Il Presidente Conte alla Prima Biennale della Cooperazione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane

1 Febbraio 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto alla Prima Biennale della Cooperazione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane.

Di seguito il testo dell'intervento.

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Buongiorno a tutti,
saluto il presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Maurizio Gardini, che ho ascoltato con molto interesse, e saluto tutti i presenti.
È davvero con immenso piacere che partecipo alla prima Biennale della Cooperazione. È una giornata, ne sono consapevole, molto importante per voi, vi vedo numerosi. È una giornata che si concluderà come da programma con l’elezione del nuovo Presidente dell’Alleanza delle Cooperative italiane.
Sono stati – mi sono informato - due mesi di lavoro molto intensi, avete organizzato proficui e costruttivi momenti di confronto e di dialogo da Nord al Sud dell’Italia con tanti esponenti del mondo del lavoro, delle Istituzioni, della cultura. Un tour, ma direi un vero e proprio progetto, che si conclude oggi, e da cui immagino state ricavando una forte determinazione per farne un punto di partenza utile a dare forza alle vostre idee, alle vostre proposte. 

Ecco, sappiate che questo governo vi guarda davvero e vi segue con partecipe attenzione. 
Le cooperative rappresentano infatti una parte importante, davvero rilevante di economia del nostro Paese, un ambito operativo particolarmente dinamico del sistema produttivo italiano. 
Le cooperative hanno una missione sin dalla loro origine: essere utili alla società, essere funzionali alle persone che tramite le cooperative trovano servizi, lavoro, prodotti di qualità, in maniera democratica, inclusiva e sostenibile. Il perseguimento dello scopo mutualistico è la vostra ragione costitutiva, identitaria, finalistica. Insomma è la vostra nobile prerogativa da preservare e valorizzare. Ma vedete, non lo dico perché questo governo vuole atteggiarsi con particolare benevolenza nei confronti del vostro mondo. Lo dico perché lo impone la Costituzione. Lo impone l’art. 45 che costituisce un punto di riferimento essenziale per la vostra realtà organizzativa e produttiva. Si ragiona lì - come sapete - di   funzione sociale, si afferma ragione identitaria che è il carattere della mutualità e c’è un preciso obbligo per la Repubblica, e quindi per lo Stato e per qualsiasi Governo. Quindi non è una concessione, è un atto dovuto la partecipe attenzione. Che significa anche una partecipe attenzione presa a preservare e valorizzare le vostre caratteristiche.
La funzione sociale della comunità cooperativa nel nostro Paese quindi è un dato di fatto ed è qualcosa di intrinseco al tessuto economico e sociale italiano.  Questa considerazione va premessa a qualsivoglia ragionamento. Ne deriva, perciò, che il compito della politica, del Governo e di chi fa le leggi è “evidenziare” bene questa funzione, contribuendo a dare forma e sostanza al fenomeno cooperativo. 
Ecco perché siamo ben  consapevoli di queste caratteristiche, di queste peculiarità e della vostra peculiarità che è un elemento che contribuisce a sedimentare, e non è una esagerazione, la stessa coesione sociale del Paese. Perché il carattere mutualistico pervade poi e si diffonde nel Paese

