Cyberbullismo, il Presidente Conte alla presentazione della campagna MOIGE

Giovedì, 6 Febbraio 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto alla presentazione della campagna nazionale del MOIGE (Movimento Italiano Genitori) "Giovani Ambasciatori contro Bullismo e Cyber Risk, in giro per l'Italia" presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Grazie innanzitutto per questo invito e per la possibilità anche di poter io stesso  addentrarmi meglio in questo fenomeno, questo tema del bullismo che peraltro avevo già adocchiato da tempo, che avevo già messo un poco sotto il fuoco della nostra attenzione anche come attività di governo, tant'è che avevamo adottato già qualche iniziativa in qualche scuola, con anche una commissione di parlamentari, perché effettivamente abbiamo piena consapevolezza che occorra dare un segnale chiaro, un segnale chiaro e quindi le istituzioni devono affiancare iniziative come quella che oggi è stata adottata dal movimento italiano genitori. E anzi ringrazio qui la Presidente Munizzi, perché evidentemente da anni che il MOIGE dimostra una grande attenzione verso questi fenomeni e per il mondo dell'educazione della scuola.

Dicevo importante dare un segnale chiaro, le istituzioni hanno a cuore la lotta che è cruciale contro il bullismo e più in generale contro ogni forma di intolleranza, contro ogni forma di discriminazione, contro ogni modalità di aggressione e di molestie; nel caso del bullismo noi intendiamo evidentemente delle modalità aggressive, delle molestie, delle violenze che spesso si ripetono nel tempo e che dimostrano un’asimmetria di potere, di posizione tra qualcuno che esercita una qualche forma di forza, violenza sull'altro e schiaccia, riducendolo a una posizione di soggezione, quindi genera ansia, genera timore, lo emargina, lo isola; significa che c'è qualcosa di malato in questa reazione, ecco, come ha detto la ministra bonetti; e noi cosa possiamo fare?

Possiamo sicuramente appoggiare queste iniziative, possiamo lavorare nelle scuole. Bisognerebbe ovviamente che anche le famiglie siano pienamente sensibilizzate e mi è molto piaciuto, sin qui siamo stati fuori a visitare il centro mobile contro il bullismo, questa iniziativa, anche questa modalità di creare dei giovani ambasciatori.

Siamo stati fuori con Roberta e Samuele che sono morti di freddo perché avevano solo un gilet; il cerimoniale mi ha imposto una divisa molto leggera rispetto al freddo che era fuori; però ecco ci siamo scambiati un po’ di idee, abbiamo un po’ messo a fuoco il loro ruolo.

E effettivamente c'è un'idea di responsabilizzazione dietro questa iniziativa perché responsabilizzare i giovani ambasciatori, renderli giovani ambasciatori significa anche creare le premesse per aiutare i compagni in difficoltà per parlare il loro linguaggio, e parlate forse molto più di noi adulti, siete molto più efficaci nell'azione perché parlate il linguaggio dei vostri compagni e questa è la modalità migliore: a) per rendere consapevoli tutti, e b) per contrastare l'indifferenza che forse è il grande male su cui alligna e quell'humus su cui poi si diffonde e alligna il bullismo; perché come ci siam detti dietro pratiche di bullismo c'è sempre non solo l'esercizio di un abuso, di un'asimmetria di potere, ma forse c'è anche la volontà di accrescere, tra virgolette, in modo insano il proprio prestigio di fronte al gruppo, tant'è che spesso la manifestazione di bullismo, come ci siam detti, anche, sono coronate da, sono corredate dall'indifferenza, addirittura dallo scherno condiviso dal gruppo.

Quindi questo rafforza l'azione di chi è autore di queste minacce, di queste molestie, ed è per questo che dobbiamo, in ogni fenomeno di bullismo, e in ogni fenomeno di discriminazioni, dobbiamo noi andare, come dire, a togliere l'acqua, quell’humus che si genera e quell’humus dell'indifferenza che, come dice anche Liliana Segre, racchiude la chiave per comprendere le ragioni del male; perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite poi all'orrore, ed è per questo che noi dobbiamo anche coinvolgere gli indifferenti, perché gli indifferenti diventano più o meno consapevolmente complici e complici anche della violenza, quando c'è violenza.

