Informativa del Presidente del Consiglio alla Camera sull’esito del Consiglio Europeo del 17-21 luglio 2020

Mercoledì, 22 Luglio 2020

Gentile Presidente, onorevoli Deputate, onorevoli Deputati,

ho ritenuto mio dovere essere oggi qui davanti a Voi per riferire sugli esiti di un Consiglio europeo che ha assunto decisioni di portata storica e che, per il rilievo delle questioni trattate, si è prolungato ben oltre le aspettative iniziali.

Si è trattato di un Vertice straordinario anche in termini di complessità, in linea con l’elevata posta in gioco.

Quello che, nelle comunicazioni rese in Parlamento lo scorso 15 luglio, consideravo un auspicio adesso è certezza. L'intesa raggiunta rappresenta senza dubbio un passaggio fondamentale che ci spinge ad affermare, senza enfasi, che L'Europa è stata all'altezza della sua storia, della sua missione, del suo destino.

L’Unione europea sta affrontando una crisi sanitaria, economica e sociale che si è manifestata, fin dal suo più tragico esordio, simmetrica e sistemica: ha coinvolto tutti i Paesi, ha profondamente scosso la vita dei cittadini europei, ha inciso in misura significativa sulle società e sulle economie, costringendo a riconsiderare, in modo repentino peraltro, prospettive e modelli di sviluppo.

Di fronte a uno shock di tali proporzioni, nel corso di questi drammatici mesi, l’Unione europea ha saputo rispondere con coraggio e con visione, fino ad assumere ieri la decisione di approvare, per la prima volta, un ambizioso programma di rilancio, finanziandolo tramite l’emissione di titoli di Stato autenticamente europei.

In questo modo si è realizzato un radicale cambiamento di prospettiva. In passato si rendeva infatti - lo ricordiamo bene - a intervenire nel segno del rigore, affidandosi a logiche di austerity, che si sono rivelate inadeguate, finendo per deprimere il tessuto sociale e produttivo, comprimendo la stessa crescita.

Oggi invece l'approvazione del poderoso piano di finanziamento che completa il quadro degli interventi già adottati - li conosciamo bene - è integralmente orientato alla crescita economica e allo sviluppo sostenibile, in particolare nel segno della digitalizzazione e della transizione ecologica.

Con la decisione di ieri il Consiglio ha abbracciato una prospettiva quindi diversa, in favore di una Europa più coesa principi, più inclusiva, più solidale, più vicina ai cittadini, in definitiva più “politica”, certamente più coerente con lo spirito originario del sogno europeo, quello di coloro che dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale prefigurarono l'idea di una unità fondata su una comunione di valori, di storia, di destino. 

È l'unico percorso possibile per preservare l'integrità stessa del Mercato Unico e la stabilità stessa dell'Unione monetaria 

Questo positivo risultato non era affatto scontato a marzo, quando l’Italia, insieme ad altri otto Stati membri, propose che il Recovery Fund affiancasse, con pari dignità politica e anche economica, gli altri strumenti di risposta che erano sul tavolo del Consiglio europeo.

Come è noto, sin dall’inizio dell’emergenza da Covid-19, l’Italia ha subito messo in evidenza che la crisi nella quale l’intero continente europeo era precipitato presentava caratteri di straordinaria gravità, assumendo i tratti di una recessione senza precedenti, peraltro sopraggiunta in un contesto macroeconomico già caratterizzato da elementi di profonda fragilità, acuito dall’inasprimento di preesistenti squilibri sociali e territoriali.

Già la proposta franco-tedesca del 18 maggio, al pari della proposta della Commissione europea del 27 maggio per la creazione del pacchetto Next Generation EU e per l’elaborazione del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 erano animate entrambe da questa visione.

Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nell’elaborare la proposta che ha fornito concretamente la base negoziale su cui si è avviato il confronto fra i Paesi membri non si discostava, nella sostanza, da quei presupposti.

Si è trattato di un’interlocuzione serrata e complessa, nel corso della quale si sono confrontate una pluralità di posizioni e di interessi. 

Un intenso impegno politico e diplomatico, nei giorni e nelle notti di negoziato, ma iniziato ben prima ha consentito di vedere confermato - pur a fronte del riequilibrio tra grants, i famosi sussidi da 500 a 390 miliardi di euro, e loans/prestiti, da 250 a 360 miliardi di euro, causato dalla visione anacronistica di pochi Stati membri - il volume complessivo, pari a 750 miliardi di euro, di questo programma, progetto: “Next Generation EU”.

