Il Presidente Conte interviene alla Conferenza Ministeriale Italia - Africa

25 Ottobre 2018

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto alla sessione plenaria di chiusura della seconda edizione della Conferenza Ministeriale Italia – Africa organizzato dalla Farnesina.

Di seguito il testo dell'intervento del Presidente.

Signor Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale,
Signori Commissari dell’Unione Africana,
Signori Ministri africani e Rappresentanti delle organizzazioni internazionali,
Illustri Ospiti,
Signori e Signore,

sono particolarmente lieto di essere qui quest’oggi, per la prima volta alla Farnesina, in occasione di un evento di cui il Ministero degli Esteri si è fatto con successo promotore di due edizioni e la cui rilevanza e centralità per la nostra politica estera e per il nostro dialogo con il Continente africano è motivo di orgoglio per il Paese e per la diplomazia italiana.
Nelle continue sfide che si presentano nello scenario globale, l’Africa rappresenta per l’Italia un’assoluta priorità sotto il profilo strategico, culturale, educativo, economico e valoriale.
Collaborare attivamente con il Continente africano significa rendere coerente la nostra politica estera con la nostra geografia.
L’Africa è una ricchezza, è il futuro, è opportunità.

Dalle riflessioni odierne – che mi sono state riferite – mi scuso ma non ho potuto partecipare ai lavori di questa stimolante giornata, sono emerse idee e contatti preziosi per dar vita a nuove azioni comuni, da intraprendere insieme per rafforzare e sviluppare ulteriormente i nostri rapporti bilaterali.
Dobbiamo, da un lato, cogliere tempestivamente le opportunità che questo momento storico ci offre. Dall’altro lato, dobbiamo assumere insieme responsabilità condivise per garantire un comune futuro di prosperità, in cui non ci siano perdenti, non ci siano dimenticati.

Il Continente africano è sempre più al centro delle dinamiche internazionali in termini di sicurezza, crescita economica, sviluppo umano. Una centralità che è innanzitutto una conseguenza della sua demografia: oggi circa un sesto della popolazione mondiale vive in Africa, mentre nel 2050 un abitante del pianeta su quattro sarà africano; una centralità che è tuttavia anche frutto della dirompente crescita di diverse economie africane, e dello straordinario potenziale umano di quello che è oggi e sarà sempre più, il “continente giovane”, il continente del futuro.
Molti Paesi africani hanno fatto progressi nei processi di riforma e nei programmi di sviluppo economico e sociale: il loro esempio è fondamentale affinché altri Paesi seguano presto. Ma il cammino è ancora lungo.
L’Africa sub-sahariana continua infatti a rappresentare la regione mondiale dove si concentrano il maggior numero di Paesi Meno Avanzati e dove più alti sono la denutrizione, la povertà rurale e gli indici di spostamento verso le aree urbane.
Nelson Mandela, di cui quest’anno, come sapete, ricorre il centenario dalla nascita, in un famoso discorso a Trafalgar Square, nel 2005, affermò: “Sconfiggere la povertà non è un atto di carità. È un atto di giustizia. È la protezione di un diritto fondamentale, il diritto alla dignità”.
Dobbiamo dunque impegnarci a fondo e lavorare insieme per contribuire alla promozione di pace, crescita e sicurezza, tanto nel Mediterraneo quanto nel Sahel e nell’Africa orientale e occidentale, innestando un circolo positivo di sviluppo socio-economico e stabilità, del quale possano beneficiare in primo luogo le popolazioni locali.

Coloro che nei paesi in via di sviluppo lottano per uscire dalla povertà estrema devono essere messi sempre più in condizione di “essere degni attori del loro destino”, come ha ricordato Papa Francesco nel suo discorso alle Nazioni Unite del 2015, nel quale affrontò i temi dell’Agenda 2030.
La mia speranza nel continente africano e nel suo futuro è stata rafforzata recentemente proprio dal viaggio che ho compiuto due settimane fa nel Corno d’Africa: è stata la mia prima missione nel Continente, e la prima visita di un leader occidentale nella regione dall’avvio dello storico processo di processo di pace fra Addis Abeba e Asmara. Ho incontrato i leader di due Paesi che – dopo un ventennio di guerra e di incomprensioni - hanno avviato con coraggio – e vorrei ricordare qui e sottolineare il loro coraggio – grazie alla loro forte determinazione, un percorso di riconciliazione dalle enormi prospettive. 
È uno sviluppo cruciale per il destino del Corno d’Africa e ritengo anche per l’intero continente. Il processo di pacificazione sta già avendo un positivo impatto nella regione e potrà avere un’influenza benefica sullo sviluppo socio-economico dei Paesi coinvolti e di conseguenza anche sulla riduzione dei flussi migratori irregolari, che nei conflitti e nella povertà trovano le loro origini più profonde. 

