L'intervento di Conte alla cerimonia commemorativa delle vittime del crollo del ponte Morandi

Mercoledì, 14 Agosto 2019

Signor Presidente della Repubblica, Eminenza, Autorità, presenti tutti.

Rivolgo un commosso pensiero a tutti i genovesi e, in particolare, ai familiari delle 43 vittime che oggi, a distanza di un anno, si ritrovano qui riuniti per questa dolorosa rammemorazione.

La presenza dello Stato a Genova, con le massime Istituzioni, testimonia la partecipe affezione di una Nazione intera, che comprende la sofferenza di chi ancora vive la perdita inconsolabile dei propri cari o lo smarrimento di chi si è ritrovato costretto lontano dalla propria abitazione o a dismettere le proprie attività. A voi e ai genovesi tutti voglio dire che non vi abbiamo dimenticato.

E’ trascorso un anno, ma il ricordo di voi non ci ha mai abbandonato. Personalmente vi ho portato anche nel cuore in un momento di particolare emozione. Ho indossato la cravatta che mi avete donato, con il simbolo del ponte, anche a Losanna, qualche settimana or sono, nel giorno in cui all’Italia sono state assegnate le olimpiadi invernali 2026. Ho voluto indossare questa cravatta per ricordare al mondo intero che ci guardava la nostra tragedia, e per testimoniare la fierezza di un Paese che non dimentica il proprio dolore, ma sa adoperarsi per rinascere, per vincere le proprie sfide.

Posso dire che Genova oggi è il simbolo di questa forza d’animo, di questa volontà di rinascita.

Poche ore dopo il crollo del Ponte Morandi, ero qui a Genova attonito di fronte allo scenario che si apriva davanti ai miei occhi, davanti ai nostri occhi. Lanciai un monito: “Non lasceremo sola Genova”. Da questa promessa siamo ripartiti. Quel monito, nato nel segno di un dolore collettivo, è diventato impegno, e dopo pochi mesi si è concretizzato in un percorso di operosa responsabilità, di intensa dedizione, che - giorno dopo giorno - ha spinto Genova sulla via della rinascita.

Lo scorso dicembre, dopo quattro mesi dal crollo, ha avuto inizio la demolizione del Ponte So che gli ultimi lavori si sono conclusi pochi giorni fa. Ciò che era rimasto del Ponte Morandi - quel troncone simbolo della tragedia - non esiste più. Al suo posto sorgerà un Ponte più sicuro, nato dal progetto che Renzo Piano ha donato alla città. La ricostruzione è cominciata. A giugno c’è stata la gettata di cemento per il primo pilastro. Il cantiere è attivo 7 giorni su 7, e ringrazio davvero tutti coloro che stanno lavorando per l’incessante impegno che profondono in quest’opera di ricostruzione. Il nuovo ponte, dovrà essere percorribile, secondo le previsioni, il mese di aprile dell’anno prossimo.

Ringrazio tutti, in particolare il sindaco e Commissario per la ricostruzione Marco Bucci, ringrazio il governatore Commissario per l’emergenza Giovanni Toti, il Ministro Toninelli: con loro abbiamo lavorato intensamente per mantenere l’impegno assunto, e anche per assicurare una dimora a chi l’aveva persa. Dobbiamo lavorare ancora, ne sono consapevole anche per voi familiari delle vittime; alcuni hanno già ricevuto indennizzo e risarcimento.

Ma evidentemente abbiamo aperto un tavolo tecnico nei giorni scorsi, e con i tecnici stiamo lavorando per vedere come tecnicamente erogare degli anticipi, ve l'ho già detto, per affrontare le spese di giudizio a coloro che vivranno anche questo percorso giudiziario. Sono iniziative che non ci possono appagare. Non ci fanno dimenticare le vittime. Per queste pretendiamo e non cesseremo mai di invocare giustizia.

Ma oggi sentiamo che questo nuovo Ponte rappresenterà il simbolo della rinascita che sempre può, deve seguire a un dolore, della vita che sempre deve rinnovarsi e riprendere a fluire.

Il compito della politica, di una politica seria, responsabile, è tentare di offrire risposte affidandosi agli strumenti utili a tutelare gli interessi della collettività e a realizzare il bene dei cittadini. Compito della politica non è misurarsi solo con la capacità di gestire l’emergenza, ma anche con l'attitudine ad agire per via “preventiva”, programmando un’azione di Governo che metta in sicurezza il Paese e tutte le sue numerose infrastrutture. Su questo siamo impegnati ma dobbiamo impegnarci ancora di più, perseguendo un'opera complessiva di prevenzione, in modo da prefigurare meglio l’Italia che vogliamo e in cui vogliamo che i nostri figli vivano sicuri.

La vita di Genova riparte da qui: da una comunità di donne e di uomini che ci trasmette forza, solidarietà. Una Comunità che ha saputo prendersi per mano e riprendere il cammino.

Genova, precipitata nell’ora più buia, ha riacceso la luce e ha ridato speranza a un Paese intero.