Intervento del Presidente Conte alla "Hydrogen Challenge-Global Esg Conference”

Giovedì, 10 Ottobre 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto a Roma alla "Hydrogen Challenge-Global Esg Conference”.

Illustri ospiti, buongiorno a tutti, signore e signori, ci tenevo molto a essere qui oggi, a essere presente.

Desidero innanzitutto ringraziare Snam - in particolare il Presidente che abbiamo appena ascoltato, Luca Dal Fabbro e l’Amministratore Delegato Marco Alverà - per aver organizzato una conferenza, che come potete constatare voi stessi dal panel dei relatori, è di altissimo livello, e sicuramente non è una usuale conferenza, perché stiamo discutendo e discuterete dei destini del nostro paese e del nostro futuro.

Sono particolarmente lieto che al successo di questa iniziativa abbiano contribuito, in maniera sinergica, tanto il settore privato tanto quello istituzionale, attraverso il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, unitamente all’Agenzia Internazionale per l’Energia e all’Agenzia Internazionale per l’Energia Rinnovabile (IRENA), rappresentati rispettivamente dal Direttore Esecutivo, Fatih Birol, e dal Direttore Francesco La Camera, primo italiano (tengo a sottolinearlo) alla guida di IRENA. 

Questo incontro ci invita a confrontarci su alcune sfide che sono cruciali per il nostro futuro: sfide tecnologiche, di innovazione e di trasformazione. Ancor meglio, sono sfide che riguardano il nostro pianeta, il benessere, la crescita presente e il benessere e la crescita delle generazioni che verranno, delle generazioni future, quando noi non ci saremo più. Immaginate come sarà il nostro pianeta quando noi non ci saremo. Ecco, noi oggi possiamo costruire anche il pianeta per quando non ci saremo.

Vedo una chiara linea di continuità; dal vertice sul clima cui ho partecipato poco più di due settimane fa a New York. Peraltro l’Italia era rappresentata non solo a livello governativo, ma anche da alcune punte di eccellenza sul piano delle strategie imprenditoriali.

C’era anche Snam. E vedo una linea di continuità tra quel vertice e questa sfida dell’idrogeno. Alle Nazioni Unite io sono intervenuto, parlando a nome dell’Italia rispetto a una selezionata platea di paesi che hanno mostrato un’esplicita volontà di impegnarsi. Abbiamo mostrato una specifica volontà di impegnarci in modo fattivo, pratico e anche collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici e alla protezione dell’ambiente e delle biodiversità.

D’altra parte, un impegno sostanziale è quanto ci veniva chiesto, non solo ovviamente dal promotore di quella iniziativa, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres e dalla quasi unanimità dei Governi, ma soprattutto dalle nostre ragazze, dai nostri giovani, dai nostri ragazzi. Quegli stessi che nelle scorse settimane sono scesi per le nostre strade per dimostrare una sensibilità, per richiamare un’attenzione, per invitarci con uno stimolo critico a confrontarci con questo tema, a non accantonarlo. Non possiamo tradire le loro aspettative, non possiamo tradire il loro futuro.

Consapevoli degli ostacoli che dobbiamo affrontare, l’Italia ha scelto quella che siamo convinti essere la più giusta direzione: ridurre a zero le emissioni dannose per il clima e garantire una crescita socio-economica, una sostenibilità dei nuovi modelli.

Dobbiamo perseguire questo obiettivo senza trascurare ovviamente la necessaria, realistica attenzione agli aspetti di sicurezza energetica e di equità sociale, tanto più nella fase di transizione che è già in corso. Si tratta quindi di trasformare, correggendone gli effetti negativi, modelli che hanno portato anche molti benefici.

Quindi, dobbiamo riconoscerlo, non dobbiamo demonizzare nessun modello del passato, il modello che oggi ci consente di essere qui, in questa struttura anche di alta tecnologia. Ma dobbiamo però essere consapevoli che quei modelli oggi non sono più riproponibili. Non ci assicurano più il futuro.

