Conte interviene all’Assemblea pubblica ANFIA

04 Dicembre 2018

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto all’Assemblea pubblica ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) a Roma, presso il Grand Hotel Plaza - Salone delle feste.

Di seguito il testo dell'intervento del Presidente Conte.

Rivolgo un sentito saluto al Dottor Aurelio Nervo, il Presidente uscente, e un altrettanto sentito caloroso saluto al Dotto Paolo Scudieri, con i migliori auspici per la sua Presidenza. E ovviamente saluto tutti i presenti, le Signore e i Signori.
Vi ringrazio per questo invito, un invito che ho trovato molto gradito, sono giorni, come sapete di estrema densità per quanto riguarda il lavoro che stiamo portando avanti con l’attività di Governo ma ho deciso comunque di trovare il tempo per venire a salutarvi e per dimostrare la vicinanza – se posso dire - anche fisica, di questo Governo alle tematiche dell’impresa, alle esigenze di chi opera e lavora ogni giorno per produrre benessere e ricchezza per se stessi e per gli altri, raccogliendo la sfida competitiva di concorrenti sempre più agguerriti sui mercati domestici e internazionali.  
L’industria manifatturiera in Italia. Sovente, nei miei incontri internazionali, ripeto ai miei interlocutori, non senza una punta di orgoglio, che l’Italia vanta la seconda industria manifatturiera d’Europa, la settima nel mondo.
Prima di noi in Europa c’è solo la Germania. Fuori dall’Europa ci precedono giganti come la Cina, gli Stati Uniti e il Giappone. Siamo praticamente in linea con la Corea del Sud e l’India. 
Rivendico questi risultati – grazie a voi, alla vostra opera - con orgoglio perché la manifattura è il frutto e il segno tangibile della nostra ingegnosità e creatività, senza le quali non potremmo occupare queste lusinghiere posizioni, poveri come siamo di materie prime e risorse naturali. 
L’industria manifatturiera è il perno attorno al quale ruota la nostra economia. Genera ogni anno un valore aggiunto pari al 16,6 per cento del PIL. Dà lavoro a quasi 3,9 milioni persone. Sostiene la nostra bilancia commerciale, sospinge la produttività del Paese.
Queste caratteristiche rimangono intatte anche dopo il lungo travagliato percorso che abbiamo attraversato con la crisi del secolo scorso, in parte ancora in atto, dovuto al fatto che abbiamo reagito a due fortissimi shock che hanno investito la nostra economia, che hanno ridisegnato la divisione internazionale del lavoro.
Mi riferisco alla rivoluzione tecnologica guidata dall’avvento della information technology e all’aumento, su scala planetaria, dell’offerta di beni e servizi con l’ingresso sul mercato mondiale di nuovi competitors, la Cina in primo luogo.
 A questi due shock dal lato dell’offerta se ne è aggiunto uno dal lato della domanda all’indomani della crisi finanziaria.
L’Italia ha faticato ad adattarsi al nuovo contesto, in parte penalizzata anche dalla sua struttura produttiva troppo sbilanciata verso la piccola impresa e verso produzioni tradizionali.
L’aggiustamento non è stato indolore. Ha ridotto considerevolmente la base industriale del nostro Paese. Però nonostante questo – dobbiamo veramente essere orgogliosi – l’Italia rimane protagonista dell’industria manifatturiera. 
Lo dimostra anche la reattività di questo settore negli ultimi anni. Siamo tornati a espanderci sui mercati internazionali. Si è fermata la caduta della quota dell’export di beni italiani sul commercio internazionale, mondiale e, dal 2010, le vendite all’estero crescono più rapidamente della domanda potenziale rivolta ai nostri prodotti.
La manifattura, con la sua capacità di stare sui mercati internazionali, ha trainato quindi la ripresa dell’economia, sostenendo la domanda del prodotto negli anni difficili della crisi dei debiti sovrani che hanno visto crollare la domanda interna.
La nostra industria manifatturiera è tornata in salute. È migliorata la condizione patrimoniale e finanziaria delle imprese; è tornata a crescere la redditività; sono ripresi gli investimenti anche e soprattutto in nuove tecnologie e nella ricerca.
