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Data Consiglio dei Ministri: 21 Dicembre 2018

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Determinazione degli importi autorizzabili con riferimento alle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi nei giorni dal 5 al 18 gennaio 2017 nel territorio della regione Basilicata in favore dei titolari delle attività economiche e produttive nonché con riferimento all?aggravamento del vasto movimento franoso nel territorio del comune di Stigliano, in provincia di Matera, per l?effettiva attivazione dei previsti finanziamenti agevolati in favore dei soggetti privati per i danni occorsi al patrimonio edilizio abitativo ed ai beni mobili

Data Consiglio dei Ministri: 21 Dicembre 2018

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Determinazione degli importi autorizzabili con riferimento agli eccezionali fenomeni meteorologici che hanno interessato il territorio della regione Abruzzo a partire dalla seconda decade del mese di gennaio 2017 per l?effettiva attivazione dei previsti finanziamenti agevolati in favore dei soggetti privati per i danni occorsi al patrimonio edilizio abitativo ed ai beni mobili e dei titolari delle attività economiche e produttive

Data Consiglio dei Ministri: 21 Dicembre 2018

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Determinazione degli importi autorizzabili con riferimento alla tromba d?aria ed alle intense precipitazioni verificatesi il giorno 6 novembre 2016 nel territorio dei comuni di Anguillara Sabazia, di Campagnano di Roma, di Castelnuovo di Porto, di Cerveteri, di Fiumicino, di Ladispoli, di Morlupo, di Roma e di Sacrofano, in provincia di Roma, per l?effettiva attivazione dei previsti finanziamenti agevolati in favore dei soggetti privati per i danni occorsi al patrimonio edilizio abitativo ed ai beni mobili

Data Consiglio dei Ministri: 21 Dicembre 2018

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Determinazione degli importi autorizzabili con riferimento alle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi nei giorni dall?8 al 30 giugno 2016 nel territorio delle province di Bergamo e di Sondrio per l?effettiva attivazione dei previsti finanziamenti agevolati in favore dei titolari delle attività economiche e produttive.

Data Consiglio dei Ministri: 21 Dicembre 2018

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Determinazione degli importi autorizzabili con riferimento agli eventi calamitosi che nei giorni dal 30 luglio all?8 agosto 2017 hanno colpito il territorio della regione Autonoma Valle d?Aosta per l?effettiva attivazione dei previsti finanziamenti agevolati in favore dei titolari delle attività economiche e produttive.

Mercoledì, 2 Gennaio 2019

Intervista a Panorama

Così in 20 minuti ho convinto Juncker
Il retroscena del negoziato a Bruxelles che ha evitato all’Italia una procedura d’infrazione. E poi la politica, i sentimenti, i ricordi, la tenacia che può sciogliere una situazione difficile…
Parla il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

di  Luca Telese

Per la maturità i miei genitori mi concessero la prima vacanza della mia vita. 

E dove andò?

Il viaggio premio fu in Inghilterra. Un viaggio bellissimo, formativo, fatto con pochi soldi. Cosi totalizzante che quando tornai mi accorsi che a Giurisprudenza i corsi stavano per iniziare. 

Ed era un problema?

Direi di sì, perché dovetti correre a Roma e non avevo un letto dove dormire!

Si era iscritto a La Sapienza.

Esatto. I telefonini non esistevano. Grazie al tam tam, trovai all'ultimo momento una sistemazione con altri ragazzi di San Giovanni Rotondo che in paese dicevano: "Abbiamo preso casa a Roma".

Non era cosi?

(Sorride). L'appartamento in questione era a La Rustica. 

Sul Grande raccordo anulare!

Esatto. Ogni mattina uscivo alle 6, prendevo due o tre mezzi per arrivare all'Università in tempo per le 8. Non esattamente la vita universitaria che avevo immaginato. 

Perché?

Ero sempre bloccato nel traffico, o per strada, o in ritardo cronico. Raggiungevo aule in cui c'erano 800 o mille persone e restavo fuori perché non trovavo posto: per i primi due mesi non ci capii nulla. 

E così cambiò casa.

Salutai i miei amici e gli dissi: “Ragazzi, vi voglio bene ma devo avvicinarmi”. Mio padre e mia madre mi davano i soldi contati per via di una teoria tutta loro…

Quale?