È stata in tal modo confermata una risposta ambiziosa e adeguata alla posta in gioco: il funzionamento del Mercato Unico e il rilancio delle economie europee interdipendenti. E in questa prospettiva, noi abbiamo lavorato non soltanto per tutelare la dignità del nostro Paese, promuoverne il ruolo di primo piano in Europa, ma anche – tengo a sottolinearlo - per salvaguardare le prerogative stesse delle istituzioni europee da alcuni tentativi insidiosi, emersi durante il negoziato, di snaturare l’essenza autenticamente comunitaria del programma Next Generation EU, contribuendo alla piena affermazione del principio di solidarietà.

Confesso che ci sono stati dei momenti durante la lunga fase dei negoziati in cui la rigidità delle differenti posizioni appariva finanche insuperabile. Anche in quei momenti più critici, tuttavia, è maturata ed era abbastanza evidente una sempre maggiore consapevolezza di un profondo senso di responsabilità verso i nostri popoli, non potevamo fallire né potevamo accedere ad un mediocre compromesso o addirittura rinviare la decisione.

Per questo, con tenacia e determinazione, abbiamo proseguito il confronto a oltranza, fino all’alba di ieri.

Possiamo dirci soddisfatti, qui non è una questione di trionfalismo, ho sentito evocare questo concetto, qui non c'è nessun trionfalismo, possiamo definirci soddisfatti di un risultato positivo, che non appartiene ai singoli, e certo non appartiene neppure a chi vi parla, ma non appartiene neppure al Governo, e permettetemi di dirlo con il massimo rispetto non appartiene neppure alle forze di maggioranza, appartiene e lo affermo con orgoglio a tutto il Paese, all’Italia intera.

Desidero ringraziare tutti i Ministri, non vi posso citare uno a uno, i quali non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno nel corso dell’intera durata del negoziato. Una menzione particolare la debbo riservare al ministro Amendola però, che era con me a Bruxelles in questi giorni insieme allo staff diplomatico, mi ha supportato e ha condiviso con me le difficoltà affrontate.

E ringrazio tutte le forze di maggioranza, ancora una volta avete sostenuto, in maniera compatta, l’azione del Governo sulla base di una convinta adesione e condivisione di questo progetto.

E desidero ringraziare anche quelle forze di opposizione, che, pur nella diversità di posizioni, peraltro legittime, pur nelle legittime critiche, hanno compreso però l’importanza di questo passaggio storico e i beni in gioco, nella prospettiva dell’interesse nazionale.

La classe politica italiana, nel suo complesso, ha dato una grande prova di maturità in questa occasione.

E poi voglio ringraziare soprattutto i cittadini italiani: il loro comportamento durante le settimane più dure della pandemia, la prova di resilienza, di cui primi fra tutti in Europa, hanno dato testimonianza, il senso di comunità che hanno saputo esprimere anche in questi giorni - io ero indaffaratissimo però mi sono arrivati forti questi sentimenti di sostegno - ecco durante i quali, ho avvertito, dicevo, questa loro sensibilità. Tutto ciò ha rafforzato la posizione, l’autorevolezza e la credibilità del Governo italiano al tavolo delle grandi decisioni.

Grazie anche quindi a loro l’Italia è stata all’altezza della sfida e ha portato a casa questo importante risultato.

E tutti dobbiamo esserne orgogliosi. Tutti.

L’Italia ottiene un risultato all’altezza delle aspettative, un esito persino migliore rispetto all’iniziale proposta avanzata dalla Commissione europea per quanto concerne l’ammontare complessivo dei fondi destinati al nostro Paese.

Nello schema attuale, infatti, l’Italia riceverà 209 miliardi di euro, il 28% - pensate - delle risorse totali previste da Next Generation EU, pari a 750 miliardi di euro.

In particolare, resta fissato a 81 miliardi l’ammontare dei grants destinati all’Italia, così come previsto dalla proposta della Commissione, mentre aumenta ma in modo davvero significativo - per una cifra di 36 miliardi di euro - la componente di prestiti disponibili, che arriva così alla ragguardevole cifra di 127 miliardi di euro.

Tali risorse potranno essere impegnate fino al 31 dicembre 2023.

Il 70% di queste risorse saranno disponibili tra il 2021 e il 2022 e i relativi pagamenti, legati allo svolgimento dei progetti, definiti all’interno dei Piani nazionali per la ripresa, saranno disponibili fino alla fine del 2026, quando l’Unione interromperà l’emissione di titoli e inizierà il periodo di restituzione da parte dei Paesi membri.

Oltre alla componente principale di “Next Generation EU”, cioè la “Recovery and Resilience Facility”, potenziata a 672,5 miliardi di euro dai 560 miliardi proposti dalla Commissione Europea, giocheranno un ruolo importante anche due strumenti: “InvestEU”, con dotazione complessiva di 8,4 miliardi di euro, che sosterrà gli investimenti privati ed è un po’ l’erede del “piano Juncker” per gli investimenti di cui l’Italia - voi lo sapete - si è dimostrata tra i principali beneficiari; e poi c'è anche lo strumento del "ReactEU”, con una dotazione complessiva di 47,5 miliardi di euro, grazie al quale potranno essere proseguiti gli interventi anti-Covid a favore del sistema sanitario e a sostegno del reddito dei lavoratori e della liquidità delle imprese.