Il vostro è un modello di organizzazione produttiva da valorizzare anche perché crea lavoro, servizi di efficienza, servizi di qualità.
Colpisce di questo vostro modello la capillare radicazione sul territorio, attraverso la quale vi fate portavoce delle istanze che provengono anche da aree più depresse, dalle aree rurali più marginali. Ecco essere presente in queste aree, andare a fare impresa anche nei luoghi dove è difficile fare impresa è una caratteristica che vi contraddistingue e che vi rende merito. Tutto questo spiega perché siete tra i più fedeli interpreti – e lo dimostrano anche le sue parole, il suo discorso Presidente - delle esigenze delle istanze sociali.
Siete una ricchezza perché le cooperative creano lavoro a chi non ce l’ha e creano servizi alla collettività.
Siete una ricchezza perché avete la capacità di essere presenti appunto in tutti i settori, dall’agricoltura alla logistica, dalla manutenzione alla sanità, valorizzando le varie specificità.
Conosciamo e apprezziamo molto il vostro impegno per contrastare la falsa cooperazione e preservare la buona cooperazione.
Il vostro modello organizzativo è certo da salvaguardare e tutelare ma anche contro tutti i tentativi di alterarlo, alterarne la più genuina e autentica fisionomia. State portando avanti una battaglia forte, dignitosa e legittima, all’insegna dell’onestà e della legalità contro appunto le false cooperative. È una battaglia che ovviamente non può trovare insensibile il governo. Avrete l’appoggio assoluto del governo. È un discorso molto importante per voi che necessita del nostro primo sostegno. 
A inizio di quest’anno, mi pare di ricordare il 9 gennaio, è stato costituito dal Ministero per lo Sviluppo economico un Tavolo di lavoro, un tavolo istituzionale. L’obiettivo è proprio quello di individuare strumenti utili a contrastare anche questo fenomeno della cattiva o falsa cooperazione, riformare anche il sistema di vigilanza - sarà importante quindi elaborare strumenti ancor più sofisticati di controllo e di vigilanza - in modo da poter promuovere il sistema cooperativo con pienezza e autenticità nelle sue manifestazioni. È un confronto che è appena iniziato, voi avrete sicuramente un ruolo attivo, e noi faremo di tutto per lavorare insieme intensamente, avvalendoci del vostro contributo, per dare una risposta ai tanti problemi e risolvere le varie criticità che voi stessi avete segnalato.
 
Il lavoro e il lavoratore al centro ache del vostro progetto.
Alla base della vostra mission ci sono molti elementi che ci uniscono, proprio il mettere il lavoro e il lavoratore al centro, e sappiamo quanto negli anni della crisi le cooperative abbiano sofferto ma abbiamo tenuto duro su questo fronte, mantenendo i livelli di occupazione, 
Questa è anche la cifra che contraddistingue – come sapete - la nostra azione di Governo. Siamo molto sensibili su questo, siamo molto sensibili a creare, a utilizzare tutti gli strumenti possibili per creare occupazione. Abbiamo progetti mirati in questa direzione. Vogliamo non solo creare occupazione, ma vogliamo anche che l’occupazione sia di qualità. È la ragione per cui sin dall’inizio non abbiamo demonizzato il precariato ma abbiamo detto che ridurre il precariato a dimensione esistenziale è gravissimo, perché impedisce di far progetti ai giovani per il proprio futuro. Quindi abbiamo introdotto dei limiti al precariato, miriamo ovviamente a un’occupazione a segno di rapporti a tempo indeterminato.
Una manovra quella economica che abbiamo varato che favorisce – lei lo ha detto e sono molto lieto che lo abbia rimarcato -  le fasce e i ceti piùdeboli. Abbiamo introdotto il Reddito di Cittadinanza di cui si parla tantissimo, ma adesso è tempo di attuarlo. Contribuirà, senz’altro, per come lo abbiamo progettato – ci abbiamo pensato molto – ad incrementare l’occupazione e anche la crescita, perché quelle somme che abbiamo stanziate andranno nelle tasche di persone che sono in condizioni di necessità e dovranno essere spese, quindi incideranno direttamente sull’economia reale.
Si tratta quindi, vedete, non solo di un strumento formidabile di lotta alla povertà, uno strumento per recuperare al mondo del lavoro persone oramai emarginate, ma che darà un importante sostegno a quasi 5 milioni di persone che oggi appunto si trovano in condizioni di necessità, e contribuirà senz’altro a realizzare una riforma profonda delle politiche attive del lavoro. 
Ieri i dati Istat ci hanno offerto anche dei segnali di miglioramento riguardanti il tasso di disoccupazione. È un buon segno: le persone si stanno riattivando evidentemente anche in cerca di lavoro e siamo fiduciosi che il trend possa continuare. Senza dubbio anche grazie al potenziamento dei Centri per l’impiego, per cui stiamo lavorando alacremente, e per rafforzare gli altri strumenti perché non riponiamo e non concentriamo tutto il progetto solo nei centri per l’impiego ma abbiamo creato una serie di strumenti per poter avere un progetto integrato che nel complesso miri appunto a realizzare, a rendere effettivi i patti di lavoro, i patti di formazione che sono il cuore della riforma del reddito di cittadinanza.
Abbiamo anche introdotto le pensioni di cittadinanza – e anche questa lei l’ha richiamata -  e per è noi una misura di equità sociale. 
E vedete anche quota 100, tramite l’anticipazione dei requisiti pensionistici, da cui ci aspettiamo un miglioramento della base occupazionale perché ci consentirà di svecchiare, di offrire l’ingresso dei giovani, quindi un ricambio generazionale nelle imprese. So che questo è un tema a voi caro: il tema del ricambio generazionale della base occupazionale. E anche dal suo discorso questo è emerso.

