Comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio Europeo del 17 e 18 luglio 2020

Mercoledì, 15 Luglio 2020

Signora Presidente, gentili senatrici e gentili senatori,

venerdì 17 e sabato 18 luglio parteciperò al Consiglio europeo straordinario che, per la prima volta dal febbraio scorso, si terrà nuovamente a Bruxelles.

Il Consiglio europeo torna dunque a svolgersi in presenza, recuperando quella “normalità” che il Covid-19 ha stravolto, insieme al vivere quotidiano dell’Europa e del mondo intero.

Questo Consiglio europeo straordinario scaturisce, in una prospettiva fortemente politica, dalle proposte della Commissione europea del 27 maggio (un fondo per la ripresa - “Next Generation EU” - di 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi di sovvenzioni e 250 miliardi di prestiti, e la definizione di un Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027) e anche devo doverosamente ricordare la proposta franco-tedesca, una proposta iniziata il 18 maggio perché ha comunque delineato un poderoso piano europeo di ripresa.

Sia le proposte della Commissione europea sia la proposta franco-tedesca sono coerenti con quanto l’Italia, sin dall’inizio della crisi, ha affermato con la massima determinazione in sede comunitaria.

Mai come in questa occasione dobbiamo riconoscere che le istituzioni dell’Unione europea si sono mostrate sensibili agli strumenti con i quali il mio governo, già nelle fasi iniziali della pandemia, ha cercato di leggere e di interpretare la natura e la portata della sfida che avevamo e abbiamo ancora difronte.

Mai come oggi possiamo affermare che l’Italia ha contribuito in misura decisiva a orientare la prospettiva nella quale collocare le risposte che l’Europa è chiamata ad offrire per essere all’altezza della sua storia, della sua civiltà, del suo destino. E ricordo in particolare la lettera che abbiamo scritto insieme ad altri 8 paesi membri già dal marzo scorso per sollecitare strumenti finanziari e innovativi in un quadro di debito comune europeo.

D’altra parte, la crisi da Covid-19 è senza precedenti e richiede quindi azioni e misure straordinarie. La crisi determinata dalla pandemia è una crisi simmetrica, a cui si deve rispondere  anche - se necessario - con soluzioni asimmetriche, in un’ottica responsabile e matura di solidarietà e di redistribuzione. Non sole un unione tra gli Stati membri, ma ancor più unità.

Il Consiglio Europeo deve mostrarsi all’altezza di questa coraggiosa visione, non può mancare questo obiettivo di portata epocale: rilanciare l’economia europea per disegnare il futuro del nostro continente per i prossimi decenni.

Solo uniti riusciremo a rendere l’Europa di nuovo forte, di nuovo protagonista, competitiva nel mondo.

Risposte nazionali sarebbero anacronistiche ed inefficaci. La crisi da Covid-19 dimostra che ai cittadini dobbiamo offrire soluzioni, dobbiamo offrire rimedi, non nuove paure o l’illusione di un anacronistico ritorno a un piccolo mondo antico, dominato da egoismo, chiusure identitarie, un mondo tutt’altro che sicuro, tutt’altro che protetto, anzi molto più esposto al rischio di un inesorabile declino.

Certamente, dobbiamo essere consapevoli che visioni meramente economicistiche e rigoriste ci darebbero solo “l’illusione del concreto”, per usare le parole di Carlo Morandi, uno storico molto sensibile alle prospettive avanzate dall’integrazione europea.

La posta in gioco non è solo il funzionamento del Mercato Unico, la tenuta delle economie europee, ormai sempre più interdipendenti, la difesa delle catene di valore europee, la convergenza economica e sociale.

Sono in gioco anche i pilastri sui quali è stata costruita l’Unione Europea e sui quali si è sviluppato, grazie all’intuizione dei grandi europeisti del secondo dopoguerra, quel processo di integrazione che ha contribuito ad assicurare un lungo periodo di pace e di crescita economica, un periodo mai conosciuto dalle precedenti generazioni.

I pilastri sui quali è stata costruita l’identità dell’edificio europeo sono oggi messi a rischio dalla crisi da Covid-19, che ha colpito il Continente dopo due gravi crisi finanziarie, acuendo ancora di più gli squilibri e le divergenze economiche tra gli Stati Membri.

