Intervento del Presidente Conte all’Assemblea 2019 di Rete Imprese Italia

Mercoledì, 15 Maggio 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all’Assemblea 2019 di Rete Imprese Italia “Convergenze la visione delle MPMI per il futuro” presso il Palazzo della Cancelleria a Roma.

Presidente Merletti, Autorità, gentili ospiti, è con grande piacere che intervengo oggi, in apertura dei lavori dell’Assemblea annuale di Rete Imprese, su un tema cruciale per l’Italia: le prospettive di crescita e di evoluzione dell’Unione Europea in un periodo di transizione, in un periodo di cambiamento.

Voi imprenditori qui presenti siete il vero cuore pulsante del nostro Paese. Tra l’altro di Confartigianato attestano che nelle piccole e medie imprese con meno di 250 addetti si concentra il 78,7% dei lavoratori delle imprese; lo ritengo un dato molto significativo perché è un valore che si colloca molto al di sopra della media europea ed è un valore che supere di gran lunga anche i valori espressi dagli altri partner non europei.

L’Italia è il secondo Paese dell’Unione europea per addetti nelle piccole e medie imprese manifatturiere e, non casualmente, le PMI sono gli alfieri del made in Italy anche nel mondo. Lo dimostra l’incidenza diretta delle loro esportazioni sul PIL italiano. Il valore, che va oltre il 9%, supera di due volte e mezzo quello rilevato in Germania, che è il primo Paese, come sapete, manifatturiero europeo.

Insomma ci sono dei dati che attestano la vostra produttività, la vostra incidenza nel sistema paese. Il nostro Governo ha cercato di rappresentare le istanze per troppi anni inascoltate, di milioni di cittadini, ma vogliamo raccogliere anche le istanze, ancor più puntualmente dei 4 milioni di piccole e medie imprese, che producono, creano occupazione, promuovono le nostre eccellenze a livello globale.

Con la legge di bilancio 2019, ma anche con il decreto-legge “sblocca cantieri” e con il decreto-legge che abbiamo denominato “crescita”, che sono, come sapete, entrambi all’esame del Parlamento per la loro conversione, abbiamo introdotto molteplici misure di sostegno alle PMI, alle quali purtroppo – non ancora – diciamo – non è stata riservata a livello europeo l’attenzione che meritano. Penso, in proposito, ancora ai ritardi nell’attuazione concreta e nella implementazione dello Small Business Act che risale al 2008 e ancora ai ritardi nel definire gli obiettivi e le azioni della politica eurounitaria a favore delle piccole e medie imprese, che dovrebbe invece rappresentare, l’azione in questa direzione, un potente stimolo per creare un clima sempre più favorevole all’esercizio dell’attività imprenditoriale anche per le medie e piccole.

Negli ultimi anni – questo l’ho dichiarato anche in altre sedi – la politica ha progressivamente perduto la sua funzione rappresentativa, si è mostrata lontana – questo è un fenomeno che non riguarda solo l’Italia, il nostro Paese ma l’intera Europa – dalle istanze dei suoi cittadini e incapace di intercettarne appieno paure, speranze e bisogno di protezione. E forse ha dimostrato anche scarso coraggio nell’affrontare una fase storica nella quale tutti i cittadini europei si sono trovati di fronte a sfide di vasta portata: hanno dovuto affrontare i nostri cittadini, noi cittadini, la più acuta crisi finanziaria del secondo dopoguerra, le crescenti tensioni commerciali che sono ancora all’ordine del giorno tra le varie potenze, attori mondiali, globali, l’impatto del progresso tecnologico e anche i cambiamenti climatici e in generale i cambiamenti delle condizioni di vita e di lavoro.

Ecco, l’assenza di coraggio e di visione l’abbiam pagata ed è stata è stata accompagnata da un duplice deficit.

