Conte all'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università La Sapienza

17 Gennaio 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto all'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università La Sapienza presso l'Aula Magna del Rettorato.

Di seguito il testo dell'intervento.

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Magnifico Rettore, Autorità presenti, anche accademiche, docenti, cari studenti, gentili ospiti, è per me un onore e un grande piacere partecipare all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università La Sapienza. È un Ateneo nel quale ho studiato, nel quale ho intrapreso la mia attività di ricerca, nel rivolgere il mio saluto e il mio augurio ai professori e agli studenti quindi non posso nascondere l’emozione di essere qui e l’emozione che in me suscita il ricordo degli anni universitari, degli anni della mia formazione, decisivi anche per la mia crescita personale, per i legami di amicizia e di consuetudine che – scusatemi se indulgo in questo dato biografico – ho costruito in quegli anni e ho conservato ancora sino a oggi.

D’altra parte, come ricordava Umberto Pototschnig, in quel suo denso saggio “Università come società”, ogni Ateneo è innanzitutto una comunità di persone e formazione sociale per eccellenza. L’Università è un luogo di incontro, spazio nel quale la comunicazione e la circolarità del sapere si nutre di relazioni, matura e si alimenta nel dialogo, in primo luogo tra alunni e docenti, attori di uno scambio che è tra i più fecondi nell’ambito dell’esperienza delle relazione umane. Se ben coltivato, esso è capace di sprigionare energie positive in un’età naturalmente orientata allo sviluppo delle capacità intellettuali e all’ampliamento degli orizzonti culturali. Ciascuno di noi ha esperienza di questo, determinante per la propria vita, passaggio, di questo incontro, ha esperienza di aver incontro uno o più maestri capaci di indirizzare il cammino dell’esistenza verso prospettive nuove e sino allora inesplorate. Sono evocative – lo faccio anche a beneficio dei nostri ospiti stranieri – le parole del nostro Sommo Poeta, per noi è Dante – il Canto XV° dell’Inferno laddove incontra il suo maestro di studi, “che nella mente m’è fitta, e or m’accora, la cara e buona immagine paterna, di voi quando nel mondo, ad ora ad ora, mi insegnavate come l’uomo s’etterna”. Ecco, la conoscenza sollecitata e favorita dall’incontro tra il docente e il discente nelle scuole, ma anche nelle aule universitarie, permette veramente all’uomo – e lo dico nell’accezione dantesca – di “eternarsi”, ovvero per ricorrere a un linguaggio più vicino alla nostra sensibilità di auto-realizzarsi, di rispondere pienamente alla naturale vocazione alla quale è chiamato ogni essere dotato di intelligenza, di creatività.

Nelle università però, accanto alla relazione che si instaura e sviluppa tra chi insegna e chi apprende, vi è anche un’altra determinante relazione, che si instaura tra gli studenti stessi: il confronto e l’incontro tra diverse sensibilità, tra orientamenti culturali tra loro anche molto distanti, è anch’esso da sempre la cifra caratterizzante dell’esperienza universitaria.

Il desiderio di conoscenza, istanza naturale dell’essere umano, trova nell’Università la più alta realizzazione e proprio perché in quello spazio si articola un costante e fecondo dialogo tra i giovani che, per alcuni anni della propria vita, condividono un’esperienza certamente unica di studio e di formazione. Ha ricordato Umberto Eco che le università, ancora oggi, sono fra i pochi luoghi in cui le persone si incontrano faccia a faccia, in cui giovani e studiosi possono capire quanto il progresso del sapere abbia bisogno di identità umane reali, non virtuali.

In questa prospettiva la Sapienza, concepita – direi anche topograficamente – come città universitaria, esprime in misura straordinaria l’insopprimibile vocazione universalistica dei saperi con tutti i diversi dipartimenti e vecchie facoltà concentrati in uno spazio contiguo. Questo facilita l’incontro e la condivisione dell’esperienze, apre a un mondo di relazioni più vasto, proietta lo studente al di là dello spazio universitario. Appaiono condivisibili le considerazioni che un giovane Aldo Moro formulava: “l’Università, che cade nella vita del giovane, quando La coscienza si sveglia e si accende il desiderio di vivere rappresenta, tra gli altri suoi aspetti, il primo incontro umano, il primo serio e gioioso a un tempo, problema di convivenza”. 

L’odierna cerimonia di avvio dell’anno accademico mi consente anche di riflettere insieme agli attori principali del mondo universitario su alcuni aspetti che ritengo meritevoli di particolare attenzione e che come responsabile dell’azione di governo reputo prioritari.

In primo luogo, tra gli aspetti fondamentali, gli obiettivi strategici di un Paese avanzato viene da dire che la ricerca assume un valore essenziale in quanto fattore decisivo per la crescita economica e la crescita sociale del Paese. Non c’è sviluppo senza cultura e non c’è progresso senza innovazione.

