Camera, le comunicazioni del Presidente Conte in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre

Mercoledì, 14 Ottobre 2020

Signor Presidente, gentili Deputate, gentili Deputate,
Una premessa. Il mio intervento è dedicato in particolare su una forma di comunicazione in vista del Consiglio europeo prossimo fissato per il 15 e 16 ottobre. Quindi mi atterrò rigorosamente a quello che è il perimetro e l’agenda dei lavori del prossimo Consiglio europeo. Avevo anche dichiarato disponibilità a fornire in appendice un aggiornamento sulle ultime misure restrittive ma giustamente si è concordato, per rispetto all’ordine dei lavori, che il mio intervento sia solo sui temi all’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo.
 In realtà anche ieri al Senato – era successo già in passato -  negli interventi di aula, in particolare nelle dichiarazioni di voto, si parla di molte altre questioni. In questo modo si crea una certa asimmetria però ne prendo atto. Ma, ripeto, io continuo ad attenermi all’ordine del giorno dei lavori.

Il Consiglio Europeo che avrà luogo giovedì e venerdì prossimo è il primo Consiglio ordinario “in presenza” dopo due riunioni straordinarie, svolte anch’esse in presenza: quella del 17-21 luglio, nella quale fu raggiunto lo storico accordo su “Next Generation EU” e sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, e quella del 1° e 2 ottobre, che ha recuperato il Consiglio Europeo di metà marzo scorso rinviato a causa del Covid-19.
Lo svolgimento dell’abituale Consiglio Europeo di metà ottobre dovrà rafforzare la consapevolezza che il pieno superamento del Covid-19 sul piano sanitario ed economico resta - oggi più che mai - l’obiettivo prioritario per l’Unione Europea e per i suoi Governi.
È con questo spirito, nel segno di un’effettiva solidarietà intra-europea, che potrà risultare efficace la sessione nella quale il Consiglio Europeo sarà chiamato ad esaminare la situazione epidemiologica, ad affrontare il coordinamento generale degli interventi e a discutere, già in questa fase, dello sviluppo e della distribuzione di un vaccino a livello UE.
In coerenza con quanto io stesso e i membri del Governo hanno sempre sostenuto sui tavoli europei fin dall’inizio dell’emergenza da Covid-19, confermerò la convinzione che le misure nazionali volte al contenimento del contagio debbano contare su una cornice europea di sostegno sanitario ed economico efficace e, nel campo della tutela della salute e della gestione dei confini, comunque rispettoso delle competenze nazionali.

