Conte agli Stati Generali dei Consulenti del Lavoro

11 Gennaio 2019

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto agli Stati Generali dei Consulenti del Lavoro, presso l’Auditorium Capitalis del Palazzo dei Congressi. Al termine ha tenuto un punto stampa.

Di seguito il testo dell'intervento.

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Buongiorno a tutti. Saluto e ringrazio la Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone. Rivolgo anche un saluto a tutte le autorità presenti, a voi tutti. 
Sono davvero orgoglioso e onorato di poter essere qui nel giorno in cui l'Ordine dei Consulenti del Lavoro festeggia i 40 anni dalla propria legge istitutiva, la legge 12 del 1979. Davvero complimenti per questa ricorrenza significativa.

Devo dire che da avvocato conosco perfettamente il valore sociale e anche riconosco la competenza professionale che vi contraddistingue e, se posso aggiungere anche un ulteriore testimonianza personale della mia vita passata, anche da professore ho potuto conoscere meglio e apprezzare la vostra professione perché, la Presidente Calderone stessa ricorderà, abbiamo avuto la possibilità di collaborare con l'Università di Firenze, appunto nella mia veste di professore, in una ricerca che vi ha coinvolto, che io stesso personalmente ho coordinato, sull'evoluzione delle professioni. E un capitolo importante di questa ricerca ha riguardato proprio l'evoluzione della vostra professione, quindi è un ricordo anche, diciamo così, di ricerca scientifica accademica a me molto caro. 

I consulenti del lavoro, quindi voi consulenti del lavoro, avete alle spalle 40 anni, 40 anni di tutela dei diritti e dei doveri, di grande sapienza sul piano della consulenza per quanto riguarda i rapporti di lavoro. Però come anche nel titolo di questo vostro incontro, qui non si tratta di avere un grande futuro alle spalle, qui c'è una grande storia, una storia significativa ma c'è anche una grande proiezione sul futuro. Direi che ho sempre riconosciuto alla vostra professione la capacità, ecco vi riconosco delle antenne speciali per intercettare anche la direzione di sviluppo del mondo produttivo, del mondo dei rapporti del lavoro. Se mi permettete, siete un po’ come i bersaglieri, quelli che corrono e accompagnano anche l'innovazione nel mondo della produzione e quelli che hanno, appunto, delle antenne speciali per quanto riguarda le novità normative. E questo Governo, questo ce lo potete tutti concedere, sta introducendo molte novità normative per cambiare il Paese, per rilanciare il sistema Italia. Voi ricoprire un ruolo che riteniamo fondamentale e che vogliamo valorizzare, la vostra azione quotidiana del principio di sussidiarietà nei confronti dello Stato. Avete una grande responsabilità anche nel percorso di valorizzazione dei principi costituzionali, questo lo voglio rimarcare, e anche per quanto riguarda il più generale principio di legalità. Diciamo che siete collocati, e con le vostre competenze potete offrire un grande contributo del Paese, perché siete collocati nell'area cruciale che riguarda i rapporti fra mondo produttivo, lavoro e istituzioni. 

Tanti, troppi cittadini purtroppo sono ai margini del sistema produttivo e delle opportunità di occupazione, è questo un primo obiettivo di questo nostro governo: sin da subito abbiamo lavorato per cercare di favorire un'occupazione stabile, per cercare di recuperare al circuito produttivo tutti i cittadini che sono emarginati. La nostra stella polare è l'articolo 3 secondo comma della Costituzione. Come sapete al primo comma c'è un eguaglianza formale, ma forse ancora più importante perché non si tratta solo di declamare dei principi in astratto, e l'eguaglianza sostanziale di cui al secondo comma. Se i cittadini non sono recuperati al mondo della produzione, al circuito produttivo, difficilmente possiamo pensare che possano con pieni diritti, con piena consapevolezza, partecipare al gioco democratico, alla vita associata, alla vita politica sociale. E questo è il nostro obiettivo che ci proponiamo, in particolare, di perseguire con il Reddito di Cittadinanza. Qualcuno, nell'ampio dibattito che ha accompagnato e sta accompagnando questa riforma, solleva varie perplessità, varie preoccupazioni. Le comprendiamo. È forse la più significativa riforma, anzi direi la più decisa senz’altro, e coraggiosa riforma politica attiva del lavoro varata negli ultimi anni. 

