Brexit, uscita senza accordo (no deal)

In caso di recesso senza accordo il Regno Unito diventerà un Paese terzo senza che intervenga un regime transitorio: tutto il diritto primario e derivato dell'UE cesserà di applicarsi al Regno Unito con conseguenze gravi per cittadini e imprese.

Di conseguenza, le istituzioni dell'UE, le amministrazioni degli Stati membri ad ogni livello e tutti i portatori di interessi hanno collaborato per attenuare le conseguenze di uno scenario di uscita del Regno Unito senza accordo.

Grazie a questo sforzo collettivo, l'UE è oggi pronta ad affrontare un recesso disordinato. Le misure di emergenza adottate a livello europeo e nazionale si basano sui principi generali stabiliti nella comunicazione del 13 novembre 2018, non riproducono i vantaggi dell'appartenenza all'Unione né i termini di un periodo di transizione come quello previsto dall'accordo di recesso, sono di natura temporanea e sono state adottate unilateralmente dall'Unione europea nel perseguimento dei suoi interessi e rispettano pienamente la ripartizione delle competenze stabilita dai trattati e il principio di sussidiarietà.

In caso di recesso senza accordo infatti sarà adottato:

  • dall’UE un numero limitato di azioni d’emergenza;
  • un altro numero di azioni a livello nazionale nei settori di competenza degli Stati membri UE oppure in attuazione e trasposizione degli atti di livello UE.

In occasione del Consiglio europeo del 20-21 giugno 2019, la Commissione europea ha presentato la sua Comunicazione del 12 giugno sullo stato dell’arte della preparazione di misure d’emergenza per il recesso del Regno Unito dalla UE, che fa seguito alle quattro comunicazioni sul tema già pubblicate fra luglio 2018 e aprile 2019.

Nel documento, si prende atto dell’elevato livello di preparazione dell’UE e degli Stati membri alla Brexit, anche in caso di no-deal, attraverso misure d’emergenza che risultano in linea generale adeguate. In ogni caso, la Commissione continuerà a monitorare gli sviluppi politici al fine di adeguare le misure adottate ove necessario, anche prevedendo la possibilità di apposito sostegno finanziario UE nei settori più colpiti.

Gli ambiti principali su cui si sono focalizzati gli interventi di emergenza – tanto a livello UE quanto degli Stati membri – spaziano dai diritti dei cittadini ai trasporti, dalla cooperazione di polizia e giudiziaria alla tutela dell’integrità del mercato interno, fino ai settori finanziario e della pesca.

Tali misure si basano su tre precondizioni per le discussioni future fra UE e Regno Unito, relative ai tre principali aspetti della separazione: 

  • la protezione dei diritti dei cittadini; 
  • il rispetto da parte britannica delle proprie obbligazioni finanziarie nei confronti dell’UE; 
  • l’impegno a trovare una soluzione alternativa al c.d. “backstop” (soluzione d’emergenza) contenuto nell’Accordo di Recesso che consenta di preservare la pace in Irlanda e l’integrità del Mercato interno.

Il 4 settembre 2019, la Commissione europea ha esortato nuovamente, nella sesta comunicazione sui preparativi per la Brexit, tutti i portatori di interesse dell'UE a 27 a prepararsi per un'uscita senza accordo. Data l'incertezza che nel Regno Unito continua a circondare la ratifica dell'accordo di recesso , l'ipotesi di uscita senza accordo il 1º novembre 2019 resta un esito possibile, seppur non auspicabile.
In quest'ottica, la Commissione europea ha pubblicato una lista di controllo dettagliata per aiutare le imprese che commerciano con il Regno Unito a ultimare i preparativi.
Tale comunicazione si riallaccia alle precedenti e ai 100 avvisi ai portatori di interessi in una varietà di settori. 

Per il periodo immediatamente successivo al recesso, la Commissione ha istituito un call centre al quale le amministrazioni degli Stati membri potranno rivolgersi per usufruire rapidamente delle competenze della Commissione e di un canale diretto di comunicazione, anche al fine di facilitare il necessario coordinamento tra le autorità nazionali. Per eventuali domande su come prepararsi a un'uscita senza accordo, i cittadini dell'UE possono contattare Europe Direct.

Pubblicato il: 11 Settembre 2019
Aggiornato il: 11 Settembre 2019

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