La storia
La biblioteca Chigiana è l'ultima delle grandi
biblioteche romane uscite integre dalle case principesche in cui
si erano formate e fa parte, oggi, delle biblioteca Vaticana. Era
stata raccolta, nella sua maggior parte da Flavio Chigi alias
Alessandro VII, umanista e appassionato bibliofilo. Egli l'aveva
cominciata con alcuni codici manoscritti appartenuti alla
biblioteca di Pio III Piccolomini, codici che senza l'intervento
del Chigi sarebbero andati certamente dispersi. A questi si
aggiunsero volumi provenienti dalle librerie private dei suoi
amici letterati Celso Cittadini e Federico Ubaldini; altri furono
donati o acquistati nel corso di viaggi in Italia ed in
Germania.
La serie più
numerosa fu tuttavia collezionata attraverso un paziente lavoro
di archiviazione di oltre 1000 volumi di documenti contemporanei
sulla storia di Roma e del papato e sulle relazioni politiche con
le corti straniere. Alla fine del Seicento i volumi vennero
trasportati a Piazza Colonna. Da allora la Chigiana ha costituito
una delle maggiori attrattive dell'edificio, sia per la
preziosità del materiale librario, sia per la
funzionalità ed il valore artistico della sua
scaffalatura. La sua realizzazione fu commissionata alla fine del
Seicento da Agostino Chigi all'architetto Gianbattista Contini.
l'artistica scaffalatura in legno può considerarsi,
insieme a quella della biblioteca Alessandrina alla Sapienza, un
notevole esempio di ebanisteria secentesca, intonata alla
preziosità del materiale librario.
Un erudito del tempo, l'abate Piazza, così si esprimeva
a proposito della Chigiana: 
"Non meno splendida
dell'Alessandrina, si fece una biblioteca con grande industria e
spesa, nel palazzo del principe Don Agostino Chigi, nel palazzo
di piazza Colonna. E’ da ogni parte ripiena e potendosi per
eleganti et ingegnose scale segrete e ringhiere salire e
valersene, quanta sia la copia de’ manoscritti e de’
volumi in ogni sorte di professione, scienze et arti, con
esquisite per lo più legature, in modo che e nel numero
de’ libri e nella rarità degli autori e nella
singolarità dei manoscritti, massimamente spettanti alle
materie ecclesiatiche e del Governo della Chiesa. Passate per le
mani di quel saggio et eloquente Pontefice e d’altri
Antecessori, e per la pulizia con cui viene tenuta, e per la
singola cortesia con cui viene esposta, con un bibliotecario a
ciò destinato, con assegnata previsione, può
giustamente paragonarsi alle più celebri di
Roma."
Nel maggio 1918 la Chigiana fu acquistata dallo Stato italiano
per 1.800.000 lire e poco dopo fu aperta agli studiosi nello
stesso Palazzo Chigi. Nel 1922, per volere di Mussolini, fu
’aggregata’ alla Vaticana. Come condizione
dell'aggregazione, il governo fascista, che la cedette
gratuitamente, ottenne dalla Santa Sede che il periodo della
chiusura estiva della Vaticana fosse ridotto e fosse più
elastico l'orario di apertura; che le indagini negli archivi
pontifici, già promesse per i documenti fino al 1814,
fossero possibili senza speciali autorizzazioni fino al 1846 e
che per gli anni successivi la santa sede largheggiasse in
permessi speciali.
E’ innegabile che la cessione della Chigiana ha
assicurato alla Biblioteca una collocazione di indubbio
prestigio, utile agli studiosi di tutto il mondo che frequentano
la fornitissima biblioteca Vaticana. Ed è altrettanto vero
che il gesto di Mussolini rese effettivamente più
accessibile di quanto non fosse prima la consultazione dei tesori
contenuti nella collezione Chigi. Ma è anche certo, a
detta di molti studiosi, che il patrimonio bibliografico
nazionale fu privato in quella occasione di un materiale di
grandissimo valore.