I dati dell'Agenzia Italiana del Farmaco
Le cause di sviluppo dell’antibioticoresistenza sono complesse, ma esse includono certamente un uso eccessivo e non appropriato di antibiotici negli esseri umani. Essendo dimostrato che la riduzione dei consumi riduce anche le resistenze appare essenziale monitorare il consumo di antibiotici nella popolazione umana e l’Italia è uno dei pochi paesi UE con la possibilità di monitorare l’uso dei farmaci non solo in medicina generale ma anche in ambito ospedaliero attraverso il progetto della “tracciatura”.
Vediamo quali sono le caratteristiche del consumo di antibiotici in Italia anche nel confronto con gli altri Paesi europei.
CARATTERISTICHE DEL CONSUMO DI ANTIBIOTICI IN ITALIA
Nell’ambito dell’Unione Europea l’Italia nel 2007 è stato uno dei paesi con il consumo (misurato in Dosi Definite Giornaliere usate ogni giorno ogni mille abitanti) più elevato di farmaci antibiotici, preceduto solo da Francia, Grecia e Cipro.
In linea generale i paesi nordici tendono ad avere un consumo più basso mentre i paesi del sud Europa hanno consumi più elevati.
In Italia nel 2007 il consumo di antibiotici a livello regionale è caratterizzato da un evidente gradiente geografico (consumi più bassi al Nord e più elevati al Sud).
Le regioni del Centro-Nord hanno dei consumi comparabili ai paesi scandinavi, mentre tutte le regioni del Sud hanno consumi particolarmente elevati simili a quelli dei paesi con i consumi più alti (Francia, Grecia e Cipro).
Le regioni italiane con un consumo di antibiotici al di sopra della media nazionale nel 2007 sono state: Lazio, Umbria Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia. Consumi elevati di specifiche classi di antibiotici
L’Italia si caratterizza rispetto ad altri paesi europei non soltanto per un consumo generale più elevato, ma anche per un uso più elevato di specifiche classi di farmaci, molto meno utilizzate in altri paesi, in particolare cefalosporine e chinoloni.
Le classi di antibiotici maggiormente consumate in Italia sono: penicilline, macrolidi, chinoloni e cefalosporine. In particolare è il Paese a maggior consumo di: penicilline dopo Francia e Cipro, macrolidi dopo Grecia e Slovacchia, chinoloni dopo Cipro, cefalosporine dopo Grecia, Cipro, Lussemburgo e Slovacchia.
Trend temporali
Il consumo di antibiotici in Italia è in crescita. Particolarmente significativo è il confronto con la Francia, paese in cui il consumo di antibiotici, contrariamente a ciò che è avvenuto in Italia è in costante diminuzione e dove i consumi si sono progressivamente ridotti.
Nel periodo 2000-2007 l’incremento dei consumi in Italia è stato del 18%, con comportamenti estremamente differenziati tra le varie regioni. Alcune regioni come Campania e Lombardia hanno avuto incrementi più limitati (9-10%) mentre altre regioni come Emilia Romagna e Calabria hanno avuto aumenti molto più consistenti (29-30%).
A fronte inoltre di un incremento di tutta la classe di antibiotici del 18% vi sono alcune molecole che hanno visto incrementi percentuali a tre cifre (amoxicillina + acido clavulanico + 100%; Levofloxacina +101%; moxifloxacina +398%) o comunque molto elevati (ceftriaxone +72%; fosfomicina + 53%).
Nel 2007 il gruppo di antibiotici a maggior spesa (pubblica + privata) è stato quello dei macrolidi seguito dai chinoloni, dalle cefalosporine di terza generazione, dalle associazioni di penicilline e dalle penicilline ad ampio spettro.
Relativamente ai consumi, invece, nel 2007 il primo posto è stato occupato da associazioni di penicilline seguite dai macrolidi. Ed è ancora una penicillina (amoxicillina +acido clavulanico) la molecola a maggior consumo sul territorio seguita dalla claritromicina, un macrolide, e dalla Levofloxacina, appartenente alla classe dei chinoloni. Queste molecole costituiscono anche le classi maggiormente prescritte.
TIPOLOGIA DI CONSUMO TERRITORIALE (EXTRA-OSPEDALIERO) DI ANTIBIOTICI
Consumo nella popolazione generale
Può essere stimato che ogni giorno in Italia circa 1 milione e mezzo di persone (2,5% della popolazione) assume, al di fuori dell’ambito ospedaliero, un antibiotico.
Consumi per classi di età
Al contrario di quanto avviene per i farmaci destinati alla cura di patologie croniche in cui il maggior consumo, nell’80% dei casi, avviene nelle persone con età maggiore di 55 anni, l’impiego degli antibiotici non è caratterizzato da variazioni dipendenti dall’età ad eccezion fatta per un uso maggiore in età pediatrica. Cause più frequenti di prescrizione di un antibiotico La causa più frequente di prescrizione dei farmaci antibiotici è rappresentata dalle infezioni delle vie respiratorie (60%), seguita dalle infezioni del sistema urinario (9%), dalle infezioni dell’orecchio (6%) e dalle infezioni del cavo orale (6%). In particolare, tra le infezioni delle vie respiratorie la bronchite rappresenta la causa più frequente di prescrizione, seguita dalla faringite, dalla tonsillite e dall’influenza. Nella maggior parte di queste condizioni, a prevalente etiologia virale, l’uso degli antibiotici non è raccomandato.
CONSUMO OSPEDALIERO DI ANTIBIOTICI
Dati nella popolazione generale dei ricoverati
In Italia sono state consumate nell’anno 2007 in ambito ospedaliero oltre 32 milioni di dosi di antibiotici. Si può dunque stimare che circa 3-4 milioni di pazienti hanno ricevuto nel corso del 2007 una terapia antibiotica ospedaliera. Classi di maggior uso Due classi di antibiotici [(Combinazione di penicilline (J01R) e chinoloni (J01MA)] coprono da sole oltre il 50% dell’uso ospedaliero di antibiotici. Altre classi maggiormente utilizzate sono, in ordine di frequenza: cefalosporine di III generazione, macrolidi, derivati imidazolici e penicilline ad ampio spettro.