Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2018

28 Febbraio 2019

Si è tenuta, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio in Galleria Colonna, la presentazione pubblica della “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza”, curata dal Comparto Intelligence e relativa all’anno 2018.

Alla presentazione sono intervenuti il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ed il Direttore Generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), Gennaro Vecchione.

 

Di seguito il testo dell'intervento del Presidente.

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Rivolgo un cordiale saluto ai Ministri Trenta e Bonafede, al Presidente e a tutti i componenti del Copasir, al Sottosegretario Spadafora, a tutti gli ospiti, a tutte le Autorità e a tutti gli ospiti presenti.
Se mi permettete, rivolgo il mio più grato saluto, il mio pensiero di sincero apprezzamento a tutte le donne, a tutti gli uomini dell’Intelligence, del Comparto, per il competente impegno, per la costante dedizione professionale nell’esercizio quotidiano delle loro attività.
Qui al fianco ho i rappresentanti dei vari comparti: il Direttore del Dis Vecchione, dell’Aise Carta e il Direttore dell’Aisi Parente. Ovviamente saluto anche loro.

L’obbligo, per il Governo, di trasmettere al Parlamento entro il mese di febbraio di ogni anno una relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza e sui risultati ottenuti nell’anno precedente – come sapete - è una delle previsioni qualificanti della Legge che dodici anni or sono fa riformò l’intelligence nazionale. 
Credo sia questa anche una proficua sia utile occasione per domandarci se questa norma resista, al pari delle altre componenti dell’architettura legislativa che disciplina il Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica, resista, dicevo, alla prova del tempo. 

Quindi questa Relazione rappresenta un momento di verifica, di controllo, che vede l’intelligence travalicare i confini della riservatezza e dei vincoli di segretezza,   al cui interno si svolge la feconda e preziosa interlocuzione con il COPASIR,  per parlare direttamente alla Nazione, a tutti i cittadini. Grazie al volume, che oggi viene presentato, potranno essere consultate direttamente dai cittadini quelle che sono pagine che riassumono le attività dell’Intelligence; quindi tutti i cittadini potranno  farsi un’idea dell’operato di DIS, AISE ed AISI, potranno anche valutarlo attraverso non il prisma specialistico degli addetti ai lavori, ma in ragione anche alle aspettative reali, dei loro legittimi bisogni di cui essi sono portatori, e anche delle loro comprensibili inquietudini, del giusto timore che fattori ed attori ostili neutralizzino gli sforzi compiuti per restituire al Paese una prospettiva di crescita e di coesione sociale.
Questo esercizio si pone, quindi, come un fondamentale banco di prova fondamentale per dare concreta attuazione al principio di responsabilità. Un principio che in democrazia deve necessariamente connotare il ricorso allo strumento non convenzionale - così si definisce nel gergo dei non addetti ai lavori l’operato dell’Intelligence - ed alla cui luce esclusiva sono da intendersi gli spazi di operatività dei quali l’intelligence può avvalersi nei limiti rigorosi stabiliti dalla legge. 
Posso, dal canto mio, testimoniare in prima persona l’integrazione strutturata e produttiva dell’intelligence nei meccanismi decisionali di Governo, in un duplice piano, interno ed internazionale.
Quanto alla dimensione interna, desidero riferirmi a quel – lo chiamo così - “piccolo Consiglio dei Ministri classificato” che è il Comitato interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, il Cisr nell’acronimo che ne abbrevia la formulazione. Il CISR ha assicurato, secondo un criterio di collegialità, la centralizzazione delle proposte e delle deliberazioni nelle materie di sua competenza, e ha offerto un prezioso contribuito per propiziare l’unitarietà di indirizzo politico del Governo sulle questioni di politica di sicurezza, componendo in sede collegiale, e sotto la mia direzione, la pluralità fisiologica di orientamenti e valutazioni di cui sono portatori i diversi Ministri. 
Sul versante internazionale, invece, mi inorgoglisce riferirvi che ho ricevuto dalle Autorità estere - parlo dei Capi di Stato, dei Capi di Governo che frequentemente incontro, quindi in molteplici occasioni di confronto - apprezzamenti convinti sull’efficacia operativa e sulla capacità strategica della nostra intelligence. Apprezzamenti che mi hanno reso molto orgoglioso di rappresentare questo Paese. E’ anche sulla scorta di queste, che ritengo ben meritate, aperture di credito, che intendiamo continuare a puntare molto sull’approfondimento dei contatti nei canali di intelligence a livello anche internazionale e con gli Stati esteri. 