    L’impegno italiano in chiave europea a contrasto della pandemia trova autorevole e concreta conferma nella decisione, assunta insieme alla Presidente della Commissione Europea Ursula von Der Leyen, di organizzare e tenere in Italia un “Global Health Summit” durante la nostra Presidenza del G20 nel 2021.
Si tratta di un’occasione decisiva per valorizzare la nostra leadership sui temi della salute globale e della lotta al Covid-19, esplicitamente riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Lo sforzo del Governo nelle diverse sedi europee ed internazionali, fin dall’inizio di questa pandemia, si è profuso anche sul fronte della ricerca di un vaccino efficace e con l’obiettivo della sua equa distribuzione all’interno e all’esterno dell’UE perché noi guardiamo anche ai Paesi più vulnerabili e ci siamo premurati anche che delle dosi che si renderanno subito disponibili possano beneficiarne anche quelle popolazioni.
L’Europa è chiamata a rimanere unita.
Insieme dobbiamo essere quanto più determinati in questa fase di recrudescenza continentale del Covid-19 e di auspicato rilancio delle nostre economie.
Dopo avere dato una risposta ambiziosa e tempestiva alla crisi pandemica, da parte europea dobbiamo continuare a lavorare speditamente sul piano dell’attuazione normativa del programma Next Generation EU.
Tutti gli Stati Membri devono agire con coerenza e lealtà, nel rispetto del solenne impegno politico assunto con la decisione del Consiglio Europeo del 21 luglio scorso. È obbligo innanzitutto morale, per non dimenticare le migliaia di vittime della pandemia e per offrire una prospettiva migliore alle nuove generazioni di europei.
Continuiamo dunque a sostenere lo sforzo, profuso dai Vertici delle Istituzioni comunitarie e dalla Presidenza di turno tedesca del Consiglio dell’Unione Europea, volto ad evitare rinvii dell’operatività di “Next Generation EU” e del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale.
In particolare, non dobbiamo permettere che possano generarsi ritardi a causa di un utilizzo divisivo di principii e regole, come quelle relative allo stato di diritto, sulla cui applicazione il Consiglio Europeo ha già adottato le sue chiare decisioni il 21 luglio scorso.
Questo progetto di rilancio dell’economia europea, infatti, costituisce un’occasione senza precedenti anche per riportare l’Italia su un sentiero di crescita e di sviluppo sostenibile, equo e inclusivo.
A tal proposito, vorrei esprimere il mio ringraziamento agli onorevoli deputati per la relazione elaborata dalle commissioni bilancio e politiche dell’Unione europea sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che contiene indicazioni preziose per la redazione, l’attuazione e il monitoraggio del Piano. Questa relazione mi risulta elaborata all’esito di un’ampia attività conoscitiva che ha incluso cicli di audizioni informali e anche formali e che ha coinvolto anche le commissioni di settore. Da tale significativa attività di analisi emerge un ricco quadro di analisi e indicazioni che costituisce uno strumento prezioso per orientare la stesura definitiva del Piano e la programmazione delle relative iniziative di riforma e di investimento.

Come è possibile evincere dalle linee guida trasmesse alle Camere, il Piano italiano si inserisce nel solco delle grandi priorità individuate dalla Commissione europea fra cui emerge la necessità di accompagnare la duplice transizione verde e digitale.  A tal proposito il Piano dedicherà il 40% delle risorse a investimenti nella sostenibilità ambientale, fra cui trovano ampio spazio l’efficientamento energetico, l’economia circolare, la tutela del territorio e del patrimonio idrico. E almeno il 20% delle risorse saranno dedicate agli interventi per favorire la digitalizzazione del sistema produttivo con particolare riferimento agli incentivi per l’adozione di nuove tecnologie 4.0 nei processi produttivi della pubblica amministrazione e della cittadinanza nel suo complesso.  

Al contempo, ed è stato correttamente sottolineato nella relazione, il Piano ha l'obiettivo primario di colmare i divari strutturali che il nostro Paese da troppi anni registra rispetto alla media europea in relazione alla produttività e agli investimenti.
A questo scopo l’integrazione fra riforme ed investimenti che costituisce l'asse portante del Piano, in linea con le indicazioni comunitarie, è essenziale per far sì che da un lato le risorse stanziate possano essere spese generando virtuosi effetti moltiplicativi e che dall’altro lato l’efficacia delle riforme non sia vanificata da un'impostazione restrittiva della politica di bilancio.
Il Piano contempla un’ampia gamma di iniziative volte a creare un ambiente più favorevole agli investimenti fra cui emergono la riforma del processo civile, dell'ordinamento giudiziario, del processo penale; una complessiva riforma del fisco; il sistema della riscossione; il potenziamento delle competenze digitali, della dotazione infrastrutturale della pubblica amministrazione.
Anche la debole dinamica demografica e della natalità che il Paese registra negli ultimi anni costituisce una dimensione prioritaria di intervento all'interno del Piano. In questo ambito intendiamo promuovere l'occupazione femminile anche tramite agevolazioni per le donne e le madri lavoratrici, definire un assegno unico universale per ogni figlio a carico in raccordo con una più organica riforma fiscale, potenziare l'accesso ai servizi per la prima infanzia favorendone in particolare il riequilibrio territoriale.
E proprio con riguardo all'occupazione femminile accolgo senz’altro l’impegno contenuto nella risoluzione di maggioranza che avete approvato ieri in quest'aula e quindi assicuro che una parte significativa delle risorse del Piano sarà indirizzata con massima determinazione al perseguimento di questo obiettivo.