Se non vogliamo essere travolti, dobbiamo agire con coraggio e porre in essere misure straordinarie. Non abbiamo alternative.

Le proposte avanzate dalla Commissione presieduta da Ursula von der Leyen muovono in questa direzione. Peraltro sono state confermate, quantomeno negli obiettivi di fondo, dalla proposta di Conclusioni presentata dal presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, venerdì 10 luglio scorso, a seguito delle varie consultazioni condotte con i 27 Capi di Stato e di Governo degli Stati Membri. 

Bisogna riconoscere che, in uno scenario assolutamente inedito, l’Unione Europea, con il contributo di tutte le sue istituzioni, ha già assunto con una certa rapidità decisioni fondamentali.

Come ha affermato nella giornata di apertura della Consultazione nazionale Progettiamo il rilancio, il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, le prime politiche di contrasto all’emergenza messe in campo dalle Istituzioni europee sono state ispirate ad una visione già di ampio respiro, protesa al cambiamento. Già in quella fase una politica miope ispirata a canoni neoliberisti, ad una visione angusta della competitività e della concorrenza, è stata ritenuta inidonea a gestire e ad affrontare la crisi.

Ricordo le decisioni più importanti che abbiamo assunto: a) la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita, attraverso l’applicazione della “general escape clause”; b) la flessibilità accordata al regime degli Aiuti di Stato; c) l’avvio, da parte della Banca Centrale Europea, del programma Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) da 750 miliardi di euro (a giugno, la BCE ha deciso un incremento del programma per ulteriori 600 miliardi di euro, per un totale di 1.350 miliardi di euro); d) il ricorso alla flessibilità nell’uso delle risorse della coesione; e) il piano della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) per attivare fino a più di 40 miliardi di euro di finanziamenti destinati alle piccole e medie imprese.

A queste misure, si sono aggiunte le tre linee di sicurezza - per i lavoratori, per le imprese, per gli Stati - avallate dai Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea il 23 aprile scorso, sulla base della relazione dell’Eurogruppo del 9 aprile.

Si tratta di un “pacchetto” consistente di 540 miliardi di euro, così articolati: a) un fondo europeo di sostegno a strumenti nazionali per la lotta alla disoccupazione – SURE di 100 miliardi di euro; b) un “Fondo pan-europeo” della BEI, in grado di mobilitare fino a 200 miliardi di euro; c) la Pandemic Crisis Support, nell’ambito della linea di credito precauzionale del meccanismo di stabilità, di 240 miliardi di euro, alla quale gli Stati membri dell’area euro possono decidere di ricorrere.

Proprio il Consiglio europeo del 23 aprile ha dato un inequivoco segnale politico verso l’istituzione del Recovery Fund, definito espressamente, come richiesto da parte italiana, permettetemi di sottolinearlo, necessario e urgente. Possiamo affermare che la decisione è frutto di un percorso negoziale nel quale l’Italia ha svolto un ruolo fondamentale, un ruolo propulsivo.

È stata una decisione senza precedenti, perché ha segnato un’apertura inedita a uno strumento di politica fiscale europea basato su un principio di intervento finanziario comune. 

Sottolineo che la proposta del Recovery Fund modifica i termini del rapporto tra la Commissione e i Governi nazionali: adesso sono i singoli Stati ad essere chiamati a una maggiore responsabilità, indicando i propri progetti di rilancio, il proprio percorso di riforme e investimenti.

Tocca ora a noi, Capi di Stato e di Governo dei 27 Stati Membri assumere, con rapidità, una decisione altrettanto coraggiosa, affinché il “Next Generation EU” e il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale possano tradursi in misure e azioni concrete.

La nostra “casa comune” è in grado di offrire vantaggi per tutti, se però usciamo dall’ottica negoziale del “gioco a somma zero” e acquisiamo la consapevolezza di una diversa prospettiva negoziale. Quando sono in pericolo le fondamenta dell’edificio europeo, nessuno Stato potrà avvantaggiarsi a scapito di altri. Dobbiamo essere tutti consapevoli che, se alcuni Paesi europei più in difficoltà dovessero soccombere di fronte alla crisi, i Paesi più ricchi non se ne avvantaggerebbero. In questo grave tornante della storia europea, la negoziazione tradizionale stessa è destinata al fallimento. Oggi o vinciamo tutti o perdiamo tutti.

