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Il libro verde "La vita buona nella società attiva"

Cenni su welfare e Strategia di Lisbona

La parola welfare è entrata ormai nel linguaggio comune anche se difficilmente si riesce a offrirne una definizione netta e incontrovertibile. Il motivo attiene probabilmente alle origini anglosassoni del termine, in cui welfare indica sostanzialmente lo stato sociale e le politiche ad esso connesse, comprese le politiche della sanità.

Nel nostro Paese, il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali rappresenta la soluzione istituzionale di ricomposizione di competenze frammentate, fino a qualche anno fa, tra il ministero del Lavoro, il ministero della Salute e il Dipartimento - poi divenuto anch'esso Ministero - della Solidarietà sociale. L'attuale assetto istituzionale riconduce più armonicamente alle politiche del welfare così come sono considerate nel più ampio contesto europeo e in maniera più coerente agli obiettivi individuati nella Strategia di Lisbona cui il libro verde fa riferimento.

Verso gli inizi dell'ultimo decennio del secolo scorso le economie e il modus vivendi degli abitanti di tutto il pianeta, non solo l'Europa, hanno cominciato a trasformarsi sotto l'effetto di due grandi cambiamenti. In primo luogo la globalizzazione, ovverosia un'interdipendenza crescente fra le economie del mondo e l'emergere di una "economia globale"; in secondo luogo la rivoluzione tecnologica, con la comparsa di internet e delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Questi cambiamenti hanno coinvolto aspetti della vita quotidiana che tuttora pongono reali sfide alla società: la tutela dell'ambiente, la salute pubblica, i diritti dei consumatori, la concorrenza e la sicurezza dei trasporti, l'accesso alla cultura e all'istruzione.

I leader politici dell'Unione hanno allora compreso che era necessario modernizzare radicalmente l'economia europea e proiettarsi verso uno sviluppo sostenibile. Nel 2000, il Consiglio Europeo ha quindi convenuto una strategia globale per il raggiungimento di questo obiettivo: la Strategia di Lisbona, con l'ambizione di condurre l'Europa a "diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale".

Con l'intento di perseguire la costruzione di un "modello sociale europeo", i primi passi della strategia appena citata si sono scontrati con una realtà che chiedeva una revisione non degli obiettivi ma delle modalità necessarie per raggiungerli.

Nella primavera del 2005 la Commissione europea, constatati i risultati diseguali e insufficienti della Strategia di Lisbona raggiunti nei primi cinque anni, ha rilanciato la strategia stessa, incentrando l'attenzione sulla crescita e l'occupazione: "la ripresa della crescita è vitale per la prosperità. essa può riportare la piena occupazione e costituisce la base della giustizia sociale e della creazione di opportunità per tutti", si legge nel documento che raccoglie le osservazioni e le linee di intervento del rilancio della strategia.

In questa occasione sono stati individuati ulteriori strumenti di realizzazione dell'ambizioso progetto europeo, tra cui l'adozione di metodi che permettano la partecipazione di tutti i cittadini europei a questa sfida.

L'informazione ai cittadini è così divenuta una tappa importante verso la creazione di un impegno a tutti i livelli di governo. Un compito, cioè, che spetta all'insieme delle istituzioni europee ma la cui responsabilità principale è al livello degli Stati membri: qui, infatti, il percorso che l'Europa ha intrapreso può e deve adattarsi alle preoccupazioni e ai dibattiti nazionali. I Parlamenti nazionali, le regioni, le comunità urbane e rurali, la società civile sono chiamate a parteciparvi. Questo anche il senso, con l'apertura ad un dibattito pubblico, del libro verde sul welfare presentato dal ministro Sacconi.

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