Vi è un’altra priorità del Governo. Per rilanciare la crescita e lo sviluppo sostenibile il Piano dovrà puntare su un deciso investimento sull’istruzione, nella formazione e nella ricerca mirando in particolare ad incrementare la capacità di apprendimento e le competenze tecniche e digitali degli studenti, ad accrescere la propensione e le possibilità di iscrizione terziaria, a valorizzare l’integrazione fra la ricerca e la struttura produttiva. Dobbiamo ancora colmare un gap su quest’ultimo fronte.
Non mancherà il capitolo cruciale delle infrastrutture per la mobilità con particolare attenzione al potenziamento delle reti ferroviarie per migliorare i collegamenti tra Nord e Sud, tra le dorsali tirreno – adriatica, fra aree urbane e aree interne del Paese.
Il Governo sta sviluppando le sei missioni nelle quali è organizzato il Piano - indicate nelle Linee guida trasmesse al Parlamento - in un numero limitato di azioni, ognuna volta a colmare uno specifico divario del Paese.

Queste azioni contengono i progetti qualificanti, che saranno corredati dai necessari indicatori di avanzamento dello svolgimento delle opere: la baseline (ovvero lo scenario “tendenziale”), i target che intendiamo raggiungere e le milestones, il cui completamento è necessario per ottenere le successive tranches di finanziamento.
Ogni progetto contenuto nelle azioni è riferito a un soggetto istituzionale responsabile della sua realizzazione.
Intendiamo inoltre prevedere un assetto normativo ad hoc per la governance, l’attuazione e il monitoraggio del Piano, che sarà opportunamente sottoposto all’esame del Parlamento.
A tal proposito, valuterò con attenzione le proposte contenute nella relazione volte ad assicurare un pieno coinvolgimento del Parlamento durante l’iter di predisposizione del piano, nonché ad assicurare trasparenza e pubblicità allo stato di avanzamento dei progetti. Su quest’ultimo aspetto dobbiamo stare molto attenti.
Perché il segreto per rendere questo piano attuabile e per mettere a terra tutti questi progetti sarà l’accountability, per creare questo meccanismo di trasparenza e di pubblicità. Obiettivo del governo infatti è che tutti i soggetti istituzionali coinvolti nell’attuazione del piano, come forze politiche, sindacati, imprese e società civile nel suo complesso, possano condividere la strategia di politica economica prefigurata nel piano. Dobbiamo tutti muovere nella direzione del rilancio del Paese.