Un altro risultato politicamente rilevante dell’intensa azione politica e diplomatica condotta prima e durante il Consiglio Europeo, insieme ad altri Stati Membri e ai Presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo, è che il meccanismo di “governance” di “Next Generation EU” preserva le competenze della Commissione europea sull’attuazione dei Piani nazionali di ripresa e di resilienza.

I Piani quindi saranno approvati dal Consiglio dell’Unione europea a maggioranza qualificata, come già avviene oggi per i Programmi nazionali di riforma del Semestre europeo, mentre i singoli esborsi verranno decisi dalla Commissione, sentito il Consiglio.

Anche il “freno di emergenza”, di cui si è parlato in questi giorni, eventualmente attivabile presso il Consiglio europeo, avrà una durata massima di tre mesi e non potrà prevedere il diritto di veto.

Sono stati dunque evitati passaggi all’unanimità, che avrebbero innescato derive pericolose sul piano sia giuridico, finendo per ledere le competenze della Commissione in materia di bilancio europeo, sia politico, perché avrebbero imprigionato lo strumento poi chiave della ripresa economica europea in veti incrociati tra Stati Membri.

Su questo fronte l’Italia ha ribadito con fermezza la sua “linea rossa”, e vi assicuro che anche nelle ultime ore del negoziato abbiamo tenuto una linea molto dura per contrastare e riformulare quella che comunque era una nuova versione del freno d’emergenza, quindi dopo aver finalmente definito le partite contabili, non abbiamo permesso la chiusura fino a quando non sono stati inseriti ulteriori chiarimenti. Erano già chiari, ma abbiamo ottenuto quindi che il Consiglio europeo, che ha sì la possibilità di portare all’attenzione di un piano politico questo freno d’emergenza e la questione di eventuali ritardi, lo possa fare solo per casi assolutamente eccezionali, solo rimarcando e motivando significativi scostamenti rispetto al piano d’attuazione programmato e in ogni caso questa valutazione non può che esprimersi in termini di una mera discussione, non potrà mai sfociare al punto di attribuire al Consiglio europeo facoltà decisionali che rimangono incardinate in capo alla Commissione. In aggiunta un parere legale che abbiam chiesto, preteso che fosse anche allegato come minuta al verbale del Consiglio europeo, certifica che le facoltà decisionali rimangono tutte concentrate in capo alla Commissione.

Il Consiglio europeo ha adottato una decisione adeguata alla posta in gioco anche per quanto riguarda i tempi. Era infatti fondamentale - direi indispensabile - dare un segnale chiaro ai cittadini, alle imprese, ai mercati finanziari: l’Europa risponde in modo significativo, tempestivo e determinato alla crisi. Al riguardo, segnalo che il 10% delle risorse sotto forma di trasferimenti del Recovery and Resilience Facility potrà essere anticipato come pre-finanziamento nel 2021; in secondo luogo, anche i progetti di investimento già avviati a partire dal 1° febbraio 2020 potranno beneficiare dei finanziamenti del pacchetto europeo, purché siano coerenti con gli obiettivi del programma.

Nell'ambito di questo Consiglio Europeo è stato inoltre approvato anche il bilancio settennale, quindi il nuovo quadro finanziario pluriennale per gli anni 2021-2027, che abitualmente richiede più sessioni.

Il saldo italiano sul Quadro Finanziario Pluriennale, pur restando negativo, migliora rispetto a quello attuale (2014-2020), passando da – 0,24% a -0,17% del PIL (in termini assoluti significa da -4,11 miliardi di euro a -2,9 miliardi di euro in media all’anno) ed è più che compensato dai rientri attesi da “Next Generation EU”. 
Siamo inoltre uno dei pochi Stati membri che vede aumentare, rispetto al Quadro Finanziario Pluriennale attuale, da 36,2 a 38 miliardi di euro le proprie dotazioni sulla politica di Coesione, che invece è stata ridotta per un totale di 37 miliardi per i vari Stati Membri. Si tratta di un risultato decisivo, perché la politica di coesione, tanto più in questa particolare congiuntura socio-economica, svolge un ruolo fondamentale a beneficio dei territori.

Sempre in materia di coesione, è stata ottenuta maggiore flessibilità nell’uso dei fondi strutturali, grazie a obblighi di concentrazione tematica meno stringenti e disimpegni più lunghi, il che consente di orientare in modo più proficuo la spesa verso le esigenze specifiche delle diverse aree territoriali, anche in chiave di sostegno ai settori più colpiti dalla crisi da Covid.
Quanto all’altrettanto fondamentale Politica Agricola Comune, il rafforzamento delle dotazioni per lo sviluppo rurale (77,1 miliardi a valere sul Quadro Finanziario Pluriennale e 7,5 su “Next Generation EU”) avvantaggia l’Italia, che ne ha ritorni elevati (oltre l’11% del totale).