Dall’insediamento del Governo da me guidato, come sapete, abbiamo chiesto con nuova energia e convinzione che si individui nell’ambito dell’Unione europea una risposta coordinata, concreta ed efficace al fenomeno migratorio nel suo complesso. Una risposta strutturata, multilivello, di breve, medio e lungo periodo, che assicuri la dignità innanzitutto delle persone e combatta con fermezza i trafficanti di esseri umani, che questa dignità calpestano.
In tale contesto è fondamentale attivare progetti di carattere infrastrutturale, fornire supporto finanziario e creare opportunità di migrazione legale a beneficio dei Paesi africani, nello stesso interesse dell’Europa. Serve una strategia per l’Africa che permetta di sviluppare le capacità imprenditoriali di donne, uomini e di giovani in particolare che preservi l’ownership locale dei processi di sviluppo. Dobbiamo fare in modo che la migrazione non costituisca una scelta obbligata, ma torni ad essere una opportunità.

Il Trust Fund dell’Unione Europea per l’Africa, di cui l’Italia ha favorito in maniera convinta il rifinanziamento, è uno strumento importante per raggiungere tale obiettivo, promuovendo programmi mirati a contrastare fenomeni di mobilità non controllata o irregolare e a rafforzare la creazione di lavoro sul territorio anche attraverso occasioni di training professionale.
Il nostro Paese, che nel 2017 è stato il secondo contributore fra gli Stati UE al Fondo di La Valletta, intende anche in questo caso onorare i suoi impegni e valorizzare, rafforzare e sviluppare le proprie operatività sul campo. È necessario che anche gli altri Paesi europei, però, contribuiscano con altrettanta convinzione e concretezza al Trust Fund.

Illustri ospiti, nel corso della mia missione nel Corno si è ancora più rafforzata la mia convinzione che questo è più che mai il momento, per l’Italia, di giocare in Africa un ruolo strategico e di confermare la priorità delle nostre relazioni a livello bilaterale, nel contesto europeo e nei fori multilaterali, anche con un rafforzato legame con l’Unione Africana.

Ho avuto modo di toccare con mano, in quei Paesi, l’operato delle nostre eccellenze imprenditoriali e di apprezzare le sinergie che si sono sviluppate con le comunità locali, in alcuni settori chiave per lo sviluppo economico dei paesi coinvolti: le infrastrutture, l’agroindustria, i parchi industriali, ma anche i servizi di base. In questi settori la nostra Cooperazione allo Sviluppo svolge un ruolo decisivo, con progetti di formazione e di vocational training che contribuiscono all’emergere di specifiche professionalità.
Accanto al ruolo dei governi è essenziale promuovere il pieno coinvolgimento del settore privato, creando le condizioni per lo sviluppo di un’imprenditorialità africana matura e sostenibile.
Nessun cambiamento positivo, infatti, può essere “calato dall’alto”.
Per questa ragione intendiamo lavorare, già dal prossimo anno, avviare progetti innovativi di collaborazione economica con un primo gruppo di Paesi africani nel settore dell’agroindustria, per porre le basi di una partnership concreta tra Italia e Africa nei settori dell’agricoltura sostenibile e dell’industria di trasformazione.
Ho inoltre rassicurato i leader dell’Etiopia e dell’Eritrea che il nostro Paese non solo è pronto a fare la sua parte per l’affermazione del progresso e della stabilità nella regione, ma potrà farsi garante e interprete delle istanze del Corno d’Africa in ambito europeo, ogni qualvolta se ne presenti l’occasione.