Che ogni lira in più, si figuri, mi avrebbe messo a rischio per via delle tante tentazioni e distrazioni della Capitale.

E quindi?

Avevo tasse e libri pagati da casa, ma oltre a quello disponevo solo del minimo indispensabile per vitto e alloggio.

Stringeva la cinghia.

Non mi è mai mancato nulla, ma per tutta la durata degli studi ho mangiato alla mensa universitaria, a tariffa agevolata. Non mi sono concesso distrazioni eccessive.

Quanto spendeva per la casa?

C’erano ancora le lire: tra 200 e 300 mila, più o meno 300 euro oggi. Lasciai l’appartamento alla Rustica per una nuova sistemazione. Era dietro l’ospedale San Camillo, ma non andava bene nemmene quella.

Cambiò ancora.

Alla fine presi una stanza in una casa vicino a piazzale Aldo Moro, e lì mi sono potuto concentrare e laureare nei tempi.

Laurea con lode, fra l'altro, e lavoretti per arrotondare.

Escluso il cameriere ne ho fatti di ogni tipo. E in quegli anni bellissimi e in questo modo sono diventato quello che sono oggi.

Intervisto Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Il calendario della giornata più importante del suo governo (quella dell'accordo con l'Europa) è frenetico. Mi ritrovo ad aspettarlo nella sua stanza, con due dei suoi collaboratori per la comunicazione, Rocco Casalino e Maria Chiara Ricciuti. Lui ha appena finito di spiegare la manovra al Senato. Fioccano le agenzie, gli aneddoti sulla trattativa, quando entra il Presidente del Consiglio sembra raggiante, e addirittura mi dà la scossa porgendomi la mano. Previene la domanda e dice: «Vede? Sono carico». Presidente Conte, da ore c'è guerra interpretativa, sui media, sull'accordo.

Vedo.

Alcuni dei critici più agguerriti dicono: «Si sarebbe ottenuto di più senza trattativa».

(Sorriso). È curioso: parlano tutti come se al tavolo ci fossero stati loro. Io questa negoziazione l'ho condotta in prima persona, a Bruxelles, poi da qui e con quel telefono, fino all'ultimo minuto utile, e posso dirle due cose certe. 

Quali?

Se non avessimo affrontato la Commissione, e non l'avessimo convinta delle nostre ragioni, non avremmo potuto disporre delle risorse che abbiamo e non avremmo potuto spenderle come avevamo deciso di spenderle. 

Cioè mantenendo i due provvedimenti bandiera?

C'erano grandi perplessità in Europa sia su quota 100 sia sul Reddito di cittadinanza.

Altri, soprattutto nel Pd, dicono l’opposto: non c’è stata trattativa perché l’Italia aveva già ottenuto quel che era sul tavolo.

Forse dimenticano che il punto di partenza, quando siamo entrati in carica, era questo: una manovra parametrata su un deficit dello 0,8 per cento e con le clausole di salvaguardia sull'Iva da disattivare per 12 miliardi e mezzo.

E’ stato giusto arrivare a chiedere il 2,4 per cento secondo lei?

Se non fossimo partiti dal 2,4, non avremmo ottenuto mai il 2,04 per cento.

Si dice: le pensioni sono da attribuire prevalentemente alla Lega, il reddito ai Cinque stelle. Lei quale di queste misure sente più «sua»?

(Sorriso). Le sento tutte come mie. 

Compresa la mini Flat tax?

Sarà del 15% fino a 65 mila euro e del 25 per cento fino a 100 mila euro. E’ un esperimento importantissimo. 

Perché?

La Flat tax a cui voglio arrivare non è mini! Questa misura a regime deve diventare la più grande e importante opera di semplificazione del sistema fiscale italiano. Tuttavia cominciamo con un abbattimento del 10 per cento che riguarda un milione di italiani. 

Lei è sensibile al tema?

Sono un cittadino che per anni ha pagato le tasse. La pressione fiscale è troppo elevata, dobbiamo rendere il fisco equo ed efficiente.

Sempre i critici dicono: si è sacrificato tutto per finanziare due provvedimenti assistenziali.