Le Conclusioni del Consiglio Europeo straordinario in materia di Quadro Finanziario Pluriennale hanno inoltre confermato l’impegno a introdurre nuove risorse proprie già a partire dal 2021, mentre è stata evitata – lo avevamo auspicato fortemente - l’abolizione della risorsa basata sull’IVA, che sarebbe costata all’Italia circa 1,1 miliardi in sette anni.

Dal lato delle entrate, alcuni Paesi potranno beneficiare di un aumento degli sconti rispetto alla quota di contribuzione al bilancio comunitario di cui già potevano avvalersi nell’attuale Quadro Finanziario Pluriennale – sto toccando il tema famoso ormai dei “rebates” - un elemento che noi abbiamo sempre dichiarato anacronistico, su cui ogni nostra parziale flessibilità è stata comunque condizionata dall’esigenza prioritaria di garantire l’esito positivo del negoziato su Next Generation EU.

Il Consiglio Europeo ha trovato un punto di sintesi anche in materia di stato di diritto e di lotta al cambiamento climatico. 

Con riguardo allo stato di diritto, le Conclusioni collegano il suo rispetto alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea, in coerenza con quanto già contenuto nella proposta negoziale portata al tavolo dal presidente Michel. 

Quanto alla lotta al cambiamento climatico, è stato confermato che il 30% della spesa europea sarà collegato al raggiungimento di questo ambizioso obiettivo. La riduzione, rispetto alla proposta iniziale, della dotazione complessiva del “Just Transition Fund”, che comunque ammonta a 10 miliardi di euro, non ha uno specifico impatto negativo in Italia.

In via generale, occorre riconoscere che il fondo soffre purtroppo di un’impostazione disfunzionale, perché premia i Paesi che sin qui non si sono impegnati abbastanza nella transizione ecologica, trascurando la necessità invece di apprezzare riconoscere gli sforzi di quegli Stati che, come l’Italia, hanno già intrapreso da tempo l’ineludibile percorso del “green deal”.

Gentile Presidente, onorevoli Deputate, onorevoli Deputati,
concludo dicendo che all’esito del Consiglio conclusosi all’alba di ieri, siamo chiamati a profondere un forte e intenso impegno per far sì che il percorso riformatore avviato nelle scorse settimane trovi concreta e puntuale attuazione, innanzitutto con la predisposizione del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, che sarà propedeutico all’accesso ai fondi europei di “Next Generation EU”. Di questo piano, come sapete, abbiamo già posto le basi, individuando gli obiettivi da perseguire, nel corso della consultazione nazionale progettiamo il rilancio.
Dovremo impiegare in maniera efficiente le nuove risorse, indirizzandole a finanziare gli investimenti necessari per affrontare con successo le sfide del futuro.

La crisi da Covid-19 ha reso evidenti alcune storiche criticità del nostro Paese. Questo Governo si assume la responsabilità di predisporre e realizzare questo piano con impegno, determinazione, lungimiranza, avendo consapevolezza che il futuro migliore per i nostri cittadini, e anche la credibilità dell’Italia in Europa, passerà anche dalla necessità di dimostrare di saper cogliere questa opportunità storica, manifestando una capacità propositiva, decisionale e attuativa che non ceda a particolarismi. Coglieremo questa opportunità condividendola doverosamente con il Parlamento in modo da rendere questo sforzo di ripresa e rilancio che riguarda tutto il Paese uno sforzo collettivo.

Se non riuscissimo a cogliere questa sfida, sarebbe un errore epocale, di cui risponderemmo al nostro Paese e alle generazioni future e di cui certo non potremmo accusare l’Europa.

Questi giorni di negoziato ci rafforzano nella convinzione che l’interesse nazionale, oggi più che mai, va perseguito all’interno del perimetro europeo. Visioni egoistiche, spesso ancorate alla difesa di anacronistici interessi non offrono alcuna risposta efficace, se non quella di alimentare le paure dei cittadini e il distacco dalle Istituzioni. 

Dobbiamo impegnarci ancora a lungo in questa direzione, alimentando nei nostri popoli la fiducia nell’Europa.

Con l’accordo raggiunto ieri al Consiglio europeo sembra realizzarsi l’auspicio espresso da Jacques Delors (da molti “invocato” lunedì 20, giorno del suo compleanno, per un esito positivo del Consiglio europeo), quando ventisette anni fa, il 10 febbraio 1993, di fronte al Parlamento europeo, affermò: “è veramente giunto il momento di ricollocare il fiore della speranza al centro del giardino europeo”.

Grazie.
 

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri