I Pareri del Comitato
Identità e statuto dell'embrione umano
22 giugno 1996
La possibilità di creare in vitro embrioni umani,
congelarli, sottoporli a interventi manipolatori (per fini
scientifici, terapeutici o eugenetici), impiantarli in un utero
femminile a fini procreativi, costituisce uno dei capitoli
più controversi all'interno della discussione bioetica. Il
CNB, fin dalla sua istituzione, ha ritenuto indispensabile
riflettere rigorosamente su questo insieme di tematiche per
offrire alle istituzioni e alla pubblica opinione criteri di
giudizio e di valutazione etica, anche al fine (che sembra ormai
improcrastinabile) di elaborare in materia una legislazione
sapiente, rispettosa sia delle esigenze della ricerca
scientifica, che della dignità di tutti i soggetti
coinvolti. Peraltro, per quanto consapevole dell'urgenza della
questione, il Comitato non si è mosso affrettatamente: ha
ufficialmente istituito un gruppo di lavoro in materia solo dopo
che la riflessione sulle questioni bioetiche concernenti la
fecondazione assistita era sostanzialmente conclusa.
Il gruppo inizialmente è stato diretto da Giovanni
Berlinguer; successivamente, nel gennaio del 1995, è stato
affidato a Evandro Agazzi; di esso han fatto originariamente
parte i Proff. Benciolini, Cappelletti, Chieffi, Coghi, Danesino,
De Carli, De Cecco, Fiori, Gaddini, Isidori, Leocata, Palumbo,
Piazza, Romanini, Sgreccia, Stammati. Con il gruppo di lavoro
hanno successivamente collaborato i Proff. Bompiani, Cattorini,
Donati, Loreti-Beghè, Nordio, Mathieu,
Rossi-Sciumè. Nel gruppo di lavoro si è fatta
subito strada la convinzione che qualunque discussione bioetica
che coinvolgesse l'embrione dovesse preliminarmente prendere le
mosse da una adeguata risposta alla domanda sulla natura
dell'embrione.
Una domanda quindi, per usare un termine impegnativo ma
ineludibile, ontologica, avendo per oggetto la ricerca di una
definizione di un'essenza; una domanda radicale, per rispondere
alla quale si è reso indispensabile l'apporto della
biologia, ma che non poteva ridursi a una mera domanda biologica,
perché non poneva in questione ciò che la biologia
percepisce e definisce -con i propri criteri metodologici
interni- come embrione, ma ciò che quell' "oggetto" che la
biologia studia e definisce come embrione è in se stesso.
Insomma, mai come durante la riflessione sull'embrione è
apparso evidente ai membri del Comitato che la bioetica
presuppone (almeno in questo caso, ma si potrebbe dire ancora
più esattamente in tutti i casi) una bio-ontologia.
Il gruppo di lavoro si è attivato nel febbraio del 1995
e alla fine di novembre dello stesso anno ha ritenuto esaurito il
proprio lavoro istruttorio. Dal gruppo è emersa una
indicazione importante, che il CNB, nella sua composizione
plenaria, ha accolto (anche se non sono mancate in alcuni membri
giustificate perplessità): ha deciso di dare al documento
in elaborazione un carattere denso e soprattutto sintetico, di
incentrarlo esclusivamente sulla questione ontologica e di
rimandare a ulteriori documenti, che saranno dati al più
presto alle stampe, l'approfondimento sia delle questioni
giuridiche in tema di tutela dell'embrione che le numerose
questioni etiche di carattere casistico.
Dopo numerose sedute plenarie (dal 14 dicembre 1995 al 22
giugno 1996), nelle quali la continua presenza e la vigile
sensibilità di Agazzi hanno consentito al Comitato di
superare numerose possibilità di stallo dialettico, il
documento è stato approvato all'unanimità il 22
giugno 1996. Il lettore attento osserverà che questa
unanimità è stata conquistata pagando un prezzo:
quello di registrare all'interno del documento su alcuni punti
particolari e spinosi alcune divergenze di opinione che si sono
manifestate in seno al CNB e il cui componimento si è
rivelato non solo impossibile, ma soprattutto inopportuno. Questo
non significa affatto però, malgrado le apparenze, che
l'unanimità raggiunta dal CNB non sia stata autentica o
che sia stata in qualche modo incrinata dalle dichiarazioni
suppletive che accompagnano il documento e nelle quali si
esplicitano adeguatamente le divergenze di valutazione registrate
nel documento principale con la doverosa sinteticità.