Considero il negoziato – e questo mi pare sia sfuggito a molti osservatori – solo il primo capitolo di una grande e articolata riforma di cui l’Italia ha bisogno.

Spera di ottenere di più negli anni?

Abbiamo convinto l’Europa che stiamo già facendo di più. E che tutti questi interventi sono collegati da una visione di prospettiva comune.

MI spieghi meglio.

I numerini della manovra contano, anche perché alle spalle hanno vari interventi che ne moltiplicheranno gli effetti, tra cui una delle leggi anticorruzione migliori del mondo, la legge di delega per riformare il codice degli appalti che ci viene richiesta da tutti gli imprenditori. Contano, anche, perché stiamo per varare la revisione di un codice degli appalti di cui tutti gli imprenditori e gli amministratori pubblici ci segnalano difficoltà di applicazione. Noi stiamo intervenendo per sbloccare un sistema fermo. 

La Commissione ha valutato anche questi impegni?

Secondo lei conta o non conta la cabina di regia che istituiamo a Palazzo Chigi con i 300 migliori professionisti per sbloccare gli investimenti e seguire i progetti europei anche in fase di realizzazione? Le rispondo io: conta.

Il sistema produttivo come reagisce?

Ai dirigenti delle più importanti aziende partecipate e ho chiesto investimenti per 13 miliardi. L’Italia ora deve ripartire.

I critici dicono che è stata una “resa” , lei ha detto “Abbiamo resistito”. C’è una bella differenza.

Resa? Abbiamo mantenuto, in condizioni difficilissime, e malgrado i vincoli che avaevamo ereditato, gli investimenti più importanti. Abbiamo messo in campo misure per assistere i più deboli moralmente doverose e utili.  

Matteo Renzi ha detto che al balcone del suo ufficio, da mercoledì ci si potrà affacciare Juncker.

(Ride). Jean-Claude Juncker fa benissimo il suo lavoro, fino ad aprile. Nel suo ufficio di Bruxelles. 

Era un modo per dire metaforicamente che l’Italia ha capitolato.

Ma si figuri! Questo risultato secondo me è una vittoria per l’Italia.

Avete sottovalutato il peso dello spread?

lo no di certo.

Quante volte al giorno lo controllava?

Seguo un principio di salute mentale: con una porzione del mio campo visivo non lo perdo mai di vista, ma faccio sì di non averlo mai davanti agli occhi. 

Quindi il negoziato non era chiuso?

Mercoledì sera la notizia era trapelata e, quando ho telefonato personalmente a Valdis Dombrovskis per sbloccare la situazione, l'accordo stava saltando. 

Lei quella sera ha alzato la voce e litigato, in inglese, con l'uomo simbolo degli euro-rigoristi?

(Sorriso). Ho parlato in inglese, di sicuro, ma non ho mai alzato la voce. Ho avuto, però, un tono deciso.

Con Juncker come parlava?

Talvolta in francese, spesso anche con lui in inglese, perché c'erano altre persone.

Quali sono stati i due momenti più critici della trattativa?

Il primo sicuramente quando siamo andati a cena a Bruxelles. 

Perché?

Ho chiamato Juncker per concordare l'appuntamento e - dietro un tono che formalmente era impeccabile -  ho avvertilo la certezza che c'era una decisione presa, e che consideravano l'Italia già fuori.

Cosa ha cambiato questo rapporto?

Quella serata. Partendo da questa sensazione, prima della cena, a cui partecipavano gli altri ministri e Pierre Moscovici, ho chiesto a Juncker di parlargli in privato per venti minuti.

Lo avete fatto.

Ci siamo chiusi in una stanza, solo noi due, e ho puntato sulla sua capacità di lettura politica, sulla sua esperienza. Oggi posso dire che ci siamo capiti. Mentre uscivamo mi ha detto: "Farò quel che posso per aiutarti". Lo ha fatto.

Si dice: l’esplosione dei Gilet gialli in Francia ha facilitato la trattativa. I giornali scrivono: questo ha fatto capitolare Berlino.

Vede la differenza tra esserci e immaginare da fuori?

Non è stato così?

Contrariamente a quello che può sembrare in apparenza, la crisi sociale francese nel nostro negoziato ha ottenuto l’effetto opposto.

Per quale dinamica?

