Emergenza Covid-19, comunicazioni del Presidente Conte in Parlamento - La replica al Senato

Martedì, 28 Luglio 2020

La replica del Presidente Conte al dibattito in Senato a seguito delle comunicazioni sulle ulteriori iniziative in relazione all’emergenza epidemiologica da Covid-19. 

Gentili Senatrici e gentile Senatori,
ne approfitto. Non vi sarà sfuggito che di solito non replico perché riservo all'intervento iniziale l'esauriente esposizione della posizione del Governo e delle varie argomentazioni, e poi preferisco intrattenermi per ascoltare con molta attenzione tutti gli interventi.
In questo caso faccio un'eccezione.

Ho visto alcuni interventi, in particolare dell'opposizione, colorati di venature polemiche e direi fin anche ideologiche su un tema in discussione, che mi ero permesso di classificare anche come una questione - diciamo così - squisitamente anche tecnica e giuridica.
Mi spiego meglio, voglio chiarire cosa intendevo dire.

Una prima osservazione. C'è stato qualche intervento che ha chiarito una cosa che tutti sappiamo: nella nostra Costituzione non si ragiona di “stato di emergenza”. Questo certo non deve essere un dibattito tra i cultori del Diritto Costituzionale. Ci sono dei pro e dei contro, è una delle ragioni per cui abbiamo dovuto costruire un percorso normativo ad hoc che non era previsto in particolare nel dettato costituzionale. Però non dobbiamo confondere il fatto che non ci sia un percorso ad hoc nella nostra Costituzione col fatto che non si debba intervenire per adottare misure e per perseguire un iter normativo specifico nel segno evidente della tempestività degli interventi e dell'efficacia degli interventi normativi e anche operativi.
Quando si dice che nella Costituzione non c'è uno “stato di emergenza”, non si può concludere che è illegittimo la programmazione dello “stato di emergenza” perché - invito di nuovo a considerare - forse non ce ne siamo accorti, ma dal 2014 ad oggi abbiamo dichiarato lo stato di emergenza 154 volte,  lo abbiamo prorogato per 84 volte, quindi lo “stato di emergenza” è previsto. E’ prevista una norma di rango primario al decreto legislativo n. 1 del 2018, il nostro codice della Protezione Civile.

Allora non deve apparire un fuor d'opera il fatto che s’imponga la necessità di prorogare uno “stato di emergenza” già dichiarato ai sensi del Codice della Protezione Civile perché, se lo proroghiamo per eventi che si sono verificati molto lontano nel tempo e fatti specifici isolati - come può essere un’alluvione e un terremoto - ancor di più forse è giustificata una proroga per un evento come la pandemia che - e siamo tutti d'accordo in questo momento - stiamo contenendo, perché la curva epidemiologica è assolutamente sotto controllo e ci auguriamo che rimanga sotto controllo. Però la pandemia è pur sempre un evento che si sviluppa in modo continuo, imprevedibile, perché il virus continua a circolare.

Ancora. Ho chiarito però a qualcuno sfugge, continuo quindi a ripeterlo. Noi stiamo ragionando. La dichiarazione dello “stato di emergenza” ci consente di attivare nel nostro ordinamento giuridico una serie di misure organizzative, operative e funzionali che ci consentono di garantire piena assistenza e protezione a tanti soggetti che attualmente sono esposti in modo diretto e indiretto agli effetti della pandemia. E, in particolare, ho cercato di sottolineare - ma evidentemente non sono stato chiaro e quindi preferisco precisarlo - che tra queste misure organizzative, operative efunzionali ci sono interventi: che riguardano direttamente il Capo della Protezione civile, il Commissario straordinario, e in che questo momento ci consentono di completare il progetto di potenziamento delle strutture ospedaliere che, francamente, lasciare a metà dell'opera sarebbe assolutamente sconveniente e assolutamente controindicato; ci consentono di perseguire il piano di sicurezza delle nostre scuole, perché immagino che tutti vogliamo che i nostri studenti, i nostri ragazzi e ragazze possano tornare a settembre a scuola in piena sicurezza; ci consentono finanche - ed è cronaca di queste ore su cui anche le forze dell'opposizione, immagino, sono particolarmente sensibili - di perseguire con tempestività ed efficacia un piano di sorveglianza sanitaria dei migranti dove, alla luce delle norme attuali, abbiamo addirittura difficoltà a operare una requisizione altrimenti di navi traghetto dove vorremmo, ovviamente, perseguire e assicurare lo svolgimento delle quarantene e quindi un programma adeguato ed efficace di sorveglianza sanitaria dei migranti; e, ancora, ci consentono di perseguire quel ripristino pieno delle attività di amministrazione della Giustizia nonché anche di piena sicurezza sanitaria negli Istituti penitenziari, attività - in particolare di amministrazione della Giustizia-  che abbiamo dovuto sospendere per le note ragioni.