Nella Legge di Bilancio poi abbiamo introdotto anche delle misure per alleggerire la pressione fiscale sulle partite Iva, abbiamo promosso misure per rafforzare il piano degli investimenti pubblici e anche quelli privati, per rafforzare le misure di sostegno all’impresa e in particolare misure per il Sud. 

Tra le misure fiscali per le imprese per incentivare anche gli investimenti privati, abbiamo predisposto vari strumenti che offriranno respiro alle diverse categorie di impresa. Ne riassumo velocemente alcune.

L’Ires. La riduzione dell’Ires di 9 punti per chi investe in beni strumentali, in nuove assunzioni stabili. Si aggiunge a questo anche il taglio del costo del lavoro, un taglio che è a regime costerà 600 milioni l’anno ma sicuramente consentirà di alleggerire il costo del lavoro delle imprese.  Parliamo di ben 3,2 milioni di imprese.
Ci sono anche altre misure. Abbiamo incentivi per l’innovazione tecnologica, Industria 4.0. Le abbiamo pressoché interamente riproposte, prorogando in particolare per il 2019 l’iper-ammortamento sugli investimenti. 

Abbiamo introdotto una misura che riteniamo molto significativa per le PMI. Pensate, un voucher da spendere fino a 40.000 euro per avvalersi di digital transformation manager, in modo da riformare i processi produttivi, da renderli digitalie impostare la trasformazione appunto di questi processi proprio attraverso il digitale. Grazie a nuove risorse a favore della cosiddetta “Sabatini”, rifinanziata – pensate - fino al 2024, daremo impulso all’acquisto di nuovi beni strumentali da parte delle PMI.

Siamo intervenuti ampiamente nella nuova frontiera dell’innovazione digitale e delle nuove tecnologie. Abbiamo creato presso il Ministero dello sviluppo economico un Fondo per il sostegno del Venture Capital. E l’obiettivo immediato è favorire gli investimenti in Venture Capital, quello di medio periodo è favorire la crescita dimensionale delle startup italiane, in modo da rafforzarle e consentire loro di reggere la sfida competitiva nello spazio globale. Per la prima volta abbiamo anche introdotto misure sulle tecnologie emergenti (Intelligenza Artificiale, Blockchain e Internet delle cose). No vogliamo lasciarsi sorprendere dal futuro. Un governo deve anticipare il futuro come deve anche favorire l’acquisizione di competenze digitale da parte dei giovani. E questo è un discorso che riguarda direttamente il rapporto tra formazione e mondo del lavoro. Dobbiamo anche lì intervenire, favorire l’alternanza tra formazione e lavoro; dobbiamo introdurre degli strumenti più flessibili per guardare anche alla qualità dell’occupazione che servirà al nostro sistema produttivo nel prossimo futuro.

Un tema dolente: il mancato pagamento da parte della Pa dei debiti dovuti alle imprese. È cronaca dei nostri giorni il fatto che ci siano imprenditori che attraversano crisi d’impresa, si ritrovino ad affrontare addirittura l’insolvenza vera e propria, procedure concorsuali perché pur avendo nel portafoglio una vasta mole di crediti non riescono a recuperarli. Abbiamo pensato anche a questo. Abbiamo costruito uno strumento articolato e attraverso la triangolazione tra Cassa Depositi e Prestiti, che anticiperà queste somme, la Pubblica amministrazione e il creditore privato, l’impresa privata, sarà possibile ottenere il pagamento nei tempi dovuti dalla PA.