Eravamo in un’altra fase. Diciamo, per semplificare, che avevano già convinto le colombe. A quel punto i rigoristi hanno tirato la corda, facendo questo ragionamento: stiamo cedendo con l’Italia, la Francia si prende la sua flessibilità, così la diga del rigore è rotta!

Ha letto Carlo Cottarelli su La Stampa? L’uomo che doveva essere al suo posto dice: “Non so come i tecnici di Bruxelles riusciranno a giustificare il mancato inzio di una procedura di deficit eccessivo. Ricordo che inizialmente l’obiettivo di deficit per l’Italia era dello 0,9 per cento per il 2019”.

E’ quello che ho provato a spiegarle sui termini di partenza della trattativa. Lui la intende come una critica, forse, io come la misura del nostro successo.

L’ho seguita all’Anci, dove lei è rimasto mezz’ora a fare selfie anche con i sindaci di partiti dell’opposizione.

Lo considero un segnale positivo. Sono un uomo del dialogo, che sta in un campo, ma non ha pregiudiziali.

Quando legge che, anche nel momento più difficile della trattativa, l'indice di gradimento nei suoi confronti era al 65 per cento si compiace?

Non ci crederà, ma questi numeri non mi interessano.

Infatti non ci credo.

Le spiego. Forse perché di formazione non sono un politico, non mi voglio far influenzare dai sondaggi ne in un senso ne nell'altro. Se ti compiaci quando sei al 65 per cento sarebbe ovvio deprimersi se perdi 10 punti. Io questo non posso permettermelo.

Vuole dirmi che non controlla le variazioni?

Glielo assicuro: sono numeri che studia Rocco (Casalino, ndr) e quando lui mi fa: «Ma lo sai che…» cambio discorso e dico: Non voglio sapere nulla.

Addirittura.

Ma ricevo molti segnali diretti, per me i più importanti. Non vivo chiuso in questo Palazzo. Gli imprenditori che incontriamo ogni giorno, le persone con cui parliamo sui posti di lavoro, la gente che ci ferma per strada… Mi sono setito legittimato, a quel tavolo, nei momenti più duri, perché sentivo di rappresentare gli interessi di tutto il Paese.

Suo figlio sapeva di questo negoziato?

(Sorriso) Il meno possibile. Devo difendere l'innocenza dei suoi 11 anni. 

Ma cosa le diceva?

Che lui non vuole avere rapporti con il Presidente del Consiglio, ma con suo padre. E ha ragione.

Nella sua biografia, uno dei nodi cruciali è stata l'esperienza a Villa Nazareth.

È vero.

Scuola cattolica tra le più prestigiose, il regno del cardinale Achille Silvestrini. Entrare in rapporto con quel mondo è stato un passaggio importante?

Di sicuro. Ma si tratta di una storia particolare, molto diversa da come è stata raccontata. 

Lei ha lavorato per tanti anni come collaboratore volontario in quella struttura.

Tutto iniziò perché mia madre leggeva Famiglia Cristiana con cura quasi maniacale, dalla prima all'ultima riga. 

E cosa aveva letto su quelle pagine?

Di un collegio cattolico, dove si poteva accedere con un concorso che si sarebbe dovuto celebrare di lì a breve.

Lei si era appena diplomato.

Le ho raccontato di quei giorni. Non eravamo poveri perché avevamo due stipendi - mio padre dipendente statale, mia madre maestra - ma mia sorella studiava già a Milano, e non navigavamo nell’oro. Mamma pensò che potesse servire, e così mi disse: “Partecipa!”.

Lei lo fece: vincendo sarebbe entrato gratis.

Erano tempi in cui non esisteva internet, non si poteva verificare informandosi in rete. Io non vidi mai questo ritaglio, non sapevo altro di Villa Nazareth e andai direttamente a fare la prova.

Il collegio aveva appena riaperto, ed era gestito dal cardinal Silvestrini in prima persona.

Un uomo fortemente carismatico che ho avuto la fortuna di conoscere. Un maestro. Un portatore di kerigma, che è il termine greco con cui si indica la capacità quasi profetica di guidare e annunciare la via.

La direttrice dell'istituto di fatto era la professoressa Angela Groppelli, una suora laica paolina di straordinario talento e cultura.

Magra, intelligentissima e sempre in abiti civili. Fu proprio lei ad esaminarmi. Usava dei modernissimi test psicoattitudinali per capire le qualità dei ragazzi. 

Lei superò quell'esame.

Sì. Ma la professoressa, dopo avermi dato la notizia, mi spiegò che in quella sessione qualcuno aveva più bisogno economico di me. E che la struttura aveva come missione prioritaria quella di assistere i più poveri.

Eppure le vostro strade si incrociano di nuovo.

Lei non si era dimenticata di me. Con una puntualità e una sicurezza incredibile esattamente dopo quattro anni, mi telefonò e disse:”Conte, tutto bene? Si è laureato?” Effettivamente mi ero appena laureato, e avevo inizato a fare l’assistente all’università. E mi propose di collaborare.

Lei lo fece. Perché?

Per un bel sentimento che il filosofo Max Horkheimer definisce “la nostalgia del totalmete altro”. Sentivo che avevo sfiorato quel mondo, volevo tornarci.
 

Oggi è contento di averlo fatto.

Assolutamente sì: pensi che con l'istituto andammo persino in America, in missione. Fu una delle esperienze più belle e utili della mia vita. E poi per la conoscenza del cardinal Silvestrini.

Me lo descriva.

C’è un aneddoto privato, che mi ha segnato, ma devo resistere alla tentazione di raccontarlo. A pensarci mi commuovo. Mi ha sempre colpito la grande capacità di comunicare con i ragazzi, di capire le loro insicurezze. 

Tra i giovani che vi lavoravano c’erano futuri alti prelati come monsignor Viganò e monsignor Parolin.

Un ambiente molto formativo, pieno di contatti con il mondo e di opportunità formative. Quel contesto aveva, e ha, questo grande valore: il principio fondante di tutta l’attività del Nazareth è la parabola dei talenti, che anche per me è stata di grande insegnamento.

Quale?

Tutti devono essere messi in condizione di poter realizzare i propri talenti, a prescindere dalla loro condizione sociale ed economica.

In questa lezione c’è anche qualcosa del futuro “avvocato del popolo”?

Sì. Io mi considero prestato a tempo per questo lavoro. E anche quando sono al tavolo di Bruxelles, penso che devo difendere il mio mandato.

Il suo amico d’infanzia Antonio Piacentino, ha detto che lei giocava con il numero 10 e che a scuola aveva tutti 10.

(Altro sorriso) Se stiamo ai numeri mi piaceva anche la maglia da centravanti, quella da "falso nueve". 

Era un centrocampista con vocazione offensiva.

Mi piace segnare qualche gol, sono uno che vede la porta. E mi piace far giocare gli altri, che, come sa chi conosce il calcio, è la soddisfazione più grande in una squadra.

Il bilancio definitivo che lei fa dopo questo braccio di ferro con l'Europa?

Non ci siamo sottomessi. E abbiamo posto le basi per crescere. Pensi che tutti i conti sono parametrati con lo spread a 279. Il che vuol dire che ogni punto che scende liberiamo risorse utili per il Paese.

Lei si sentiva vincolato?

Sì, ma solo dai nostri impegni presi con gli elettori. Non ho mai dubitato che potessero partire le misure annunciate.

E poteva accadere?

A un certo punto, quanto questo ci è stato esplicitamente proposto su reddito e pensioni, ho detto: “Non lascerò sul tavolo un solo euro”. Not any euro.

Però avete dovuto accettare nuove clausole di salvaguardia, e tante limature anche sugli investimenti.

Attenzione: abbiamo anche recuperato uno 0,2 per cento di flessibilità per gli investimenti su messa in sicurezza del territorio e infrastrutture. Sono quasi due miliardi.

Vuole consegnare una visione idilliaca dell’accordo?

No. Non mi sono mai sentito sul banco degli imputati, ma non si può negare che ci sia stato un momento in cui eravamo accerchiati.

In Commissione c’era stato anche voto unanime contrario alle richieste dell’Italia.

Ho lavorato molto a livello di rapporti personali. Ho chiamato tutti. Ho fatto attività di persuasione perché ero sicuro delle nostre ragioni. Avevamo un disegno riformatore e dovevamo comunicarlo.