Episodi di violenza e tutte le sue forme; bullismo è una sicuramente delle forme spesso anche non così manifesta, non così chiara, tant'è che il vostro compito di giovani ambasciatori sarà anche di render consapevoli su quelle che sono pratiche di bullismo e quelle che invece sono pratiche che dobbiamo invece, per carità, alimentare, che sono lo scherzo, sono ovviamente la genuina presa in giro.

Però è chiaro che sono, è solo una delle manifestazioni di episodi di violenza; noi, ancora recentemente, ci stiamo interrogando sui femminicidi di qualche giorno fa, il fatto che sono state diffuse un po’ di statistiche, voi sapete che quando si è col nuovo anno poi escono le statistiche dell'anno precedente; quindi un'occasione anche per riflettere più generalmente sul fenomeno dei femminicidi.

 In una sola settimana abbiamo avuto sei omicidi di donne vittime di compagni, di mariti, di ex compagni, e lì addirittura è un circolo ancora più perverso e l'amore si giustifica, quindi l'amore, il troppo amore; ma noi sappiamo che il troppo amore non può far male, quindi non ha nulla a che vedere con episodi di amore, che significa ovviamente uno slancio altruistico affettivo verso l'altro da sé; lì invece il gesto di sopraffazione dell'altro da sé che si vuole invece far rientrare sotto la sfera di controllo, del proprio controllo; e di fronte, evidentemente, a scarti rispetto a questo tentativo di assoggettazione della propria sfera di controllo, ci sono questi episodi di violenza.

Abbiamo tanto quindi da fare, da fare, e lo vogliamo fare insieme perché i dati sono allarmanti; ho letto anche la sintesi della ricerca che dopo presenterete, la ricerca del professor Cantelmi sulla “dieta cyber” dei nostri figli.

Sono dati molto preoccupanti che ci fanno riflettere, perché quasi la metà dei nostri ragazzi ha subito atti di bullismo, un ragazzo su dieci adotta comportamenti da bullo e molto spesso sono coinvolte anche le ragazze. Ce lo siam detti alla luce anche di alcuni casi pratici che mi avete rappresentato.

Quindi è evidente che la prevenzione sia la modalità migliore per arginare questo fenomeno. 

La prevenzione, ripeto, deve partire dalle famiglie, deve coinvolgere le scuole, ma dobbiamo coinvolgere più diffusamente tutti i gangli della nostra società; ecco perché anche noi, le Istituzioni, possiamo far molto.

Parlando di Istituzioni io ringrazio anche Licia Ronzulli, che è qui di fronte a me e che è la Presidente Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza; ringrazio anche Enzo Bianco, che è il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni d’Italia); ringrazio poi Tullia Passerini, Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, e tutte le persone che sono oggi qui intervenute, ovviamente oltre alle rappresentanti del Governo che ho già citato.

Il tema quindi è anche quello della solitudine. Spesso negli episodi di bullismo c’è l’isolamento che si crea nei confronti dei ragazzi. C'è la solitudine e la solitudine è un’insidia ancora maggiore della nostra società. Voi giovani sperimentate questa continua connettività, tant’è che dalla ricerca emerge che la connettività, lo star connessi, vi ruba ormai le ore del sonno e il fatto di non riuscire a star connessi vi genera ansia.
Anche io, devo dire la verità; tant’è che un po' mi ero distratto, mi hanno subito richiamato e dovuto subito aggiornarmi.  Questo per carità ci riguarda tanto, ma dobbiamo veramente stare molto attenti perché anche questo star connessi non significa che noi riusciamo a comunicare: spesso è una illusione di comunicazione. 