Signori Ministri, Signori Delegati, credo che sia emerso in modo evidente durante i lavori di questa Conferenza l’impegno strategico che l’Italia promuove in Africa, non da oggi ma da decenni, e che siamo pronti a rilanciare con energia e determinazione. Le sfide che restano da affrontare sono infatti ancora molte. La nostra partnership deve avere l’ambizione di pensare in grande, e deve dare risposte condivise alle aspirazioni legittime dei nostri cittadini. In questo nuovo approccio è oramai superato il rapporto donatore/beneficiario, uno schema del tutto inaccettabile. Stabilire una partnership significa innanzitutto, e lo desidero sottolineare con vigore, valorizzare il concetto chiave di condivisione: condivisione dei traguardi da raggiungere, dei progetti da realizzare, delle responsabilità da assumere e, infine, dei frutti da raccogliere.

Al termine dei lavori di questa giornata di riflessione, vorrei sottolineare alcuni aspetti che ritengo fondamentali e che rispecchiano l’articolazione dei tre panel della Conferenza.
1. Innanzitutto crescita economica. Se vogliamo crescere insieme dobbiamo investire. Investire significa avere il coraggio di andare oltre barriere, paure e incertezze e mobilitare risorse adeguate per sostenere crescita e sviluppo, inteso in primo luogo come sviluppo umano.
Il percorso da seguire è già tracciato: l’Agenda 2063 dell’Unione Africana e l’agenda 2030 delle Nazione Unite per uno sviluppo equo e sostenibile sono per noi un’ispirazione fondamentale. Non partiamo da zero evidentemente, ma dai fondi stanziati nel 2016 e nel 2017 dall’”External Investments Plan” dell’Unione europea, messo a punto con un forte impulso italiano, che prevede di arrivare all’obiettivo di oltre 44 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati diretti al continente africano.
L’Europa, del resto, è il primo investitore in Africa e nel contesto europeo l’Italia è stata al primo posto sia nel 2016 sia nel 2017, anche per quanto riguarda i nuovi investimenti “green-field” annunciati.
Il nostro Paese ha da offrire expertise e conoscenze nel settore energetico, in particolare in quello delle risorse rinnovabili, nella food security e nella tutela ambientale, e possiamo anche contare sull’impegno storico ed appassionato delle nostre organizzazioni non governative, ma anche delle nostre imprese, sempre più convinte e consapevoli che il concetto di “social responsibility”, che deve trovare un’appropriata collocazione e deve misurarsi in concreto soprattutto nel Continente africano.
Siamo pronti a sostenere, in questo contesto, il percorso tracciato dal Vertice UE-Unione Africana di Abidjan dello scorso novembre e la recente proposta lanciata dal Presidente della Commissione Juncker per una nuova “Alleanza tra Europa e Africa”, basata su reciproci impegni per lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro qualificati, in particolare per donne e giovani.
L’Italia è pronta a fare la sua parte e ha recitare un ruolo da protagonista, se voi sarete d’accordo.