Adesso i giornalisti mi chiedevano notizie sulle ragioni del differimento. La ragione del differimento del prossimo Consiglio dei Ministri alla settimana prossima è che teniamo a fare le cose per bene. È una riforma complessa, è una riforma che stiamo studiando da mesi, è una riforma che vogliamo non, come ci è stato detto, concedere perché semplicemente è stata -  come dire – frutto, secondo alcuni, di una estemporanea promessa elettorale. No, no. È un passaggio qualificante, è un manifesto politico e sarà un manifesto politico per questo Governo. Qualcosa di più quindi che una semplice riforma, è un meccanismo per valorizzare il capitale umano oggi disperso in Italia. Lo vogliamo recuperare appieno e vogliamo creare dei percorsi anche di formazione delle chance, con dei percorsi di formazione mirate a far incontrare la domanda e l'offerta nel mondo del lavoro. Ne beneficerà quindi non soltanto la stabilità sociale, che un valore importante da perseguire nel nostro sistema democratico, ma anche la produttività e l'occupazione. Ed è per questo che stiamo costruendo un percorso integrato, un sistema integrato complesso, che vedrà coinvolti vari attori - saranno protagonisti in questa vicenda riformistica - avremo i centri dell'impiego, avremo le agenzie del lavoro, avremo l’Anpal e altri strumenti per cercare di valorizzare, non puntare su unica fishe, una riforma così importante.

Il vostro ruolo sarà determinante. La vostra competenza è assolutamente necessaria per cercare di valorizzare, e dobbiamo tutti cercare di mirare a questo obiettivo, valorizzare questa riforma. Passaggio importante quindi sarà un patto per il lavoro e anche un patto per la formazione. Abbiamo costruito questi due meccanismi che dovranno, come dire, interloquire tra di loro e dovranno integrarsi. I datori di lavoro pronti ad assumere i beneficiari del reddito di cittadinanza potranno contare su sgravi contributivi, come necessario per una politica attiva del lavoro, che avranno l'obiettivo di incentivare un occupazione stabile. 

E vedete, all'occupazione stabile noi abbiamo mirato sin dal primo momento, forse col primo significativo provvedimento riformatore che abbiamo varato, il decreto dignità. E non vi è sfuggito, non è sfuggito a nessuno, che noi sin dall'inizio abbiamo coniugato al concetto di lavoro il concetto di dignità. Ci piace che questi due concetti marcino all'unisono, insieme. Senza lavoro ciascuno ha la propria dignità, ma è chiaro che la dignità sociale non può prescindere da un’occupazione. E noi vogliamo che l'occupazione sia stabile ed è per questo che col decreto dignità abbiamo lavorato per incentivare i contratti a tempo indeterminato. Noi non demonizziamo i contratti a tempo determinato, è una realtà rientra nella logica della flessibilità del mondo del lavoro, dei rapporti di lavoro, però è chiaro che una precarizzazione a vita non può essere l'orizzonte di una politica economica e sociale che voglia essere come tale con la P maiuscola. Ed è la ragione anche per cui abbiamo lavorato per contrastare il fenomeno della delocalizzazione delle imprese e per salvaguardare i livelli occupazionali rispondendo quindi ad esigenze di giustizia e contrastando fenomeni di dumping occupazionale.

Ancora, il nostro approccio alle politiche del lavoro presenta due profili caratterizzanti: il sostegno passivo, che certo è indispensabile per sollevare a milioni di cittadini da una condizione di povertà inaccettabile per una democrazia moderna, e le politiche attive. Le politiche attive necessarie per permettere a chi riceve i benefici del programma di partecipare alla creazione di beni e servizi, generando benefici economici per tutti e quindi crescita a beneficio di tutti. 
Poi ancora un altro passaggio di questo processo riformatore che realizzeremo nel prossimo Consiglio dei Ministri sarà, come sapete, Quota 100. Anche qui vorrei fare qualche precisazione. Quota 100 la stiamo impostando non solo come una riforma della Fornero, che ci è sembrata comunque giusta in sé nella misura in cui in un periodo di forte recessione ad alcuni lavoratori è stata de point en blanc - di punto in bianco come dicono i francesi - prospettata l'allungamento della vita lavorativa da un giorno all'altro. Non solo quindi era giusto intervenire in sé, ma soprattutto per assicurare un ricambio generazionale.