Detto questo, vorrei evidenziare che sono sempre e solo gli interessi nazionali a fare da bussola al Governo allorché vengono tracciate le direttrici di intervento del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. 
Essi costituiscono l’unico metro col quale misurare l’aderenza dei risultati ottenuti, e descritti nella Relazione che oggi presentiamo, alle attese dei cittadini e del committente politico. 
Ed è esattamente a questo che deve servire il documento che presentiamo: a compiere, tutti insieme, una indispensabile verifica di conformità, la sola che può rassicurarci e può  - lo dico sinceramente – rassicurare anche me stesso sul fatto che l’intelligence stia effettivamente assolvendo con efficacia di risultati, ed in coerenza piena con gli obiettivi fissati dal Governo, alla sua funzione di presidio avanzato delle istituzioni democratiche e delle precondizioni essenziali del nostro sviluppo. 
Al riguardo, mi preme attirare l’attenzione sulla struttura espositiva di questa Relazione. Il taglio, lo potrete notare leggendola con attenzione, è fortemente internazionalistico, e richiami agli esiti della collaborazione internazionale, concordemente con quanto osservavo poc’anzi, innervano numerose parti del testo, che si parli di teatri di crisi, o di contrasto al jihadismo, o ancora di flussi migratori. 
Ed in effetti, l’impegno del Comparto intelligence, sul versante sia informativo che analitico, ha riguardato in prima battuta i fenomeni direttamente riferibili al contesto internazionale. Gli sviluppi della scena estera, se letti nel prisma della sicurezza nazionale, hanno investito tutti i principali ambiti di operatività dell’intelligence: dal terrorismo all’immigrazione clandestina, dal controspionaggio alle dinamiche di geoceconomia rilevanti per il Sistema Paese. 
Mi fa dunque piacere rilevare che, alla prova dei fatti, vi sia una piena rispondenza alle linee determinate dall’Esecutivo e si realizzi quindi – questa piena corrispondenza -  non soltanto fra la pianificazione informativa approvata dal CISR e le singole tematiche all’attenzione prioritaria del Comparto, ma anche, ad un livello superiore, questa rispondenza si realizzi fra la metodologia analitica intorno alla quale la Relazione si impernia e i principi ai quali il Governo si ispira nel compiere le sue scelte di fondo. 
Ho infatti sottolineato, in diverse occasioni, che questo Governo non intende affatto mettere in discussione le grandi scelte di politica internazionale compiute già nel secondo dopoguerra, quella europea e quella atlantica, né far mancare il suo sostegno a quello che ho definito, anche nel mio passaggio all’Onu, un multilateralismo efficace. 
Tuttavia, con convinzione se possibile ancor più forte, ribadisco che questo Governo continuerà a porre alla base della sua azione interna ed internazionale gli ideali di pace, giustizia ed equità. L’unica politica eticamente accettabile è quella vicina alle persone, quella che protegge i cittadini dalle minacce alla loro sicurezza ed al loro benessere.
Sotto questo profilo, anche l’intelligence è chiamata a fare la sua parte come prezioso e peculiare strumento di pace. Ad obiettivi ambiziosi deve corrispondere un sostegno informativo molto robusto all’azione del Governo - anzitutto a quella volta a stabilizzare ad esempio i teatri di crisi - in una triplice direzione: 1) allertamento precoce dei fattori di rischio; 2) analisi situazionale che ampli l’orizzonte conoscitivo del decisore; 3) analisi strategica che ne allunghi lo sguardo e lo proietti sul futuro. 

