Il Presidente Conte al Forum europeo sulla riduzione del rischio da disastri

22 Novembre 2018

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto oggi, presso il Centro Congressi Auditorium della Tecnica, alla cerimonia di apertura del Forum europeo sulla riduzione del rischio da disastri.  Al termine, il Presidente ha tenuto un punto stampa.

Di seguito il testo dell'intervento del Presidente Conte.

"Miss Mizutori, Autorità, signore e signori

Sono particolarmente lieto di portare il mio contributo a questo Forum Internazionale che abbiamo voluto ospitare a Roma. Abbiamo aderito a questa iniziativa molto volentieri perché il Governo è pienamente consapevole della centralità dei temi che saranno discussi in questa sede. 

Quello della riduzione dei rischi è diventato, in questi ultimi anni, un tema di assoluto rilievo, che ha sollecitato, e tutt’ora sollecita, una azione concreta a tutti i livelli di governo. 

L’Italia, come sapete, è da sempre esposta a svariate tipologie di rischio ambientale. Siamo, pensate, il Paese europeo con il più alto numero di vulcani attivi, molti dei quali fortunatamente in quiescenza, almeno temporanea. L’intera penisola nasconde nel sottosuolo uno straordinario intreccio di faglie sismogenetiche, suscettibili di produrre terremoti distruttivi e con effetti devastanti in relazione alla elevata vulnerabilità sismica di un patrimonio edilizio, monumentale, storico e infrastrutturale nella gran parte costruito in epoche in cui le tecniche antisismiche erano pressoché sconosciute. 

Registriamo inoltre una notevole quantità di frane sulle zone collinari e montuose, da tempo non più coperte da un’adeguata forestazione e con terreni ormai da decenni lasciati privi di manutenzione ordinaria. Il rischio idrogeologico si è manifestato storicamente anche in esondazioni di fiumi e torrenti come conseguenza di alluvioni. 

Nelle scorse settimane, come è noto, la nostra Penisola è stata flagellata dal maltempo che, da Nord a Sud, ha coinvolto 11 Regioni, ha causato 29 morti, a cui si aggiungono le quattro vittime di inizio ottobre, e danni ingenti ai territori e alle popolazioni. Non è la prima volta che il nostro Paese è interessato da simili fenomeni che, purtroppo, provocano devastazioni ambientali, morti e migliaia di persone coinvolte. 

Sul versante opposto, il prolungarsi di periodi caratterizzati da assenza di precipitazioni e alte temperature è certamente una delle cause, insieme a comportamenti umani irresponsabili o addirittura criminali, cui imputare i periodi ad alta intensità di incendi boschivi che, nonostante la nostra attenzione e anche il significativo dispiegamento di mezzi per la loro estinzione, provocano anch’essi danni consistenti. 

A queste tipologie di rischio naturale deve poi aggiungersi quel ventaglio di rischi cd. antropici, ascrivibili all’azione dell’uomo.

Il progresso scientifico e l’esperienza, anche dolorosamente vicina, ci avvertono di nuovi profili di rischio di cui dobbiamo necessariamente tenere conto: mi riferisco, ad esempio, al possibile degrado dei materiali utilizzati per la costruzione di strutture e di infrastrutture realizzate in periodi assai risalenti. Il riferimento corre, ovviamente, alla tragedia del ponte Morandi a Genova, il cui crollo, tre mesi fa, ha provocato la morte di 43 persone, ha costretto tante famiglie ad abbandonare la propria abitazione e ha causato danni enormi all’intero tessuto cittadino. 

Ho vissuto in prima persona e toccato con mano queste tragedie. E il Governo che presiedo si è prontamente attivato per gestire lo stato di emergenza e dare sostegno alle popolazioni e ai territori. 