Passo ad un altro argomento.
Quanto al negoziato con Londra, altro tema in agenda, il Consiglio Europeo è chiamato ad esaminare l’attuazione dell’Accordo di recesso e lo stato del negoziato sulla relazione futura con il Regno Unito, nonché a discutere l’attività di preparazione a tutti gli scenari possibili dopo il 1° gennaio del 2021.
Siamo - come sapete - in una fase cruciale, sul piano sia politico sia tecnico, del negoziato tra Unione Europea e Regno Unito.
La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il Primo Ministro britannico, Boris Johnson, sabato 3 ottobre hanno invitato i rispettivi Capi Negoziatori a uno sforzo volto a colmare la perdurante distanza fra le Parti. Questa distanza riguarda soprattutto - ma non solo - i temi centrali della pesca, della parità di condizioni (il “level playing field  ”) e della “governance” della futura relazione.
Ora più che mai è fondamentale - come l’Italia ha sempre sostenuto con coerenza - mantenere l’unità dei 27 Stati Membri a sostegno della Commissione europea e del Capo Negoziatore dell’UE Michel Barnier.
Il tempo scorre, sessione negoziale dopo sessione negoziale, verso il termine, fissato al 31 dicembre di quest’anno, per un accordo capace di disciplinare la relazione tra l’Unione Europea e il Regno Unito. Il tempo che rimane va utilizzato, da entrambe le Parti, con saggezza e lungimiranza politica.
A uno scenario “senza accordo”, di cosiddetto “no deal ”, vogliamo e dobbiamo continuare a preferire, fino all’ultimo momento utile, un accordo: non ad ogni costo, ma equilibrato ed equo. Vogliamo un partenariato ambizioso con il Regno Unito, una relazione futura che rifletta sia la profondità dei rapporti sia l’equilibrio economico, politico e sociale attuale tra il Regno Unito e uno dei principali mercati mondiali, quale è quello dell’Unione Europea.
Con altrettanta chiarezza è opportuno che l’Unione Europea continui a sostenere il ripristino, da parte di Londra, di quella piena attuazione dell’Accordo di Recesso che riteniamo violata dall’“Internal Market Bill” britannico, oggetto di una procedura d'infrazione da parte della Commissione europea.
Il rispetto del Protocollo sull'Irlanda rappresenta infatti un obbligo legale internazionale fondamentale per proteggere la pace e la stabilità nell’isola d’Irlanda, oltre che un pre-requisito per il buon esito dei negoziati sul futuro partenariato.
Riguardo al cambiamento climatico, in Consiglio Europeo avrà luogo un dibattito di orientamento, propedeutico alle decisioni politiche che auspicabilmente saranno assunte nel Consiglio Europeo di dicembre.
Confidiamo che questa sequenza parta, fin dal Consiglio Europeo di giovedì e venerdì prossimo, da una discussione ambiziosa.
La pandemia ha infatti aperto nuovi scenari anche per la strategia di contrasto al cambiamento climatico e di protezione dell’ambiente, essenziali per una “ricostruzione” che poggi davvero su nuove fondamenta.
Sarà quindi necessario lavorare insieme affinché il rilancio delle ambizioni in materia climatica vada sempre più incontro alla richiesta dei nostri cittadini - e soprattutto delle giovani generazioni - per un futuro resiliente ai cambiamenti climatici ed efficiente nell’uso delle risorse.
Al riguardo, intendo ribadire che un avvio tempestivo di “Next Generation EU” e del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale è indispensabile anche per onorare gli impegni in materia di cambiamento climatico. Sono impegni da iscrivere in una cornice giuridico-finanziaria che eviti un “gioco a somma zero” tra gli Stati membri più vicini al conseguimento degli obiettivi climatici e Stati membri rimasti più indietro.
L’Italia vuol essere in prima fila, sul piano europeo ma anche in una prospettiva più ampia, nel promuovere un elevato livello di ambizione su una sfida di portata globale come quella del cambiamento climatico.
È questa, del resto, la linea che caratterizza il nostro partenariato con il Regno Unito per la COP26 e il programma della Presidenza italiana del G20, che si articolerà intorno al trinomio persone, pianeta e prosperità.
Il messaggio che vogliamo trasmettere è semplice: occorre prendersi cura del pianeta e delle persone con un approccio olistico, volto all’obiettivo di una ripresa economica sostanziale, ma che - al tempo stesso - sia inclusiva e davvero sostenibile.
Nella sessione dedicata alle relazioni esterne, il Consiglio Europeo adotterà Conclusioni relative ai rapporti tra l’Unione Europea e l’Africa.
Si tratta di un ulteriore segnale politico, volto a confermare l’impegno europeo per un partenariato con l’Africa che sia ampio, multi-dimensionale e multi-livello. L’obiettivo di fondo deve rimanere quello del “partenariato fra eguali”, modificando il paradigma di sostanziale asimmetria su cui si sono storicamente fondate le nostre relazioni con il Continente.
È inoltre opportuno - e in questo senso stiamo lavorando - che il partenariato tra Unione Europea ed Unione Africana si rifletta anche in una migliore cooperazione in materia migratoria e in consultazioni costanti e capaci di favorire soluzioni nelle crisi regionali nel continente africano.
Grazie per l’attenzione.

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