Sabato, 8 Settembre 2018

Intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno

Conte: il Sud in testa
«Autonomie sì, ma con solidarietà e fondo perequativo»
di Giuseppe De Tomaso

II professor Giuseppe Conte è il terzo pugliese alla guida del governo italiano, dopo il liberale Antonio Salandra (1953-1931) e il democristiano Aldo Moro (1916-1978). Stamani Conte inaugura a Bari la 82ma edizione della Fiera del Levante. 

Presidente Conte, il suo governo oggi taglia il traguardo dei 100 giorni. Quale bilancio si sente di tirare? C'è chi dice che le promesse elettorali sono rimaste solo annunci.

Sono stati 100 cento giorni molto intensi. Dal decreto dignità al Ddl anticorruzione, varato giovedì dal Cdm, abbiamo già impresso una svolta significativa nel mondo del lavoro e per la credibilità del nostro sistema Paese. Abbiamo acquisito un ruolo di centralità in Europa e a livello internazionale, stiamo mettendo un argine all'immigrazione illegale con la riduzione degli sbarchi nel rispetto dei diritti dei migranti. Abbiamo affrontato uniti e compatti terribili tragedie come il crollo del Ponte Morandi, i fatti di Bologna, l'incidente di Foggia. Emergenze che ci hanno visto sempre dalla parte dei cittadini. È partito davvero il Governo del Cambiamento. Che durerà 5 anni.

Le ultime dichiarazioni dei due vice presidenti del Consiglio hanno tranquillizzato i mercati. Ma Lega e M5S insistono su Flat Tax, legge Fornero e reddito di cittadinanza la cui realizzazione potrebbe rimettere in discussione la tenuta dei conti pubblici. Quale sarà la soluzione?

Il Governo, sin dall'inizio, è sempre stato molto chiaro sugli obiettivi economici, puntando a una crescita nella stabilità. Anche ieri il nostro ministro Tria, al vertice dell'Ecofin a Vienna, ha ribadito che saranno rispettati i parametri Uè. Però al contempo siamo molto ambiziosi e confermiamo gli impegni presi nel nostro programma. In manovra ci saranno tutte le nostre riforme qualificanti e le coperture adeguate. Abbiamo fatto delle promesse agli italiani e intendiamo mantenerle con una manovra rigorosa e coraggiosa.

Salvini insiste per la Flat Tax e Di Maio per il reddito di cittadinanza. Quale sarà la priorità tra i due provvedimenti?

Sono entrambi prioritari, entrambi nel contratto di governo. Si partirà da entrambe le misure con meccanismi graduali nella fase di attuazione. Sono riforme di ampio respiro e segneranno una svolta nella vita degli italiani. Per rilanciare il Paese è necessaria una spinta vigorosa che può arrivare solo sostenendo chi ha perso il lavoro e incentivando chi produce e paga le tasse. La Fiat tax non favorirà i ricchi ma sarà nel solco costituzionale della progressività fiscale e della capacità contributiva.

Come riesce Lei a conciliare due personalità, quelle di Di Maio e Salvini, e due programmi assai diversi e in alcuni casi opposti?

Di Maio e Salvini sono due persone dialoganti e ragionevoli. Lavorare con due forze politiche è normale, com'è normale trovare una sintesi. Il clima di lavoro è molto buono. Intorno al tavolo ci sono persone che si confrontano e hanno un approccio pragmatico. Tutti i ministri hanno a cuore interessi degli italiani. Siamo una squadra molto coesa, abbiamo le mani libere e non ci facciamo condizionare da potentati o gruppi imprenditoriali o consorterie segrete. Faremo di tutto per rendere orgogliosi gli italiani.

L'Ilva è salva. Ha temuto che potesse saltare la trattativa e, con essa, anche il polo siderurgico tarantino con tutte le prevedibili conseguenze per Taranto e la stessa economia italiana?

Il ministro Di Maio ha svolto un lavoro straordinario per giungere al migliore accordo possibile considerato che la gara si era ormai conclusa e l'aggiudicazione era già avvenuta. Con il nostro intervento non è stato lasciato indietro nemmeno un singolo lavoratore e abbiamo ottenuto una tutela ambientale che è la migliore tra tutte le acciaierie europee. Vigileremo costantemente con il ministero dell'Ambiente e puntiamo a una vera e propria riconversione economica che impegnerà il Governo nel destinare risorse e programmare interventi speciali per il rilancio di Taranto. La città ha bisogno di una legge speciale per la riqualificazione economica, per ripartire dopo decenni di isolamento.

Caso Tap. Nel governo ci sono due linee, ma l'ultima decisione spetta a lei, come ha ricordato anche il ministro Barbara Lezzi. Quale sarà la sua decisione sul gasdotto?

Noi abbiamo ben presente qual è il quadro del gasdotto, consapevoli che si tratta di impegni giuridici già deliberati dal precedente governo. Abbiamo dato sempre priorità al confronto con le comunità locali. Non mi sono mai sottratto, come ho fatto anche ieri incontrando alcuni rappresentanti dei movimenti No Tap e il sindaco di Melendugno nel mese scorso. Stiamo completando lo studio del dossier e solo al termine faremo le nostre valutazioni. Prenderemo una decisione nel rispetto di tutte le esigenze in campo.

La Puglia è alle prese con l'avanzata della Xylella che sta falcidiando coltivazioni e redditi. C'è chi suggerisce una legge speciale e la nomina di un commissario. Che farà il governo?