Pensa davvero di esserci riuscito?

Sì. So che è stata una soluzione di compromesso, ma sono molto sereno perché so che era la migliore possibile.

Lunedì, 31 Dicembre 2018

Intervista a America Oggi

"Governo vicino al popolo"
di Biagio Maimone

Gentile Presidente, La ringrazio per aver accolto la mia richiesta. Non si può negare, infatti, di essere di fronte ad un evento politico davvero straordinario per l’Italia, e nel contempo, per l’Unione Europea. Il Movimento Cinque Stelle, difatti, ha creato un’evidente discontinuità con l’operato degli partiti politici italiani per aver instaurato un nuovo processo politico, ossia la “Democrazia diretta”, ascoltando la voce diretta dei cittadini, superando, in tal modo, la mediazione operata dai partiti politici tradizionali relativamente alle istanze provenienti dagli elettori. Si tratta di una nuova pagina della storia politica italiana? Quali prospettive e quali timori?

Ho sempre rivendicato che il mio governo è populista nella misura in cui avvicina il popolo alle istituzioni, e la democrazia diretta è il massimo livello di partecipazione. Abbiamo assegnato delle deleghe specifiche al ministro Fraccaro, che sta facendo un eccellente lavoro, e la materia è nel contratto di governo per un motivo preciso: il cambiamento che stiamo realizzando mette i cittadini al centro del sistema politico. È il motivo per cui sosteniamo, ad esempio, la proposta di legge costituzionale per istituire il referendum propositivo. Alcuni vedono il pericolo di derive plebiscitarie, temono la sostituzione della democrazia rappresentativa con quella diretta. L’esperienza, nei paesi che hanno il referendum propositivo, dimostra che l’iniziativa popolare stimola i rappresentanti politici a fare di più e meglio. La democrazia diretta non sostituisce quella rappresentativa, ma la rafforza rendendola più efficace e aderente alla volontà popolare.

Il dialogo con l’Unione Europea è andato a buon fine e avete scongiurato la procedura di infrazione per debito. Ritiene che l’Europa sia indietreggiata rispetto alle attese scaturenti dal vostro programma politico o che siate indietreggiati voi?

Qui non si tratta di aver indietreggiato o aver fatto prevalere l’una o l’altra posizione. Questo successo nel negoziato ovviamente lo rivendico, ma ricordo che ho sostenuto sin dal primo momento che con i toni giusti e un dialogo costruttivo si potesse trovare un punto di equilibrio valido per tutti, scongiurando una procedura di infrazione che l’Italia non merita. La Legge di Bilancio che ci apprestiamo ad approvare in queste ore coniuga sia le riforme su cui il governo si è impegnato, che puntano su crescita e reinserimento nel mercato del lavoro, sia sull’equilibrio nei conti pubblici con la riduzione del debito pubblico nel prossimo triennio. La cosa importante per il governo è che le misure validanti della nostra manovra, Reddito di cittadinanza e quota 100, siano rimaste invariate e con la stessa platea di riferimento. Semplicemente all’inizio erano state fatte delle stime molto prudenti, poi quando abbiamo ricevuto le relazioni tecniche specifiche è stato evidente che le risorse per realizzare le misure c’erano, e con stime di deficit minori di quelle che in un primo momento il Mef prevedeva. Ora che siamo alla fine del ciclo istituzionale europeo dovremmo riflettere sulla necessità di rilanciare l’intero progetto abbandonando la strada dell’austerity, e innescando quel clima di fiducia nei confronti delle istituzioni che in questo momento è essenziale. I governi hanno il dovere di recepire ed ascoltare le istanze dei cittadini.

In molti settori produttivi l’Italia rappresenta un’eccellenza assoluta in tutto il mondo. L’estro e la qualità italiana, dal cibo al design all’industria manifatturiera. Viene riconosciuto in tutto il mondo italiano. Cosa ha intenzione di fare il suo governo per favorire l’export italiano?

Quando lo scorso settembre sono stato a New York per l’Assemblea Generale annuale dell’Onu, ho avuto il piacere di incontrare parte della fervente comunità italiana che vive negli States. Per me è stata una grande emozione incontrarli, perché rappresentano le eccellenze italiane affermate in tutti i campi: nell’ambito dell’imprenditoria, del design, della medicina, della ricerca. Credo che in generale il miglior modo per incentivare l’export italiano sia abbattere le barriere commerciali che di certo non aiutano le tantissime realtà che ormai operano con successo negli Stati Uniti.