2. Passando al tema della stabilità politica e della sicurezza, si tratta di due sfide strategiche sulle quali interessi europei ed africani convergono in pieno. I cittadini dei nostri Paesi hanno la legittima aspettativa di vivere in sicurezza e di migliorare il proprio standard di vita in un contesto di stabilità e di pace. Affermare che la sicurezza dell’Africa è la nostra sicurezza non è retorica, ma concreta realtà.
In questa ottica, il nostro impegno per la stabilizzazione della Libia ci ha spinto, come sapete, alla decisione di ospitare a Palermo il 12-13 novembre prossimi una Conferenza che si pone l’obiettivo essenziale di ribadire il forte e compatto sostegno della Comunità internazionale al processo politico guidato dalle Nazioni Unite. Si tratta di una Conferenza “per” la Libia, ma anche “con” la Libia, perché riteniamo che nessuna soluzione possa essere sostenibile senza il pieno coinvolgimento e la piena assunzione di responsabilità da parte del popolo e delle istituzioni libiche.
Fra le principali minacce alla nostra sicurezza comune rimane prioritario il contrasto agli estremismi violenti e ad ogni forma di terrorismo, mirando in primo luogo a ciò che alimenta questi fenomeni. L’Italia sostiene, in questa prospettiva, il G5 Sahel, l’IGAD e il ruolo crescente dell’Unione Africana nel settore pace e sicurezza.
Tuttavia, la risposta agli estremismi non può essere solo securitaria, ma anche e soprattutto umanitaria, e va orientata al recupero delle sacche di povertà e marginalizzazione in cui sono intrappolati troppi giovani.
Una robusta architettura di sicurezza nel continente africano va dunque affiancata da un rafforzamento degli interventi in tutti i settori, in particolare in quelli dell’istruzione e della promozione dell’inclusione socio-politica.
La partecipazione della società civile ed una maggiore attenzione al ruolo delle donne sono fattori imprescindibili per la crescita democratica, che a sua volta favorisce dinamiche virtuose di stabilizzazione e di sviluppo. La notizia odierna dell’elezione in Etiopia di una donna alla carica di Presidente della Repubblica, per la prima volta nella storia del Paese e dell’intera regione, è un segnale estremamente incoraggiante, che l’Italia saluta con favore. E qui colgo l’occasione per mandare le mie felicitazioni al nuovo Presidente della Repubblica e per salutare l’amico premier Abiy.
Sul piano multilaterale, è cruciale rafforzare il nostro comune impegno nell’ambito delle Nazioni Unite. L’Italia ed i Paesi che appartengono al Gruppo “Uniting for Consensus” desiderano consolidare la cooperazione con i Paesi africani anche sull’importante tema della riforma del Consiglio di Sicurezza. Un’Africa padrona del suo destino richiede infatti di porre anche rimedio all’anacronistica ed ingiusta sotto-rappresentazione del Continente in seno al Consiglio di Sicurezza. Siamo pertanto determinati a lavorare insieme ai Paesi africani nella ricerca di una giusta soluzione di compromesso, avrete l’appoggio del sistema Italia.

3. Lo sviluppo umano inteso come formazione, educazione, cultura e mobilità rappresenta infine un elemento chiave per valorizzare i rapporti tra Italia e Africa.
Già oggi il 60% della popolazione africana ha un’età inferiore a 24 anni, e il continente africano registra il più alto tasso di crescita della popolazione a livello mondiale. Occorre assicurare ai giovani africani – è questa la prospettiva più stimolante – un’istruzione di qualità e una formazione professionale adeguate alle esigenze del mercato e alle sfide poste dalle trasformazioni economiche, sociali e culturali in atto.
Bisogna investire nella riforma dei curricula, nell’accesso alla tecnologia, nella ricerca di modelli formativi sostenibili e coerenti con i sistemi locali.
Non è solo una sfida formidabile, ma anche una opportunità unica per mettere a sistema un capitale umano straordinario in una prospettiva che coniuga lo sviluppo economico della società al benessere dei singoli dall’altro. Una sfida e un’opportunità che vanno condivise con l’Europa, inevitabilmente destinata ad essere coinvolta, se non altro per ragioni di contiguità geografica.
La crescita demografica in Africa porterà infatti sempre più giovani verso i Paesi europei, alla ricerca di un’adeguata formazione e di un’integrazione negli scenari globalizzati ed interdipendenti.
L’Italia può e intende svolgere un ruolo strategico nei settori in cui vanta, lo diciamo con modestia, una posizione di leadership: nell’istruzione, nella promozione culturale, nel restauro dei monumenti e delle opere d’arte, e nel turismo, quali strumenti per costruire relazioni “people to people”, di cui siamo convinti assertori.

Ho iniziato il mio intervento sottolineando l’importanza di questa Conferenza quale contributo di riflessione e di analisi in un contesto imprescindibile di collaborazione fra partner. Concludo ribadendo la consapevolezza che ci guida la certezza di un’ampia comunanza di interessi, di una crescente interdipendenza e di un futuro che non può essere che condiviso.
L`Italia è pronta a partecipare attivamente a questo dialogo tra Continenti in cui sicurezza, sviluppo, sostenibilità, pace e benessere sono sempre più interconnessi. Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di iniziare a costruire oggi un’architettura sostenibile per un comune domani. Il progetto, me ne rendo conto, è molto ambizioso e richiederà molti sforzi a vari livelli e talora ci esporrà a qualche delusione.
Ma ne va del futuro delle prossime generazioni di africani, di europei e di italiani.
Grazie.