Ovviamente sono pienamente consapevole – siamo pienamente consapevoli – di quanto il livello di investimenti nella ricerca in Italia non sia ancora adeguato ai più elevati standard. Purtuttavia rivendichiamo con orgoglio alcune azioni, e mi avvalgo anche dell’intervento del Ministro Bussetti che mi ha preceduto, che abbiamo posto in essere proprio perché sono delle azioni che non sono assolutamente ancora pienamente sufficienti ma sono significative perché costituiscono l’avvio di un percorso che dovrà svilupparsi lungo molteplici direttrici e che richiederà uno sforzo non comune da parte del Governo ma anche di tutti i soggetti coinvolti assumendo come canone il valore, anch’esso di rango costituzionale, dell’autonomia. E sì perché la libertà è condizione ineliminabile nell’attività di ricerca e nell’insegnamento e l’autonomia delle Università è il giusto presidio di quella libertà. Rispettare e proteggere l’autonomia delle Università è dunque un dovere che grava su tutti coloro che hanno a cuore la qualità stessa della nostra vita democratica e che non può trovare insensibili chi ha responsabilità di governo. Nel momento in cui si sgretolano i presidi a tutela di quella autonomia, si rischia inesorabilmente di scivolare lungo un crinale molto insidioso. E’ per questo anche che il Governo ha introdotto alcune misure concrete per cercare soprattutto di mettere a disposizione degli atenei risorse adeguate per favorire una politica di nuove assunzioni. Sono state ricordate le misure a favore dei giovani ricercatori, ci sono anche misure – stiamo parlando di deroga alle vigenti facoltà e limiti in materia di assunzione - anche a favore della chiamata di professori di seconda fascia.

È importante, dobbiamo fare di tutto, concentrare gli sforzi perché siano, soprattutto nella fascia dei più giovani, i giovani siano trattenuti nel nostro Paese e possano realizzare in questo nostro Paese le proprie aspirazioni nella ricerca. Troppo elevato è il numero di giovani che formati nelle nostre scuole e nelle nostre Università poi lasciano il Paese per lavorare all’estero. Sono certamente un vanto per l’Italia, ne beneficiamo dal punto di vista dell’immagine ma è evidente che costituiscono un detrimento, questa realtà costituisce un detrimento e un documento rispetto a quello che è il nostro patrimonio culturale

Segnalo inoltre tra le misure adottate l’avvio di una Scuola di Studi Superiori presso l’Università di Napoli. È una misura che ritengo molto significativa perché anche il Sud deve poter disporre di un istituto di eccellenza sul modello di altre analoghe strutture presenti in Italia. Mutuando il sistema francese, quello delle Grandes Écoles, la creazione e la diffusione di centri di eccellenza diffusi su tutto il territorio nazionale dedicati alla didattica universitaria, dottorale e post dottorale, è una sfida di straordinario impatto per lo sviluppo culturale, sociale e produttivo di un Paese che ha sempre sofferto purtroppo di angusti particolarismi. Ciò nel tempo ha fortemente frenato uno dei profili più qualificanti degli istituti di ricerca: la vocazione interdisciplinare, la prospettiva internazionale che permette di comunicare e di competere attraverso la condivisione di un medesimo linguaggio con i centri di eccellenza di tutto il mondo.

Ecco sotto questo aspetto, mi piace anche rimarcare tra le altre iniziative intraprese da questo Ateneo quella di aver creato una Scuola Superiore di studi avanzati che si avvale di docenti e di studiosi esterni di elevata qualificazione scientifica a cui si affiancano giovani valorosi ricercatori il cui apporto alla didattica è così ampiamente valorizzato.

Ritengo che questo modello debba essere adeguatamente incorporato perché può costituire una good practice anche per altri Atenei tale da favorire la diffusione di una rete di scuole di eccellenza in grado di competere anche con esperienze straniere.

Allo stesso tempo, però, ancora maggiori energie debbono essere profuse per il diritto allo studio. Il numero di coloro che per ragioni economiche non riescono ad accedere ai più alti gradi della conoscenza è ancora elevato, anzi la crisi finanziaria, il ciclo economico avverso, hanno determinato un impatto negativo sull’accesso alla formazione universitaria anche da parte di studenti meritevoli. Il diritto alla conoscenza e alla formazione rappresentano valori di assoluto rilievo non solo in quanto sanciti a livello costituzionale ma perché scritti come cifre indelebili della nostra cultura giuridica.

L’accesso all’Università per tutti indipendentemente dalle condizioni economico e sociali di provenienza è un valore non negoziabile al quale non possiamo rinunciare perché attiene alla qualità stessa della nostra democrazia e si collega strettamente al principio di uguaglianza ovviamente inteso in senso sostanziale.

Non solo, l’Università educa naturalmente alla partecipazione e quindi svolge anche un compito - se mi permettete - eminentemente politico, ovviamente in senso nobile, nel senso alto del termine. Il diritto alla conoscenza, quindi, saldandosi con il principio democratico e con il canone dell’uguaglianza è presupposto fondamentale affinché ogni donna, ogni uomo, possano essere protagonisti nella società ed esercitare consapevolmente i propri diritti. L’istruzione non può dunque tornare a essere privilegio di pochi. 

Mi piace ricordare, e concludo, alcune acute riflessioni che Jürgen Habermas ha sintetizzato nel saggio “L’Università nella democrazia”. È un periodo particolare per l’Università siamo nel 1968. Scriveva: “L’Università ha sempre assolto a un compito, che non è facile da definire. Oggi diremmo: essa forma la coscienza politica dei suoi studenti. Senza che si dessero mai espresse manifestazione, senza che si insegnasse una scienza politica o si attendesse a un lavoro di formazione politica, senza che esistesse per gli studenti un mandato per i problemi politici di attualità, senza che sorgessero associazioni politiche studentesche, intere generazioni, senza tutto questo sono state non solo formate scientificamente ma insieme educate efficacemente proprio in senso politico”.

Nel rinnovare il mio augurio per l’avvio del nuovo Anna Accademico permettetemi di condividere con voi l’auspicio che l’Università italiana erede di una tradizione plurisecolare, e qui la Bolla di Bonifacio VIII risale, se ricordo bene, al 1302, conservi sempre la naturale vocazione alla formazione integrale della persona che è la cifra più autentica della sua missione.