L’alleanza politica “Lega - Movimento 5 Stelle” è destinata a sopravvivere alle dure prove disseminate sul suo percorso, a causa delle diverse origini politiche, nonché diverse sensibilità rispetto al concetto di democrazia, che contraddistinguono i due organismi politici?

Il mio Governo si basa in effetti sull’alleanza di due forze politiche che su alcuni temi hanno posizioni diverse e spesso anche contrapposte. Ma la nostra azione si ispira, però, in ogni momento, al contratto alla base di tale alleanza, di cui io sono il legittimo garante. Finora ogni difficoltà è stata affrontata e superata con grande coraggio e nell’insegna del desiderio di cambiamento. Questo desiderio accomuna Lega e M5S ed è quello che permetterà al Governo di durare 5 anni. Non esistono assolutamente diverse sensibilità rispetto al concetto di democrazia: entrambe le forze politiche vogliono finalmente riportare gli interessi e le decisioni dei cittadini al centro della politica.

La proposta del Reddito di cittadinanza ha creato immenso entusiasmo, ma ha anche innescato notevoli malcontenti, sia perché implica costi elevati, sia perché si teme che crei discrepanze economiche nei confronti di quanti, pur lavorando, percepiscono una retribuzione poco elevata.

Non parlerei di discrepanze economiche. Il reddito di cittadinanza nasce dall’esigenza di aiutare una parte della popolazione che si trova in difficoltà e che non ha un impiego. Relativamente ai costi abbiamo studiato la manovra nel dettaglio e non sono elevati. Credo che lo stato debba essere al fianco dei cittadini. Con questa misura ci sarà maggiore equilibrio, non differenze.

Tra i vostri più accaniti avversari si pone la sinistra italiana. E’ evidente l’umiliazione che essa vive per aver constatato che un altro soggetto politico ha preso a cuore i bisogni dei meno abbienti, degli ultimi, della cosiddetta classe “proletaria”. Qualcuno potrebbe sostenere ironicamente che la sinistra italiana “è stata scavalcata a sinistra”. Come interpreta gli attacchi che vi sono rivolti dalla sinistra italiana?

E’ naturale che un partito all’opposizione voglia attaccare la maggioranza. Le critiche possono essere utili per capire la direzione che si sta percorrendo ma necessitano di argomentazioni che a volte mancano o che sono prive di fondamento. Da quando si è insediato il nostro governo abbiamo ricevuto numerosi attacchi ma siamo consci che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta. Perché stiamo guardando al presente e al futuro dei cittadini. Chi ha governato prima di noi non sempre ha messo in primo piano le esigenze e le necessità della popolazione.

I Mercati hanno manifestato turbolenze in seguito alla presentazione delle vostre proposte politiche. Quali sono i timori dei mercati? Che cosa può realmente danneggiarli?

Sin dal nostro insediamento si è diffuso tra gli operatori di mercato il timore che questo governo intendesse mettere in discussione l’appartenenza dell’Italia all’Eurozona. Come abbiamo ripetuto in molte occasioni, nulla del genere è mai stato sul tavolo: siamo convinti che l’Italia debba giocare un ruolo di primo piano all’interno dell’Unione europea e dell’Unione monetaria. Sono invece fiducioso rispetto all’andamento dello spread, che si sta attestando su livelli decisamente più bassi dopo l’esito positivo della nostra interlocuzione con la Commissione europea grazie alla quale è stata evitata la procedura di infrazione. Le nostre misure, che abbiamo difeso pienamente, permettono di contrastare il rallentamento economico che sta investendo l’Europa e danno impulso alla crescita. Siamo convinti che la crescita sia lo strumento migliore per continuare a garantire la sostenibilità del debito, e in tal modo fornire anche maggiori rassicurazioni ai mercati.

Il web si è rivelato strumento di partecipazione attiva e decisionale sul piano di uno dei più rilevanti ambiti dell’esistenza umana, che è quello politico. Si può, senza dubbio, affermare che la tecnologia, se utilizzata nella sua dimensione più espressamente creativa, si qualifica come strumento al servizio dell’uomo e della crescita umana. Quali sono le sue riflessioni in merito?