Per questo, riteniamo cruciale che la decisione del Consiglio Europeo sia assunta entro luglio e non sia svilita da un “compromesso al ribasso”. Sarebbe inaccettabile non solo sotto il profilo economico e politico, ma anche dal punto di vista morale. Un simile scenario non sarebbe certamente auspicabile. L’ho già affermato in quest’Aula, se ricordate bene,  il 17 giugno scorso: non lo meritano peraltro le decine di migliaia di vittime europee del Covid-19, come anche le famiglie, i giovani, le imprese, che stanno affrontando le conseguenze sociali ed economiche della pandemia.

In queste settimane ho condotto un’intensa attività diplomatica, nell’ultima settimana anche con incontri e visite, per discutere con i miei omologhi sulla necessità di assumere al più presto una decisione di alto profilo, basata sui principi di responsabilità e di solidarietà, ambiziosa e capace di assumere davvero un sostegno senza precedenti all’economia europea.

Il “Next Generation EU” dovrà essere all’altezza delle sfide presenti e future. Lo ha ribadito anche il Parlamento europeo, il cui consenso politico - così come quello dei Parlamenti nazionali - rimane fondamentale per una immediata attivazione e, dunque, per rispondere tempestivamente alle urgenti necessità che nessuno Stato Membro può affrontare in modo isolato e in solitudine.

Con spirito europeo, continuerò quindi a lavorare, come sempre nel corso di questa crisi, affinché al tavolo del Consiglio Europeo prevalga la logica di una comunità di interessi basata su valori condivisi.

È fondamentale che il risultato finale, quanto al volume e alla composizione ad ampia prevalenza di “grants” (sovvenzioni), sia coerente con la proposta attualmente sul tavolo e che sia preservato il principio di un finanziamento straordinario di lungo termine tramite debito comune europeo.

Altri aspetti prioritari dell’accordo su “Next Generation EU”, sui quali pure il Consiglio Europeo dovrà trovare anche qui un punto di equilibrio, senza perdere tempo prezioso in negoziati che snaturino o rallentino l’accordo complessivo, sono i seguenti:
a) i criteri di allocazione di “Next Generation EU” non devono essere stravolti, perché essi assicurano l’effettivo ed efficace sostegno di Paesi, regioni, settori più colpiti dalla crisi da Covid-19;
b) la “governance” di “Next Generation EU” nella proposta sul tavolo garantisce lo stretto collegamento con il Semestre Europeo e con le Raccomandazioni Specifiche per Paese della Commissione;
c) riteniamo inoltre accettabili le regole proposte, legate al rispetto dello stato di diritto e quelle collegate agli ambiziosi obiettivi europei in materia di lotta al cambiamento climatico;
d) è essenziale preservare la centralità degli obiettivi sociali e verdi. Mi riferisco, per quanto riguarda il primo profilo, alla coesione sociale, alla lotta alle molteplici diseguaglianze che la crisi ha acuito, al sostegno della parità di genere, alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, alla mitigazione degli effetti della disoccupazione. Quanto al secondo aspetto di improcrastinabile avvio della ripresa economica europea deve continuare a considerare centrali lo sviluppo dell’economia verde, la digitalizzazione, le nuove tecnologie, tutti fattori fondamentali, nei prossimi decenni, per rendere le economie europee competitive, nella prospettiva peraltro delineata dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e in vista di una nuova strategia industriale. In questa prospettiva, colgo con favore l’appello lanciato da cinquanta parlamentari nazionali ed europei, orientato anche a indirizzare quanto più possibile le risorse del Piano in favore delle nuove generazioni, attraverso un coraggioso investimento in cultura, istruzione, mobilità sociale, parità di genere.

Riguardo all’accordo sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, non c’è spazio politico o economico per illudersi di vivere in “tempi ordinari”, non ci sono le condizioni per negoziare, per settimane o per mesi, come ci eravamo predisposti di fare – dobbiamo confessarlo - all’inizio dell’anno, in Consiglio Europeo su singoli aspetti tecnici, semmai attenti solo alle convenienze nazionali o alla conservazione di anacronistici privilegi. 