Il settore, in particolare, che più vi riguarda da vicino, il settore della filiera dell’auto ha avuto un ruolo trainante in questa svolta. E di questo il Governo ve ne deve dare merito. Non poteva che essere così, da un certo punto di vista, dato il peso che riveste questo comparto nell’industria manifatturiera. 
La prova più eloquente sono i numeri: 5.000 imprese e i 260.000 addetti del settore. 
La ripresa del settore è passata per un suo spostamento sui segmenti qualitativi più elevati, sia nelle produzioni finali, sia nella componentistica.
Quest’ultima, in particolare, a fronte del calo dei volumi di auto prodotti nel paese, ha saputo rispondere alle sfide innalzando a sua volta la qualità e differenziando gli sbocchi di mercato, mostrando come si possa diventare leader riconosciuti anche nelle produzioni di beni intermedi. 
Superata la fase più critica è ora di pensare però alle sfide che si profilano per coglierne le opportunità. 
L’automotive merita una attenzione particolare perché, come detto, si tratta di un comparto chiave per il paese, in certa misura paradigmatico della profonda rivoluzione che ha cambiato e sta cambiando la manifattura dell’intero mondo.  
È un comparto, che, soprattutto nelle produzioni finali, richiede rilevanti economie di scala e capacità di competere a livello globale.
È un settore profondamente globalizzato.
In prospettiva la domanda sarà concentrata in aree molto diverse dai nostri mercati tradizionali. Proverrà soprattutto dai paesi emergenti: Cina, Brasile, India. 
Mercati molto diversi quindi che, non è difficile pensarlo, vi costringeranno a ripensare profondamente la logistica e la localizzazione degli impianti. Certamente bisognerà pensare su scala globale più di quanto non lo si faccia oggi, il tutto in un quadro di incertezza associata alle restrizioni, imposte e minacciate, al commercio mondiale e in particolare alle vostre produzioni.     
È inoltre un settore che, pur tradizionale nei bisogni che soddisfa, è al centro di continue, come ben sapete, trasformazioni tecnologiche. 
Si può citare sicuramente il ruolo, ormai classico, della robotica per quanto riguarda i processi produttivi; ma soprattutto occorre ricordare la pressione cui è sottoposto per i sempre maggiori vincoli regolamentari e i continui cambiamenti dei gusti dei consumatori influenzati dai contenuti informatici e digitali dei prodotti e dalla loro compatibilità con le questioni ambientali. 
Sulla sostenibilità ambientale mi preme ricordare la concretezza che ha assunto il tema.
L’impatto sarà sempre maggiore con l’andare del tempo. Sono reduce, come sapete, dal G20, che si è svolta a Buenos Aires, in Argentina, e una delle questioni centrali su cui ci siamo soffermati a riflettere e a dibattere è stata proprio quella dello sviluppo sostenibile. A parte gli Stati Uniti, tutti i Paesi presenti hanno tenuto a ribadire il loro commitment all’accordo di Parigi del 2015. Anche le notizie che ci stanno giungendo in queste ore, sapete che è in corso il COP24 a Katowice in Polonia, richiamano con forza la nostra attenzione sul fenomeno del riscaldamento globale. 
È naturale, quindi, e non potrebbe essere diversamente, che il regolatore risponda a questa urgenza con standard di emissioni sempre più stringenti. D’altro canto ho ascoltato anche le preoccupazioni emerse dal dibattito in questa direzione circa i rischi per la filiera derivanti da un innalzamento troppo rapido di requisiti sulle emissioni. Occorre ponderare con prudenza tutte le esigenze ma mi sembra che il percorso verso una tecnologia compatibile con la tutela dell’ambiente sia tracciato e sarebbe, essendo ineludibile, miope non cercare di strutturarsi, adattarsi in questa direzione. Quindi, è inutile nasconderlo, il comparto è chiamato a sforzi sempre più rilevanti su questo fronte se vuole conservare i lusinghieri primati a cui ci ha abituato. Infatti la soluzione ai problemi della mobilità sostenibile sarà in realtà il nuovo terreno della competizione. 
L’azione del Governo: politiche pubbliche coerenti con le prospettive di cui ho appena parlato sono quelle che favoriscono la capacità innovativa del Paese. Capitale umano e innovazione sono le parole chiave per garantire una manifattura all’altezza delle sfide competitive; si tratta di priorità assolute se l’obiettivo è, come deve essere, il mantenimento di un ruolo di leadership nel settore dei trasporti.
Il tema della globalizzazione è inoltre imprescindibile. Le attuali discussioni sulla sua governance potranno influenzare il come saremo globalizzati, non il se. 
Perciò l’Italia deve accompagnare i produttori italiani nel mondo, anche attraverso il suo peso diplomatico, ed è una cosa che io ho fatto dall’inizio, da quando mi sono insediato e che sto facendo in tutti questi viaggi all’estero, e fornire l’assistenza tecnica necessaria. Per l’auto e per i trasporti in generale occorre garantire l’accesso alle catene di produzione globali.
Le minacce protezionistiche rappresentano seri fattori di rischio per la crescita dei commerci da cui dipende parte rilevante delle possibilità di sviluppo del paese. L’industria automobilistica è particolarmente esposta e occorrerà che l’Italia, insieme all’Europa, non da sola, faccia il possibile perché si salvaguardi l’apertura dei mercati, pur in un quadro di regole che permetta una migliore ripartizione dei frutti della divisione internazionale del lavoro. 
Il Governo che ho l’onore di presiedere vuole essere accanto al settore dell’automotive per aiutarlo ad affrontare e vincere queste sfide.
Sul piano delle regole, voglio ribadire che al vertice del G20 abbiamo riaffermato la nostra posizione a supporto dell’apertura al commercio ma con dei paletti molto chiari. Mi limito a menzionarne alcuni temi che corrispondono poi ad altrettanti paletti: la difesa della proprietà intellettuale; nessuna tolleranza per le pratiche discriminatorie, finalizzate ad acquisire le innovazioni tecnologiche faticosamente ottenute attraverso ingenti investimenti in ricerca e sviluppo; regole di procurement chiare e che garantiscano il playing level field per tutti i concorrenti; e infine abbattimento delle barriere non tariffarie.  
In aggiunta a questo lavoro, che riguarda più spiccatamente la dimensione internazionale, questo mio Governo ha già messo in campo delle azioni molto concrete a sostegno dell’industria con la legge di bilancio ora in Parlamento.
In questi mesi di accese discussioni sulla Manovra, forse non si ricorda mai, è un dato che viene un po’ accantonato ma noi abbiamo speso, pensate, 12,4 miliardi, lo 0,7 per cento del PIL, per evitare l’aumento dell’IVA che altrimenti avrebbe depresso la domanda interna. Abbiamo ereditato questo carico, ce ne siamo fatti carico a nostra volta. Alla luce della dinamica del PIL negli ultimi mesi mi sembra una scelta quanto mai saggia.
Faccio notare, senza polemica, che senza questo fardello, il rapporto deficit/PIL si sarebbe attestato attorno all’1,7 per cento, un valore che ci avrebbe risparmiato le attuali tensioni anche in Europa.
Tra le misure che riguardano direttamente il settore, poi, voglio ricordare che la tassazione agevolata al 15 per cento degli utili reinvestiti in macchinari e in aumento dell’occupazione è un sostegno diretto alle vostre imprese perché ne permette il rafforzamento patrimoniale e l’aumento della capacità produttiva; ma le aiuta anche dal lato della domanda perché gli automezzi sono tra i beni strumentali elegibili per l’agevolazione. È un intervento che vale 1,1 miliardi di euro nel solo 2019 e che a regime dovrebbe attestarsi intorno ai 2,3 miliardi. 
Nella stessa direzione vanno le misure relative all’iperammortamento, che abbiamo confermato, rimodulando il beneficio in relazione alla dimensione dell’investimento. Per questi provvedimenti abbiamo allocato oltre mezzo miliardo a regime.
Quindi, per carità, ho ascoltato anche qualche intervento che ha espresso preoccupazione per alcune misure che sono state riviste o non sono presenti nella nostra Manovra.
Come aveva annunciato nel mio ultimo discorsa alla Camera, noi non siamo sordi a proposte di miglioramento. Alcune delle preoccupazioni come, ad esempio, quella della formazione per l’industria 4.0, stanno già avendo risposta in questi giorni in Parlamento. 
Tuttavia occorre valutare complessivamente il pacchetto di misure che abbiamo messo, che stiamo mettendo e che metteremo in campo. E non c’è dubbio che la nostra manovra riequilibra il sostegno all’economia agendo dal lato della domanda interna troppo a lungo sacrificato negli anni passati; è per questa via che offre un aiuto generalizzato a chi produce, soprattutto nel momento in cui la forza della domanda internazionale e di quella domestica sembra venire meno o quantomeno attenuarsi.