Io non vi voglio anticipare dei dati perché dobbiamo sicuramente aspettare poi in fase attuativa come questa riforma si dipanerà nella sua applicazione. Vi anticipo solo che un'importante azienda dello stato faccio anche il nome Eni mi ha anticipato, ma non è la sola. Vi faccio solo questo esempio che nel 2019 per un lavoratore che andrà in pensione con questa riforma ne verranno occupati 2/3. Queste aziende di Stato io le ho già convocate, riunite a Palazzo Chigi - anche per incentivare il piano di investimenti che a noi sta molto a cuore - ritorneranno adesso a Palazzo Chigi, avremo un altro incontro a fine gennaio-febbraio - e continueremo a lavorare con loro e con tutti gli illuminati imprenditori del nostro paese per cercare di valorizzare al massimo queste riforme che stiamo varando. Incentivi alle assunzioni. Anche qui il vostro ruolo di naturale raccordo fra pubblica amministrazione e istanze dei privati sarà centrale. Premiamo con sgravi fiscali le imprese che assumono e investono sull'acquisto di nuovi beni strumentali. Come sapete abbiamo abbassato l'aliquota Ires dal 24 al 15 per cento, quindi anche qui in nuova occupazione con sgravi fiscali. Abbiamo previsto varie altre misure e ve ne cito alcune nell'ultima manovra economica, che abbiamo approvato a fine anno: un bonus per giovani eccellenze in modo da favorire assunzione a tempo indeterminato a chi si è laureato con il massimo dei voti. Abbiamo ridotto il costo del lavoro: è una misura significativa. Come sapete abbiamo verificato che era possibile recuperare da una riduzione dei premi Inail importi significativi che andranno a regime per 600 milioni nel triennio. Ancora, in manovra ci sono assunzioni, incentivi per assunzione a tempo indeterminato di under 35 al sud e c'è stata anche un ampliamento della platea dei lavoratori beneficiari della mobilità in deroga. Però attenzione siamo consapevoli che gli incentivi non basteranno da soli a rilanciare l'occupazione e la crescita. E’ chiaro. Bisogna agire anche qui su vari livelli. Bisogna agire con varie leve e quali sono le altre leve a cui abbiamo pensato per raggiungere questi importanti obiettivi? Allora una vera autostrada per la crescita deve considerare, deve avere almeno queste tre corsie: investimenti, innovazione, semplificazione. 