Le possibili soluzioni non mancano: maggiori investimenti nell’innovazione tecnologica, ampio ricorso alle energie rinnovabili, efficientamento energetico, digitalizzazione (anche se è stato ricordato che nel campo dell’economia digitale siamo un po’ indietro qui in Europa), integrazione di sistemi. Sono concetti ormai noti, ormai entrati nel linguaggio comune, però a noi spetta, a me spetta tradurli in concreto, renderli quindi modelli concreti operativi, soprattutto nel campo dell’energia.

Noi, come istituzioni, e voi, agenzie internazionali, imprese, mondo finanziario e bancario, realtà accademiche e della ricerca (vedo tanti volti noti che rappresentano adeguatamente tutti questi mondi e rappresentati al massimo livello), dobbiamo insieme elevare le nostre ambizioni a fronte della complessità delle sfide che abbiamo davanti.

Lasciatemi, in proposito, accennare anche alle concrete ambizioni che ispirano l’azione dell’Italia. Si tratta di sfide che intendiamo cogliere innanzitutto sul piano interno.

Siamo ben consapevoli della loro portata, ma anche della loro urgenza, nella prospettiva di orientare la crescita in senso, in direzione, quanto più possibile sostenibile, inclusiva, equa.

Questo Governo, sin dal suo avvio (quando abbiamo iniziato a lavorare per la formazione del governo ci siamo ritrovati intorno a un tavolo per elaborare un testo programmatico) ha inserito, afferrato, ha maturato e inserito la convinzione che fra le sue priorità ci sarà la realizzazione di un Piano Nazionale Integrato per l’Energia e per il Clima, con l’obiettivo di conseguire traguardi ancora più ambiziosi rispetto a quelli che ci siamo posti nell’ambito dell’Unione europea per il 2030, in linea peraltro con la strategia di lungo termine per la neutralità climatica al 2050.

Abbiamo inoltre lanciato un progetto che adesso stiamo definendo nei suoi dettagli, un “Green New Deal” per riorientare l’intero sistema produttivo (consapevoli peraltro delle difficoltà che un riorientamento in termini di superamento dei vecchi modelli produttivi comporta) verso uno sviluppo sostenibile e per incentivare i comportamenti socialmente responsabili di tutti gli attori economici. Il Presidente Snam ricordava molto cortesemente anche qualche mio contributo scientifico precedente, nella mia vecchia vita, sulle imprese socialmente responsabili.

In questa direzione, iniziative come questa sono di assoluto rilievo, in quanto contribuiscono a rafforzare il valore dei fattori ambientali, sociali e di governance per le imprese, con particolare riguardo al tema della transizione energetica.

L’Italia sconta in alcuni campi e segmenti produttivi (riconosciamolo) un gap di competitività rispetto ad altri Paesi europei. Tuttavia, in materia di green economy e nella promozione di misure che mettono al centro l’economia circolare, il nostro Paese ha un ruolo assolutamente di primato, che vuole migliorare, vuole essere protagonista di un’accelerazione e di un’inversione anche di marcia che sia coinvolgente per tutti gli altri paesi che ancora nutrono qualche diffidenza e qualche legittima resistenza, da un certo punto di vista, verso questa transizione energetica. Legittima perché ovviamente richiede almeno nell’impatto iniziale dei grandi investimenti, sembrerebbe prospettare grandi investimenti, richiede quindi una rivoluzione anche del paradigma culturale.

L’Italia può fungere da stimolo, da traino, per l’intera comunità europea, lanciando la scommessa (permettetemi di dire) di una “stretta di mano” tra economia ed ecologia: la tutela dell’ambiente quindi non come freno, ma come opportunità per un rinnovato sviluppo e per un’auspicata crescita anche dell’occupazione.

Ci troviamo alla vigilia dell’insediamento di una nuova Commissione europea, e voi sapete che la Presidente, Ursula von der Leyen, ha posto - come mai in precedenza - il tema ambientale al centro della sua azione e della sua visione per il futuro dell’Europa.

