Mercoledì, 19 Settembre 2018

Intervista a Porta a Porta

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervistato da Bruno Vespa in occasione della puntata di "Porta a Porta" dedicata a padre Pio.

Giuseppe Conte, pugliese. La famiglia si è trasferita quando lui era bambino a San Giovanni Rotondo e lui è un grande fedele di Padre Pio, di cui conserva un’immagine nel portafoglio, come vedremo in questa intervista. 

Presidente Conte, suo zio dice: “Padre Pio è al governo perché vive nello spirito di Giuseppe”.

Non esageriamo, non esageriamo, affatto.

Però lei ce l'ha Padre Pio, nell'animo lo sente.

Beh, prima di venire a Roma per l'università, ho vissuto molti anni a San Giovanni Rotondo, quindi, devo dire la verità, tutta la mia famiglia è molto devota a Padre Pio, questo è vero.

Sì, suo padre, suo zio, che poi è un frate laico sostanzialmente, insomma.

Mio padre anche si è trasferito a San Giovanni Rotondo e accettato di fare il segretario comunale a San Giovanni Rotondo perché era un devoto di Padre Pio questo è vero.

Come spiega la popolarità di Padre Pio?

Mi hanno molto colpito le parole di Paolo Sesto: “ Vedete il successo di Padre Pio? – disse in un'occasione, adesso non ricordo quale o la lessi da qualche parte – era un sapiente? Un filosofo? Uno scienziato? No, semplicemente era un uomo di preghiera, di sofferenza. Una persona umile, viveva in modo umile, semplice, stava vicino alle persone ed era molto disponibile.

Che cosa le ha insegnato?

Beh, tenga conto che io avevo quattro anni, quando arrivò mio padre e mi disse “è morto Padre Pio”. Ricordo – pensi – molto esattamente quel momento – ero in casa – e mi colpì tantissimo. Mi ha insegnato l'umiltà. Forse da questo punto di vista, mi ha insegnato la preghiera e l’umiltà.

I suoi, suo padre, la sua famiglia cosa le raccontavano di Padre Pio, quand’è cresciuto?

Beh, sia mio padre, mio padre più che mia madre, e anche altri racconti hanno sempre messo in evidenza queste doti: la scrutatio cordis, la capacità di leggere nell’animo dei pellegrini che lo andavano a trovare, delle persone che avevano delle inquietudini personali, lui riusciva sempre a cogliere l’animo, a colpire nel segno. Spesso ne nascevano anche conversioni di persone che invece erano lontane dalla dimensione religiosa.

Che poi lui aveva un carattere brusco tra l'altro, però conquistava.

Forse anche attraverso questi modi bruschi, a volte, servivano a rompere, squarciare qualcosa nell’animo dell’interlocutore che andava lì per curiosità.

Come tanti anche lei ha un’immagine di Padre Pio nel portafoglio?

Sì, la porto.

Ci pensa qualche volta?

Beh, ho una mia personale esperienza religiosa quindi prego anche e sicuramente penso anche a Padre Pio. Anche se ovviamente il riferimento sono altri direttamente quando si prega.

Possiamo vederla questa immagine?

 Andiamo proprio sul personale. Eccola.

È lui.

Sono distribuite al Santuario dei Cappuccini.

Senta, lei ha avuto forse anche dei maestri nella Chiesa molto importanti: il Presidente della fondazione Tardini, è stato un grande Segretario di Stato, ha conosciuto bene il Cardinale Parolin, Achille Silvestrini.

Tardini non l'ho conosciuto…

No, certo, per ragioni generazionali.

Però ho apprezzato molto il Cardinale Silvestrini, ho conosciuto anche Parolin, che c’è stato per un periodo… Io non sono stato interno a quel collegio in effetti, però poi da laureato ho collaborato con Silvestrini soprattutto e ne ho apprezzato le doti umane, molto.

Quali sono i rapporti corretti di uno Stato laico con la Chiesa?

I rapporti corretti di uno Stato laico con la Chiesa sono appunto che ciascuno nell'ambito delle rispettive prerogative, nella dimensione della sovranità che esprime uno Stato laico, si rapporta rispetto al fenomeno religioso, perché evidentemente anche i cittadini italiani vivono una dimensione religiosa, ma è anche giusto assicurare il rispetto della libertà religiosa, e quindi nella dimensione religiosa, anche a coloro che professano altre religioni. Qui dobbiamo essere molto laici in questo.

Grazie, Presidente.

Grazie a lei.