Situazione in Libia, Informativa urgente del Presidente Conte alla Camera

Giovedì, 11 Aprile 2019

Informativa urgente del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera dei Deputati sui recenti sviluppi della situazione in Libia.

Onorevoli gentili Deputati, desidero illustrare a quest’Aula la situazione in essere nel territorio libico sulla base della richiesta di alcuni gruppi parlamentari.

Gli ultimi sviluppi in Libia ed in particolare l’escalation militare sono motivo di forte preoccupazione per l’Italia, così come lo sono e devono esserlo anche per tutta l’Europa e per l’intera Comunità internazionale.

Come noto, sulla scia dell’operazione compiuta nel Sud del Paese da parte del proclamato esercito di Liberazione Nazionale del Generale Haftar, il cosidetto LNA, dalla serata del 3 aprile forze del Generale hanno avviato manovre di avvicinamento alla capitale.

Il 6 aprile il Presidente del Governo di Accordo Nazionale Serraj ha inviato un messaggio televisivo alla nazione nel quale ha espresso sorpresa per l’aggressione nel corso delle trattative in vista della Conferenza Nazionale ed assicurato una ferma risposta al da lui definitomi al telefono tentato colpo di stato. 

Le informazioni che giungono dal terreno, che risentono di un contesto oggettivamente complesso e soggetto anche a evidenti tentativi di disinformazione e propaganda, descrivono un quadro di situazione estremamente fragile, fluido e anche insidioso.

Nel complesso, si registra al momento un certo equilibrio nei rapporti di forza e alterne vicende sul piano militare, in un quadro tuttavia di crescente intensità e violenza, con l’utilizzo di raid aerei e l’afflusso su entrambi i lati di armamento pesante. La stessa Missione ONU (UNSMIL) ha segnalato un probabile aggravamento della crisi nelle prossime ore, nei prossimi giorni, in corrispondenza con l’atteso massimo sforzo di Haftar per entrare a Tripoli.

Il succedersi degli scontri e l’aumento del numero di morti – stimati al momento in alcune centinaia - e di feriti, ma anche degli sfollati, segnalano un concreto rischio di crisi umanitaria che va scongiurato rapidamente. L’emergenza umanitaria, con conseguenze potete immaginarlo anche sui flussi migratori, così come il riaffacciarsi dello spettro dell’insorgenza terroristica dimostrato dal recente attentato perpetrato da Daesh  a Fuqaha, nella Libia centrale, impongono determinazione e rapidità di azione.

L’insuccesso della missione del Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres, che mi ha trasmesso la sua personale frustrazione nel colloquio telefonico di sabato scorso, e il deterioramento sul terreno hanno imposto la dolorosa ed inevitabile decisione di rinviare la Conferenza nazionale, che era stata già programmata per il 14-16 aprile a Ghadames. Tuttavia, al fine di non perdere i risultati raggiunti prima dello scoppio delle ostilità, Guterres ha confermato il suo impegno a convocarla al più presto, non appena le condizioni politiche e di sicurezza lo consentiranno.

Come ricordato in queste ore dallo stesso Guterres nel suo intervento anche al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e nelle sue successive dichiarazioni alla stampa, queste evoluzioni non ci devono far deflettere dalla ricerca di una soluzione politica, che è ’unica davvero sostenibile. 

Su impulso italiano, il 5 aprile scorso i Ministri degli Esteri dei Paesi G7 hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla situazione in Libia, che ben fotografa la nostra posizione. I Ministri hanno in particolare riaffermato che non esiste una soluzione militare al conflitto libico, reiterato il pieno sostegno al Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres e al suo Rappresentante Speciale Ghassan Salamé per trovare una soluzione allo stallo politico verso elezioni credibili e pacifiche, in linea con quanto convenuto da ultimo nel corso della Conferenza che sii è svolta nel nostro paese a Palermo; hanno fatto appello a tutti i libici a sostenere costruttivamente il processo onusiano; hanno invitato la comunità internazionale a mostrare piena coesione in vista del comune obiettivo della stabilizzazione della Libia.  

Urge dunque lavorare innanzitutto in direzione di un cessate-il-fuoco e di un’immediata interruzione della spirale di contrapposizione militare, preservando l’integrità di Tripoli e la distensione sul resto del territorio. Si tratta di una strada obbligata per ridare spazio al dialogo politico e ricostruire un minimo di fiducia tra le parti, ai fini di un processo credibile, di un processo sostenibile.