Di questo impegno la Relazione Annuale dà ampiamente conto proprio nei termini che il Governo da me guidato si aspetta. Costruire un mondo dove i popoli siano i soli padroni del loro destino, dove le soluzioni militari vengano aborrite, dove i problemi si risolvano con la logica del dialogo e dell’inclusività è una sfida che può essere vinta. È una sfida faticosa ma può essere vinta. Richiede tenacia e determinazione, e postula anche un concorso informativo continuo ed efficace da parte dell’intelligence. La Relazione certifica, specialmente là dove si sofferma sulle aree nevralgiche per le molteplici dimensioni della sicurezza dell’Italia, cioè il Mediterraneo allargato e l’Africa, che i nostri Servizi Segreti si dimostrano ben all’altezza del compito. 
Trovo in particolare significative, fra le altre di non minore importanza, le pagine dedicate alla Libia, là dove si rammenta il sostegno dell’Italia, a cominciare dalla ben nota Conferenza di Palermo, agli sforzi dei libici per l’individuazione di soluzioni inclusive e politiche alla crisi che vive la loro terra, e quelle consacrate all’attività intelligence nel quadrante saheliano, opportunamente considerato “presidio avanzato” di tutela della sicurezza del nostro Paese. 
Le risultanze informative e le elaborazioni analitiche del Comparto ci danno inoltre elementi di sostanza utili a corroborare quella che è da sempre, e continuerà ad essere, l’impostazione del Governo da me presieduto nel gestire la questione migratoria. È bene che, anche nell’affrontare questo aspetto, ci si muova in una prospettiva internazionale, guardando alle diverse sfaccettature, complesse sfaccettature, del fenomeno. Nella Relazione si legge che “l’impegno in direzione dell’immigrazione clandestina si è qualificato, anche nel 2018, per le forti sinergie tra AISE ed AISI, lo stretto raccordo con le Forze di polizia, la ricerca di sempre più assidua cooperazione internazionale ed una pronunciata connotazione multisettoriale, utile a fronteggiare un fenomeno transnazionale che chiama in causa condizioni e postura dei Paesi di origine e transito, attivismo di ramificate organizzazioni criminali e rischi di infiltrazioni terroristiche”. Qui ripeto, citato, un passo della Relazione.
Questa analisi ci conforta molto circa la validità dei due punti fermi della strategia del Governo in materia di immigrazione: il primo è che non bisogna lasciare nessun margine di azione ai trafficanti di esseri umani, e, difatti, viene ricordato che “il filo conduttore del quadro di intelligence sull’immigrazione clandestina resta quello del protagonismo di reti ed organizzazioni criminali di cui sono andate confermandosi pervasività e flessibilità operativa”; l’altro è che nessuno può sentirsi autorizzato a chiudersi nel suo orticello pensando che il problema non lo riguardi. Finora l'Italia è stata lasciata da sola ad affrontare il problema dell'immigrazione e ha salvato, come è stato detto autorevolmente anche da Juncker, l'onore dell'Europa. Ma, come questa Relazione Annuale al Parlamento conferma, adesso le rotte più intense e trafficate non sono quelle del Mediterraneo centrale, bensì quelle del Mediterraneo occidentale e orientale, e un domani, aggiungo io, dovremo misurarci con altre direttrici, quelle terrestri dall'Asia; quindi, se continuiamo a procedere secondo le miopi convenienze nazionali, non avremo un meccanismo europeo di solidarietà, l'Europa continuerà ad avvolgersi in una spirale di crisi da cui non usciremo. Noi continueremo a batterci affinché il problema migratorio sia affrontato per quello che è, un problema di tutti. 