Il primo lo definirei un deficit democratico e richiede interventi che accrescano il ruolo, le prerogative – ad esempio – del Parlamento europeo, che è l’unica vera istituzione dove c’è una legittimazione diretta, un’investitura diretta da parte dei cittadini europei, e da questo punto di vista dovremmo far qualcosa di più per rafforzare il potere di iniziativa legislativa da parte del Parlamento europeo, anche il potere di inchiesta, in prospettiva io addirittura vedrei un punto di riferimento nel Parlamento per quanto riguarda un sistema generale di accountability di tutte le azioni politiche economiche e sociali del sistema Europa. E sicuramente possiamo introdurre e rafforzare strumenti di democrazia diretta.

Il secondo deficit è costituito dalla mancanza, soprattutto all’interno dell’Unione monetaria, di un governo comune dell’economia realmente adeguato, invece si è preferito difendere lo status quo nel segno dell’austerità, di rigide procedure.

Questa strategia, che ha dato priorità alla stabilità rispetto alla crescita, però ha generato anche enormi costi sul piano sociale: basti guardare agli inaccettabili tassi di disoccupazione giovanile presenti in Europa – non solo nel nostro Paese – e all’incremento dei livelli di povertà in diverse aree del Continente.

Insomma, l’indirizzo di rigore non ha prodotto gli effetti, i benefici sperati. Non ha rafforzato le economie europee, anche nella competizione globale, ma al contrario le ha indebolite di fronte agli shock esterni, tra cui l’attuale rallentamento, che stiamo sperimentando, del commercio internazionale. L’attenzione unilaterale all’austerità e alla sola dimensione della competitività di costo, poi, rischia di far perdere all’Europa la cruciale sfida tecnologica con le altre maggiori economie mondiali.

Tutto ciò ha creato una progressiva frattura, tra classe dirigente e popolo, tra istituzioni e cittadini. L’assetto sempre più “tecnocratico” percepito dell’Unione europea ha minato direi il “carburante” indispensabile per il funzionamento di ogni mercato, ovvero la fiducia dei cittadini nelle istituzioni comuni. Soltanto – lo ripeto spesso – soltanto coltivando, mantenendo questa fiducia è possibile che i cittadini compiano gli sforzi necessari ad investire nella propria formazione e nel proprio capitale umano e, nello stesso tempo, che le imprese possano investire di più nell’accumulazione del capitale fisico.

Per queste ragioni, il Governo ha cercato e sta ancora perseguendo questo approccio radicalmente nuovo allo scopo di offrire linfa vitale al medesimo progetto europeo, io lo dico sempre, non abbiamo bisogno di europeisti a buon mercato, di europeisti fideistici e ovviamente non abbiamo neppure bisogno di derive nazionalistiche. In questo momento quel che serve all’Europa è un contributo critico, che abbia la lucida capacità di notare i problemi, osservarli e di offrire un contributo costruttivo. È un approccio che io definisco di nuovo umanesimo, che dia priorità assoluta, in tutte le sue dimensioni e declinazioni, al valore della dignità umana. Dignità umana poi significa dignità sociale, dignità nel campo del lavoro, dignità nell’ambiente familiare, dignità di fronte allo Stato.

Significa, concretamente, promuovere, nell’ambito delle politiche economiche, delle politiche migratorie e delle politiche sociali, più democrazia e più solidarietà. Si tratta di un indirizzo che perseguiremo con determinazione nell’ambito della discussione attuale sull’Agenda Strategica 2019-2024 e nel corso dei prossimi Vertici europei.

