Lunedì, 24 Dicembre 2018

Intervista a La Stampa

"Lega e M5S restano uniti" "Aiutiamo la Libia a scegliere il futuro. Manovra, il ritardo dovuto a Bruxelles"
Intervista al Presidente del Consiglio: "Rispetto assoluto per il Parlamento, ritardi dovuti alla Ue" E dopo l'incontro con Al Sarraj e Haftar dice: "Vogliamo aiutare la Libia a scegliere il suo futuro"

di Alberto Simoni

Presidente Conte, il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha accusato il suo governo di avere umiliato il Parlamento.

Avrei senz'altro avuto piacere di lasciare un più ampio margine di discussione sulla manovra al Parlamento ma purtroppo non è stato proprio possibile chiudere prima l'interlocuzione con la Commissione europea, grazie alla quale è stata evitata una procedura di infrazione. Era nell'interesse dei cittadini giungere ad un esito positivo del negoziato e questo risultato ha richiesto notevoli energie e anche tempo. Aver concluso questo negoziato mantenendo integre le misure qualificanti del contratto di governo è un successo per la nostra democrazia: è un'iniezione di fiducia per i cittadini perché dimostra che il voto popolare può ancora produrre risultati concreti.

E la prima volta, però, che si chiede a una Camera di votare la fiducia su una manovra di cui non si conosce il testo.

Molti di coloro che criticano il governo per i tempi di presentazione della manovra hanno la memoria corta. Ad esempio solo due anni fa, nel 2016, la manovra in seconda lettura al Senato non è stata oggetto di alcun voto in Commissione; due anni prima, nel 2014, è stato posto il voto di fiducia su una manovra votata a notte fonda. Ma non voglio rivangare il passato e alimentare polemiche, tengo solo a precisare che le tempistiche di quest'anno sono state imposte da un negoziato con Bruxelles davvero molto complesso e tengo a sottolineare che non c'è stata alcuna deliberata volontà del governo di comprimere il vaglio del Parlamento. Il grande risultato è una manovra espansiva con dentro Reddito di Cittadinanza e Quota 100, con i conti in ordine e l'ok dell'Europa. Di questo sono orgoglioso.

Avete ridotto gli investimenti (dimezzati) e aumentato una lunga serie di tasse. Lei considera questa manovra espansiva?

La manovra nasce con un segno chiaramente espansivo e lo mantiene anche dopo le modifiche effettuate a seguito del negoziato con Bruxelles. Le risorse destinate agli investimenti restano invariate nel prossimo triennio, per un valore complessivo di circa 15 miliardi: si è ridotto il contributo dello Stato di circa 2 miliardi soltanto perché parte degli interventi sarà finanziato da fondi strutturali europei già disponibili. In più, sono state indirizzate parte delle risorse disponibili a singoli ma importanti investimenti, come quelli riguardati il dissesto idrogeologico, il piano idrico e i piccoli interventi dei Comuni. Il prelievo fiscale aggiuntivo che abbiamo introdotto poi riguarda settori come quello delle tasse sui servizi digitali, che è una misura di equità sostenuta anche dal Parlamento europeo, e quello dei giochi. Gli investimenti, le misure sociali e a sostegno dell'occupazione contenute nella manovra avranno un impatto positivo sull'economia.

Salvini e Di Maio hanno già fatto capire che in gennaio comincerà la campagna per le Europee. Sarà in grado di tenere unito il governo?

Le forze politiche che sostengono il governo hanno dato prova di grande responsabilità in questi primi mesi di governo e sono certo che il lavoro proseguirà nell'interesse dei cittadini italiani. Da parte di tutti c'è una profonda condivisione di quel desiderio di cambiamento che è scritto nero su bianco nel contratto di governo: entrambe le forze politiche hanno interesse a proseguire in questa direzione e sanno che i cittadini non capirebbero una inversione di rotta.

Presidente fra un voto e l'altro in Parlamento ha inserito una missione in Libia. Dove ha incontrato il premier Al Sarraj, il generale Haftar, Aguila Saleh e il presidente dell'Alto Consiglio di Stato Al Meshri, i principali attori degli equilibri libici. Ritiene concreta l'ipotesi di tenere le presidenziali nel 2019?

A deciderlo sarà il popolo libico e l'impressione maturata in questi mesi e condivisa con i miei interlocutori libici è che c'è una forte domanda di stabilità da parte dei cittadini. Non c'è dubbio che il processo politico debba transitare da elezioni. Il mio auspicio, in questa mia azione di sostegno all'operato dell'Onu, è che il 2019 possa rappresentare davvero l'anno della svolta per la Libia.

Ha discusso della Road map?

È in qualche modo presente già nelle conclusioni di Palermo e confido possa essere integrata con le indicazioni che verranno dalla conferenza nazionale che il rappresentante speciale dell'Onu Ghassan Salamé sta organizzando per l'inizio di febbraio. Parte integrante di questa Road map sono il rafforzamento della sicurezza del Paese, l'adozione di misure che rendano il sistema economico più equo ed efficace e ovviamente un percorso politico-istituzionale che possa rendere la Libia definitivamente stabilizzata e pacificata.

Presidente, ha individuato un terreno comune di dialogo fra i diversi interlocutori libici tutti portatori di interessi di parte difficilmente conciliabili?

Intanto è bene chiarire che nessuno può ragionevolmente pensare di risolvere la situazione dalla sera alla mattina. Ma dopo Palermo vogliamo continuare a seguire e a facilitare con determinazione ogni positiva soluzione. A tutti i miei interlocutori ho ricordato che il popolo libico chiede sempre più insistentemente un'uscita da questa fase transitoria, oramai troppo lunga per non definirsi precaria. Sono convinto che a fornire l'impulso decisivo saranno proprio i cittadini di questo Paese e una progressiva, crescente disponibilità al dialogo dei principali leader libici.