Questa Relazione naturalmente è molto ampia, si sofferma su tutti i fenomeni di minaccia, per loro natura complessi e non sintetizzabili in una presentazione pubblica. Vi sono, due elementi ulteriori elementi su cui vorrei spendere qualche parola prima di avviarmi alla conclusione.
Penso innanzitutto alla minaccia jihadista, ne ha già parlato il Direttore Vecchione, e fa bene l’intelligence a rammentarlo, non può affatto considerarsi esaurita. Ma anche in questo caso, se abbiamo motivi per continuare a tenere molto alta la nostra guardia, allo stesso tempo abbiamo pure valide ragioni per sentirci incoraggiati a proseguire nel cammino fruttuoso già intrapreso, benché - attenzione - il “rischio zero” non possa oggettivamente esistere. 
Da un lato, la minaccia jihadista continua a distinguersi per capacità di adattamento e resilienza, così come la minaccia terroristica in Europa conferma il suo carattere polimorfo, mentre sul territorio nazionale il fenomeno dei “radicalizzati in casa” è un bacino sempre più ampio e sfuggente che richiede una sempre più serrata attività di ricerca e monitoraggio. 
Dall’altro, il resoconto contenuto in queste pagine ci tranquillizza sull’impegno profuso sul versante del rischio terroristico, evidenziato anche “dall’entità dello scambio informativo intrattenuto sia con i principali Servizi alleati sia, specie nell’ambito del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, con le Forze di polizia sull’intero spettro delle declinazioni, attuali e potenziali, del jihadismo”. 
E poi, secondo elemento su cui da ultimo vorrei richiamare la vostra attenzione, la minaccia cibernetica, che in fin dei conti, possiamo considerare la minaccia paradigmatica dei nostri tempi, perché oltre a serbare in se stessa un forte potenziale di danno, specialmente là dove colpisce le infrastrutture critiche e strategiche, è anche trasversale a tutti gli altri fenomeni di minaccia. È un’altra di quelle sfide che chiamano in causa tutti. Personalmente apprezzo molto il fatto che il Documento di Sicurezza Nazionale contenuto in questa Relazione richiami la necessità che la crescita della cultura della sicurezza cyber interessi ogni cittadino. E, ripeto, è una minaccia che ci riguarda tutti per cui ciascuno di noi deve metterci del suo per incrementare il livello complessivo di sicurezza dell’ecosistema cyber nazionale, e di conseguenza il DIS è impegnato in apposite campagne di formazione digitale.
Però, è ben evidente che l’intelligence prima di chiunque altro ha il dovere di assolvere pienamente alla sua funzione di custode della sicurezza cibernetica, sul piano sia operativo che dell’architettura complessiva. La Relazione ci tranquillizza in tal senso, dando conto di un lavoro a tuttotondo, che va dal contrasto allo spionaggio digitale, alla piena operatività del Nucleo per la Sicurezza Cibernetica, all’attuazione della Direttiva Europea NIS sulla sicurezza delle reti e dei sistemi. In tale contesto, siamo ben consci che va riservata la dovuta attenzione alla minaccia ibrida, che è particolarmente insidiosa per la tenuta delle nostre istituzioni democratiche. 

Per questo impegno a tutto campo esprimo ancora la mia gratitudine a tutte le componenti del Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica. 
Ai Ministri che compongono il CISR, per la responsabilità istituzionale del quale danno prova ricercando, in tale consesso, si pongono sempre con spirito costruttivo  e propositivo, al fine di pervenire a convergenze indispensabili per mettere il Paese in sicurezza. Ai Direttori, che qui mi affiancano, degli Organismi informativi ed a tutto il loro personale, per la lealtà, la professionalità e la dedizione al servizio che dimostrano ogni giorno. 
Con un ringraziamento speciale anche al Presidente e a tutti i membri del COPASIR per la fruttuosa sintonia instauratasi, permettetemi di dirlo, grazie alla quale, ferma restando l’imprescindibile distinzione di ruoli fra controllore e controllato, si riesce a creare le premesse per assolvere al meglio alle responsabilità comuni nell’interesse della Nazione.  Grazie