Per quanto riguarda gli investimenti, beh, noi abbiamo aggiunto 15 miliardi rispetto agli investimenti già programmati, Attenzione qualcuno ha detto ma, con l'ultima manovra, la mediazione da Bruxelles ha sensibilmente compromesso il piano di investimenti che avevate originariamente elaborato. No. In realtà, di quei 15 miliardi inizialmente stanziati 2 miliardi e 100 nel prossimo triennio proverranno da fondi europei già disponibili. Però abbiamo ottenuto anche per effetto di questa ultima interlocuzione con Bruxelles anche dei vantaggi. Abbiamo ottenuto ad esempio flessibilità, flessibilità di bilancio per circa 3 miliardi e 2, 3 miliardi e 4 di investimenti che andremo a effettuare nel 2019. Quindi, abbiamo ottenuto alla fine un piano di 10 miliardi pensate, nel prossimo triennio dedicato a mettere in sicurezza il nostro territorio contro i rischi del dissesto idrogeologico e per una cosa assolutamente essenziale e fondamentale per il nostro sistema paese: riammodernare le infrastrutture. Come sapete la tragedia del ponte Morandi ci ha posto di fronte a una piena consapevolezza. Che le nostre infrastrutture sono datate, risalgono per buona parte agli anni sessanta- settanta, hanno un periodo di vita che ormai sta venendo a scadenza e dovevamo intervenire  consapevolmente, per questo grande progetto di riammodernamento e anche di manutenzione straordinaria del sistema delle infrastrutture. Abbiamo poi previsto, per rendere effettivo,efficace, questo piano di investimenti vari, abbiamo introdotto vari strumenti. Abbiamo una cabina di regia Strategie Italia che consente un coordinamento presso la Presidenza del Consiglio a livello interministeriale. Presso di me abbiamo istituito una struttura di missione InvestItalia che in sostanza è una task-force operativa sempre che garantirà il coordinamento della politica degli investimenti. Non solo ma abbiamo anche piena consapevolezza che nel nostro sistema Paese non è sufficiente iniettare miliardi, risorse finanziare per ottenere crescita e investimenti, ad esempio nell'ammodernamento delle infrastrutture. Occorre anche affiancare le amministrazioni locali che spesso hanno difficoltà nell'elaborazione di progetti e questo ad esempio è una carenza del nostro sistema. Dobbiamo migliorare la capacità di spendere ma anche la capacità progettuale. E’ la ragione per cui nella manovra economica che abbiamo approvato economica voi troverete anche una struttura tecnica di 300 professionisti sempre a livello centrale messa gratuitamente a disposizione di tutti i centri di spesa di tutte le amministrazioni locali che potranno quindi fregiarsi di questo ausilio per essere realmente operativi negli investimenti che hanno programmato. Ancora abbiamo programmato anche la possibilità per i comuni di poter investire da subito in interventi per la manutenzione per le infrastrutture locali da realizzare nel 2019. Mettiamo a disposizione 400 milioni ma da impegnare subito nei primi mesi dell'anno in modo da far partire subito anche nei piccoli lavori e nei piccoli comuni i comuni più piccoli questa ripresa. E infine vi avevo parlato delle aziende di Stato. Beh, le aziende di Stato sono passate a Palazzo Chigi ma non invano perché hanno lasciato sul tavolo ulteriori 13 miliardi aggiuntivi e i piani di investimento avevano già programmato che metteranno nel prossimo triennio a disposizione del Sistema Paese. Scusate se utilizzo sempre questa formula Sistema Paese, ma tra le prime cose che abbiamo scoperto quando abbiamo iniziato questa esperienza di Governo è che il paese ha bisogno di tantissime energie, risorse, capacità. Ha bisogno però di favorire un dialogo tra queste potenzialità. Ecco perché bisogna far sistema. Dobbiamo tutti lavorare in questa direzione. E’ il vostro ruolo. Sarà sempre per noi fondamentale. 

Seconda corsia dell'autostrada di cui parlavo. Innovazione. Il complesso di innovazioni che viene definito Industria 4.0 basata su robotica, realtà aumentata, interconnessione online di macchine e oggetti e molto altro, porterà a una vera e propria rivoluzione nei processi produttivi. Voi ne siete ben consapevoli. Secondo il World Economic Forum l'avvento di queste nuove tecnologie, pensate, mette a rischio all'incirca 75 milioni di posti di lavoro a livello mondiale. Però altrettanto si offre come una grande chance, grande opportunità, perché può creare fino a 133 milioni di posti lavoro basati sulle nuove competenze digitali. Un paese che vuole programmare non può non intercettare questa direzione di sviluppo ed è la ragione per cui noi stiamo guardando e incentivando le nuove forme di occupazione che andranno a sostituire occupazioni e lavori non più richiesti dal mercato. E’ fondamentale che questo passaggio, questa fase di transizione, sia consapevolmente accompagnata da politiche pubbliche volte a favorire la formazione digitale dei lavoratori, il loro reinserimento professionale, una rapida evoluzione della cultura digitale delle imprese e, scusate ma ancora una volta, confidiamo sul vostro prezioso ausilio perché tutto questo possa essere poi in fase applicativa efficacemente realizzato. Per queste ragioni il governo nella manovra ha introdotto misure che hanno l'obiettivo di porre il nostro paese all'avanguardia a livello europeo nel campo delle tecnologie digitali grazie in particolare qui devo ringraziare il ministro Di Maio. Abbiamo rimodulato gli interventi del piano nazionale Industria 4.0 verso le piccole e le medie imprese che come sapete rappresentano la vera spina dorsale del nostro tessuto produttivo. Abbiamo prorogato per tutto il 2019 il credito d'imposta sulle spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal piano. Abbiamo ancora creato un fondo venture-capital dotato di 90 milioni in tre anni. Abbiamo poi previsto la possibilità che nell'ambito dei piani individuali di risparmio si possa investire venture-capital e che gli utili derivanti dalle società partecipate debbano essere destinati in investimenti, in fondi appunto di venture-capital. E’ stato ancora istituito un fondo di 45 milioni in tre anni per la sperimentazione delle tecnologie -  nuove tecnologie come blockchain, intelligenza artificiale, internet of things - e sono stati introdotti incentivi affinché le imprese si possano dotare di manager dell'innovazione. E’ questo che deve fare un paese che vuole guardare alla crescita e allo sviluppo nel futuro già immediato.