È un'illusione di comunicazione perché il fatto di poter scambiare dei messaggi ci porta addirittura a degli episodi clamorosi in cui si è di fronte all'altra e anziché guardarci negli occhi noi ci messaggiamo, pur essendo di fronte e pur potendo affidarci al suono della parola. E questo qui capite che è un paradosso incredibile. Noi dobbiamo guardarci negli occhi, dobbiamo cercare di capire, perché è soltanto utilizzando tutti i sensi che noi possiamo meglio raggiungere un livello comunicativo efficace. E quindi dobbiamo essere consapevoli che la navigazione, che ci da questa ipertrofia informativa, in realtà rischia di isolarsi sempre più. E forse in molti episodi di bullismo c’è proprio, come dicevamo, l'isolamento, l'emarginazione di chi si ritrova poi schiacciato anche dalla sopraffazione.

La violenza quindi è un problema culturale, ecco perché è importante il ruolo anche educativo. Attaccare il più debole, che sia donna, che sia uomo che sia anziano, disabile, che sia cinese in questi giorni….. Diciamo la verità: forse anche in qualche classe quanti ragazzi, compagni cinesi, sono stati oggetti oggetto di discriminazione? Eppure una corretta informazione ci porta a dire che è assolutamente sciocco avere queste forme di reazione perché non c'è nessun rischio che sia collegato addirittura a una componente etnica o comunque al fatto di essere originari di un determinato Paese o meno. 
E allora dobbiamo stare molto attenti perché poi dalla distrazione iniziale si creano forme di discriminazioni molto molto insidiose, molto violente.

Io termino perché non era mia intenzione rubare spazio a una giornata che vedo densa e fitta di interventi che si preannunciano molto interessanti. 

Volevo dire che è anche dal linguaggio, come ha detto la Ministra Bonetti, che dobbiamo partire perché quando ragioniamo di un impegno culturale, di una sensibilità culturale a tutto tondo, noi dobbiamo prestare attenzione alle parole. Non dobbiamo pensare che la violenza si esprima solo in modo fisico, non dobbiamo pensare che le molestie siano solo affidati a delle prassi comportamentali ripetute. 

Il bullismo è anche nelle parole e le parole pesano. 

Il linguaggio dell'odio lo dobbiamo bandire. Lo dobbiamo bandire perché dobbiamo afferrare questa verità che chi contrasta un episodio di bullismo è più forte del bullo. Chi interviene a contrastare e non si mostra indifferente è più forte del bullo.

Purtroppo anche la politica - dobbiamo fare ammenda eh! noi politici -  non offre sempre buona prova di sé, soprattutto nel linguaggio.  Si diffonde anche qualche forma di – è stato detto - culturismo politico (esibizioni muscolari anche in politica) anche nel linguaggio e si fraintende. Si fraintende perché la politica è ascolto, attenzione, elaborazione di una soluzione e poi decisione. Quindi l'esibizione muscolare, il richiamo alla mistica dell'uomo forte non è quella la politica. La politica è perseguire il bene comune, il bene collettivo, mettere a fuoco quali sono gli interessi pubblici e dopo, ovviamente, perseguire conseguentemente e tradurre in azione quello che è stato individuato come un interesse collettivo il bene comune. La scorciatoia dell'esibizione muscolare, la illusione dell'uomo forte, queste esibizioni culturistiche diciamo così non hanno nulla a che vedere con la buona pratica di governo, con la buona politica. 
Quindi anche noi politici dobbiamo fare ammenda, ma con voi giovani Ambasciatori possiamo fare molto.

Quindi con il governo, con le Ministre e con la Vice Ministra Ascani programmeremo, continueremo a programmare qualche affiancamento. Voi avete programmato - mi avete detto - una cinquantina di posizionamenti davanti alle scuole col Centro mobile e addirittura quest'anno con questa iniziativa raggiungerete 250 Istituti scolastici. Beh, noi non saremo presenti in tutte queste occasioni (dismetteremo di perseguire attività di governo!), ma vi assicuro che ci ritroverete più di una volta insieme davanti a qualche scuola a infastidire i vostri giovani amici.

Grazie.
 


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