Giovedì, 14 Febbraio 2019

Intervista a La Repubblica

Conte : "Questa Europa è al canto del cigno e il governo non cadrà"
Colloquio con il premier. Svolta Di Maio: da movimento a partito, alleanza con liste civiche

di Claudio Tito

«Mi hanno descritto come confuso. Ma non è vero. Semmai ero amareggiato, perché è stata persa un'occasione. Potevamo discutere del futuro dell'Unione e invece alcuni parlamentari hanno trasformato l'aula di Strasburgo in un'arena da talk show». Il giorno dopo lo scontro che si è consumato tra i banchi del Parlamento europeo e che ha visto sotto attacco proprio il premier italiano, Giuseppe Conte torna alla carica. Soprattutto non ci sta a passare come vittima sacrificale di un conflitto che a suo giudizio ha una sola origine: la campagna elettorale in vista del voto di fine maggio. Non accetta l'immagine di un marinaio in preda ai flutti. E soprattutto non intende scaricare sui capi politici della coalizione gialloverde la responsabilità delle critiche subite: la colpa non è di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. «Perché il leader del governo sono io, più di loro. Io rappresento l'unità e l'azione dell'esecutivo».

Il presidente del Consiglio ripercorre mentalmente tutti i passaggi della giornata trascorsa nella sede dell'Europarlamento. Era consapevole che il suo intervento avrebbe potuto dare il via ad un conflitto. «Ma volevo comunque guardare in modo disincantato la crisi dell'edificio comunitario. Volevo offrire una strategia costruttiva per rilanciare la casa comune». E in effetti le reazioni non sono state per niente concilianti. La spiegazione che si è dato il premier italiano assomiglia a quella che da tempo agita proprio il capo politico del M5S e il segretario della Lega. «Chi parlava - è il suo sfogo - apparteneva alle vecchie famiglie politiche e quindi si scagliava contro il vento nuovo. Anzi, per molti di loro era una sorta di canto del cigno. Ho allora aspettato a reagire per rispetto istituzionale, poi ho risposto pan per focaccia». Conte si ferma qualche secondo proprio per riannodare i fili della memoria. Quasi per scandire il tempo di ogni singolo battibecco avuto a Strasburgo. Per richiamare alla memoria quelli che definisce «attacchi scomposti» che non potevano che determinare una replica «a nome di tutti gli italiani, perché io lì rappresentavo l'Italia. Hanno insultato me e attraverso di me tutto il nostro Paese. Non potevo accettarlo». «E avevo l'obbligo di far notare - prosegue - che io, a differenza di altri, non son un prestanome di qualche comitato d'affari. Che non ho conflitti di interesse. Mi sembrava il colmo che la deputata forzista Comi rimproverasse me di quella conversazione con la Merkel di cui è stato pubblicato un frammento, visto che Berlusconi ha usato in passato apprezzamenti di tutt'altro tipo nei confronti della Cancelliera».

Il punto, però, è che le critiche espresse martedì scorso erano rivolte, più che all'Italia e al suo premier, ai leader della maggioranza. A Di Maio e Salvini. «Io - sottolinea - non ho mai detto che la colpa è loro. Non mi verrebbe mai in mente. Che poi le critiche fossero dirette anche a loro, è oggettivo. Ma io sono il presidente del Consiglio. Sono il leader del governo, più di loro. E non prenderò mai le distanze dai miei ministri. Io rappresento l'unità e l'azione del governo». Poi l'inquilino di Palazzo Chigi sa bene che le parole usate di recente da Di Maio sulla Francia hanno provocato una lite senza precedenti con Parigi. «Ma vedrete che rientrerà tutto. È già durata troppo a lungo. E poi Luigi ha incontrato i gilet gialli in qualità di capo politico e non di vicepresidente del Consiglio». 

Resta il fatto che anche Salvini è al centro della crisi dei rapporti con gli alleati Ue, soprattutto per la gestione del capitolo migranti. «Le cose dette ieri, però, sono false. Come si fa a dire che l'Italia ha fatto morire i bambini in mare? Non è mai accaduto». 

Anche sul Venezuela, Roma è rimasta isolata e non ha firmato il documento congiunto sottoscritto dai principali partner europei. «Perché? Noi non appoggiamo Maduro. Chiediamo fin dall'inizio elezioni libere e rapide». Secondo Conte, insomma, gli attacchi subiti sono «scomposti» e in primo luogo costituiscono il segno e la paura del «declino». Perché isolati? Dopo le elezioni europee di maggio, tutto cambierà. Si costruiranno nuovi equilibri a Strasburgo e a Bruxelles. Anche se alcuni recenti sondaggi, in circolazione proprio nella capitale belga, offrono un'indicazione diversa. Il fronte populista sembra meno forte rispetto a qualche mese fa e la possibilità che si formi una maggioranza diversa si allontana. «Se fosse davvero così, sarebbero stati ancora più duri nei miei confronti». 

Rimane un punto su cui il governo dovrebbe comunque interrogarsi. In sei mesi, si è fatto nemica prima la Germania, poi la Francia, poi tutto il vertice dell'Unione. Si possono tenere aperti tutti questi fronti? «Questa lettura va contestata. Con Angela Merkel il rapporto è eccellente. Con Parigi risolveremo presto. E non siamo mai stati contro l'Ue. Noi lavoriamo semmai a un cambio di rotta, per un'Europa più equa e solidale. Siamo per il cambiamento e le famiglie tradizionali europee si oppongono. Io rappresento il nuovo e non il vecchio». Certo, però, al momento dell'approvazione della Legge di Bilancio non sembrava proprio così. «La manovra - ripete con calma - ha assolto gli impegni presi e ha fatto riferimento al programma preannunciato. È una manovra espansiva». Gli ultimi dati, in verità, non avvalorano questa tesi e il governo è ormai in carica da oltre sei mesi. «Ma le misure non sono ancora entrate in vigore. E vedrete che quando partiranno allora la crescita ritornerà. Io ne sono convinto. E del resto non siamo qui per favorire un rallentamento dell'economia ma per farla lievitare».

Insomma il presidente del Consiglio vuole dare un'immagine diversa dello scontro avvenuto martedì e nello stesso tempo rilanciare la sfida. Nella convinzione che dopo il 27 maggio, l'Unione europea avrà contorni diversi. Che il Parlamento di Strasburgo si reggerà su una composizione nuova. La sua convinzione, nella sostanza, è che il vento «nuovo» che ha soffiato in Italia a marzo scorso, possa scuotere anche gli assetti della Vecchia Europa. Anche se lo stato di salute della sua maggioranza - anche dopo le elezioni in Abruzzo - non appare così solido come qualche mese fa e le voci di crisi si rincorrono. «Ma vedrete che il governo va avanti. Andremo avanti anche più forte di prima. Ne sono più che sicuro».