Da questo punto di vista, è centrale il piano di investimenti per 20 miliardi nei prossimi tre anni. Essi sono destinati a infrastrutture e opere di difesa del territorio contro i rischi idrogeologici che, oltre ad avviare un processo di risanamento assolutamente necessario, daranno un impulso decisivo soprattutto in quei settori che più intensamente utilizzano i vostri prodotti.
Accanto a questi interventi puntuali e di sostegno immediato, voglio anche enfatizzare il fatto che la spinta alla crescita verrà dall’azione del Governo a tutto campo. Stiamo cambiando le regole che governano il modo di fare impresa, i rapporti tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione, le interazioni tra le Pubbliche Amministrazioni tra loro.
Questa settimana, porteremo nel Consiglio dei Ministri un progetto di legge delega che abbraccia la semplificazione di tutta la Pubblica Amministrazione, con legge delega lavoreremo anche alla riforma del Codice dei Contratti Pubblici, del Codice Civile, del Codice del Processo Civile e del Processo Penale.
Abbiamo già approvato, come avrete saputo, un Codice per la crisi d’impresa, per evitare quindi che si ragioni solo in termini di disciplina fallimentare ma in modo da consentire che si sperimentino degli strumenti di prevenzione delle procedure concorsuali. 
In somma, l’azione del Governo è un’azione a tutto campo e non vorrei che nel dibattito anche pubblico e alla vostra attenzione sia sottratta e rimanga negletta questa iniziativa del Governo che riguarda anche, è stato anche detto, l’importanza e quindi l’efficacia di un ambiente regolatorio che sia favorevole all’attività d’impresa. Nel momento in cui è iniziata quest’attività di governo, sono stato subito consapevole, in accordo con la letteratura scientifica nazionale e internazionale, che l’incremento del PIL potrà avvenire anche a parità di investimenti, di risorse finanziarie dalla creazione di un ambiente regolatorio che sia molto più favorevole all’attività di impresa e all’iniziative degli operatori economici a tutti i livelli.
Le parole d’ordine che ispirano il nostro operare quotidiano su questa agenda quindi sono: regole semplici e certe per chi le rispetta, nessuna tolleranza con chi le infrange. Ed è per questo anche che abbiamo approvato, perché non ci siano segnali opachi o equivoci nella nostra azione, abbiamo approvato anche la riforma dell’anticorruzione.
A questo principio sono ispirate tutte le iniziative legislative attuate e avviate. 
Voglio congedarmi con un ultimo pensiero circa le questioni di stretta attualità in materia economica. 
Voglio rassicuravi sul fatto che questo Governo è impegnato affinché la discussione con Bruxelles sulla nostra legge di Bilancio si chiuda favorevolmente. Sabato scorso al margine del G20, come avrete anche saputo dai giornali, ho avuto un nuovo incontro, che giudico positivo con il presidente della Commissione Juncker e il commissario Moscovici. i mercati finanziari hanno già percepito questo clima più positivo e siamo lieti di registrare uno spread che si è attestato su livelli più bassi. Non ci appaga questo, stiamo lavorando perché questo differenziale di rendimento tra i nostri decennali e quelli tedeschi torni stabilmente ancora a livelli più bassi e scenderà ancora fino a riportarsi sui livelli coerenti con quelli che sono i buoni fondamentali del nostro sistema economico.
La battuta d’arresto del PIL nel terzo trimestre è solo temporanea; la crescita tornerà robusta, sostenuta dalla nostra politica economica; si gioverà della pace sociale, peraltro, di cui il nostro paese gode anche grazie alle misure di equità che abbiamo varato e stiamo mettendo a punto. I danni provocati dal disagio di chi si sente escluso sono cronaca di questi giorni. Non c’è sviluppo duraturo e sostenibile se la società è frammentata e la diseguaglianza alimenta il rancore e il conflitto.   
L’Italia invece è salda, economicamente e politicamente. Forti di questa certezza, siate fiduciosi e intraprendenti, coscienti che questo Governo vi sosterrà sempre per il bene di tutti noi e del nostro amato Paese. Grazie.