Dal punto di vista economico, il decreto Genova ha previsto lo stanziamento di circa 700 milioni di euro, che confidiamo di incrementare ulteriormente con la prossima Legge di Bilancio. Tra le misure previste per la città vorrei ricordare, tra le altre, l’istituzione di una zona franca a sostegno delle imprese; le agevolazioni per la zona portuale e gli autotrasportatori; gli investimenti per il potenziamento del trasporto pubblico locale e l’acquisto di nuovi mezzi. Le imprese e i liberi professionisti che si trovano nella zona rossa potranno usufruire di un contributo fino a 200 mila euro in presenza di un comprovato calo di fatturato. È stata inoltre approvata la cassa integrazione in deroga per i lavoratori privati. Sono state previste assunzioni negli enti territoriali, in società collegate e nella Camera di commercio, tra il 2018 e il 2019, per aumentare il personale preposto alla gestione dell’emergenza. 

Per quanto poi concerne il maltempo delle settimane scorse, in Consiglio dei Ministri abbiamo deliberato lo stato d’emergenza per undici Regioni e stanziato 53,5 milioni di euro per i primissimi interventi, altri 200 milioni stanno arrivando con un mio personale decreto.  Pochi giorni fa il Capo del Dipartimento della Protezione civile, il dott. Angelo Borrelli, ha firmato l’ordinanza che disciplina i primi interventi urgenti nelle zone colpite dal maltempo e ha nominato i relativi commissari. A loro compete la predisposizione di un piano di interventi urgenti che includa le attività di soccorso e assistenza alla popolazione, di rimozione delle situazioni di pericolo, di ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, di gestione dei rifiuti e delle macerie, dell’attuazione di misure volte a garantire la continuità amministrativa nei territori interessati. E tante altre sono le misure di immediato sostegno al tessuto economico e sociale nei confronti della popolazione e delle attività produttive colpite dal maltempo.

Non solo. Come annunciato dal Ministro dell’ambiente Costa, sono stati messi a disposizione delle Regioni oltre 6 miliardi di euro, 900 milioni per triennio, per il contrasto al dissesto idrogeologico. Si tratta di fondi che provengono dal Fondo per lo sviluppo e la coesione e dalle risorse assegnate al Ministero a valere su stanziamenti pluriennali. 

L'esborso dello Stato italiano alle Regioni e ai Comuni per i danni arrecati dalle calamità naturali delle ultime settimane è stato giudicato come "positivo", ho constatato, dagli analisti di Moody’s, che tuttavia hanno sottolineato come le misure di prevenzione restino modeste. In particolare hanno rilevato che oltre 7.200 municipalità, pari al 91% del totale e al 17% del territorio nazionale, sono esposte ad un livello medio-alto di rischio ambientale per alluvioni e frane.
Sono dati che noi teniamo sotto controllo e che ci stimolano ad interventi sempre più organici, ad un approccio sempre più strutturale, per la prevenzione di questi fenomeni. 

Per fronteggiare le prime emergenze, abbiamo predisposto misure assistenzialistiche e di sostegno. Tuttavia, gli ultimi accadimenti hanno dato chiara prova, appunto, della necessità di un risoluto mutamento di prospettiva e di approccio in tema di contrasto del rischio idrogeologico: la prevenzione deve essere, oggi più che mai, la cifra caratteristica delle prossime politiche di intervento.

E proprio in quest’ottica, nei giorni scorsi, ho varato un tavolo di lavoro che sta elaborando un Piano nazionale di sicurezza del nostro territorio contro i rischi idrogeologici. E’ un tavolo che sta elaborando, quindi, iniziative secondo un approccio strutturale non più emergenziale, un approccio comprensivo, organico. Iniziative volte al monitoraggio e alla prevenzione dei rischi, da perseguire attraverso vari livelli di intervento e di azioni che coinvolgano enti locali, regionali, Ministeri, Presidenza e ovviamente la Protezione Civile. Ecco, questo è un primo passo verso il cambio di approccio che ho poco fa auspicato, all’insegna della prevenzione e del coordinamento degli interventi perché, come sapete, in strutture complesse sono vari gli stakeholder che a vario titolo sono coinvolti in queste azioni.