In questi mesi sono stato, e sono in questi stessi giorni ed ore tuttora in contatto diretto, con i due principali attori libici, il Presidente Serraj e il Generale Haftar con quest’ultimo nelle scorse ore ho avuto un contatto con un suo emissario, così come con gli altri protagonisti del panorama politico interno. Il mio sostegno al Governo di Accordo Nazionale è andato in questi mesi di pari passo con una forte azione di “moral suasion” volta a identificare ogni possibile spazio di intesa politica con gli altri attori. A questo mi sono dedicato in varie occasioni, nel corso di vari incontri, in particolare ricordo il mio incontro recente con Serraj a margine del Vertice UE-Lega Araba che si è svolto a Sharm el Sheikh a fine febbraio, alla vigilia proprio ho avuto un paio di incontri riservati con Serraj alla vigilia della sua partenza per i colloqui di Abu Dhabi che pure avevano suscitato una qualche speranza, a partire dalle stesse dichiarazioni del Segretario Generale dell’ONU Guterres.

Nei miei più recenti contatti, ho esortato tutti a far cessare immediatamente le attività ostili che ostacolano il processo politico a guida ONU e mettono in pericolo la vita di civili innocenti.

Ho ribadito - e lo ribadisco anche qui  in quest’aula - il nostro pieno sostegno al Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres e al suo Rappresentante Speciale Salamé per riportare le parti al tavolo negoziale e riattivare il processo politico guidato dalle Nazioni Unite, che la Conferenza di Palermo era riuscita a riportare al centro dello sforzo internazionale. Entrambi i contendenti hanno sinora ignorato la proposta di UNSMIL per un cessate il fuoco umanitario temporaneo nelle aree a sud di Tripoli interessate agli scontri, che però questo resta l’obiettivo prioritario.

Al momento la nostra Ambasciata a Tripoli resta operativa e a pieno regime. Anche il personale militare italiano presente in Libia non è stato evacuato. I nostri interessi sul terreno sono parimenti tutelati. Monitoriamo naturalmente di ora in ora le condizioni di sicurezza nel Paese, ma finché queste ultime ce lo consentiranno intendiamo rimanere al fianco del popolo libico e continuare a lavorare in prima linea per assicurare una transizione sostenibile, forti del nostro approccio inclusivo, che è sempre stato inclusivo, sempre improntato al profondo rispetto della popolazione libica e direi anche forte di un senso di responsabilità che in queste ore si acuisce perché ci deriva dal fatto direi oggettivo che siamo tra i pochi paesi stranieri che hanno una credibilità che li pone in condizione di interloquire con tutti gli attori libici.

Non ci sfugge, peraltro, che questa crisi è frutto certamente di debolezze strutturali del contesto locale ma anche attenzione di influenze esterne che non sempre sono andate e si sono mosse sin qui nella direzione della stabilizzazione. L’instabilità protrattasi per otto anni in Libia va del resto inserita in un contesto regionale non meno critico, pensiamo anche all’Algeria e agli sviluppi della crisi nel quadrante mediorientale. Dobbiamo purtroppo costatare che talvolta la stessa Comunità internazionale invia segnali non univoci alle forze libiche, nonostante il forte impegno delle Nazioni Unite sul terreno.

Sono pertanto intensamente impegnato sul piano diplomatico, anche attraverso le mie missioni numerose all’estero. In virtù anche dell’azione del mio staff diplomatico e dei competenti organismi, abbiamo ulteriormente rafforzato in questi giorni il dialogo con tutti i principali stakeholder internazionali, a partire dagli Stati Uniti, dai partner europei e dagli attori regionali più influenti in Libia. Molto intensa è l’interlocuzione con Washington, in particolare con la Casa Bianca. Ricordo al proposito che il Segretario di Stato americano Pompeo ha rilasciato, il 7 aprile scorso, un comunicato nel quale ha espresso profonda preoccupazione per gli scontri in corso e affermato con determinazione l’opposizione degli Stati Uniti all’offensiva militare delle forze di Haftar.

Quanto sta ora accadendo non fa che rilanciare l’urgenza del confronto politico e la necessità di una chiara forte coesione internazionale a suo sostegno. Dobbiamo essere uniti nel condannare l’escalation militare e promuovere il confronto negoziale; quello stesso confronto che i recenti incontri tra le parti ad Abu Dhabi sotto l’egida dell’ONU sembravano aver portato a un passo da un percorso, una soluzione concreta. 

La tempistica degli scontri ci induce in effetti a pensare che il processo fosse stato avviato sulla strada giusta. Dobbiamo quindi profondere ogni energia per cercare di recuperarlo, evitando che ancora una volta possano prevalere in Libia le forze dell’instabilità permanente, della violenza e della conservazione di uno status quo di cui il popolo libico è il primo a pagare le spese.

Non ci possono essere ambiguità o mistificazioni, a maggior ragione in un momento così critico ed in un contesto in cui la complessità delle forze in gioco esclude semplificazioni e scappatoie. Non vi sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare derive militari e in ultima analisi il rischio di una guerra civile. La violenza genera violenza, genera ferite che difficilmente si rimarginano e non serve in ultima analisi né gli interessi della popolazione, né quelli della comunità internazionale.

Grazie per l’ attenzione.