Giovedì, 25 Aprile 2019

Intervista a La Repubblica

di Stefano Cappellini

Presidente Conte, da molti anni l'Italia non riesce a celebrare il 25 aprile in un clima di concordia e di riconoscimento generale del valore della ricorrenza. Perché? 

Questa data, nonostante ricordi la liberazione dal nazifascismo e sia quindi, per la nostra Nazione, l'anniversario della riconquistata libertà, continua a essere da taluni percepita, a torto, come la celebrazione della vittoria di una parte degli italiani sull'altra. È una festa che in parte suscita echi di conflitti ideologici, forse perché quella che abbiamo vissuto è stata la guerra divisiva per eccellenza, una guerra civile. 

Anche le forze che compongono la maggioranza sono profondamente divise. Salvini non festeggia e va a Corleone, Di Maio lo accusa di non condividere i valori della Liberazione. 

Penso che questa giornata non debba essere vissuta riproponendo antiche divisioni o vecchi pregiudizi. È il giorno in cui abbiamo riconquistato la nostra indipendenza, che ha avviato la rinascita della nazione e nel quale possiamo tutti rinvenire le radici del nostro patto costituzionale. 

Ma Salvini, parlando del 25 aprile come "derby tra fascisti e antifascisti", si sfila dal patto. Come si può equiparare chi combatté per la democrazia e chi invece l'aveva soppressa? 

Non rispondo delle scelte di Salvini ma delle mie. E dico che dobbiamo distinguere. All'origine di questa ricorrenza vi è una guerra civile, un evento lacerante per le coscienze di chi l'ha vissuta. Per onestà intellettuale potremmo noi stessi interrogarci su quale sarebbe stata la nostra scelta di campo se fossimo vissuti in quell'epoca: a favore della Resistenza, con la Repubblica sociale o in attesa dello svolgimento degli eventi. Ma questi dubbi oggi non hanno motivo di sussistere e non possono contribuire ad alimentare divisioni. Oggi noi dobbiamo festeggiare, insieme, il nostro patto fondativo, la scelta compiuta di riprendere il futuro nelle proprie mani. 

Zingaretti accusa di ipocrisia il M5S che attacca Salvini sul 25 aprile ma governa con lui. 

Non intendo alimentare polemiche partitiche in questo giorno di festa nazionale. 

Se dovesse spiegare a suo figlio il significato di questa data che parole userebbe? 

Lo inviterei a leggere le lettere scritte dai "condannati a morte della Resistenza", alcuni dei quali giovanissimi. Sono le migliori testimonianze dei drammi e degli ideali intensamente vissuti da coloro che hanno sacrificato la vita per valori che oggi rischiarne di non apprezzare, perché diamo per scontati. 

Negli ultimi anni è stato fortemente messa in discussione l'attualità del valore dell'antifascismo. C'è chi sostiene che, non esistendo più un concreto pericolo di dittatura, andrebbe rottamato. 

Non ritengo vi siano concrete possibilità che il nostro sistema democratico possa subire involuzioni autoritarie sino al punto di riprodurre un modello dittatoriale. I presidi democratici sono incisi nella nostra Costituzione e sono penetrati ormai a fondo nel tessuto della nostra vita sociale. Questo non significa che non dobbiamo vigilare affinché vi sia sempre, anche nel linguaggio, nel dibattito pubblico, nelle relazioni interpersonali, il massimo rispetto per i valori della dignità umana e della piena libertà personale. 

Davvero non vede il rischio di un rigurgito di fascismo nell'Unione Europa? 

Se ragioniamo di fascismo secondo un'accezione ristretta, direi certamente no. Siamo inseriti in un'architettura sovranazionale saldamente fondata su un patrimonio di valori costituzionali comuni. I diritti fondamentali sono oggi tutelati al massimo livello: dalla Carta di Nizza, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e dalle tradizioni costituzionali comuni richiamate nell'art. 6 del Trattato. 

Ma alle elezioni europee una ultradestra molto agguerrita vuole abbattere l'edificio europeista. 

Le conquiste democratiche non possono essere ridiscusse. Vero è che possiamo misurare il tasso di una democrazia in base all'effettivo grado di partecipazione dei cittadini alla vita politica, sociale ed economica, in base al grado dirispetto dei valori della persona, in base all'effettività della tutela dei diritti fondamentali. 

Alcuni tifosi della Lazio in trasferta a Milano hanno srotolato uno striscione inneggiante a Mussolini e intonato cori fascisti. Come si combattono questi fenomeni? Bastano le leggi attuali o serve altro? 

Sono episodi inqualificabili che vanno contrastati applicando le leggi che già ci sono e rafforzando, quando necessario, i presidi di legalità e l'efficienza dell'apparato sanzionatorio. Ma questi fenomeni si combattono ancora più efficacemente diffondendo, soprattutto nelle scuole, la cultura del dialogo e del rispetto della persona. 

A Roma il sindaco Raggi chiede invano di sgomberare un edificio occupato da una forza, CasaPound, dichiaratamente fascista. 

Non possono esserci zone franche, di nessun colore. 

Diceva del ruolo della scuola. Quale libro consiglierebbe a un ragazzo che volesse farsi una idea di cosa è stata la Resistenza? 

Ho già detto delle Lettere dei condannati a morte della Resistenza. Quanto a me, rileggerei volentieri "II partigiano Johnny" di Beppe Fenoglio e anche "L'Agnese va a morire" di Renata Viganò. 

Come sarà il 25 aprile di Giuseppe Conte? 

Per me non è il giorno in cui è prevalsa una ideologia rispetto a un'altra, una fazione politica rispetto a un'altra. È il giorno in cui il popolo italiano ha espresso una tenace volontà di riscatto e di rigenerazione morale dopo i tragici anni della dittatura e della guerra. È la data da cui origina l'affermazione dei valori della libertà, della dignità, della democrazia, della pace.