Il Presidente Conte a Lecce

24 Marzo 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stato a Lecce. Al suo arrivo all’Istituto Superiore Universitario di Formazione Interdisciplinare, ha incontrato un delegazione di olivicoltori che nei giorni scorsi hanno protestato per i danni causati alle loro imprese agricole dalla xylella. Il Presidente ha quindi visitato la Scuola superiore ISUFI e ha tenuto un punto stampa.
Successivamente è intervenuto presso la sede del Cnr Nanotec in occasione della firma dell'accordo "Laboratori congiunti Cnr/Eni", grazie al quale saranno realizzati quattro laboratori tutti localizzati nel Sud d’Italia, in Puglia, in Basilicata, in Sicilia e in Campania

 
 
 
Di seguito il testo dell'intervento del Presidente Conte.
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Saluto il Ministro per il Sud Barbara Lezzi, il Presidente della Regione Emiliano, saluto e ringrazio il Presidente del Consiglio nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio, l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi, saluto le Autorità presenti rivolgo un saluto a tutti i presenti, a tutti gli ospiti
Sono… Posso dirlo? Di solito le parole che vengono - come dire – utilizzate in queste occasioni sono “onorato, ecc…”. Io ho raccolto con entusiasmo questo invito ad assistere oggi alla firma degli accordi tra Eni e il Centro Nazionale delle ricerche per la creazione di quattro laboratori, tutti localizzati nel Sud d’Italia – ecco perché l’entusiasmo si è rafforzato - in Puglia, in Basilicata, in Sicilia e in Campania, nei quali sarà avviato un programma di alta formazione rivolto ai ricercatori.
E’ un giorno importante, di qui il mio entusiasmo, per l’Italia intera perché non posso non sottolineare, anche in questa sede, quanto ho già ribadito in altre occasioni, in Italia non solo ma anche all’estero: investire nella ricerca è tra le azioni più concrete, e al contempo anche più preziose, che si possano compiere.
Purtroppo in Italia – lo dicevo poc’anzi nella sede dell’IFUSI - il livello di investimento nella ricerca da tanti anni è inferiore a quello di altri Paesi dell’Unione europea; però posso confermare che l’attenzione del Governo, la disponibilità del Governo a invertire questa rotta è massima. È massima perché dobbiamo assolutamente recuperare il divario che ci separa dai migliori standard europei. 
Sapete, per un’azione di Governo ci sono varie stagioni: ci siamo dovuti occupare di altre emergenze, ci siamo occupati – era un impegno con gli elettori ed eravamo assolutamente convinti - anche di misure che avevano un grosso impatto non solo sull’economia ma anche per quanto riguarda la stabilità sociale, misure qualificanti del programma di Governo. Adesso però dobbiamo, con la stessa lena e determinazione concentrarci sul pilastro della ricerca. Siamo già intervenuti, ripeto, anche nei limiti di una ristrettezza del quadro di finanza pubblica, a dare un segnale non trascurabile per quanto riguarda il  Fondo ordinario per gli Enti e gli Istituti di ricerca (FOE), e il Presidente Inguscio ne sa qualcosa per quanto riguarda il Cnr; siamo intervenuti anche per  il Fondo di finanziamento ordinario delle Università (FFO); agli inizi di marzo abbiamo realizzato un piano straordinario per consentire a 1511 nuovi ricercatori di tipo B di poter incrementare la dotazione delle risorse intellettuali delle Accademie e delle Università; ma dobbiamo fare ancora molto di più.
Vi dico che è allo studio da parte del governo, nell’abito di un programma strategico più complessivo, il potenziamento degli Enti di ricerca: ci siamo già incontrato col Presidente Inguscio perché c’è una Consulta degli Enti di ricerca, lavoreremo per rafforzare il sistema degli Enti di ricerca, creeremo nuovi Enti di ricerca. 
Ecco, questa è la novità che vi preannuncio. Dobbiamo contribuire anche a rafforzare la nostra attività di ricerca soprattutto in questi settori in cui tradizionalmente anche siamo forti. Quindi innovazione tecnologica, abbiamo l’IT a Genova, abbiamo altri Istituti sul genoma a Milano, quindi robotica, genoma; dobbiamo però rafforzare la ricerca anche laddove tradizionalmente siamo forti: nei beni culturali, settore agroalimentare e via discorrendo.