Sono convinto che il richiamo alla dimensione eurounitaria sia una prospettiva avvertita da chi oggi partecipa a questo momento di confronto. Le sfide principali che ci troviamo ad affrontare suggeriscono inevitabilmente di scommettere sulla collaborazione tra Stati e su un rinnovato multilateralismo, perché in questa fida se siamo soli, ovviamente, non andiamo da nessuna parte. Non si può pensare ad un'agenda di rinnovamento in questa direzione se ci abbandona a impulsi isolazionisti e autoreferenziali.

In un mondo troppo spesso dominato dalle emozioni del momento e da polemiche di corto, cortissimo respiro, porsi obiettivi da qui al 2050 potrebbe apparire addirittura un controsenso. È tuttavia esattamente questo il significato di un dibattito globale che - imposto dalle evidenze scientifiche, dalle tendenze tecnologiche e dalle analisi economiche - è finalmente arrivato a collocarsi tra le priorità della politica mondiale. Come Italia e come Unione europea, non solo non dobbiamo farci trovare impreparati ma abbiamo il dovere morale, etico e politico di assumere una posizione di leadership in questa sfida.

E del resto chi, come voi, è protagonista di scelte strategiche nel settore energetico sa bene quanto una visione di lungo periodo sia assolutamente essenziale, imprescindibile, per conseguire dei risultati, per assicurare una prosperità e un successo alle aziende che vengono guidate. Tra l'altro, l'ho già accennato, fra qualche giorno sarò a Ravenna per un evento che mi sta molto a cuore - un altro evento che mi sta a cuore - sarò lì per inaugurare un progetto pilota per quanto riguarda il moto ondoso: pensate che bello, ricavare energia semplicemente dal moto delle onde delle acque, creare delle piattaforme che trasmettano questa energia pulita, energia rinnovabile. 

Nella nostra ambizione alla piena realizzazione dell’Agenda 2030 e alla lotta ai cambiamenti climatici siamo molto motivati, siamo al centro di una serie di scadenze e impegni internazionali, e l’Italia vi assicuro si presenterà a questi appuntamenti con le carte in regola. Dalla COP25 in Cile del prossimo dicembre sino alla successiva COP26 del 2020, in vista della quale abbiamo realizzato una innovativa partnership con il Regno Unito, che oggi qui è rappresentato dalla Presidente di COP26 Claire Perry, con cui ci siamo già confrontati a New York parlando di climate change.

Vogliamo che la COP26 rappresenti un concreto momento di svolta, l'Italia ci sarà, lavoreremo insieme, faremo di tutto per cercare di collegare questo evento anche a successive, concomitanti presidenze, italiana e britannica, rispettivamente del G20 e del G7, nel 2021. Quindi non avremo più una Cop26 che parla di questo tema e di G7 e G20 che parlano di altro ma creeremo una traccia unica e integreremo nelle nostre discussioni e nelle nostre politiche il tema della transizione energetica e dei cambiamenti climatici in modo strutturale.

Vorrei invitarvi a riflettere su un apparente paradosso. Siamo abituati a pensare alle risorse energetiche come a un bene scarso, difficilmente reperibile e appannaggio di pochi. Quasi un fattore di divisione e a tratti di contrapposizione. Le principali scelte energetiche che saranno compiute nel prossimo anno, a livello europeo, saranno essenzialmente orientate allo sviluppo delle fonti rinnovabili, con un’attenzione particolare all’idrogeno, che - finalmente - torna ad essere centrale per una prospettiva reale di de-carbonizzazione al 2050. Ecco, in questa prospettiva, dobbiamo avviare in Italia un’azione concreta e rapida per realizzare con l’idrogeno gli stessi risultati che abbiamo ottenuto con l’eolico, in questo modo recuperando il divario che ci separa da alcuni paesi del Nord Europa, che già sono passati - in questo settore - dalla sperimentazione all’attuazione.