In un’economia ben funzionante è infine essenziale disporre di un quadro normativo efficiente relativo alla legislazione su quello che una volta si chiamava il fallimento, che in realtà oggi è più modernamente è giusto affrontare secondo un paradigma completamente diverso: crisi d’impresa. Gli shock temporanei infatti non devono propagarsi all’intero mercato, bensì occorre trasferire le risorse dagli attori di mercato meno efficienti a quelli più efficienti attraverso sistemi che consentano una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese salvaguardando la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro ad un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.
Ecco, è a questi principi che si ispira il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, lo abbiamo adottato il 10 gennaio scorso in Consiglio dei Ministri ed è sicuramente uno strumento per tutto il mondo imprenditoriale per prevenire le crisi impresa, per gestire queste crisi consulenti più flessibili e soprattutto per superare quello che era un vecchio retaggio del passato il marchio che era considerato infamante al fallimento. Fa piacere che lei abbia sottolineato come nell’ambito di questo codice abbiamo valorizzato anche lo strumento tra i vari strumenti disponibili della liquidazione coatta amministrativa che potrà essere sicuramente più adatto per risolvere crisi impresa nel vostro mondo. Con il decreto mille proroghe, il decreto fiscale lei lo ha ricordato, siamo intervenuti anche qui nel vostro mondo le banche di credito cooperativo. Ci è sembrato che la riforma originariamente progettata non tenesse conto adeguatamente del carattere di autonomia, del legame territoriale di queste banche. E allora abbiamo come lei anche ha giustamente ricordato valorizzato tratti di autonomia e rafforzato gli elementi e il legame con la territorialità di queste banche.