Insomma, stiamo ragionando di un piano straordinario e un ulteriore contributo, attraverso questo piano nazionale di sicurezza, al piano straordinario di investimenti che questo governo sta realizzando e che comprende riforme e interventi per realizzare o anche ammodernare il nostri sistema di infrastrutture materiali ma anche immateriali. 

L’Italia, fin dagli anni Ottanta, si è dotata di un Sistema di protezione civile che coinvolge tutte le Istituzioni, le Università, i Centri di ricerca scientifica e tutte le risorse umane disponibili per fronteggiare insieme i rischi, per ridurne preventivamente l’impatto, per affrontare nel modo più rapido ed efficace le emergenze. Nel 1982 venne istituito il Dipartimento della Protezione Civile e nel 1992, con la legge 225, nacque il Servizio Nazionale della Protezione Civile. Da sempre, lo voglio ricordare, gli uomini della Protezione Civile sono stati davvero preziosi nell’affrontare le calamità che hanno colpito l’Italia, nell’attivare e coordinare la macchina dei soccorsi, nell’aiutare le persone colpite, nel gestire le emergenze. E a loro quindi, in questa pubblica occasione, voglio tributare il mio più sentito e affettuoso, se mi consentite, ringraziamento. A nome mio e dell’Italia intera. 

Questo Governo è pienamente avvertito dell’indefettibile esigenza di assicurare una adeguata diffusione tra i cittadini della conoscenza dei rischi e delle modalità di riduzione del loro impatto. Ecco, proprio rispetto a questa consapevolezza, sottolineo qui tre modalità di nuovi interventi che verranno poi coordinati nell’ambito del Piano nazionale per la sicurezza che ho menzionato poco prima. 

In primo luogo, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, ci stiamo adoperando per la creazione di una nuova struttura dedicata all’ottimizzazione dell’uso delle risorse disponibili per la riduzione strutturale dei rischi, specie idrogeologici. 

Attraverso il Servizio Civile Universale stiamo poi studiando varie soluzioni per il coinvolgimento di alcune migliaia di giovani italiani ed europei nelle attività di informazione della popolazione e di comunicazione dei contenuti dei piani comunali di protezione civile, in accordo con le Regioni e gli Enti locali del nostro Paese. 

Infine, assieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e al Dipartimento della Protezione Civile, stiamo prefigurando un piano volto al coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado in un articolato e modulare programma di educazione ai comportamenti necessari a convivere, nella massima sicurezza possibile, con i rischi presenti sui diversi territori del Paese.

Dobbiamo però prendere atto che nessun Governo ha, da solo, le capacità e le risorse per affrontare le conseguenze di problemi che hanno un impatto globale. Per questo, come Paese Italia, abbiamo immediatamente creduto alla strategia messa a punto a Sendai dall’Ufficio delle Nazioni unite per la Riduzione dei Rischi. E la mia presenza qui oggi è una testimonianza della profonda convinzione di questo Governo in questa strategia. Siamo altresì convinti che sia indispensabile uno sforzo di collaborazione e convergenza a livello europeo e internazionale per realizzarne gli obiettivi. 

La “collaborazione”, voglio ripeterlo ancora una volta, ha un ruolo di assoluta preminenza nella salvaguardia delle vite dei cittadini e dell’ambiente. Dobbiamo concentrare gli sforzi su un sistematico scambio di conoscenze, esperienze e best practice. Mi auguro che dai lavori di questi giorni, grazie al vostro impegno e alla vostra partecipazione, di cui vi sono grato, possano emergere segnali importanti che ci aiutino ad impostare, in modo efficace, una strategia comune contro i rischi naturali ed antropici, la cui portata è oggi notevolmente acuita anche dai cambiamenti climatici. 

Concludo questo mio saluto esprimendo il più vivo ringraziamento alle tantissime persone che negli ultimi mesi hanno lavorato con grande impegno nella preparazione di questo Forum, a cominciare dal Capo della Protezione Civile, dott. Angelo Borrelli; e vorrei anche ricomprendere, ovviamente, tutti coloro che nell’ambito della protezione civile hanno lavorato a questo anche su base volontaria. 

A tutti voi, un sincero augurio di buon lavoro. "