Analoghi principi hanno ispirato e continuano a ispirare la nostra politica interna. Avrete notato che sin dalla stesura della manovra economica, abbiamo cercato il dialogo con le categorie produttive e cerchiamo di fare di questo dialogo la forza della nostra azione, anche perché ci consente, questo dialogo, di cogliere i reali bisogni e di qui abbiamo cercato di accelerare fortemente gli investimenti pubblici e privati. Ricordo che con la manovra 2019, abbiamo stanziato, nell’arco del triennio, 15 miliardi aggiuntivi per gli investimenti. Saprete, perché ne avrete sentito sicuramente parlare più volte, che sono state avviate la cabina di regia Strategia Italia e la struttura di missione InvestItalia che offriranno un sostegno le pubbliche amministrazioni al piano di realizzazione degli investimenti, al fine di anche abbattere tutti gli ostacoli burocratici che hanno rallentato molto spesso le varie opere. Grazie a un’interlocuzione che il Governo ha avviato fin dall’inizio per implementare le sinergie con il mondo produttivo, le principali aziende di Stato hanno annunciato, già alla fine dello scorso anno, fine anno, un incremento, all’interno dei propri piani industriali, di oltre 13 miliardi degli investimenti già programmati.

Una ulteriore priorità per noi è stata e sarà la riduzione del carico fiscale anche per le imprese, e qui abbiamo già compiuto qualche passo importante, se mi concedete, ne è un esempio l’introduzione, in legge di bilancio, della flat tax al 15% per le partite Iva fino a 65mila euro di ricavi sin dal 2019 e poi scatta anche la soglia del 20% per piccole imprese e autonomi con redditi tra 65mila e 100mila euro di ricavi dal 2020. Vorrei ricordare che gli effetti si iniziano a misurare: nei primi tre mesi di quest’anno, sono state aperte oltre 196mila nuove partite Iva, che sono tutte andate a registrarsi, hanno aderito al regime forfettario.

Siamo intervenuti sulla deducibilità IMU degli immobili strumentali, lo abbiamo portato con la legge di bilancio, la prima che abbiam fatto al 40% e poi, con il decreto crescita, siamo saliti al 50% nel 2019 e vedremo anche di valutare una misura crescente negli anni successivi; abbiamo semplificato il meccanismo di fruizione della mini-IRES, attraverso l’applicazione di un’aliquota ridotta sugli utili non distribuiti.

Nel complesso, non sono nostre valutazioni ma sono valutazioni dell’Istat, queste misure fiscali adottate nel decreto-legge “crescita” determineranno una riduzione del carico fiscale sulle imprese pari a 2,2 punti percentuali.

Siamo intervenuti anche per favorire la patrimonializzazione, la crescita delle imprese. Il problema delle piccole e medie imprese è che piccolo è bello ma bisogna sicuramente incentivare la patrimonializzazione, la crescita anche della dimensione di queste imprese, perché solo così ovviamente si rendono anche più competitive sul mercato globale, nella consapevolezza che la carenza appunto di grandi aziende in Italia non è certo una colpa da attribuire alle piccole imprese, ma una questione sistemica su cui dobbiamo lavorare.

A questo scopo, abbiamo – lo ricordo – introdotto all’interno del Fondo di Garanzia delle PMI, una sezione speciale volta a concedere garanzie per lo sviluppo della media impresa e abbiamo semplificato l’accesso a questo medesimo Fondo di Garanzia stesso. Per incentivare poi l’innovazione all’interno delle PMI, abbiamo anche ampliato gli incentivi a favore degli investimenti in tecnologie digitali e reintrodotto il cosiddetto “superammortamento” per l’investimento in nuovi beni strumentali. Sapete che c’è un bonus, nel caso in cui si voglia appunto digitalizzare tutto il sistema produttivo.

Per tutelare e per promuovere il nostro Made in Italy, sempre nel decreto-legge “crescita” abbiamo istituito il Fondo per la tutela dei marchi storici e la possibilità, per le imprese, di registrare marchi storici di interesse nazionale; agevoliamo, inoltre, le spese per la tutela legale dei prodotti colpiti dal fenomeno dell’Italian sounding.

