti di sviluppo, partenariati per l’innovazione e altri strumenti di politica industriale, e creare poli tematici di ricerca nel settore Agri-Tech, con la cooperazione fruttuosa fra il sistema universitario e quello delle imprese.
Una diffusione sempre maggiore di tecnologie “intelligenti”, potrà aiutarci a ridurre il divario fra prelievi e risorse idriche, che in Italia è particolarmente elevato a causa della carenza strutturale di acqua nella fascia mediterranea.
Nel Piano inseriremo numerosi interventi per favorire l’efficienza energetica in agricoltura e l’utilizzo di una quota sempre maggiore di fonti rinnovabili nel settore, promuovendo in particolare lo sviluppo del biometano, attraverso la riconversione e il potenziamento degli impianti di digestione anaerobica, e la realizzazione anche di impianti fotovoltaici sui tetti, in particolare, delle strutture produttive agricole e zootecniche.
Non da ultimo, il Piano dedicherà un ampio capitolo all’esigenza di garantire la connettività digitale a tutto il territorio. Sapete già del progetto strategico della rete unica nazionale in fibra ottica e la creazione, quindi, anche connessa di presìdi digitali da innestare nelle aree interne. Questo sistema consentirà una maggiore penetrazione digitale nelle aree rurali e un incremento significativo della copertura della rete mobile in queste zone.
Ancora, non trascureremo affatto il sostegno alle nostre esportazioni, che sono in sofferenza, ovviamente, per il grave shock dovuto alla pandemia.
Quindi proseguiremo, ve l’assicuro, nella lotta al falso e all’Italian sounding e continueremo nel nostro impegno - in sede europea - per evitare la diffusione di sistemi di etichettatura alimentare che penalizzerebbero irragionevolmente i nostri prodotti. 
Rivolgendo lo sguardo al futuro, poi, ci impegneremo nell’attuazione del Patto per l’Export, che abbiamo già preannunciato e stiamo presentando in tutta Italia, una strategia innovativa per il rilancio del “Made in Italy” a livello mondiale, che possa consolidare la stessa affermazione sui mercati internazionali di questo “Made in Italy”, grazie all’integrazione di azioni come la comunicazione, l’e-commerce, la promozione del sistema fieristico e gli strumenti di accesso al credito.
Il Governo, quindi vi assicuro, è pienamente impegnato affinché il settore agroalimentare, che voi ormai da un secolo in modo eccellente rappresentate, sia protagonista della strategia complessiva di rilancio del Paese.
L’agricoltura d’altra parte rappresenta un sodalizio fra innovazione e tradizione, e questo è anche lo spirito del nostro paese, costituisce questo il segreto del successo italiano nel mondo e ogni giorno questo successo ci ricorda, d’altra parte, la vostra attività, ci ricorda come disse anche il filosofo che “la terra è la sorgente ultima di qualsiasi alimento dell’uomo”.
Grazie e tantissimi auguri.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri