Il Presidente Conte alla cerimonia inaugurale della Fondazione Leonardo - Civiltà delle Macchine

4 Febbraio 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto alla cerimonia inaugurale della Fondazione Leonardo - Civiltà delle Macchine, presso la Fondazione MAXXI. 

Il testo dell'intervento del Presidente Conte

Presidente Violante, Autorità, saluto anche i Rappresentanti di vertice di Leonardo, Gentili ospiti, ho ascoltato con molto interesse la sua lectio magistralis Professor Roeck, molto interessante davvero, il mito di Leonardo, simbolo insuperabile del Genio Italiano, ancora oggi evidentemente conserva intatto il suo fascino, soprattutto direi per le suggestioni che è capace di evocare nelle molteplici sfera della conoscenza umana, toccate dal suo ingegno multiforme, e Lei lo ha rimarcato, ma anche perché ci permette di entrare in sintonia con un’epoca, quella Rinascimentale, che forse più di ogni altra ha definito con tratti di ineguagliabile bellezza il paesaggio storico e artistico della nostra Nazione.

Il Rinascimento, che Jacob Burckhardt, il famoso storico, definiva un fiore sbocciato in mezzo al deserto, fu certamente un passaggio decisivo nel processo di avanzamento della civilizzazione europea, come fatto di cultura sappiamo investì in modo preponderante le lettere, le arti ma coinvolse allo stesso tempo anche lo studio della natura, dell’anatomia, della biologia, delle scienze fisiche e matematiche, anche la filosofia, il diritto, la politica furono contaminati in questo rinnovato studio, furono oggetto di radicale ripensamento, fiorirono riflessioni sullo Stato, sul potere, sulla sovranità e ancora oggi queste riflessioni costituiscono un po’ una sorta di archeologia dei saperi alle quali attingere con le quali confrontarsi nel profondo, anche per approfondire e comprendere più appieno le dinamiche delle società contemporanee.

Leonardo Da Vinci – e il Professor Roeck l’ha diffusamente sottolineato – fu certamente la figura più significativa, potremmo dire paragmatica di un’intera epoca, non solo per la sua versatilità ma anche perché di quell’epoca espresse direi il valore più qualificante: la centralità dell’uomo. Il poliedrico eclettismo di Leonardo rappresenta e racchiude il senso stesso della rinascenza, che fu, nella sostanza, rinnovata fiducia nell’uomo, nella sua intelligenza, nella sua capacità di leggere, interpretare e anche modellare la realtà per realizzare opere di incomparabile bellezza in tutti i diversi rami della conoscenza, l’intreccio tra la rievocazione di Leonardo e la via di questo importante progetto culturale, fortemente sostenuto dalla società Leonardo Company, suggerisce alcuni accostamenti, forse audaci – lo riconosco – tra periodi storici, idee e modelli sociali.

La Fondazione, di cui il Presidente Violante ha tratteggiato in modo sintetico un ricco e impegnativo programma, avrà il compito di raccontare la cultura di impresa, oggi segnata dalla rivoluzione tecnologica, digitale, in una prospettiva fortemente orientata in senso umanistico, ispirandosi appunto a quella che è stata un po’ la filosofia della storica rivista che è stata richiamata: “La Civiltà delle macchine”; quella rivista dal 1953 al 1979, raccontò la storia del Paese seguendo una linea editoriale molto originale proprio ispirandosi all’eclettismo di Leonardo, “uomo grande e misterioso”, lo definì Freud e più in generale alla vocazione universalistica della cultura rinascimentale, la rivista “Civiltà delle macchine” volle instaurare un dialogo fecondo e, direi, generoso tra scienza e cultura umanistica, poli di una dialettica che avrebbe determinato, ad avviso degli ideatori del progetto, un arricchimento reciproco, per entrambi i rami della conoscenza, integrandosi attraverso un unico strumento di comunicazione e di divulgazione in modo da realizzare un’influenza reciproca, un confronto costante, duraturo. Vi collaborarono persone di grande vaglia della letteratura, dell’arte, delle personalità, sono state ricordate, Gadda, Quasimodo, Ungaretti, Longhi, come non ricordare anche quell’ingegno versatile, quell’allitterata persona – un po’ l’anima – Leonardo Sinisgalli, lo stesso Moravia e tanti altri.

La fortuna della rivista è certamente riconducibile a molteplici cause, ritengo però che le ragioni più profonde del suo successo siano rinvenibili nel contesto sociale e culturale del secondo Dopoguerra, e più nello specifico nel clima di rinnovata fiducia dell’uomo che, come nell’età del Rinascimento, attraversò in quel periodo la società europea e anche italiana.
Gli anni d’oro dell’Occidente, quel decennio dagli anni Cinquanta e gli anni Ottanta del secolo scorso, come li descrive Eric Hobsbawm nel “Secolo breve”, sono caratterizzati da un’espansione economica di portata eccezionale, come l’Europa non aveva mai conosciuto, una profonda fede nel progresso della scienza, della tecnica, capaci di emancipare l’uomo dalle paure che avevano assillato le generazioni precedenti, ecco questo è il tratto che segnò quella stagione alimentando questo clima generale di diffusa fiducia. Un arco temporale molto limitato se ci pensate, però caratterizzato da un processo di rapido sviluppo economico che determinò una crescita esponenziale dell’occupazione e consentì di includere nella sfera del benessere ampie fasce della popolazione, furono gli anni anche dell’espansione dei diritti, delle conquiste sociali le grandi riforme economiche e sociali, l’industrializzazione degli anni Sessanta-Settanta include nella storia del benessere ampie fasce della popolazione, furono gli anni anche dell’espansione dei diritti, delle conquiste sociali, delle grandi riforme economiche e sociali, l’industrializzazione degli anni Sessanta-Settanta, sotto la vigile politica, fu orientata anche alla salvaguardai dei diritto fondamentali a riconoscimento, all’applicazione pratica alla salvaguardia dei diritti fondamentali della persona, si realizzarono anche – lo ricordiamo – forme di illuminato capitalismo, che seppero coniugare crescita e benessere anche grazie al contributo di alcuni industriali di straordinaria visione – non possiamo non menzionare almeno Adriano Olivetti – che ebbero il coraggio e la generosità di rinunciare a una prospettiva di esclusiva massimizzazione del profitto per porre in essere azioni volte a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, a beneficio di tutta la collettività, l’impresa assunta come una comunità di persone.

Negli anni di vita della rivista “Civiltà delle Macchine” dunque fu definito un preciso modello sociale che con terminologia odierna potremmo anche chiamare, con qualche audacia, l’ho anticipato all’inizio dell’intervento, di sviluppo sostenibile. Fu elaborata una visione complessiva della crescita che orientò l’azione di tutti gli attori del processo economico e produttivo alla valorizzazione della dimensione umana nella sua duplice declinazione e dimensione individuale e sociale, collettiva. Oggi siamo di fronte a una nuova rivoluzione industriale: non ci si mette d’accordo chi parla di quarta, chi di quinta o qualcuno addirittura di sesta. Ma al di là di questo viviamo un’epoca caratterizzata dalla rapida evoluzione della tecnologie digitali, le nuove macchine del XXI secolo.

Essa richiede, da parte di tutti, massima responsabilità. Certamente gli effetti virtuosi dell’innovazione digitale non possono essere trascurati  anzi meritano la massima attenzione, soprattutto e anche da parte di chi ha una responsabilità di governo. Noi varie attenzioni abbiamo riservato allo sviluppo tecnologico. Abbiamo introdotto agevolazioni fiscali per i servizi cloud based e per i beni materiali digitali. Abbiamo ridotto il peso fiscale per chi investe in strumenti e piattaforme innovative. Stiamo portando avanti il progetto della Banda ultra larga in grado di portare la fibra su tutto il territorio nazionale. Stiamo realizzando quel trapasso dalla rete 4G alla rete 5G. Abbiamo introdotto agevolazioni per consentire soprattutto alle piccole e medie imprese che stentano maggiormente a investire nell’innovazione, di realizzare una trasformazione digitale adeguata dei processi produttivi. Abbiamo istituito un fondo  per i venture capital per finanziare le idee innovative. Stiamo molto attenti ci sono tante misure che abbiamo introdotto per blockchain, internet delle cose ecc.  Ci stiamo adesso concentrando per  rafforzare e istituire un raccordo assolutamente necessario tra scuola, università, impresa e ricerca scientifica e innovazione tecnologica, perché ci sia un continuo scambio, un continuo raccordo e soprattutto tutto il sistema della formazione sia orientato verso le nuove competenze. Sono sfide importantissime che il nostro Paese non può perdere. Occorre tuttavia essere consapevoli che l’avanzamento delle tecnica mette in crisi il rapporto tra uomo e natura, è sempre stato così, tra produzione e lavoro, tra stato nazionale e dimensione sopranazionale, tra democrazia rappresentativa e partecipazione politica. Di fronte a queste sfide siamo capaci di riannodare i fili di un processo che ponga nuovamente al centro l’essere umano? Siamo in grado di riaprire la strada a una nuova Rinascenza? O dobbiamo rassegnarci a un inesorabile declino nell’agonia del mondo che abbiamo conosciuto? Sono certo che il progetto della Fondazione Leonardo che oggi si inaugura potrà offrire un contributo significativo, che seguiremo con attenzione, per tentare di rispondere a questi interrogativi. In particolare alle 2 questioni a mio avviso più sensibili perché direttamente incidenti sul rapporto tra sviluppo delle tecnologie e destino dell’uomo.

La prima questione che ha delle forti implicazioni anche sul piano etico  è quella relativa allo studio degli effetti, non ancora adeguatamente esplorati, dell’intelligenza artificiale, soprattutto che a essa si ricorra per finalità che possono compromettere alcuni beni essenziali. Su questo tema è in atto in Europa un’importante riflessione alla quale l’Italia offrirà, anche con l’apporto della Fondazione Leonardo, un contributo qualificato e confidiamo originale. Presso il Ministero dello Sviluppo economico abbiamo già istituito una task force di esperti che si occuperà anche di blockchain che, in linea con l’Unione europea, dovrà delineare una strategia nazionale di lungo periodo. Non dobbiamo subirlo il domani, dobbiamo cercare di anticiparlo. La seconda questione riguarda gli effetti avversi prodotti dall’innovazione digitale sul lavoro. La potente trasformazione tecnologica ha già sottratto occupazione soprattutto a svantaggio della mano d’opera meno istruita che ha trovato più difficoltà a convertirsi alle nuove dinamiche della produzione. Il lavoro almeno nelle forme come era stato concepito del XX secolo rischia di ridursi sino a scomparire. È un pericolo di fronte al quale non si più rimanere inerti e che impone un ripensamento radicale degli istituti e delle forme che avevano regolato la civiltà industriale del secolo scorso. Non possiamo tollerare proprio nel segno dell’Umanesimo leonardiano una crescita contro l’uomo né modelli di sviluppo che mortifichino il diritto di ciascuno di prendere parte, essere reso veramente partecipe con consapevolezza e dignità ai processi produttivi. Nello stesso tempo, e più in generale, occorre recuperare alcune intuizioni della grande stagione industriale italiana del secondo dopoguerra, soprattutto quella felice ambizione di coniugare crescita e benessere integrale della persona. In questa direzione il Governo sta orientando le sue azioni di politica economica condividendo  con i diversi attori dei processi produttivi questa finalità. La via di un piano straordinario di investimenti che consentirà di accelerare i lavori, la programmazione di progetti pilota nelle aree depresse del Paese soprattutto al Sud, la predisposizione di un piano per mettere in sicurezza il nostro territorio dal rischio idrogeologico, con significativi importanti in materia di infrastrutture, un piano integrato a cui pure stiamo lavorando, per il turismo che consenta di valorizzare le nostre molteplici risorse naturali e di far conoscere al mondo ancora più efficacemente, i nostri infiniti itinerari culturali, naturalistici, enogastronomici.

Tutto questo nella consapevolezza che la ricchezza di una Nazione non si misura solo basandosi sulla crescita del prodotto interno lordo ma anche su altri indici ugualmente rilevanti: la qualità della vita, la tutela dell’ambiente e del paesaggio, la protezione del patrimonio storico e artistico,  la sicurezza delle infrastrutture e dei trasporti. Per lo scrittore russo Merežkovkij, Leonardo era come l’uomo che si sveglia troppo presto nell’oscurità mentre tutti gli altri dormono ancora.

Vorrei trasformare questa felice definizione in un augurio per la Fondazione che dal grande genio rinascimentale prende il nome e che oggi inaugura la sua attività affinchè possa essere, e qui trasformo la definizione, più che sentinella nella notte, sentinella nell’aurora,  capace di cogliere in anticipo i segni dei tempi nuovi quelli che la rapida evoluzione delle tecnologie spesso non permette di afferrare. Offrirà così un servizio prezioso alla politica, alla cultura, alla società. Grazie