Parte “pagoPA”, ora più semplice riconoscere dove utilizzare il sistema dei pagamenti della PA

13 Febbraio 2015

Da oggi Il sistema dei pagamenti della Pubblica Amministrazione ha un suo marchio distintivo che tutte le amministrazioni, gestori di pubblici servizi e prestatori di servizi di pagamento aderenti utilizzeranno per comunicare la propria appartenenza al sistema.

L'Agenzia per l’Italia Digitale ha predisposto un logo atto ad identificare il Sistema e ad individuarne i soggetti aderenti, sia essi enti creditori (pubbliche amministrazioni o gestori di pubblici servizi) che prestatori di servizi di pagamento (banche, poste e altri PSP).
La diffusione del logo mira a far comprendere all’utenza con più immediatezza e facilità se un soggetto pubblico - in qualità di beneficiario – oppure un soggetto privato - in qualità di prestatore di servizi di pagamento - sia aderente al Sistema. Per pubblicizzare i nuovi servizi elettronici di pagamento, le pubbliche amministrazioni, i gestori di pubblici servizi e i prestatori di pagamento, potranno esibire sui propri siti web e/o sportelli il logo “pagoPA” al fine di promuovere i servizi di pagamento elettronici messi a disposizione di cittadini e imprese.

“pagoPA” nasce per dare la possibilità a cittadini e imprese di effettuare qualsiasi pagamento verso le pubbliche amministrazioni e i gestori di servizi di pubblica utilità in modalità elettronica.

Il sistema permette a cittadini e imprese di:

scegliere liberamente il prestatore di servizi di pagamento (es. banca, istituto di pagamento/di moneta elettronica);

  • scegliere tra più strumenti di pagamento (es. addebito in conto corrente, carta di credito, bollettino postale elettronico);
  • scegliere il canale tecnologico di pagamento preferito per effettuare l’operazione (es. conto web, ATM, mobile);
  • conoscere preventivamente i costi massimi dell’operazione da effettuare e contemporaneamente avere garanzia della correttezza dell’importo da pagare;
  • ottenere immediatamente una ricevuta con valore liberatorio.

fonte: Agenzia per l'Italia Digitale