Ho parlato quindi di una proroga dello “stato di emergenza” imposta da ragioni squisitamente tecniche, ma non volevo intendere - come qualcuno dell'opposizione ha sottolineato - che volevo precludere una valutazione politica. Ci mancherebbe. In quest'aula tutti - il Governo per primo e anche voi con cui ci stiamo confrontando - siete chiamati ovviamente a operare una valutazione politica. Io però mi auguro che questa valutazione politica - ed era qui l'appello lanciato non solo alle forze di maggioranza, ma doverosamente anche alle forze di opposizione - che queste valutazioni che farete nascano da queste esigenze tecniche di assicurare un obiettivo invece che politico. Me ne rendo perfettamente conto. Cioè garantire la continuità operativa di questo sistema che abbiamo messo in piedi, che ci consente in questo modo, con una serie di misure - le ho elencate prima e non le sto a ripetere - organizzative, funzionali e operative, di garantire la piena assistenza, il pieno sostegno e anche - ovviamente - il pieno ripristino, la più sicura ripartenza di tutte le attività economiche, sociali e culturali. 

Attenzione. Noi oggi ci avviamo a questo perché abbiamo tutto il sistema di protezione. Molte di queste misure non sono visibili, ma io sfido che potete anche interrogare gli stessi Presidenti di Regione, che sono soggetti attuatori per quanto riguarda queste misure rispetto al Capo della Protezione civile, e confrontatevi con loro e vediamo se, dall'oggi al domani, loro sono disponibili ad abbandonare e dismettere tutte queste misure di protezione.

Detto questo, si possono avere varie opinioni. Non c'è dubbio. Però nessuno dovrebbe, con onestà intellettuale, imputare - io credo - al Governo la volontà di prorogare lo “stato di emergenza” per alimentare paure, allarmismi - come pure purtroppo ho sentito- o, ancora, addirittura per la velleità di provocare torsioni autorizzative del nostro sistema democratico. 
Credo che si può essere in disaccordo con le azioni del Governo, con le attività e iniziative assunte, però di darete atto che sin dall'inizio della pandemia questo Governo agito in piena trasparenza, è venuto sempre qui, in quest'aula, a confrontarsi con il Parlamento. Ha definito un percorso garantista attraverso decreti legge e poi dpcm attuativi che si radicano sempre nei decreti legge - tra l'altro dpcm che per come sono stati concepiti prevedono il pieno coinvolgimento di tutti i Ministri interessati oltre che dei Presidenti delle Regioni e dei rappresentanti degli Enti locali. 

Dal 18 maggio, quando questo Governo si è assunto la responsabilità di allentare le misure restrittive e di consentire la piena riapertura di tutte le attività, non ci avete più sentito parlare di allarme sociale, di pericoli vari, eccetera. Noi stessi abbiamo detto abbiamo: stiamo mantenendo quelle misure minimali di precauzione, come la regola sul distanziamento, che ci consentono adesso di correre.

L'Italia deve correre. Noi dobbiamo riprendere il ciclo dei consumi, dobbiamo assolutamente adesso sostenere le imprese, le famiglie. Dobbiamo partire più forte di prima. E questo è il nostro obiettivo e credo che sia un obiettivo da condividere, a prescindere dalla maggioranza e dall'opposizione.

Quindi concludo dicendo che abbiamo seguito un metodo dall'inizio. Se ci viene riconosciuto anche all'estero di aver superato con una certa efficacia il periodo più acuto della crisi è perché questo Governo dall'inizio ha seguito un metodo. Ha seguito il metodo del principio di precauzione, della trasparenza con tutti - Parlamento e cittadini -, il principio dell'adeguatezza, della proporzionalità delle misure adoperate. Abbiamo cercato di non adottare misure sovradimensionato e soverchie e di adottarle quando davvero palesavano come necessarie per ottenere lo scopo di contenimento del contagio.

 Adesso vi invitiamo a considerare, quindi, la necessità di prorogare lo “stato di emergenza” ancora una volta, senza nessun allarmismo, senza nessuna volontà di alimentare paure, ma semplicemente per l'opportunità, anzi, necessità di continuare a mantenere questo apparato di misure minimali che ci consentono di correre, e in particolare di conservare piena efficacia e tempestività di intervento a questo apparato.

Ripeto. La valutazione è di ciascun singolo parlamentare in piena coscienza, in piena assunzione di responsabilità.

Per quanto riguarda - e concludo - le risoluzioni che sono state presentate, il Governo è favorevole a quella della maggioranza, invece non è favorevole a quello dell'opposizione

Grazie
 


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