Dobbiamo anche ricondurre a sistema le attività di ricerca e quindi gli istituti di ricerca, dobbiamo creare un’altra cosa a cui stiamo lavorando nell’ambito di questo piano nazionale strategico, dobbiamo lavorare affinché ci sia un più proficuo scambio tra sistema di ricerca avanzato e sistema accademico-universitario, che spesso procede tradizionalmente, al quale dobbiamo offrire nuovi strumenti anche ad esempio in materia di partenariato pubblico-privato. Dobbiamo consentire alla ricerca accademica, a livello di enti di ricerca, di ricerca teorica, di dialogare meglio sul piano applicativo; quindi dobbiamo integrare l’attività di impresa, il tessuto produttivo in questo sistema di ricerca.
Parliamo di tutto questo perché evidentemente occorre esprimere una strategia. Se non lavoriamo tutti insieme e non facciamo sistema per elaborare, realizzare, pianificare e perseguire un piano di ricerca per il potenziamento della ricerca non riusciremo ad ottenere risultati. E se continuiamo con questo trend rischiamo di un divario, un gap, con gli altri Paesi con cui competiamo che difficilmente riusciremo a colmare negli anni a venire.
L’iniziativa odierna, quindi, rappresenta un’occasione preziosa per riflettere sul ruolo della ricerca in una società avanzata, in ragione proprio dello stretto legame che intercorre tra scienza e tecnologia, tra conoscenza e sviluppo.
Sia Eni sia il CNR sono ben consapevoli di questo stretto legame.
L’Eni, dimostrando di essere, anche sotto questo profilo, un’azienda capace di visone e di prospettiva. Guarda al lucro e fa bene a guardare al lucro perché è sul mercato, la ragione lucrativa è quindi fondamentale, ma bisogna anche saper impostare questa prospettiva lucrativa anche in una prospettiva più ampia di medio e lungo termine. Con grande capacità anche prospettica, da anni l’Eni ha avviato avanzati scambi di conoscenze e di know how e ha instaurato, con investimenti di ampia portata, numerose partnership con Università e centri di ricerca in Italia e nel mondo. L’iniziativa di oggi conferma questa forte sensibilità: grazie dott. Descalzi.
Dall’altro lato, abbiamo il Consiglio Nazionale delle Ricerche che, come ho anche ricordato in occasione del novantacinquesimo anniversario, ha sempre favorito il dialogo tra mondo accademico e impresa, in quanto ha colto, direi fin dalla sua istituzione, che la ricerca, oltre a essere un moto essenziale dell’uomo, un insopprimibile bisogno della persona, è anche un potente fattore di crescita. Il CNR ha da subito colto quanto fosse avvertita l’esigenza che industria e tecnologia, soprattutto laddove più rapida è l’obsolescenza e più pressante l’esigenza di innovazione, fossero alimentate da una continua e feconda circolarità del sapere, affinché le conoscenze acquisite possano trasformarsi costantemente e nel più breve tempo possibile in progetti di sviluppo.
D’altra parte, uno dei caratteri più peculiari e propri della ricerca è la sua capacità di eccedere l’ambito del presente e del disponibile. Come è stato acutamente affermato, la ricerca osserva l’impossibile nell’oggi e lo rifiuta per il futuro, lo bandisce da ciò che verrà, dischiudendo vie impensate che si promettono di migliorare il nostro domani.
Tanto più questo è vero con riguardo ai settori di indagine sui quali si concentrerà l’attività dei quattro centri di ricerca che verranno istituiti a seguito di questo accordo, tutti riconducibili a un’area, la tutela dell’ambiente, nel quale altissimo può essere l’apporto offerto da studi avanzati, in ambiti peraltro ancora poco esplorati.
Sono stati ricordati i centri di ricerca di Metaponto, Portici, Gela e infine Lecce. Nel complesso ciascuno per le proprie caratteristiche, ciascuno deputato a indagare in specifici settori, però tutti guarderanno al complesso, allo sviluppo sostenibile che è l’unico modello cui tendere, è una modalità di crescita che deve divenire presupposto “non più negoziabile”. Energia sostenibile, energia accessibile a tutti: dobbiamo lavorare in questa direzione. E con questo atteggiamento, con questi strumenti, con questa disponibilità ce la faremo.
Per tutelare l’ambiente, un bene di così primaria importanza, ogni attività di ricerca, per quanto avanzata e innovativa, deve essere supportata da due attitudini: la cura e la responsabilità.
A fondamento delle sfide scientifiche alle quali saranno chiamati i ricercatori che opereranno nei quattro centri di ricerca oggi istituiti vi sono proprio questi due fattori – ripeto - cura e responsabilità, tra loro complementari e orientati, finalizzati, verso una medesima direzione.