Ancora, vengono destinati 500 milioni di euro, nell’anno, a favore di tutti i Comuni italiani per progetti di efficientamento energetico e di sviluppo territoriale sostenibile. Ancora, le PMI che sono fornitrici e quindi creditrici nei confronti dei Comuni possono attraverso quel sistema che abbiam creato già nella manovra di fine anno beneficiare dell’intervento di Cassa Depositi e Prestiti per avere pagamenti nei tempi. Abbiamo sfide complesse, siamo consapevoli che abbiamo adottato varie misure ma ancora molto abbiam da fare, è per questo che io ragiono di una “fase 2”, nella “fase 1” del nostro Governo, dei primi mesi, abbiamo lavorato per rispondere con urgenza alle istanze delle fasce più deboli della popolazione, in questa Fase 2 abbiamo come obiettivo quello di rilanciare la crescita, liberando le migliori energie produttive e innovative del Paese. Da questo punto di vista siamo già nella “fase 2” e questi decreti che da ultimo abbiamo adottato sono funzionali appunto a perseguire questi obiettivi di crescita, ma funzionali a perseguire questo obiettivi di crescita sono anche le importanti riforme che abbiamo messo in cantiere per quanto riguarda la semplificazione normativa, un accenno c’è stato già col decreto “sblocca cantieri” ma vi vorrei ricordare che in Parlamento già giacciono delle leggi di delega che ci consentiranno, andando poi a regime, di adottare una quindicina di decreti legislativi delegati, quindi con una procedura sufficientemente rapida e snella, vogliamo rivoltare completamente l’ambiente regolatorio del nostro ordinamento giuridico, vogliamo a tutti i livelli introdurre una semplificazione normativa, vogliamo ridurre l’eccesso di burocrazia. Ribadiamo anche l’impegno – so che è un tema molto discusso anche nel dibattito pubblico – l’impegno ad evitare l’aumento dell’Iva per disinnescare le clausole di salvaguardia previste negli anni 2020 e 2021. Come lo faremo? Non è un’impresa facile, non sono qui a dire che sarà semplice, però stiamo studiando un’operazione profonda di spending review, siamo già all’opera, che ci consenta anche di riordinare la “giungla” del sistema di tax expenditures che complicano notevolmente la struttura del nostro sistema fiscale e stiamo ovviamente potenziando il nostro sistema di contrasto all’evasione fiscale, che è una piaga economica e sociale che, oltre ad alimentare il disavanzo pubblico aggrava anche la pressione fiscale effettiva, che rimane a carico dei contribuenti onesti.

Occorre sottolineare, in ogni caso, che l’Italia, in questo ambito, non può fare tutto da sola: è necessario avviare, in sede europea, un serio dibattito – e state tranquilli mi farò latore di questa iniziativa – anche per quanto riguarda il problema del dumping fiscale, non è possibile che nell’Unione europea – non in Europa – nell’Unione europea, in un sistema così integrato, dove siamo vincolati anche addirittura a perseguire delle volte indirizzati in qualche modo a perseguire politiche sociali ed economiche, che poi ci siano dei Paesi che costituiscono nella loro effettività dei paradisi fiscali, competere con loro diventa oltremodo svantaggioso.

Non può essere trascurato, infine, un impegno concreto per abbattere la disoccupazione giovanile, attraverso l’ampliamento e la semplificazione degli incentivi esistenti per il lavoro, una significativa diminuzione del cuneo fiscale ed il potenziamento della ricerca nelle nuove tecnologie, grazie al rafforzamento delle sinergie tra il sistema universitario e quello delle imprese.

Concludo – ho abusato della vostra attenzione – creare le condizioni affinché i nostri giovani possano scegliere in piena libertà di contribuire allo sviluppo del proprio territorio, contribuendo alla crescita delle imprese e avviandone di nuove, è la massima priorità del nostro tempo, del nostro orizzonte politico. Perché soltanto progettando le basi solide per il futuro che si costruisce, sin da ora, quello che all’inizio ho definito nuovo umanesimo. Grazie per l’attenzione.