Il rilancio del ‘Sistema Paese’ nel 2019. E’ questo il grande tema su cui tutti dobbiamo essere concentrati e dobbiamo lavorare insieme in questa direzione. I dati di questi giorni ci lasciano un po’ preoccupati, vedo nelle analisi ma non c’è motivo per perdere la fiducia. L’ho già detto. Questi dati sono anche e soprattutto il prevalente frutto di una contrazione derivante da fattori estranei che vengono da fuori. C’è una guerra di dazi in corso fra Stati Uniti e Cina. E’ evidente che in questa guerra, io lo avevo annunciato anche fin dal primo G7 all’inizio del governo, della mia azione di governo, è una guerra che ci avrebbe lasciati tutti in difficoltà. Possiamo, rischiamo di essere tutti perdenti. Per fortuna, adesso questa guerra sta trovando una composizione e di questa composizione ovviamente beneficeremo tutti e comunque, in ogni caso, tutte le misure che abbiamo predisposto per il rilancio del Paese sono tutte misure che vengono in attuazione adesso e quindi spiegheranno a pieno la loro efficacia soprattutto nel secondo semestre 2019. Attenzione.  Il futuro dell’Italia lo stiamo costruendo noi, adesso. Con le nostre idee e le nostre forze, con il nostro impegno. E sarà positivo perché abbiamo pensato a una manovra economica espansiva, non ci siamo lasciati come dire, non siamo rimasti sorpresi, sprovveduti di fronte a un trend economico che dava segnali negativi. Svilupperà appunto i suoi pieni effetti, come dicevo, nel secondo semestre e siamo pronti per questo scatto e, l’ho detto anche l’altro giorno – ero a Assolombarda a Milano – lo dicevo nel corso di questo incontro proficuo con gli imprenditori. Noi abbiamo un piano di riammodernamento di tutti i sistemi infrastrutturali. Abbiamo un piano di investimenti che sta partendo adesso, ci siamo dotati di strumenti ma non vedete degli strumenti a caso.
Abbiamo valutato le ragioni per cui l’Italia non cresceva. Abbiamo valutato le ragioni per cui a fronte di un cospicuo anche piano di risorse finanziarie, queste risorse finanziarie non riuscivano a diffondersi, ad essere utilizzate, a creare crescita economica. Quando noi abbiamo progettato la cabina di regia InvestItalia è perché abbiamo compreso che se non c’è un reale coordinamento a livello centrale e di qui l’insediamento di questa struttura presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri non c’è un piano di coordinamento che vada a sbloccare i cantieri, che vada a coordinare tutti gli sforzi in  un sistema quello italiano dove  ovviamente ci sono un po’ di compartimenti stagni non potremo mai raggiungere gli obiettivi di investimento pubblico che ci siamo prefissati. Abbiamo creato e progettato anche una struttura tecnica pensate, trecento ingegneri, architetti, persone che abbiano e possano offrire alle amministrazioni locali una capacità progettuale di cui spesso sono carenti. Abbiamo una pattuglia, una cospicua task force che accompagnerà quindi le amministrazioni locali e tutti coloro che vorranno partecipare a bandi, ci sono tanti fondi strutturali dall’Europa, bisogna saperli spendere. Verranno utilizzati per realizzare progetti e per ci sarà questa task force che affiancherà le pubbliche amministrazione anche nell’esecuzione dei progetti. Poi abbiamo varato, voi sapete, abbiamo chiesto flessibilità all’Europa durante quel periodo abbastanza complicato che ha preceduto l’adozione della manovra economica abbiamo chiesto flessibilità anche per investire e rimettere in sicurezza il nostro territorio contro i rischi idrogeologici per riammodernare le nostre infrastrutture. Abbiamo miliardi da spendere, li spenderemo attraverso la Protezione Civile in coordinamento con il Ministero dell’Ambiente perché questo Piano Nazionale che abbiamo pressoché messo a punto lo vareremo a metà febbraio. Quindi partiranno subito questa ulteriore misura, strumento di investimento. Ho accennato anche al riavvio dei cantieri. I cantieri in realtà non si sono interrotti, attenzione, il dibattito pubblico è un po’ preso dalla TAV che è un progetto complesso che ha assorbente un pò la nostra attenzione, i nostri pensieri. Ma noi non possiamo fermarci alla TAV stiamo completando l’abbiamo detto l’analisi costi benefici ma stiamo lavorando a tanti altri cantieri. Abbiamo sbloccato il TAP, il terzo Valico, il Brennero. Stanno andando avanti i cantieri però io sicuramente a Assolombarda ho annunciato un Patto per i cantieri perché dobbiamo attraverso queste strutture che creiamo, dobbiamo assolutamente cercare di incidere efficacemente in questi progetti in corso di esecuzione. Andare lì puntualmente, precisamente a comprendere dove sono i rallentamenti e perché intervenire con misure specifiche. Ancora il Paese non potrebbe ripartire soltanto con queste misure occorre anche introdurre procedure più snelle. Abbiamo adottato a dicembre una legge di delega sulle semplificazioni. Io non mi stanco di ripeterlo dal mio punto di vista è da considerare la madre di tutte le riforme. In Italia non si riesce a decollare e anche vedete quando c’era il trend positivo ricordiamoci sempre che eravamo il fanalino di coda in Europa. Perché? Avevamo poche risorse finanziarie? No. Sicuramente non le sappiamo spendere bene ma non si spendono bene anche perché l’ambiente legale regolatorio non è assolutamente non favorisce gli investimenti. Dobbiamo introdurre e stiamo con questo strumento della legge di delega adotteremo un decreto legislativo che semplificherà tutti i procedimenti amministrativi. Non solo. Abbiamo già detto e annunciato che stiamo lavorando a un decreto legislativo, anche qui una legge delega precedente ci consentirà di riformare a breve il codice degli appalti, dei contratti pubblici. E’ troppo complicato, è quasi incomprensibile. Dobbiamo snellire tutte le procedure. Certo dobbiamo intervenire anche per i processi civili sul codice civile. Stiamo lavorando a riformare, a rendere più snello il nostro sistema, più trasparente e quindi efficiente anche il nostro sistema regolatorio la deburocratizzazione, questo ha bisogno l’Italia. E vedete che non lo dico solo io. Le analisi più accreditate ci dicono che a parità di risorse se riusciamo a rendere più friendly con la comunità degli operatori economici, con i cittadini questo ambiente regolatorio noi cresciamo. Le analisi più prudenti parlano di uno 0,4-0,5% di PIL, altre sempre scientifiche attenzione quindi parimenti accreditate ci danno l’1% di PIL in più. 

Ancora. Dobbiamo fare tante altre cose. Abbiamo un progetto di riforma in testa ben chiaro. Lo stiamo attuando. Stiamo lavorando da giorni. Ad alcune di queste misure stiamo lavorando sin dai primi giorni. Siamo diventati subito operativi. Per esempio vi dico solo che per riformare il codice degli appalti pubblici abbiamo, e a molti di voi non sarà sfuggito, aperto una call per ricevere segnalazioni da parte degli addetti ai lavori per un mese e mezzo, a metà settembre, abbiamo ricevuto duemila segnalazioni. Quindi non solo vogliamo riformare questo Paese, lo vogliamo fare con tutti voi, raccogliendo anche in trasparenza segnalazioni e contributi. Solo così, facendo sistema, questo paese può ricrescere. Non ci può essere nessuno, neppure il governo che può avere la presunzione di fare da solo. Però attenzione, la crescita non può solo guardare all’incremento del PIL. Presidente forse tra i vari passaggi della sua Relazione mi ha colpito quella che coglie questo aspetto, quelle sue parole laddove hanno ben evidenziato come non può essere un paese felice, non ci può essere benessere per i cittadini se concentriamo solo gli sforzi e le strategie di Governo, dell’azione di governo, sono concentrate solo sul PIL.