In varie sedi e in varie occasione, anche internazionali, di confronto rimarco sempre questi due aspetti, questi due concetti, cura e responsabilità, perché riguardano la tutela dell’ambiente, ma riguardano anche la tutela della persona che vive l’ambiente, la tutela della dignità individuale e della dignità sociale di ogni persona. Io richiamo spesso una formula concettuale, sono molto legato al filosofo Hans Jonas, che molti anni fa oramai scrisse questo volume, il “principio di responsabilità”. Vedete, in epoca moderna – adesso questa non è una sede accademica e non vi voglio tediare – la politica, il diritto e l’economia si sono venute definendo separandosi dall’etica. C’è stata un’esigenza insopprimibile, da un lato c’era la pretesa di una maggiore scientificità di queste discipline, dall’altro c’era anche la pretesa di una maggiore professionalità. Quindi la politica - Macchiavelli - l’economia – Adam Smith, però quando Adam Smith insegnava ad Edimburgo insegnava filosofia morale, viene indicato come il precursore dell’economia moderna, ma insegnava filosofia morale; alle sue lezione gli studenti apprendevano concetti come benevolenza, altruismo e via discorrendo – nel corso del tempo tutte queste discipline hanno scalciato via l’etica, la dimensione etica. Oggi l’etica sembra qualcosa di a sé stante e così anche nell’attività di impresa. Ritornavamo prima al discorso: la finalità lucrativa. Milton Friedman ci ha insegnato che l’unico scopo di un manager è arricchire i propri azionisti, non è più possibile oggi. Un manager che fosse orientato solo a questo obiettivo, sarebbe un manager che opera in modo speculativo; potrebbe senz’altro ottenere lo scopo di arricchire – come dire – i suoi azionisti e quindi di di incrementare anche il suo stipendio, i suoi benefit, i bonus e via discorrendo, ma noi dobbiamo guardare all’impresa, o meglio al manager responsabile, nel medio e lungo termine. E oggi non puoi più stare sul mercato se non sei consapevole di una responsabilità sociale, se non sei consapevole che le tue iniziative, anche solo quelle economiche, avranno un impatto per l’ambiente, avranno un impatto per la comunità, che oggi non è solo locale, ma al vostro livello è anche globale. E se non ti poni il problema generazionale, se non ti poni il problema dei beni intangibili che racchiude nel complesso il valore dell’azienda, non sei un bravo manager.
Ecco che da questo punto di vista che la prospettiva cambia del tutto.  
Dostoevskij _permettetemi questa citazione - nel suo capolavoro, I fratelli Karamazov, scriveva: “Ciascuno di noi è colpevole di tutto e di tutti sulla Terra, ciascuno individualmente, per tutti gli uomini e per ogni uomo sulla Terra”. 
Ieri ho incontrato il Presidente cinese, siamo stati qualche ora insieme, Xi Jinping. È stato un incontro molto proficuo e nel corso dell’incontro l’ho informato che ieri l’altro ho incontrato una delegazione di giovani a Palazzo Chigi. In questi giorni c’è molta attenzione per le manifestazioni dei giovani per quanto riguarda l’attenzione ai cambiamenti climatici, per quanto riguarda l’attenzione e la premura per la tutela dell’ambiente. A quei giovani ho detto: “Lavoriamo insieme. Mi fa piacere il vostro interesse – c’era anche il Ministro dell’ambiente Costa – ritroviamoci, non facciamo di questo incontro un’occasione isolata. Voi dovete però attrezzarvi un attimo, dovete lavorare ai vari dossier, dovete studiarli e dovete comprendere che oggi anche se è facile avere un obiettivo ben chiaro, però gli strumenti per arrivarci evidentemente sono complessi”. Ho detto: “Parliamoci francamente. Io potrei dire: obiettivo decarbonizzazione in Italia, ma perché 2025? Facciamo 2022. Ma attenzione c’è tutto un sistema produttivo che deve orientarsi in quella direzione. Io devo valutare l’impatto, perché sennò non sarei un buon decisore politico”. Occorre cura ma anche responsabilità.
Però dicevo al Presidente Xi Jinping: “Presidente lavoriamo insieme. Lavoriamo insieme perché le nostre due economie, i nostri sistemi economici hanno una capacità di innovazione tecnologica pazzesca, abbiamo delle punte di eccellenza. Mettiamole insieme e cerchiamo di lavorare insieme per realizzare questo obiettivo, per affermare il principio di responsabilità”.