La Puglia è una regione bellissima e l'ulivo è il simbolo della sua storia. È la sua identità. La Xylella non ha solo intaccato un tessuto produttivo ma anche inciso profondamente sul territorio. Ed è per questo che gli agricoltori vanno sostenuti con aiuti economici, grazie a risorse europee e nazionali, nell'attuazione delle misure di contenimento. Al contempo bisogna ridurre al minimo le eradicazioni e puntare su prodotti fitoterapici biologici che non inquinino le falde. A noi sta a cuore la salute della terra e dei nostri figli e vogliamo restituire al paesaggio pugliese la propria identità, anche ripiantando gli ulivi una volta che l'emergenza sarà superata.

Il crollo del Ponte Morandi a Genova ha riproposto la questione delle infrastrutture e della sicurezza. Si ipotizza la nazionalizzazione della rete autostradale, mentre cresce la diffidenza verso le Grandi opere, giudicate a rischio anche per ragioni di trasparenza e moralità.

La nazionalizzazione è una strada possibile e stiamo lavorando su quale sia la soluzione migliore. La nostra bussola è riuscire a garantire al massimo la sicurezza e l'incolumità dei cittadini, allo stesso tempo valorizzando anche economicamente il patrimonio dello Stato. Deve essere ben chiaro, però, che saremo inflessibili e non faremo sconti al concessionario. Abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini della tragedia di Genova. Siamo comunque al lavoro per un piano infrastrutture e per realizzare un grande piano di manutenzione delle opere pubbliche.

Il governo è impegnato nella lotta alla corruzione. C'è chi obietta però che la normativa in arrivo colpisce le garanzie e potrebbe assestare un colpo alla vita delle imprese.

Le uniche garanzie che vengono colpite sono quelle di chi fino a oggi si è avvalso di un sistema malato per trarne vantaggi personali. Con il disegno di legge anticorruzione segniamo una svolta culturale nel nostro Paese dicendo forte e chiaro che lo Stato sta dalla parte delle imprese e dei cittadini onesti e non li lascia da soli. Rispondiamo a una richiesta d'aiuto che ci è stata rivolta proprio dalla parte sana della nostra imprenditoria. Dobbiamo restituire credibilità al nostro Paese che è ancora percepito tra i più corrotti d'Europa e che per questo paga un prezzo altissimo anche in termini di mancati investimenti da parte di imprenditori stranieri. E il nostro ddl si muove proprio in questa direzione.

Tre regioni del Nord vogliono una forte autonomia dallo Stato centrale. Se così fosse crollerebbero i trasferimenti alle Regioni del Sud le cui entrate fiscali sono assai modeste. Di fatto il Paese si spaccherebbe in due. Qual è la sua opinione?

L'autonomia da parte delle Regioni che ne hanno fatto richiesta è certamente lecita e la favoriremo fatto salvo, al contempo, quello che dice la nostra Costituzione. Ovvero, che tutte le regioni devono osservare il principio di solidarietà. Le autonomie dunque avverranno nel rispetto del Parlamento e della legislazione vigente che prevede prima l'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni e l'istituzione del fondo perequativo.

Ha detto l'ex ministro greco Varoufakis che se l'Italia uscisse dall'euro, la moneta unica salterebbe e questa calamità porterebbe alla divisione tra Nord e Sud Italia. Sottoscriverebbe questa preoccupazione?

Questa preoccupazione è assolutamente infondata. Nessuno ha mai parlato di uscire dall'euro. L'Italia oltretutto è e rimane uno dei Paesi fondatori dell'Ue, oltre a essere un contributore netto per il Bilancio dell'Unione. Le riforme a sostegno del reddito dei cittadini, il nuovo ddl Anticorruzione e un'attenzione particolare per il Sud sono tutte riforme che vanno a incrementare la coesione sociale.

Esiste nella maggioranza M5S-Lega una corrente che vuole la fuoriuscita dall'euro?

Le ripeto, l'uscita dall'euro non è nel contratto di governo. Il governo del cambiamento, che io ho l'onore di presiedere, è pienamente a favore dell'Europa, ma un'Europa che ritrovi nuovo slancio e uno spirito solidale.

I sondaggi danno in crescita Salvini. Presidente, teme che Salvini possa essere tentato in tempi brevi dalla prospettiva di capitalizzare nelle urne questo momento favorevole?

Questo governo ha l'obiettivo di durare per l'intera legislatura per portare avanti le riforme che ci siamo prefissati. Salvini fa parte del governo e condivide le stesse ambizioni. Stiamo lavorando bene insieme e ottenendo risultati concreti.

Teme problemi per la coesione del governo dalla legge di bilancio a fine anno?

Solo in questa settimana ci siamo riuniti due volte per lavorare sulla manovra e stiamo lavorando in maniera proficua. Tutti remiamo nella stessa direzione.

Se le elezioni europee segnassero la vittoria dei partiti populisti, l'Europa salterebbe o no?

L'Europa oggi è messa a rischio dagli egoismi dei singoli paesi, che ad esempio sul fronte immigrazione rifiutano di collaborare e di dimostrarsi responsabili e solidali. L'Europa ha bisogno di ritrovare lo smalto che ha perso, rappresenta un progetto complesso che si sta dipanando secondo un percorso non sempre lineare. I risvolti dei prossimi appuntamenti in agenda ci diranno che strada vogliono intraprendere i nostri partner europei.

L'opposizione in Italia è debole o assente. Un bene o un male per chi governa?

Avere un'opposizione forte e critica è sempre un bene anche per chi governa. Gli attacchi strumentali ledono invece la fisiologica dialettica politica.

Lei ha detto di apprezzare l'opera di Aldo Moro, con lei e Antonio Salandra il solo pugliese, dopo l'Unità d'Italia, alla guida del governo. Moro era un instancabile mediatore. Ma mediare stanca?

La politica è mediazione, è confronto e dialogo continui. Io non mi stanco mai di mediare, perché non mi stanco mai di confrontarmi con il pensiero altrui.