Noi dobbiamo migliorare una crescita, certo economica ma immaginate se questa crescita economica fosse il 5% e il Paese strutturato male e questa richiesta si concentrasse sempre più nelle mani di pochi incrementeremo le disuguaglianze sociali. Il Paese diventerebbe ancora più instabile come ci dimostrano anche esperienze di altri paesi avremmo ancora più instabilità sociale. Invece no. La strategia di un governo responsabile deve essere di una crescita economica si, perché senza crescita economica non ci possono essere efficaci politiche redistributive, riallocative. Però attenzione, a noi interessa la qualità della vita sociale, la qualità di voi cittadini. Ecco perché i criteri per valutare il benessere, lo stato di salute della nostra nazione, del nostro paese devono necessariamente allargarsi anche al bess, ad altri indici di misurazione. A me piacerebbe e mi batterò per questo perché complessivamente ci sia un indicatore della dignità sociale. Dico sempre la dignità individuale spetta a ciascuno fin dalla nascita, a ciascuno essere umano e nessuno gliela potrà mai togliere, tutte le carte costituzionali del mondo lo dicono ma la dignità sociale, la dignità di avere un lavoro, di essere pienamente inseriti come dice e recita l’articolo 3 secondo comma della Costituzione di partecipare pienamente alla vita politica, sociale, economica, democratica del proprio Paese ecco quello compendia secondo me il concetto di dignità sociale e vorrei introdurre un indicatore che misura la dignità sociale, come è diffusa, che grado ha raggiunto nel nostro Paese. Dobbiamo lavorare anche a questo. 

Concludo. Le cooperative rappresentano ancora oggi una formula imprenditoriale antica ma innovativa, che si rinnova sempre, dove l’innovazione non è rappresentata solo da prodotti nuovi o da processi organizzativi nuovi ma riguarda l’intera società e l’impatto che le stesse hanno. E sono più che mai oggi uno strumento per riattivare le comunità, il senso di comunità, per il protagonismo e l’autodeterminazione imprenditoriale dei cittadini. Io amo molto l’espressione comunità cooperativa perché la trovo incisiva, restituisce appieno la vostra ragione costitutiva, la vostra attuale ragione d’essere. Fra l’altro siamo difronte a processi democratici che stanno vivendo un passaggio epocale. La partecipazione democratica oggi conosce nuove forme, nuovi modi di esprimersi. C’è meno intermediazione tra soggetti che decidono e soggetti che delegano ma in questo filo diretto che lega chi decide e chi delega, c’è spazio per essere ascoltati ed incidere nelle scelte politiche solo per chi è diretto e incisivo. Un’alleanza come la vostra, pur sempre nata tra soggetti che hanno storie e percorsi culturali e imprenditoriali diversi, è comunque accomunata da un medesimo obiettivo: rappresentare e sviluppare il movimento cooperativo. 

Ha tutte le caratteristiche per essere ascoltata. Dentro questo cambiamento epocale del processo democratico e della partecipazione dei cittadini a questo percorso, l’Alleanza delle cooperative italiane rappresenta, una chiave di volta direi proprio dell’ingranaggio democratico, soprattutto perché e sino a quando continuerà a fare quello che sta facendo e cioè a mostrarsi unita, diretta e incisiva. La vostra forza rappresentativa non può essere messa assolutamente in discussione, resisterebbe anche al filtro della più severa legge sulla rappresentanza.
Le cooperative rappresentano un pezzo di economia fondamentale per il Paese e per la qualità della democrazia, e non da ora, quindi il Governo intende preservarne la funzione sociale ma ripeto non per una concessione, la concessione dell’autorità politica ma perché è la Costituzione che lo prescrive. Non è un favore è un dovere che il Governo deve impegnarsi a realizzare. Per far questo occorre promuovere e salvaguardare esclusivamente però la buona cooperazione ecco perché è importante preservare e valorizzare la cooperazione che si presenta nelle sue forme più autentiche per contrastare evidentemente forme adulterate e noi su questo saremo inflessibili.

Grazie