L’Italia ha le riserve umane e le competenze tecnologiche per vincere, in tempi brevi, questa sfida. Da qui al 2030 potremo generare un circolo virtuoso in termini di costi e benefici, a tutto vantaggio della qualità della vita dei cittadini, come peraltro dimostrato nei vari studi e approfondimenti che proprio Snam ha curato. Tutta la filiera industriale italiana - dalla grande, alla media, piccola impresa - è chiamata a questo impegno, tato più utile e urgente in quei settori dell’industria pesante che sono più difficilmente convertibili.

L’idrogeno è l’elemento più abbondante nell’universo. Lo troviamo in natura e lo possiamo produrre, trasportare, stoccare ed utilizzare come riserva, impiegare per il bilanciamento delle reti dell’energia, senza emissioni di sostanze suscettibili di alterare il clima. Partiamo dunque da queste basi: l’energia del futuro è abbondante e può favorire la collaborazione sia mettendo in connessione diversi settori sia favorendo programmi di sviluppo integrati che coinvolgano anche regioni geografiche a noi vicine e già collegate come il Nord Africa.

Utilizziamo dunque ciò in cui sovrabbondiamo come opportunità “ad impatto zero” di crescita circolare, ecco questa è la nostra sfida, sulla quale investire risorse, sforzi, idee, finanza, che coinbvolgano Governi, inmprese, finanza e ricerca. Il ruolo dell’idrogeno e il suo sviluppo come vettore di energia innovativa, pulita ed efficiente, d’altra parte, sono stati riconosciuti - anche grazie all’efficace, devo riconoscerlo, rapporto di una relazione che è stata commissionata dal Governo Giapponese all’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile, di cui credo vi parlerà il direttore Birol - nel recente Vertice G20 di Osaka, a cui ho partecipato lo scorso giugno.

Da questo punto di vista, crediamo fortemente che l’approccio di Sistema sia quello vincente. Quando il Governo afferma di voler riorientare il comportamento del settore pubblico e del privato per promuovere un uso sostenibile delle risorse naturali, intende quindi rilanciare quel “patto con le imprese”, con tutto il mondo industriale e produttivo, su cui il nuovo esecutivo ha avuto già riscontri positivi in queste prime settimane di lavoro.

Quindi dobbiamo creare questa "allenza virtuosa", questo progetto per l'Italia, questo progetto per l'Europa, in prospettiva per il nostro pianeta. 

L’Italia esprime realtà di assoluto rilievo, come Snam, che hanno saputo precorrere i tempi e anticiparne tendenze: ciò è possibile grazie all’interazione tra “politiche” e innovazione, tra imprese e ricerca, tra pubblico e privato, tra strumenti finanziari e interventi in termini di incentivi, meccanismi incentivanti di varia natura. Dobbiamo mettere a frutto tutto questo, ai vari livelli, creare un sistema, e proprio peraltro in questi giorni l’Istat ha ricordato come le imprese, quindi qui scendiamo proprio in campo economico, nel campo dei vantaggi competitivi, più orientate alla sostenibilità mostrino “la presenza di un premio in termini di produttività che viene calcolato sino al 15%”, evidenziando come la crescita esponenziale dell’ecoindustria nel nostro Paese sia un fatto concreto e molto vantaggioso. Se l’idrogeno diventerà il fattore addizionale di trasformazione per rispondere alle sfide ho sin qui tracciato e riassunto, allora sarà certo merito anche dei vostri sforzi, di voi che  quotidianamente lavorerete in questa direzione. Vincere la “sfida dell’idrogeno” può rappresentare, per il nostro Paese, una grande, una grandissima opportunità per tutti i cittadini, per la qualità di vita di tutti i cittadini. Considero questo obiettivo, se mi permettete, il primo dei pilastri su cui si fonda il Green New Deal, punto qualificante del nostro programma di Governo, al quale stiamo lavorando con la massima determinazione e al quale vogliamo lavorare con voi con la massima determinazione.

Vi ringrazio davvero per l'attenzione. Buon lavoro a tutti!


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