L’uomo sviluppa la tecnologia per migliorare la propria qualità della vita, per creare nuove opportunità, per svolgere compiti con maggiore facilità. Possiamo quindi definirla uno strumento al servizio della crescita umana, come lei suggerisce. Tuttavia è possibile, ed è successo già in passato, che l’impatto di una tecnologia investa in maniera anche dirompente l’assetto della società e la vita degli individui. Si pensi ai mutamenti determinati dalla rivoluzione industriale dell’800 e a quelli cui stiamo assistendo ora, con l’industria 4.0 e l’Internet delle cose. Con una rapidità forse mai sperimentata prima, il nostro modo di vivere sta andando incontro a cambiamenti epocali, e anche la sfera della partecipazione politica non ne è immune. In questo ambito, la tecnologia può facilitare e stimolare l’impegno attivo dei cittadini. Bisognerà eliminare le eventuali distorsioni che possono nascere, ma non ho dubbi che il progresso tecnologico si tradurrà anche in un progresso della democrazia.

Considerata la centralità da voi attribuita alla soluzione della problematica della povertà, si evidenzia come vi dirigiate verso la nascita di un modello di economia che si potrebbe definire “dal volto umano”, in quanto rimarca l’irrinunciabile dignità di ogni essere umano, mai più escluso, sempre partecipe, in prima persona, ai processi economico - sociali, che determinano il valore della propria esistenza.

I livelli di povertà presenti nel nostro Paese sono inaccettabili sul piano sociale e le disuguaglianze provocano anche instabilità economica: lo riconoscono anche le organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale. Il cambiamento che i cittadini ci chiedono di realizzare passa soprattutto per un’economia che abbia come obiettivo finale la tutela della dignità umana e lo sviluppo materiale e spirituale della persona, come peraltro richiede anche la nostra Costituzione. È questa la visione più ampia che ispira la nostra politica, tenendo sempre a mente che per combattere la povertà è necessario creare occupazione e crescita. Il reddito di cittadinanza, il ricambio generazionale favorito dalla quota 100, gli investimenti pubblici e l’azione riformatrice a sostegno degli investimenti privati vanno proprio nella direzione di aumentare l’occupazione e garantire al più ampio numero possibile di persone l’opportunità di ricostruire il proprio futuro.

Le chiedo, infine, un messaggio per i lettori di America Oggi e per gli italiani che vivono negli Stati Uniti.

A tutti loro rivolgo un ringraziamento e un’esortazione. Grazie per continuare a portare l’Italia nel cuore, sono i migliori ambasciatori del nostro Paese. Se il mondo ama l’Italia, la nostra cultura, il nostro modo di fare impresa, lo stile con cui sappiamo essere protagonisti in ogni ambito professionale è per come loro ci rappresentano ogni giorno attraverso ciò che fanno. L’esortazione è quella di continuare a venire in Italia non solo per turismo, ma anche alla ricerca di opportunità. Lavoriamo insieme per la crescita della nostra grande comunità. Colgo l’occasione, inoltre, per augurare ai lettori di America Oggi, l’importante e storico quotidiano il lingua italiana, che quest’anno ha compiuto 30 anni, i migliori auguri per un sereno 2019.

31 Dicembre 2018

Scuola, bando di concorso per Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi

Al via la selezione per il reclutamento di 2.004 Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) per le scuole statali di ogni ordine e grado. Domande di partecipazione fino al 28 gennaio 2019.

28 Dicembre 2018

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 35

Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, venerdì 28 dicembre 2018, alle ore 19.24 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giuseppe Conte. Segretario il Sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti.

*****

DELIBERAZIONI IN MATERIA DI PROTEZIONE CIVILE

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha deliberato:

28 Dicembre 2018

Convocazione del Consiglio dei Ministri n. 35

Il Consiglio dei Ministri è convocato in data odierna alle ore 19.00 a Palazzo Chigi per l’esame del seguente ordine del giorno:

  • DELIBERAZIONI IN MATERIA DI PROTEZIONE CIVILE;
  • VARIE ED EVENTUALI.