Sabato, 11 Maggio 2019

Lettera del Presidente Conte a La Stampa

Caro Guaidó, l'Italia è sempre per la pace

Lettera del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Juan Guaidó, Presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana

Al Signor Juan Guaidó, Presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana. 
Ho letto con attenzione l'invito che ieri lei mi ha rivolto, su questo giornale, a condividere valutazioni su quanto sta accadendo in Venezuela.
Le assicuro che sto seguendo la situazione critica con grande partecipazione e coinvolgimento emotivo, in considerazione delle sofferenze che sta vivendo la popolazione venezuelana, compresa la consistente comunità di origine italiana ivi presente. Approfitto di questa occasione per chiarire che l'Italia, assieme agli altri Paesi dell'Unione europea, ha sempre distinto, in modo lineare e coerente, gli organi democraticamente eletti, quale l'Assemblea nazionale da lei presieduta, dagli organi privi di legittimità democratica, quale la Presidenza della Repubblica.

Il mio Governo non l'ha riconosciuta, tuttavia, quale Presidente ad interim del Paese, non solo per ragioni di ordine giuridico-formale, ma anche perché consapevole del rischio di contribuire alla radicalizzazione delle rispettive posizioni, favorendo la spirale di violenza con il risultato di rendere ancora più drammatica la condizione della popolazione. Questo anche nella prevedibile prospettiva di un confronto internazionale «per procura», che avrebbe reso ancora più conflittuale la contrapposizione. Non siamo rimasti tuttavia passivi. Ci siamo attivati su vari fronti, a partire da quello internazionale, promuovendo una soluzione pacifica, attraverso un dialogo politico finalizzato allo svolgimento di libere elezioni presidenziali. Abbiamo condannato fermamente qualsiasi escalation di violenze e abusi e abbiamo pubblicamente protestato per ogni limitazione delle prerogative dei deputati venezuelani. 

Ricordo che, al momento, due membri dell'Assemblea nazionale hanno chiesto e ottenuto rifugio presso la nostra ambasciata. Siamo parte attiva del Gruppo Internazionale di Contatto e, sul piano bilaterale, ho inviato a Caracas, lo scorso mese di aprile, il mio Consigliere diplomatico, l'ambasciatore Benassi, che, assieme al Nunzio apostolico, ha incontrato lei, alcuni membri dell'Assemblea nazionale, nonché il ministro degli Esteri dell'attuale governo, Arreaza. Durante tali incontri abbiamo favorito il ricorso a ogni possibile strumento di dialogo utile a comporre il conflitto in corso, provando a porre le premesse per un dialogo politico, presupposto indispensabile per la transizione democratica del Paese. È stata anche una proficua occasione per incontrare una numerosa rappresentanza di nostri connazionali ai quali è stata rinnovata la vicinanza del Governo italiano. Non siamo stati fermi neanche sul piano degli aiuti concreti nei confronti della popolazione venezuelana, ivi compresa la comunità di origine italiana. Già ai primi di febbraio abbiamo stanziato fondi per la fornitura di beni di prima necessità e, con risorse aggiuntive, abbiamo avviato un programma di fornitura di medicinali e varie forme di sostegno per i più indigenti. In raccordo con la Santa Sede, abbiamo appena messo a punto un programma per la distribuzione del latte in polvere a beneficio di circa 40.000 bambini venezuelani. Infine, abbiamo in programma la realizzazione di altre iniziative, sempre attraverso i canali delle agenzie dell'Onu e della Croce Rossa Internazionale.

Nei fori internazionali, nel Gruppo di Contatto e nella missione bilaterale prima ricordata abbiamo con forza ribadito la nostra posizione, che si fonda sulla ferma e radicata convinzione del Governo da me presieduto, per cui le crisi politiche e sociali, ovunque si manifestino, possono trovare soluzione solo attraverso il dialogo politico, mai attraverso l'opzione militare, considerato che la violenza genera sempre altra violenza.
Questa è la posizione del mio Governo. E così sarà sempre anche in futuro. La stiamo sostenendo anche con riguardo al conflitto in atto in un Paese a noi prossimo e che consideriamo strategico, la Libia. È la medesima posizione che sosteniamo e sosterremo per un Paese geograficamente lontano, ma tanto amato, quale il Venezuela.