Domenica, 30 Giugno 2019

Colloquio con il Corriere della Sera

Il premier e Bruxelles: «I nostri conti in ordine non mercanteggiamo»
«Voglio una decisione rapida dalla Commissione»

di Marco Galluzzo

Prima di lasciare il centro Intex, che ospita il G20, si ferma alcuni minuti davanti alla macchina: «Io voglio una decisione rapida da parte della Commissione, voglio chiudere subito, senza ulteriore indugio, anche domani, come avvenne a dicembre. Ci sono i presupposti e senza alcun rinvio, poi ovviamente la Commissione può decidere diversamente». Si avvicina per un attimo il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che sottovoce aggiunge quanto segue al concetto di Conte: «Io sono molto ottimista e questa ipotesi del rinvio non l'ho mai sentita e non sarebbe certamente positiva». Sono gli ultimi scampoli, per entrambi, della trasferta in Giappone. Il presidente del Consiglio, dopo aver incontrato Jean-Claude Juncker, sembra più convinto che mai delle cifre e dei consuntivi italiani, e lo stesso fa trasparire il ministro. Se sia un ottimismo di facciata, ipotesi che pure circola, lo sapremo fra qualche giorno. Del resto è lo stesso premier a dire che «qui non si è fatto un vero e proprio negoziato, una trattativa, quella si fa in Europa nelle sedi deputate, certo abbiamo discusso, ci sono stati dei confronti». 

Tiene banco anche il caso della Sea Watch, i toni di Conte sono più morbidi di quelli di Matteo Salvini, ma la sostanza non cambia: «Se le decisioni degli inquirenti sono esagerate dovete chiederlo a loro, domandate ai magistrati. Da giurista, conoscendo i provvedimenti adottati, si prefiguravano responsabilità penali. Non voglio sostituirmi alla magistratura, a cui spetta applicare le leggi». Ma «le leggi ci sono, che piaccia o non piaccia». Lei però può offrire un giudizio politico: «ho già detto che le regole ci sono e si rispettano». Eppure esistono anche atti di disobbedienza civile, è un'altra domanda: da questo punto di vista si può sostenere che anche le leggi razziali erano regole ben precise, viene fatto notare. Il paragone di un cronista però non fa scomporre il capo del governo: «Visto che vi dilettate in materie storiche allora vi consiglio di leggere qualche saggio su o di Danilo Dolci...».

Insomma si discute di tutto, e soprattutto dei temi aperti in Italia. La procedura di infrazione, con la prossima riunione della Commissione il 2 luglio e quella dell'Ecofin il 9 dello stesso mese, viene commentata con queste ulteriori parole dal premier: «Ho visto che vi aspettavate che noi stessimo a mercanteggiare — ha aggiunto rispondendo alle domande dei giornalisti —, non abbiamo condotto una trattativa, è stata l'occasione per ulteriori confronti con i partner, ma rimane il fatto che l'Italia ha fatto un percorso ben chiaro: abbiamo fatto il nostro, siamo sereni e confidiamo che vada tutto bene. Dovremmo evitarla non perché c'è dietro qualche magia, non perché abbiamo elaborato qualche espediente dell'ultim'ora, ma perché i nostri conti sono in ordine e lo stiamo dimostrando, perché il flusso di cassa è superiore per quanto riguarda le entrate a quelle che erano le previsioni e le attese, perché riusciamo a contenere l'andamento per quest'anno al 2,1 per cento e quindi ci sono tutte le condizioni perché non ci sia mossa una procedura». Mentre sul rischio che Ar- celorMittal decida di disinvestire, Conte è totalmente schierato con Di Maio e non teme che la caduta dell'immunità penale sposti molto, che un «privilegio possa mettere in discussione un piano aziendale, i business pian seri non si basano su queste cose».

Conte ha anche avuto un bilaterale con il presidente indiano. Modi, invitato ad agosto in Italia: «II Parlamento è sovrano, pensare che si possa gestire una azienda solo a condizione di avere una immunità penale mi sembra un privilegio, non si investono miliardi per una regoletta». Aveva definito, due giorni fa, «una boutade» la possibilità di una fuga di investitori per quanto riguarda il caso Atlantia. Stesso concetto per l'ArcelorMittal: «Come mezzo straordinario si può ragionare anche di un'immunità del genere. Forse tutti gli imprenditori vorrebbero averla... Era però una logica eccezionale. Non partiamo dal presupposto che la regola sia questa. Io confido che gli imprenditori non 
abbiano affidato a questa regola il loro investimento, mi auguro che tutte le preoccupazioni rientrino, da ambo le parti». Fa capolino anche il tema Tav, dopo che la Uè ha deciso di alzare il proprio finanziamento dell'opera al 55%, una decisione che Conte non commenta come indifferente, anzi il contrario, facendo capire che sarà determinante per il possibile prosieguo dell'opera: «Ora il percorso è stato delineato, abbiamo fatto una valutazione costi-benefici. Questo ha aperto un confronto con i nostri interlocutori che sono due: Ue e la Francia. Questo percorso si sta chiudendo, ovviamente dovremmo trame le fila, alla luce anche delle sopravvenienze, ad esempio di qualche ulteriore valutazione finanziaria. Poi trarremo le conseguenze in piena trasparenza e diremo qual è la decisione finale».