Terzo, terza corsia di quella famosa autostrada della crescita: le semplificazioni. Qui stiamo lavorando veramente tanto, sin dall'inizio abbiamo creato dei tavoli operativi perché il nostro Paese, come attestano gli studi più scientificamente accreditati, potrà crescere in termini di Pil già solo per la semplificazione – pensate –, una riforma che ha un costo pressoché pari allo zero, secondo le stime più prudenti dello 0,4-0,5 per cento, ci sono stime diciamo un po’ più coraggiose che addirittura accrediterebbero una crescita dell'uno per cento del Pil, qualcosa di spettacolare. Ebbene che cosa stiamo facendo a riguardo, non vi sarà sfuggito che, nello scorso mese di dicembre, in un Consiglio dei Ministri, abbiamo approvato un corposo provvedimento normativo: contiene forse il più significativo capitolo di riforme che nel nostro Paese è stato mai introdotto. Abbiamo leggi delega che sono volte a snellire a deburocratizzare l'intera macchina della pubblica amministrazione, a dare vita a una giustizia amministrativa, civile, penale, tributaria più agevole, più spedita, più efficace e celere, a riordinare le discipline codicistiche; abbiamo previsto un intero riassetto del settore normativo attraverso anche la produzione di nuovi codici che consentiranno quindi agli operatori anche di poter disporre di un corpo di disciplina chiaro, più immediato, più fruibile. Tra questi progetti di decreti legislativi a cui stiamo già lavorando – eh, attenzione, noi non pensiamo di fare delle leggi di delega e dopo due anni varare decreti legislativi, pensiamo di fare leggi di delega già approvate, con decreti legislativi che verranno fuori nei prossimi mesi – ebbene tra questi vi segnalo alcuni particolarmente significativi: ci sarà un decreto legislativo sulla semplificazione in generale e poi ci saranno, ad esempio,  la riforma del codice degli appalti dei contratti pubblici, ci sarà la riforma del codice civile – pensate il nostro Paese vuole competere quando la disciplina contrattuale risale al 1942, tutti i Paesi nostri concorrenti immediati in Europa, Germania, Francia, hanno riformato il codice civile, noi siamo ancora 1942 –. 
Ancora: introduciamo la giustizia tributaria, codice del lavoro, e via discorrendo. C'è veramente un progetto molto significativo sul piano riformatore e non posso anche non menzionare il fatto che ieri, nel Consiglio dei Ministri, abbiamo definitivamente varato il nuovo codice della crisi impresa e dell'insolvenza, anche questo era fondamentale, come sapete anche qui avevamo una legge sul fallimento – termine ormai desueto, che abbiamo abbandonato, prospettiva anche ormai desueta, oggi ragioniamo di crisi di impresa, di insolvenza dell'impresa – e abbiamo varato questo codice che sicuramente ci consentirà di gestire in modo anche preventivo le crisi d’impresa, precauzionale senza quella ottica meramente liquidatoria che era frutto di un retaggio ormai culturale superato. E qui vogliamo che il vostro ruolo sia un ruolo efficace, sia un ruolo importante, dopo attenta riflessione, a dispetto di quello che riferiscono i giornali, noi riteniamo che abbiate tutte le qualità, competenze, e caratteristiche per essere annoverati nell'Albo dei Curatori. Queste riforme, in termini di semplificazione, le abbiamo fatte però precedere – ricordate – da una riforma che abbiamo ritenuto fondamentale e direi preliminare: anticorruzione; introducendo gli standard di anticorruzione più elevati al mondo, perché? per dare un segnale. Vogliamo queste riforme, vogliamo snellire i procedimenti, vogliamo realizzare processi più spediti ma nel segno della legalità, combattendo la disonestà, combattendo la corruzione. 

Presidente, ho parlato troppo, mi accorgo adesso che mi sono dilungato, quindi voglio chiudere questo mio intervento ma con un pensiero finale: per il Governo la strada per far ripartire l'economia e l'occupazione è tracciata, la stiamo perseguendo con convinzione, con consapevolezza, con determinazione, vi chiediamo di essere nostri compagni di viaggio lungo l'autostrada della crescita, che stiamo costruendo passo dopo passo. Grazie.