Il Principio di responsabilità io lo sintetizzo in questa formula: noi non siamo proprietari del pianeta, noi lo attraversiamo, noi lo abitiamo per un breve lasso di tempo, che è infinitesimo rispetto a coloro che ci han preceduto e alla civiltà che ci seguirà. Noi siamo i custodi del pianeta e dobbiamo fare in modo di lasciare questo pianeta in condizioni migliori di come lo abbiamo ricevuto. Ma anche per un interesse egoistico: noi vogliamo bene ai nostri figli, vogliamo bene ai nostri nipoti. Ho detto: “Caro Presidente, lei – anche se Dostoevskij dice abbiamo tutti uguali responsabilità -  forse ha più responsabilità di me. Io non mi voglio sottrarre, ma lei ha più responsabilità di me perché lei ha un miliardo e quattrocento milioni di persone, lei ha molti più figli e molti più nipoti di me”. Ma anche un decisore politico che ha solo dieci persone, che è responsabile di una comunità di sole dieci persone ha pari responsabilità. Lavoriamo in questa direzione. 
È stato ribadito anche dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite, l’esigenza di una risposta ferma ai cambiamenti climatici deriva dalle nostre colpe. Ecco il principio della responsabilità nasca anche dalle nostre colpe, da quello che non è stato fatto. IO non posso arrivare oggi e dire alla mia comunità “non è colpa mia, è colpa di chi mi ha preceduto, non c’è stata sensibilità nel passato”. Noi dobbiamo assumerci anche le colpe del passato. Questo significa principio di responsabilità: porci in continuità con le generazioni che ci hanno preceduto e con le generazioni che verranno.
Oggi, con l’iniziativa promossa dall’Eni e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – e lo dico veramente con entusiasmo e aggiungo anche fierezza – noi offriamo una risposta concreta e di alto profilo a questi problemi, a questo moniti. Io vi ringrazio per questo.
La firma, qui a Lecce, del joint research agreement è per me quindi motivo di orgoglio anche per un’altra ragione, perché la firma avviene al Sud, questo laboratorio è al Sud: questo progetto, anche in ragione del suo respiro internazionale, è uno straordinario riconoscimento delle capacità e delle risorse creative presenti in abbondanza anche nel Meridione, le quali, purtroppo, non sempre hanno trovato un adeguato riconoscimento.
L’impegno, siglato dal CNR e da Eni, con investimenti per ventidue milioni di euro  nei prossimi in cinque anni – ma poi vedremo anche di incrementare questi investimenti, lavoreremo insieme -  è atto capace di generare futuro, di alimentare la fiducia nella possibilità di rimuovere intollerabili e ancora persistenti disparità di opportunità e di mezzi, che hanno generato - soprattutto nell’ambito delle aree più depresse dal punto di vista economico - sfiducia e rancore, fatalismo e disillusione, favorendo anche immobilismo e deresponsabilizzazione e, quindi, impedendo al Sud di sprigionare quelle energie umane e materiali di cui è ricco, in accordo con questi splendidi territori che sicuramente non sono inferiori ai territori del Nord. 
Da uomo del Sud, nella mia responsabilità di Presidente del Consiglio, ho grande fiducia e lavorerò incessantemente per il riscatto delle Regioni del Meridione.
In questi mesi, anche con il Ministro Lezzi qui presente, stiamo lavorando a vari “contratti di sviluppo”: ne abbiamo già varato uno per la Capitanata di Foggia, ne è già pronto uno per il Molise, per la provincia di Potenza, per la provincia di Cagliari, ma lavoreremo ancora ad altri contratti perché andremo a far sistema nelle Regioni più disagiate.
Inoltre vareremo un piano per la Calabria. In Calabria, l’ho già terremo un Consiglio dei Ministri: sarà un fatto simbolico ma anche operativo perché nel corso del Consiglio dei Ministri che terremo in Calabria adotteremo misure specifiche per il territorio calabro, anch’esso molto bisognoso, con particolare riguardo alle varie criticità, non ultima ovviamente l’emergenza sanitaria.
Non dimentichiamo mai che al centro di ogni nostra azione deve esserci l’uomo.
Quando io parlo di Nord, Sud, territori avanzati, disagiati, noi parliamo di uomini e ovviamente di donne, intesi nella concretezza della sua esistenza, i particolare chi abita le diverse “periferie” del mondo, chi vive in condizioni di precarietà materiale ed esistenziale, chi più avverte la lontananza dello Stato e delle Istituzioni, chi versa in condizioni di solitudine, di disagio fisico e morale. La politica ha una responsabilità primaria nei loro confronti.
A questa stessa sensibilità, a questa visione radicata in un nuovo “umanesimo” si ispira la scelta, compiuta quest’oggi da Eni e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, generosamente volta a offrire opportunità di studio e di lavoro in aree segnate da una storica debolezza, dove più diffusamente si concentrano i fattori di crisi, di disagio ai quali ho fatto cenno. È una scelta coraggiosa, perché esprime - senza retorica - l’ambizione di un intero Paese che vuole e deve procedere unito. Grazie.