L'unanimità nel CNB è stata reale per quel che
riguarda i profili essenziali della questione: il voto unanime
che sigla il documento testimonia che ogni sua riga è
stata letta, meditata, discussa da tutti i membri del CNB e che
anche le opinioni dissenzienti sono passate attraverso un comune
filtro di riflessione bioetica. Ma è stata reale anche
sotto un altro profilo, perché le differenze di opinione
presenti nel documento presuppongono una base comune di pensiero
di cui non si potrà mai sottolineare abbastanza la
rilevanza. L'embrione è uno di noi: questa frase, talmente
semplice da suonare per alcuni irritante, esplicita bene
l'atteggiamento bioetico fondamentale che emerge dal nostro
testo: il senso del limite al nostro possibile operare
tecnologico. E' vero: nel CNB si sono manifestate diverse
opinioni sul come trattare gli embrioni prima che le loro cellule
perdano la totipotenzialità. Ma anche coloro, tra i membri
del CNB, che hanno aderito alle prospettive più
"possibiliste", condividono comunque l'idea che gli embrioni non
sono mero materiale biologico, meri insiemi di cellule: sono
segno di una presenza umana, che merita rispetto e tutela. Su
questo punto, che è in definitiva quello bioeticamente
essenziale, il CNB è stato unanime; ed è per questo
che nessuna divergenza di opinione tra i membri del CNB
può rendere meno rilevante il loro accordo bioetico di
principio. Il Presidente Francesco D'Agostino
Sintesi e raccomandazioni
Il Comitato è pervenuto unanimemente a riconoscere il
dovere morale di trattare l'embrione umano, sin dalla
fecondazione, secondo i criteri di rispetto e tutela che si
devono adottare nei confronti degli individui umani a cui si
attribuisce comunemente la caratteristica di persone, e
ciò a prescindere dal fatto che all'embrione venga
attribuita sin dall'inizio con certezza la caratteristica di
persona nel suo senso tecnicamente filosofico, oppure che tale
caratteristica sia ritenuta attribuibile soltanto con un elevato
grado di plausibilità, oppure che si preferisca non
utilizzare il concetto tecnico di persona e riferirsi soltanto a
quell'appartenenza alla specie umana che non può essere
contestata all'embrione sin dai primi istanti e non subisce
alterazioni durante il suo successivo sviluppo.
Il Comitato ne ha dedotto unanimemente una serie di
indicazioni circa i trattamenti moralmente illeciti nei confronti
degli embrioni umani, a qualunque stadio del loro sviluppo:
- produzione di embrioni a fini sperimentali, commerciali o
industriali;
- generazione multipla di esseri umani geneticamente identici
mediante fissione gemellare o clonazione;
- creazione di chimere;
- produzione di ibridi uomo-animale;
- trasferimento di embrioni umani in utero animale o
viceversa.
Una parte del Comitato ritiene che tale illiceità
sussista incondizionatamente anche nei casi seguenti:
- soppressione o manipolazione dannosa di embrioni;
- diagnosi preimpianto finalizzata indiscriminatamente alla
soppressione di embrioni;
- formazione in vitro di embrioni di cui non si intenda
provvedere all'impianto nell'utero materno.
Il Comitato ha unanimemente ritenuto moralmente leciti:
- eventuali interventi terapeutici in fase sperimentale su
embrioni, quando siano finalizzati alla salvaguardia della vita e
della salute dei medesimi;
- le sperimentazioni su embrioni morti ottenuti da aborti.
Una parte del Comitato ritiene che la liceità morale si
estenda ad alcuni casi ben precisi, ossia:
- la produzione di embrioni a fini procreativi;
- la decisione di non impiantare embrioni nel caso in cui, a
seguito di diagnosi preimpianto, questi risultino affetti da
gravi malformazioni o patologie genetiche;
- l'utilizzazione per scopi sperimentali o terapeutici di
embrioni freschi o crioconservati che siano biologicamente
inadatti all'impianto;
- l'utilizzazione per scopi sperimentali o terapeutici di
embrioni crioconservati in "stato di abbandono", purché il
loro ulteriore sviluppo non venga protratto oltre il termine in
cui, in caso di sviluppo normale, avrebbero potuto
impiantarsi.
Le indicazioni complete delle casistiche qui richiamate
sommariamente a puro titolo riassuntivo, nonché delle
condizioni da rispettare in alcune di esse, saranno esposte in
ulteriori documenti del CNB, che vedranno presto la luce.
Il Comitato ha inoltre ritenuto che non avesse senso, in
questo documento, indicare di volta in volta se una determinata
posizione fosse sostenuta dalla maggioranza o da una minoranza
dei suoi membri, dal momento che la presentazione delle posizioni
etiche deve dar conto dei rispettivi argomenti, il cui valore non
dipende dal numero di coloro che li propongono, ma da un giudizio
intrinseco circa la loro validità.