Lei ha mediato fra Al Sarraj e Haftar sia a Palermo sia tramite la nostra diplomazia. Pensa che le loro posizioni siano oggi più vicine? E quali altrimenti sono gli ostacoli da superare per una vera concordia nazionale?

Ho sempre preferito il termine di "facilitatore" rispetto a quello di "mediatore", in quanto il ruolo di accompagnamento e impulso al processo libico è dato dalla comunità internazionale nel suo complesso attraverso un preciso mandato a Salamé. L'Italia è un Paese storicamente amico della Libia e avverte con chiarezza anche un preciso dovere nel fornire ogni possibile contributo a questo processo. È con questo spirito che ho affrontato sin dall'inizio del mio mandato di presidente questo dossier: l'evento di Palermo e l'intera giornata dedicata a visitare ben tré città della Libia e a incontrare tutti i principali attori ne rappresentano la conferma insieme ai numerosi incontri a Roma e a varie telefonate ai medesimi attori in tutti questi mesi.

Perché è stato richiamato l'ambasciatore Perrone e sostituito con Buccino? Ci sono state pressioni da ambienti libici?

La professionalità dell'ambasciatore Perrone non è mai stata in discussione e il governo italiano non è stato in alcun modo condizionato da presunte pressioni. A guidare la nostra scelta sono state alcune considerazioni legate a questioni di sicurezza. È stato ora nominato un diplomatico di altrettante capacità ed esperienza, che oltretutto conosce bene la realtà libica essendo stato già in quel Paese anni fa in qualità di ambasciatore.

In un'intervista a «La Stampa» il neo ambasciatore libico Tarhuni ha detto che è necessario rilanciare e riattivare il Trattato di amicizia italo-libico. È possibile?

Non c'è dubbio che questo Trattato del 2008 contenga ancora spunti validi per un deciso rafforzamento delle relazioni tra Italia e Libia. Ma come ho detto nei vari incontri di ieri, dovrà essere la stabilizzazione e pacificazione del Paese a creare le premesse per una dinamica ed efficace relazione tra Italia e Libia. E questo vale soprattutto per le nostre aziende che sono state invitate a operare in Libia, ma possono farlo solo in condizioni stabili e di sicurezza.

Gli americani ritengono l'Italia il Paese leader in Libia. In che cosa si deve concretizzare questa supposta leadership?

Mi piace pensare che questa investitura muova da una credibilità che il nostro Paese ha conquistato nel corso degli anni e che spende adesso anche in virtù di una relazione privilegiata con l'amministrazione americana. Ho avuto una prima diretta conferma di questo direttamente dal presidente Trump in occasione della mia visita a Washington.

Washington ha in parte giustificato il ritiro delle truppe dalla Siria sostenendo che l'Isis è oggi in fase di riorganizzazione in Libia. Risulta anche a Lei che vi sia una ripresa dello jihadismo in Libia? Fino a che punto l'Italia è disposta a sostenere azioni di anti-terrorismo in Libia?

Noi contrastiamo da sempre con il resto della comunità internazionale il terrorismo e certamente non solo in Libia, dove peraltro molto è stato fatto in questi anni e tale fenomeno, ancorché non sconfitto del tutto, è stato fortemente ridimensionato.

Come sono i rapporti con la Francia sulla Libia? L'impressione è che Parigi giochi una sua personale partita e che si sia persino irrigidita dopo aver perso il braccio di ferro per imporre elezioni in dicembre.

Dall'inizio del mio mandato ho fatto dell'inclusività il mio modo di operare su questo dossier. Da parte nostra c'è stata un'aperta ed effettiva disponibilità al coordinamento con Parigi sin dai mesi scorsi. La preparazione della conferenza di Palermo ne è stato un caso esemplare. Nelle settimane successive abbiamo totalmente confermato tale approccio.

Che livello di comprensione e di collaborazione ha riscontrato nelle autorità libiche per quanto concerne il controllo dei flussi di migranti?

In questo ultimo periodo la nostra crescente collaborazione con le competenti autorità libiche, in particolare con la Guardia costiera, ha contribuito fortemente a ottenere risultati significativi nel contrasto a questo fenomeno, rispetto al quale noi non contiamo solo il diminuito numero di sbarchi, ma anche il diminuito numero di vittime in mare e i crescenti successi nel contrasto al traffico di esseri umani.

Ha sollevato con Sarraj la questione dei diritti umani, viste le continue denunce delle associazioni per i diritti sulle condizioni in cui sono detenuti spesso migliaia di africani arrivati in Libia con il sogno dell'Europa?

La sensibilizzazione su questa materia l'ho sempre sollecitata, ma più che un'affermazione di principi l'ho voluta inserire in un contesto concreto di più strutturata cooperazione a tutti i livelli e tra questo intendo anche poter assistere e monitorare l'auspicato miglioramento degli standard.

Un'ultima domanda: il suo consenso personale è molto alto. E lei ha dimostrato di sapere navigare senza bisogno dei suoi vicepremier. Ha mai pensato di candidarsi in futuro in prima persona?

Il governo è una squadra e i vicepresidenti Di Maio e Salvini forniscono un contributo indispensabile al raggiungimento dei risultati, che per noi avviene quando le promesse fatte ai cittadini vengono mantenute a prescindere dai sondaggi. Come ho detto più volte, sono armato di grande resistenza, ma con un orizzonte preciso: soltanto quello dei prossimi cinque anni.