Certamente, pur muovendo da un approccio costruttivo, teso a favorire un accordo rapido e di alto profilo, continueremo a tutelare le nostre priorità, con particolare riguardo alla Coesione e alla Politica Agricola Comune.

Il nuovo bilancio europeo settennale non dovrà rinunciare al sostegno dei settori e delle fasce di popolazione più colpite e, conseguentemente, la massima centralità dovrà essere riservata ai principi della coesione economica e territoriale, al dialogo sociale e alla trasformazione verso un'economia resiliente, sostenibile, socialmente giusta e competitiva.

Quanto a quelli che ho definito “privilegi anacronistici”, mi soffermo sui “rebates”, conoscte la mia posizione, la posizione del governo che ho già annunciata in precedenza: ogni nostra, anche parziale, flessibilità riguardo all’esigenza politica, per alcuni Stati Membri, di mantenerli, non può che essere condizionata – dobbiamo essere chiari - a una piena ed effettiva apertura, da parte di quei Paesi, ad un accordo rapido e di alto profilo su “Next Generation EU”.

Per quanto riguarda le entrate di bilancio, occorre continuare a perseguire, con ambizione, alcuni obiettivi, anche per quanto riguarda le nuove risorse proprie, che sono lo strumento ineludibile - come riconoscono la proposta della Commissione e la stessa bozza di Conclusioni del Presidente Michel - se vogliamo favorire politiche europee davvero efficaci e durature e compensare le divergenze sociali ed economiche tra Stati Membri e gli attuali squilibri interni al Mercato unico. 

Tutte le considerazioni sinora svolte riguardano l’obiettivo, ad elevata valenza politica, di un impegno europeo comune, finalmente anche sul piano finanziario, per rilanciare le economie e renderle resilienti. 
Se l’Unione Europea sta cercando di rendere la crisi da Covid-19 un’opportunità, questo è tanto più vero per l’Italia.

Sono convinto che questa crisi, sia sanitaria che economica e sociale, abbia portato in evidenza numerose criticità, che bloccano il sistema economico italiano e che la politica non ha saputo e non ha potuto risolvere in modo efficace e duraturo.

L’acuta sofferenza sociale ed economica del nostro Paese può e deve consentire uno sforzo corale, da parte di tutte le sue componenti, per intraprendere, e questa volta fino in fondo, un percorso di rilancio di ampio respiro. Come ha ricordato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’Italia, in molte momenti della sua storia, ha sorpreso il mondo. L’Europa ha ora bisogno di questa Italia, di un’Italia più forte.

È con questo spirito che il Governo tutto è impegnato a realizzare un credibile e articolato programma di riforme. È un programma fondamentale, che ha una prospettiva di medio e lungo periodo, un orizzonte di legislatura, e che ha l’ambizione di rendere l’Italia resiliente anche di fronte a eventuali che non auspichiamo future crisi. Entro questa prospettiva riformatrice, siamo contemporaneamente impegnati a definire il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che presenteremo a Bruxelles dopo la pausa estiva.

Saremo noi i primi - perché è nel nostro interesse farlo - a monitorare la spedita attuazione delle nostre riforme e degli investimenti che avremo programmato.

Massimo sarà, in queste fasi così cruciali per la storia italiana ed europea, il coinvolgimento del Parlamento.

Gentile Presidente, gentili Senatori e Senatrici, 
nella dichiarazione passata alla storia con il suo nome, Robert Schuman disse che “l’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.

Ebbene, la crisi da Covid-19 rende la solidarietà di fatto un obbligo morale, prima ancora che politico, e implica un ineludibile ancoraggio dell’interesse nazionale ai valori fondativi del progetto europeo: pace, stabilità, benessere, democrazia, tutela dei diritti fondamentali.

Mi appresto dunque a partecipare al Consiglio Europeo straordinario del 17-18 luglio determinato a concretizzare il “Next Generation EU” e il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, in piena coerenza con le proposte della Commissione Europea, a beneficio di tutti i cittadini europei, soprattutto di coloro che stanno più soffrendo le conseguenze sociali e economiche della crisi.

Spero di poter ricevere, da questa Assemblea, una convinta adesione all’impegno che stiamo profondendo per l’Italia in Europa. 

Grazie.

 

 

 

 

Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri