Pagina modificata il 12 novembre 2009
Caratteri salienti del decreto attuativo
Le materie trattate nel decreto
- Contrattazione collettiva,
- valutazione delle strutture e del personale delle amministrazioni pubbliche,
- valorizzazione del merito,
- promozione delle pari opportunità,
- dirigenza pubblica,
- responsabilità disciplinare.
Gli obiettivi
- Migliorare l'organizzazione
del lavoro,
- distinguere gli ambiti riservati rispettivamente alla legge e alla contrattazione collettiva,
- raggiungere elevati standard qualitativi ed economici delle funzioni e dei servizi,
- incentivare la qualità della prestazione lavorativa,
- introdurre la selettività, la concorsualità nelle progressioni di carriera,
il riconoscimento di meriti e demeriti,
la selettività e la valorizzazione delle capacità e
dei risultati ai fini degli incarichi dirigenziali,
- rafforzare l'autonomia, dei poteri e della responsabilità della
dirigenza,
- incrementare l'efficienza del lavoro pubblico ed
il contrasto alla scarsa produttività e all'assenteismo,
- migliorare la trasparenza dell'operato delle amministrazioni
pubbliche anche a garanzia della legalità.
Trasparenza
E' il principio ispiratore della riforma, la trasparenza
intesa come accessibilità totale a tutte le informazioni concernenti l’organizzazione, gli andamenti gestionali, l’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali e dei risultati, l’attività di
misurazione e valutazione, per consentire forme diffuse
di controllo interno ed esterno (anche da parte del
cittadino).
A tal fine, ogni amministrazione adotta un programma triennale per la trasparenza della performance e per la integrità e
prevede una apposita pagina web sul programma di trasparenza
e integrità.
Premiare il merito
L’asse della riforma è l’attribuzione selettiva degli incentivi economici e di carriera,
in modo da premiare i capaci e i meritevoli, invertendo
la generale tendenza alla distribuzione a pioggia dei
benefici che da decenni si verifica nella pubblica amministrazione.
Il decreto fissa in materia una serie di principi nuovi:
non più di un quarto dei dipendenti di ciascuna amministrazione potrà beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima prevista dal contratto, non più della metà potrà goderne in misura ridotta al cinquanta per cento, mentre ai lavoratori meno meritevoli non sarà corrisposto
alcun incentivo.
La distribuzione tra le varie fasce può essere derogata dalla contrattazione collettiva integrativa entro limiti predeterminati.
Inoltre vengono previste forme di incentivazione aggiuntive per le performances di eccellenza e per i progetti innovativi; criteri meritocratici per le progressioni economiche; l’accesso
dei dipendenti migliori a percorsi di alta formazione.
Valutazione della performance
Il decreto realizza il passaggio dalla cultura di mezzi (input) a quella di risultati (output ed outcome) al fine di produrre un tangibile miglioramento della performance delle amministrazioni pubbliche.
Per facilitare questo passaggio si mette il cittadino-cliente al centro della programmazione degli obiettivi, grazie alla customer satisfaction, alla trasparenza e alla rendicontazione; si rafforza il collegamento tra retribuzione e performance.
Per rafforzare la cultura della valutazione e della
trasparenza nelle Amministrazioni si istituiscono una
apposita Commissione per la valutazione, la trasparenza
e l’integrità e Organismi indipendenti di valutazione,
in ciascuna amministrazione.
La Commissione predisporrà ogni anno una graduatoria di performance delle singole amministrazioni statali in base alla quale la contrattazione collettiva nazionale ripartirà le
risorse premiando le migliori strutture e alimentando
una sana competizione.
Contrattazione collettiva nazionale ed integrativa – Riforma dell’ARAN
Il decreto si propone di dare vita a un processo di
convergenza con il settore privato prevedendo che il
dirigente sia, quale rappresentante del datore di lavoro
pubblico (identificato in modo ampio nei cittadini utenti
e nei contribuenti), il responsabile della gestione
delle risorse umane e della qualità e quantità del prodotto
delle pubbliche amministrazioni.
Di particolare rilievo è anche il principio della inderogabilità della legge da parte della contrattazione, a meno di specifica indicazione della legge stessa, posto dal legislatore in apertura della legge n. 15/2009 cui viene data puntuale attuazione nel decreto legislativo in ragione della peculiarità della
parte datoriale pubblica.
Le nuove disposizioni creano un legame forte tra contrattazione
decentrata, valutazione e premialità: in particolare, viene rafforzato, in coerenza con il settore privato, il condizionamento della contrattazione decentrata, e quindi della retribuzione accessoria, all’effettivo
conseguimento di risultati programmati e di risparmi
di gestione.
L’ARAN stessa viene rafforzata prevedendo che il Presidente
sia nominato con decreto del Presidente della Repubblica,
previo favorevole parere delle competenti Commissioni
parlamentari.
Il Presidente rappresenta l’Agenzia e coordina il Comitato di indirizzo e controllo, composto da quattro esperti di riconosciuta competenza, con il compito di coordinare la strategia negoziale e di assicurarne l’omogeneità,
verificando che le trattative si svolgano in coerenza
con le direttive contenute negli atti di indirizzo.
Dirigenti
I dirigenti sono i veri responsabili dell’attribuzione
dei trattamenti economici accessori in quanto ad essi
compete la valutazione della performance individuale
di ciascun dipendente, secondo criteri certificati dal
sistema di valutazione.
La nuova normativa valorizza dunque la figura del dirigente,
il quale avrà a disposizione reali e concreti strumenti per operare e sarà sanzionato,
anche economicamente, qualora non svolga efficacemente
il proprio lavoro.
Viene promossa la mobilità, sia nazionale che internazionale, dei dirigenti e si prevede che i periodi lavorativi svolti saranno tenuti in considerazione ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali.
Vengono infine fissate nuove procedure per l’accesso alla dirigenza: in particolare, si prevede che l’accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle amministrazioni statali e negli enti pubblici non economici avviene per concorso pubblico per titoli ed esami, indetto dalle singole amministrazioni per il cinquanta per cento dei posti disponibili annualmente, e che i vincitori del concorso saranno tenuti a compiere un periodo di formazione presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione
europea o di un organismo comunitario o internazionale.
Sanzioni e procedimento disciplinare
In materia di disciplina, il decreto determina, in
primo luogo, una semplificazione dei procedimenti ed
un incremento della loro funzionalità, soprattutto attraverso l’estensione dei poteri del dirigente della struttura in cui il dipendente lavora, la riduzione e la perentorietà dei termini, il potenziamento dell’istruttoria, l’abolizione dei collegi arbitrali di impugnazione e la previsione della validità della pubblicazione del codice disciplinare sul sito telematico dell’amministrazione.
Viene poi disciplinato in modo innovativo il rapporto
fra procedimento disciplinare e procedimento penale;
per i casi di false attestazioni di presenze o di falsi
certificati medici sono introdotte sanzioni molto incisive,
anche di carattere penale, non soltanto nei confronti
del dipendente, ma altresì del medico eventualmente
corresponsabile.
Per esigenze di certezza e di omogeneità di trattamento viene definito un catalogo di infrazioni particolarmente gravi assoggettate al licenziamento, che potrà essere
ampliato, ma non diminuito, dalla contrattazione collettiva.
Fonte: ministro per la pa e l'innovazione