Consiglio europeo, l'intervento di replica del Presidente Draghi al Senato

Mercoledì, 24 Marzo 2021

L'intervento di replica del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, al termine del dibattito in Senato sulle comunicazioni rese in vista del Consiglio europeo del 25 e 26 Marzo.

Vorrei ringraziare tutti per il sostegno che ho avuto nei vostri interventi e che indubbiamente rendono questi passaggi internazionali molto più forti, molto più forti.

E anche per un altro motivo che mi veniva ora da dire: queste discussioni internazionali, se hanno un passaggio parlamentare come questo o come altri, vengono recepite non come soluzioni di élite, ma come soluzioni ampiamente condivise con tutta la democrazia, con tutta la società di questo Paese. Quindi un grazie anche per questo.

Ringrazio anche il senatore Romani, che non vedo ora, per i suoi consigli sulla comunicazione di cui farò certamente tesoro in futuro.

Dunque iniziamo dalla politica estera. La linea di politica estera del governo italiano è quella di sostenere il governo di Unità nazionale in Libia, con l’obiettivo di arrivare alle elezioni all’inizio di dicembre.

Nel frattempo è necessario che il cessate il fuoco venga rispettato e quello che sembra è che ci sono sviluppi incoraggianti su questo fronte nel senso che vari componenti mercenari e non cominciano a lasciare il Paese.

Io stesso farò una visita in Libia, credo il 6 o 7 aprile, comunque nella prima settimana di aprile. Qui è abbastanza chiaro che l’Italia difende - in Libia, nel Mediterraneo orientale, ma un po’ d’ovunque - i propri interessi nazionali e la cooperazione internazionale nel campo della sicurezza con i suoi partner strategici.

Se vi fossero interessi contrapposti, l’Italia non deve avere alcun dubbio ovviamente a difendere i propri interessi nazionali. Né deve avere, senatore Casini, timori reverenziali su qual che sia partner; e d’altronde mi pare, nel corso della mia vita, di aver sempre dimostrato estrema indipendenza nella difesa dei valori fondamentali dell’Europa e della Nazione.

Sul piano vaccinale, vi ringrazio di tutti i contributi.

Io non so se ci sono stati errori o meno, non mi va di perder tempo su quello che è stato, certamente c’è stata una gran delusione di tutti cittadini europei. Questo è fuori discussione.

Ora le cose vanno meglio, il Commissario preposto all’uopo, quindi soltanto da credo un mese, Thierry Breton, è bravissimo e i risultati si stanno cominciando a vedere.

Occorre, dicevo ora, guardare al futuro.

Per quanto riguarda il coordinamento europeo, come mi è stato ricordato, l'ho detto in confernza stampa l'altra volta, va sempre cercato. Bisogna lavorare continuamente per rafforzarlo. Se non funziona in questi momenti drammatici, dove il tempo è, com'è stato detto da molti di voi, estremamente prezioso, occorre anche trovare delle risposte da soli.

Ovviamente noi pretendiamo il rispetto dei contratti da parte delle multinazionali produttrici dei vaccini. D’altronde avete visto che l’Italia è stata in un certo senso la prima ad avere la propria azione fondata su tre pilastri: pretendere il rigoroso rispetto; sanzionare o bloccare le esportazioni; pronta sostituzione dei vaccini mancanti.

Effettivamente c’è stata una diminuzione della vaccinazione solo per un giorno, il giorno dopo è stata quasi compensata la mancanza di vaccini con un altro vaccino dalle stesse caratteristiche.

Ripeto: dobbiamo però guardare all’esperienza degli altri Paesi per imparare. Questi sono episodi nuovi. Si sta imparando ogni giorno. È ingiusto biasimare per gli errori passati non pensando alla novità dell’esperienza. Quindi impariamo che una logistica efficiente può perseguire i propri obiettivi molto più velocemente se anche lì si attua un certo pragmatismo nella somministrazione dei vaccini, nell’individuazione di siti vaccinali.

In sostanza nella sburocratizzazione, è una paola orrenda ma rende l'idea, del processo di amministrazione dei vaccini. E lì abbiamo da imparare. E credo non ci sia alcun dubbio.

Cercando di guardare al futuro, cercando di riprendere il messaggio di fiducia che deve uscire da questo Consiglio europeo noi per primi ora dobbiamo cominciare a pensare alle riaperture, lo voglio ribadire. In particolare e a cominciare dalla scuola.

Su altri temi, cioè a dire il progresso dell’Unione Europea e anzi dell’area dell’Euro verso un'Unione più integrata, con l’adozione di un bilancio comune o comunque l’inizio di un tragitto verso l’unione fiscale, la discussione delle regole del patto di stabilità non è previsto nell’ordine del giorno di questo Consiglio, dove l’unico cenno che si fa a questo è il fatto che le clausole di salvaguardia, che sospendono le procedure del patto di stabilità, si dice dovranno essere riattivate nel 2023.

Io credo che la discussione per un patto di stabilità diverso, per regole diverse, che ormai tutti sentono che debbano essere diverse, durerà molto tempo, intanto quest’anno ma anche nel 2022.

Questi sono tempi molto lunghi, avremo tempo di confrontarci tante volte su questi temi in futuro, oggi non è all’ordine del giorno, non credo che venga toccato come tema particolare, ma è chiaro che teniamo un occhio ben vigile su queste cose, quindi sarete regolarmente informati.

Io credo di aver finito.

Buongiorno, grazie.

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri