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11 Giugno 2019

Il Presidente Conte all'Assemblea Biennale Assonime

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto all'Assemblea Biennale Assonime a Roma presso l'Auditorium Enel.

Intervento del Presidente Conte all'Assemblea Biennale Assonime

Martedì, 11 Giugno 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all'Assemblea Biennale Assonime a Roma presso l'Auditorium Enel.

Presidente Cipolletta, innanzitutto congratulazioni per il rinnovo del mandato, che questa mattina in Assemblea le è stato riconosciuto, mi permetta anche di rivolgere un plauso per i contenuti molto stimolanti del suo intervento, sono rimasto sorpreso perché l’ha concluso con un’esortazione rivolta a me, al ministro Tria, pensavo continuasse, quindi non ho applaudito semplicemente perché mi sembrava improprio applaudire all’esortazione rivolta a me stesso; Ministro Tria, autorità presenti, gentili ospiti, io vi ringrazio per l’invito a partecipare all’Assemblea Biennale della vostra Associazione, che sin dalla sua nascita ha costituito un prezioso riferimento – lo dico anche, come dire, da tecnico, da giurista – sia per le imprese sia per le pubbliche amministrazioni, e soprattutto in ragione della non comune capacità che io personalmente vi riconosco ma vi viene riconosciuta direi universalmente – di fornire e mettere a disposizione di tutti delle analisi molto accurate del quadro normativo vigente, allo scopo di favorire l’elaborazione di articolate proposte riformatrici.

Diciamo che, la vostra proposte di riforma io le guardo sempre molto attentamente e le seguo sempre con molto interesse, la vostra azione di studio e di approfondimento dei problemi legati al sistema fiscale, alla stabilità e alla coerenza del quadro normativo, alla omogeneità della legislazione nazionale ed europea rappresenta un sostegno scientifico estremamente qualificato anche per questo Governo che, come è ormai chiaro, intende realizzare un’ampia azione riformatrice, direi nel segno di un’ampiezza di respiro.

Sono consapevole come giurista, e lei lo ha rimarcato, che il quadro regolatorio ha bisogno di fornire certezze agli operatori, ai cittadini, alle imprese e quindi sicuramente non è, come dire, raccomandabile intervenire a piè sospinto per rimarcare semplicemente il segno di una presenza, di un intervento ma è anche vero che, proprio perché diciamo forse questa... diciamo c’è questa peculiarità anche del sistema italiano con dei Governi che si sono succeduti anche avendo breve respiro, oggi noi complessivamente abbiamo un quadro regolatorio molto stratificato, un quadro regolatorio che generalemente non risponde a una unitarietà di obiettivi, di razio, e quindi chiaramente difficilmente riesce a restituire a tutti gli utenti una certezza e chiarezza per quanto riguarda le azioni, le iniziative che si possono assumere e che sono compatibili con il quadro stesso.

Il Governo si è definito, sin dall’inizio, “Governo del Cambiamento”, una formula che ho definito io stesso forse enfatica ma è sicuramente frutto di una scelta consapevole e di una determinazione autentica e a un anno ormai dal suo insediamento io rivendico ancora con orgoglio questa definizione, perché l’azione che abbiamo sin qui condotta è stata mossa dalla volontà di coniugare fiducia e stabilità, innovazione e solidarietà.

È il frutto di un complesso e faticoso anche impegno riformatore, che si dipana quotidianamente, forse noin è sempre così visibile rispetto poi a qualche passaggio che richiama l’azione dei mass media e che non trascura le istanze espresse dalle fasce della popolazione che hanno sofferto, anche nel modo più acuto, le conseguenze della crisi economica, che a causa degli effetti avversi della globalizzazione, hanno subito un incremento delle disuguaglianze.

E proprio la necessità, la consapevolezza di offrire risposte adeguate, efficaci e non differibili ha spinto il Governo ad affrontare una doppia sfida.

Da un lato, i cittadini e le imprese hanno chiesto di ricondurre l’economia lungo una traiettoria di crescita – questa c’è stato chiesto unanimemente a più voci – una traiettoria di crescita ben superiore rispetto a quanto accaduto negli ultimi dieci anni, nel corso dei quali l’Italia è cresciuta, sì, ma mediamente, di un punto percentuale al di sotto dell’Eurozona.

E dall’altro, si è reso necessario affrontare i nodi strutturali che hanno frenato la dinamica della produttività italiana, senza generare aumento della povertà e delle disuguaglianze, ma al contrario cercando di ridurle e di contrastarle.

È per questa ragione che, nella prima fase, durante quest’anno, l’azione di Governo è stata caratterizzata soprattutto dal perseguimento di obiettivi qualificanti, che hanno comportato l’adozione di misure a carattere sociale decisive per ripristinare un rapporto di fiducia fra cittadini e istituzioni, premessa di qualunque azione volta poi a favorire la crescita economica.

Lei ha detto: “Ma spesso diciamo misure del genere sono motivate dalla necessità di contrastare le politiche pregresse”. No, direi che qui c’è stata una più ampia convinzione che ci ha motivato, cioè quella di costruire un patto sociale solido con i cittadini, con le fasce della popolazione più sofferenti. La stabilità sociale è stata un obiettivo che abbiamo subito individuato come necessario da affiancare alla stabilità finanziaria e da affiancare all’obiettivo della crescita economica.

La fiducia, lo ha detto anche il Ministro Tria, è la linfa vitale poi di ogni processo di mercato ed è una condizione imprescindibile per l’accumulazione tanto del capitale fisico quanto del capitale umano. Le persone, se hanno fiducia nel futuro, se vengono recuperate al circuito produttivo, sociale ed economico e non hanno timore che il frutto del proprio lavoro possa essere sottratto a vantaggio di rendite di posizione, potranno investire efficacemente nel rafforzamento delle competenze, a beneficio della produttività del Paese.

Al contempo, l’accumulazione di capitale non può avvenire a ritmi sostenuti senza la creazione di un ambiente più favorevole agli investimenti. E su questo aspetto il Governo è intervenuto sia attraverso una sostanziale diminuzione del carico fiscale, sia tramite norme volte a semplificare il quadro normativo.

Sul primo fronte – vorrei ricordare – si dice sempre: “Si può fare di più” ma non è bene trascurare quel che è stato fatto, molte sono state le misure di detassazione in favore degli investimenti privati, disposti in legge di bilancio, come – ne cito solo alcune – l’aumento della deducibilità Imu degli immobili strumentali e la riduzione media del 32% dei premi Inail. Un ulteriore abbattimento del carico fiscale, stimato dall’Istat nell’ordine di 2,2 punti percentuali, è stato disposto con il decreto-legge “crescita”, che, come sapete, attualmente all’esame del Parlamento per la sua conversione in legge. Numerose poi sono le misure contenute in questo decreto. Tra queste ricordo la reintroduzione del “superammortamento”, la revisione della mini-Ires, il potenziamento del sistema di detrazioni in favore di un settore che è molto in sofferenza, da anni in sofferenza, il settore edilizio.

Come hanno ricordato anche le pregevoli analisi di Assonime, per dare impulso alla competitività del Paese è centrale favorire la crescita dimensionale delle nostre piccole e medie imprese e incentivare anche l’aumento del “contenuto” tecnologico dei loro investimenti.

Ecco, per avvicinare l’Italia alla frontiera mondiale dell’innovazione più avanzata dobbiamo anche lavorare per modificare la composizione dell’occupazione in favore dei settori a più alto valore aggiunto, favorendo, con particolare attenzione, la formazione digitale dei nostri lavoratori, il rinnovamento delle competenze professionali.

Mi è piaciuto nella sua relazione introduttiva molto ampia anche il riferimento al fatto che le imprese sono delle comunità di donne, di uomini, che quindi devono anche premurarsi dell’impatto sul piano sociale, sul piano ambientale delle loro iniziative, quindi la frontiera della Corporate social responsibility ebbene che sia tenuta a mente e integrata nelle strategie imprenditoriali, quindi saluto con molto favore anche il fatto che si preannuncia una revisione del Codice di autodisciplina nel segno, per quanto riguarda le società quotate, nel segno appunto di una maggiore attenzione, ovviamente dovendo distinguere anche rispetto a quelli che sono gli interessi legittimi degli stakeholder, cioè di tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti dalle iniziative imprenditoriali. Un’altra battuta per quanto riguarda il Codice della crisi di impresa, noi abbiamo lavorato per modificarlo meglio, era una iniziativa legislativa già avviata nella scorsa legislatura, entrerà, lei l'ha ricordato, nel 2020 in vigore, possiamo anche valutarne con più attenzione alcune ricadute però, se mi permetti, anche qui dobbiamo soprattutto valutare l’impatto applicativo, perché la filosofia è condivisibile, i meccanismi di allerta sono utili, è chiaro che debbono funzionare per come sono stati concepiti, cioè meccanismi di prevenzione della crisi, non di accelerazione della crisi ma insomma su questo anche il dialogo con Assonime potrà essere costante.

Siamo intervenuti in legge di bilancio sia col decreto “crescita”, sia rimodulando i programmi esistenti, come il “piano impresa 4.0” proprio sulle PMI, favorendo la patrimonializzazione delle nostre imprese e indirizzando risorse pubbliche e private in favore degli investimenti ad alto contenuto tecnologico, proprio per cercare di recuperare quello che dicevo prima: dobbiamo lavorare molto per orientare tutto il sistema produttivo e tutti i lavoratori verso il mondo dell’innovazione. Abbiamo un Fondo Nazionale sull'Innovazione, una nuova nuova disciplina del Venture Capital e tanti altre misure sparse.

Abbiamo affrontato, anche attraverso un’azione multidimensionale, il tema degli ostacoli, normativi e amministrativi, che hanno frenato, negli ultimi tempi, il completamento di molte opere pubbliche.

Presso la Presidenza del Consiglio abbiamo una struttura di missione InvestItalia e una cabina di regia Strategia Italia, che mi aiuteranno – ci aiuteranno – per cercare di identificare gli impedimenti alla realizzazione delle opere pubbliche. 

Come, pure, la centrale unica per la progettazione delle opere pubbliche che ci fornirà, fornirà agli enti locali un concreto sostegno tecnico, per completare efficacemente l’iter delle procedure di appalto; mentre invece il decreto “sblocca-cantieri”, che è frutto – se mi permettete - di un costante dialogo con le imprese, risponderà all’esigenza di superare i più irragionevoli vincoli posti dalla normativa vigente in materia.

Naturalmente, resta ancora molto da fare per rilanciare in modo vigoroso la produttività, la crescita degli investimenti. 

È quello a cui dobbiamo lavorare. C’è stata una pausa – ormai è noto pubblicamente che questa competizione elettorale in qualche modo ha assorbito delle preziose energie nella compagine governativa - però da ieri ci siamo rimessi al lavoro e dedicheremo i prossimi giorni ad ulteriori incontri proprio per rafforzare un piano di rilancio.

Intendiamo proseguire l'azione di rilancio del Governo con molta e massima determinazione, con più determinazione di prima già con la prossima legge di bilancio. 

È essenziale lavorare anche - e lo ha ricordato anche il Ministro Tria - a una riforma al sistema fiscale. Io la concepisco come riforma organica, che non si limiti solo alla riduzione della pressione fiscale, che è sicuramente elevata ed è un freno anche per la crescita economica, ma che sia volta più in generale alla costruzione di un fisco “amico del contribuente” - di questo secondo me hanno bisogno i cittadini, le imprese e i contribuenti in generale - che dia respiro ai consumi privati e riduca l’incertezza, appunto, di diritto per le imprese. Resta poi prioritario procedere ad una sostanziosa riduzione del cuneo fiscale, soprattutto per incentivare l’assunzione di giovani, tramite la semplificazione ed il potenziamento degli incentivi esistenti.

Accanto alla revisione e al riordino del complesso sistema di tax expenditures che caratterizzano il nostro sistema tributario in particolare, siamo determinati a proseguire ed intensificare la lotta all’evasione, che drena risorse gravando sulle spalle dei contribuenti onesti. È molto incoraggiante, lo voglio rimarcare in questo senso, è stato anche ricordato, l’aumento delle entrate fiscali derivanti dalle attività di accertamento e controllo, che sono cresciute del 6,9% nel primo quadrimestre dell’anno grazie allo straordinario impegno di Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate. Quindi desidero ringraziare pubblicamente il Ministro Tria per questo importante risultato che segna una linea di tendenza che dobbiamo assolutamente a perorare.

Più in generale, le entrate fiscali, nei primi quattro mesi dell’anno, sono cresciute dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2018: è un dato, ripeto, positivo che ci rende fiduciosi anche con riferimento al raggiungimento degli obiettivi di bilancio stabiliti per l’anno in corso.

E proprio sugli obiettivi di bilancio verte il nostro negoziato con la Commissione europea e con gli altri Paesi partner della casa comune dell’edificio europeo, che vedrà il Governo massimamente determinato ad evitare, da qui ai prossimi mesi, l’apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo.

Come ho avuto anche modo di sottolineare in più occasioni, sono assolutamente fiducioso nella capacità di dialogo tanto del nostro Governo quanto della Commissione europea: una procedura di infrazione – concordo assolutamente - sarebbe estremamente dannosa sia per le prospettive di crescita del nostro Paese che per l’intera Eurozona.

L’impegno del Governo è quello di aggiornare costantemente i partner europei in ordine a percorso credibile e sostenibile di riduzione del debito, appunto nel segno della sostenibilità sociale, senza affidarsi a manovre recessive, che sarebbero peraltro in contraddizione con l’agenda di rilancio della crescita a cui stiamo lavorando fin dall’inizio.

Le stime più aggiornate per l’anno in corso ci restituiscono il quadro di un’Italia economicamente solida.

Nel primo trimestre dell’anno è stata certificata – l’ha ricordata anche qui il Ministro Tria - l’uscita dalla fase di rallentamento che l’Italia e l’Europa hanno attraversato nel 2018; al contempo, continua ad aumentare l’incidenza – e questo è un fatto da rimarcare - dei contratti di lavoro stabili sul totale dell’occupazione, che nel complesso si mantiene vicina ai livelli pre-crisi di aprile 2008.

Dopo alcuni mesi di calo, inoltre, l’Istat ci comunica che a maggio sono aumentati gli indici di fiducia di consumatori ed imprese.

Guardando in avanti possiamo ragionevolmente ritenere che i saldi di finanza pubblica rispetteranno – e il conforto ci viene direttamente da chi mantiene i conti in ordine, dal Ministro Tria - le regole del cosiddetto “braccio preventivo” del Patto di Stabilità e Crescita.

Allo stato attuale, in effetti riteniamo probabile che il deficit di bilancio, a fine anno, possa scendere fino al 2,2% del PIL, contrariamente alle previsioni della Commissione, che lo pongono al 2,5%.  Queste proiezioni ci sono consentite dal costante monitoraggio che noi siamo in condizione di effettuare ovviamente essendo in posizione privilegiata rispetto ai pur attenti osservatori della Commissione.

Questo miglioramento è dovuto, appunto, alle maggiori entrate tributarie e contributive per 0,17 punti percentuali di PIL sia anche alle maggiori entrate non tributarie (parlo di soprattutto di utili e dividendi) per ulteriori 0,13 punti.

Quindi tenendo conto delle previsioni economiche e delle stime del PIL potenziale della Commissione, un deficit del 2,2% del PIL produrrebbe un miglioramento di 0,1 punti del saldo strutturale nel 2019. Insomma siamo nella prospettiva di poter rispettare del braccio operativo del Patto di Stabilità e Crescita, nonché nella prospettiva di poter rivendicare un risultato migliorativo rispetto allo stesso accordo raggiunto a dicembre con la Commissione.

È ragionevole ritenere che non sia necessaria alcuna forma di correzione in corso d’opera delle nostre finanze pubbliche, che sarebbe anzi direi dannosa in un momento nel quale il nostro Paese sta riuscendo – con fatica, con la fatica di tutti voi - a rialzarsi dopo il rallentamento dovuto alla guerra dei dazi. 

L’impegno che intendiamo ribadire, nel corso del dialogo con la Commissione europea, è quello di definire un percorso di riduzione del debito che, nel rispetto delle regole di bilancio, passi per un aumento sostenuto e stabile della crescita e permetta per questa via di poter ridurre anche lo spread – quella tassa a cui lei, Presidente Cipolletta, accennava - già sceso rispetto ai livelli dello scorso autunno.

In una condizione nella quale, peraltro, la politica monetaria - e ce lo ricordano gli economisti - ha pressoché esaurito il suo margine di azione, l’insistenza su politiche di austerità rischia di ripetere quanto accaduto immediatamente negli anni successivi alla crisi dei debiti sovrani, ovvero un aumento del rapporto debito/PIL dovuto a una frenata troppo brusca della crescita.

È uno scenario che dobbiamo assolutamente evitare.

L’esito positivo del dialogo con le istituzioni europee è quindi fondamentale per raggiungere l’obiettivo di una riduzione graduale e sostenibile del debito pubblico, necessaria per rafforzare il margine di manovra delle nostre politiche economiche.

Ma è anche una precondizione affinché cresca il peso politico e negoziale del nostro Paese nella discussione dei più importanti dossier eurounitari che sono sul tavolo: mi riferisco anche alla possibilità di rivendicare e ottenere una posizione importante, un portfolio economico importante nell’ambito della Commissione; mi riferisco alla creazione di strumenti di politica economica condivisi a livello europeo; mi riferisco a un efficace completamento dell’Unione bancaria che elimini le asimmetrie attualmente vigenti nel sistema di vigilanza; mi riferisco più ampiamente a un mercato europeo che sia davvero equo e solidale oltre che stabile, che significa ad esempio un mercato europeo in cui tutti i soggetti e gli Stati membri possano partecipare a parità di condizione, a parità di chance. A parità di chance significa anche, evidentemente, non subire comportamenti unfair, unfair practices, come ad esempio in materia di dumping fiscale, dumping sociale - manodopera per esempio a basso costo, senza le garanzie e tutele che noi conosciamo – o, anche, mi riferisco a quei Paesi che non utilizzano adeguatamente nell'interesse comune il surplus commerciale.

Si tratta di questioni fondamentali per l’economia del nostro Paese, rispetto alle quali dobbiamo rivestire un ruolo di primo piano, per contribuire al rilancio noi, Italia, orgogliosamente del progetto europeo su basi più solide e condivise.

Un’Italia quindi protagonista, come è nel suo dna, nella sua storia, nel ruolo attuale, nelle condizioni economiche che lo permettono, all’interno di un’Europa più forte e coesa, è il miglior risultato che possiamo ottenere a beneficio dei cittadini e delle imprese.

grazie 
 


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